E meno male che c’è il Global Warming

Questa è una cosa su cui scherzo tempo con un caro amico che vive sulle Alpi. Qust’anno abbiamo scherzato meno, sia in inverno, per i metri di neve caduti, sia negli ultimi mesi, quando avrebbe dovuto essere estate e invece la bella stagione non si è proprio vista. Tecnicamente la spiegazione è semplice, il fronte polare, cioè la linea che separa l’aria polare da quella delle medie latitudini, è stato quasi sempre al traverso delle Alpi, scendendo spesso anche più a sud. Una circolazione forzata dalla debolezza dell’anticiclone delle Azzorre e dalla contestuale presenza di alta pressione alle alte latitudini artiche.

Circa le ragioni per cui questo sia accaduto è tutta un’altra storia, che attualmente nessuno conosce. Ma, resta un fatto: piaccia o no ai profeti del disastro climatico e della sua trasposizione nel quotidiano, il tempo atmosferico, quando il fronte polare è basso di latitudine fa più freddo, non più caldo, se ne facciano una ragione. Perché vuol dire che l’aria fredda guadagna spazio verso sud, non il contrario come invece dovrebbe accadere secondo la teoria dell’AGW.

Ora, può darsi che tutto questo non c’entri proprio nulla, come può darsi che la notizia lanciata dalla BBC si riveli una boutade o l’ennesima ricerca di un quarto d’ora di gloria dell’esperto di turno, ma la comparsa del primo stadio della formazione di nuovi ghiacciai in Scozia non è cosa banale.

Come non é banale che in Artico siano bloccati sia il passaggio a nord est che il suo ben più famoso gemello a nord ovest.

A meno che, per l’ennesima volta, non si sia finiti fuori strada e il ghiaccio che resiste all’estate non sia un segno di raffreddamento o di modifica verso il freddo della circolazione dell’aria, quanto piuttosto un chiaro segno di eventi atmosferici sempre più estremi, cioè quanto previsto che accada nel mondo del global warming ruggente.

Roar 😉

 

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Author: Guido Guidi

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8 Comments

  1. Grazie! Risposta esauriente, anche se devo ancora entrare nello specifico linguaggio tecnico.

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  2. Vi ringrazio tutti per le risposte esaurienti e incoraggianti e per la disponibilità; solo un chiarimento: quindi quello che sta succedendo quest’estate nel nord Italia è simile a quello che è successo l’ultimo inverno negl Stati Uniti? O Sto soltanto facendo confusione?…

    Grazie mille!

    Andrea

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    • In realtà un po’ ne hai fatta Andrea, sono cose piuttosto diverse.
      Come credo di aver già brevemente scritto negli ultimi giorni, la fotografia della circolazione persistente quest’anno è quella di un anticiclone delle Azzorre debole e di una anomalia positiva del campo di massa alle alte latitudini europee. Di lì la forte zonalità bassa di latitudine al traverso (e spesso sotto) le Alpi, con conseguente buon gioco delle perturbazioni.
      gg

  3. Caro Andrea,
    .
    con quasi mezzo secolo più di te, mi permetto di segnalarti tre testi che mi hanno aiutato in tutti questi anni e che potrebbero interessarti, scusandomi con Guido per l’off topic. Il primo è un classico, gli altri due meno conosciuti e tutti sono reperibili su Amazon.
    .
    Nell’improbabile caso che non lo conoscessi già: “The Feynman Lectures on Physics”.
    .
    Per valutare quanto sia vero quello che vai imparando: “Introduction to Objectivist Epistemology”, un piccolo libro di facile lettura, scritto da una russa emigrata in Stati Uniti.
    .
    Per capire meglio la dimensione sociale di fenomeni complessi quale la teoria dell’AGW: “The Logic of Collective Action”, un’altro piccolo libro scritto nel 1965 da un simpatico e assai famoso norvegese.
    .
    Buona fortuna, Alvaro

