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La situazione migliora, dalle analisi fatte con i piedi si passa a quelle fatte con le mani

Tutti pronti, un altro del mantra del clima che cambia e cambia male sta per andare in soffitta. D’ora in poi non si parlerà più di footprint, impronta ecologica, quanto piuttosto di handprint, con tanto di rapida individuabilità del proprietario, ovviamente garantita dall’unicità delle impronte digitali.

Il genio della comunicazione ha colpito ancora, chissà se è lo stesso autore del passaggio dal riscaldamento globale al disfacimento climatico, però bisogna riconoscere che l’idea è ottima. Nella figura in testa al post c’è la prima di quelle che immagino sarà una lunga serie di versioni dello stesso modo di esprimere il concetto. C’è una vittima, c’è un colpevole e ci sono le prove. Il cerchio è chiuso. Attenzione, non sono io a metterla giù ironica, sono gli stessi autori dell’immagine e delle informazioni a corredo ad aver parlato di ‘investigatori del clima’. Di lì, suppongo, l’idea della schedatura e dell’impronta digitale.

Dicevo le informazioni. Si tratta dell’ennesimo corpaccione di report (una cosuccia da 108 pagine), edizione speciale del BAMS (Bullettin of American Meteorological Society), nel quale si afferma senza ombra di dubbio che le vicissitudini climatiche cui è stato soggetto il territorio australiano nel 2013, siccità, caldo etc etc., sarebbero state virtualmente impossibili in assenza del climate change. E questo, naturalmente, è solo l’inizio, da domani, ma perché no già da quest’anno, tutto ciò sarà la normalità (qui anche su Science Daily).

La mia non è una critica, anzi, è un invito alla lettura e, ove possibile, anche al resoconto, ammesso che riusciate a superare l’empasse di dover leggere che che tutti i record che il tempo pazzo ha bruciato laggiù nel 2013, cadono fuori dal range di probabilità di quello che sarebbe lecito attendersi in base alle simulazioni dello stato dell’arte dei modelli climatici dove, notoriamente, quello che ci metti ci ritrovi e l’ingrediente principale è la CO2.

Comunque, tornando alle impronte, ecco come viene riassunta la questione:

  1. L’attività antropica ha aumentato il rischio di siccità? No. Nella comparazione oggetto dello studio il rischio meteorologico di siccità peggiori di quella del 2013 non presenta differenze distinguibili al livello di confidenza statistica del 5%. E non ci sono stati cambiamenti nella regione in esame in relazione al forcing antropico. Però, in un mondo più caldo, è probabile che le cose cambino.
  2. L’attività antropica ha mutato il rischio di anni estremamente caldi? Sì, un rischio molto probabilmente aumentato di 23 volte, desunto dai risultati della comparazione della distribuzione statistica degli eventi tra i periodi 1861-1901 e 1993-2033 (a meno che non abbiano la macchia del tempo ne desumo che anche questo output e questa comparazione riguardino delle simulazioni).
  3. L’attività antropica ha aumentato il rischio di contemporaneità tra anni siccitosi e anni caldi? Sì. Per questo specifico aspetto il rischio è aumentato di sole sette volte. Del resto, quando non piove fa più caldo, notoriamente (ma se non ci sono state modifiche nelle probabilità di siccità perché dovrebbe esserci un rischio maggiore di effetto amplificante sulle temperature?). Infatti…
  4. Le condizioni di siccità aumentano il rischio di temperature elevate? Sì, di circa 25 volte, per cui scrivono, il caldo del 2013 è molto probabile che sia da attribuire alle condizioni di siccità (che però non sono cambiate).
  5. Conclusioni (come da testo). Nel 2013, la maggior parte dell’Australia è stata soggetta a caldo estremo e siccità. Utilizzando dei modelli climatici allo stato dell’arte, questo studio esamina il ruolo del cambiamento climatico per il caldo e per le siccità così come la relazione tra il caldo e l’assenza di pioggia. Si dimostra che il caldo estremo è stato reso molto più probabile da significativi contributi sia del riscaldamento antropico che delle condizioni molto siccitose nell’entroterra della regione orientale del continente. La combinazione di questi fattori ha aumentato le probabilità che il 2013 fosse l’anno più caldo di sempre.

Tutto chiaro no?

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Published inAttualità

10 Comments

  1. Tomas

    Grazie della correzione Riccardo , in
    ogni caso la deduzione logica non fa
    una piega il 4% nella peggiore delle
    Ipotesi ma in realtà molto meno .
    Quindi in questi 57 anni noi umani abbiamo contribuito all’ ipotetico aumento di temperatura del 4% di
    Circa 0,6 gradi quindi 0,024 gradi .
    Quindi stiamo parlando di “aria fritta .

  2. donato

    I numeri sono numeri, quindi attenzione.
    La produzione annua di CO2 di origine antropica è stimata in 27 miliardi di tonnellate (http://it.wikipedia.org/wiki/Riscaldamento_globale) . Tutta questa CO2, però, non si accumula nell’atmosfera in quanto entra nel ciclo ordinario del carbonio e ne subisce le sorti: una parte viene assorbita dalle piante, un’altra dagli oceani e così via e solo una frazione resta nell’atmosfera terrestre.
    Moltiplicare questo quantitativo per 50 anni mi sembra, pertanto, piuttosto semplicistico ed il risultato finale non rispondente al vero.
    Tutto ciò premesso se veramente tutta la CO2 emessa si accumulasse nell’atmosfera terrestre, negli ultimi 50 anni avremmo avuto un saldo positivo di ben 1350 miliardi di tonnellate di CO2. Tale valore è maggiore di quello derivante dal calcolo (corretto) effettuato da Riccardo e relativo all’aumento della quantità assoluta di CO2 in atmosfera nell’ultimo mezzo secolo (circa): 562 Gt di CO2. Il fatto che 562 Gt<1350 Gt deriva proprio dalla circostanza che la CO2 viene accumulata nei serbatoi naturali usuali (foreste, massa vegetale, oceani e via cantando).
    In merito alla percentuale di CO2 di origine antropica immessa in atmosfera mi permetto di precisare che non è affatto trascurabile: è maggiore, per esempio, di quella di origine vulcanica ( http://volcanoes.usgs.gov/hazards/gas/climate.php ).
    Ciao, Donato.

  3. Maurizio Rovati

    C’è un errore gravissimo!

    La Formula della superficie della sfera è errata. Infatti non è (4* pi greco* r*r*r) ma (4* pi greco* r*r)
    Dal che si deduce che il risultato finale è sicuramente errato in eccesso di un fattore pari al raggio terrestre espresso in centimetri.

    Prestare più attenzione,,, la prossima volta 😉

  4. tomas

    Come immaginavo i conti non tornano .

    Consumo di Olio combustibile