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  4. Salve,
    È la prima volta che scrivo in questo blog, per cui ritengo necessario presentarmi brevemente.
    Mi chiamo Andrea e ho 19 anni. Avendo appena finito il liceo scientifico, mi appresto a diventare a tutti gli effetti uno studente universitario. Dopo ripensamenti vari, alla fine ho deciso di iscrivermi a Fisica, coll’intento, dopo la triennale, di prendere la specializzazione in Fisica dell’Atmosfera e Meteorologia. Da sempre questa branca della fisica mi affascina, e, sebbene parli ancora da “meteofilo” e non “meteorologo” (per cui non dispongo ancora di conoscenze approfondite sul tema), mi sono interessato anche al discorso sul Global Warming, prendendo posizioni scettiche, proprio per via dei dati contrastanti di numerose ricerche effettuate e per la complessità effettiva che esiste nella comprensione del clima terrestre.
    Al riguardo volevo segnalare due articoli che ho trovato sul sito meteogiuliacci.it che parlano proprio del Global Warming e delle possibili cause, chiedendo agli esperti di ClimateMonitor (e in particolare al meteorologo Guido Guidi) di commentarli, almeno per avere qualche delucidazione in più sul tema.

    http://www.meteogiuliacci.it/articoli/l-arresto-in-atto-nel-surriscaldamento-del-pianeta.html

    http://www.meteogiuliacci.it/articoli/surriscaldamento-del-pianeta-coinvolta-anche-la-corrente-a-getto-polare.html

    Ringrazio tutti per la disponibilità prestata.

    Andrea

    Post a Reply
    • Ciao Andrea, benvenuto.
      Ho letto i post che hai segnalato.
      Il primo, in cui si parla del contributo delle oscillazioni dell’AMO all’andamento delle temperature, compresa l’attuale assenza di riscaldamento, l’ho trovato interessante ed equilibrato. Sulle origini del no-trend delle temperature abbiamo scritto tanto anche noi, ivi compreso un breve commento alla stessa pubblicazione di cui si parla in quel post. Lo trovi qui. Pur nella sua plausibilità, tuttavia, questa ennesima spiegazione, che pure potrebbe essere quella buona magari in concomitanza con altre dinamiche, rientra per ora nel settore delle ipotesi. E quando queste sono troppe e troppo spesso discordanti temo possa significare che, per ora, non si sa che pesci pigliare.
      Sul secondo invece, che non è un post ma un lancio anche piuttosto sterile, la mia perplessità e molto maggiore. Questa teoria dell’accentuazione dell’ampiezza delle onde planetarie, con aumento delle situazioni di blocco, torna fuori ogni volta che se ne innesca una significativa e ci sono paper e successivi rigetti che la sostengono e la confutano. Per esempio, qualche mese fa, quando era in atto il blocco nel Pacifico che ha forzato il getto verso sud sugli Stati Uniti orientali, dando loro un inverno gelido e dando all’Europa occidentale una zonalità molto accentuata e mite condita da frequente passaggio di perturbazioni, abbiamo preso i dati del vento a 300hPa (quota sede del getto polare in inverno) e li abbiamo mediati nel trentennio, scoprendo che ci sono oscillazioni di lungo periodo ma non c’è trend. Qui, c’è il grafico di cui parlo, pubblicato in questo post. Perciò, parlare di modifica del getto e di “ondulazioni in senso meridiano molto più ampie che nel passato” è nel migliore dei casi speculativo, nel peggiore errato.
      Spero di averti accontentato, ciao,
      gg

    • Ciao, Andrea. La risposta ai tuoi quesiti è stata fornita da G. Guidi e ad essa non ho nulla da aggiungere (anche perché non sono esperto di niente 🙂 ). Poichè hai la stessa età di molti miei alunni che quest’anno si sono diplomati, il mio intervento ha il solo scopo di augurarti un grande “in bocca al lupo” per la tua carriera universitaria: hai deciso di intraprendere una strada difficile, ma credo che, nel tuo caso, valga il detto “per aspera, ad astra”.
      In merito allo scetticismo, cerca di coltivarlo sempre (non solo in ambito climatologico, ovviamente) in quanto è da esso che trae linfa vitale il progresso della Scienza. Mi congratulo, infine, per la curiosità che ti spinge a interessarti anche di cose lontane dai percorsi ordinari degli studi liceali. Curiosità e meraviglia sono, secondo me, le due facce della stessa medaglia e, per dirla con Aristotele:
      “… gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori…”.
      Ciao, Donato.

  5. Mah…qualunque sia stata la causa,bisogna guardare la realtà dei fatti che,nella fattispecie,non sono frivolezze,come giustamente hai sottolineato nell’articolo,bisogna osservare ciò che farà il clima a livello planetario,per adesso dare delle certezze circa il futuro del clima terrestre,e non me ne vogliano i tanti studiosi,mi sembra alquanto azzardato.
    Saluti.

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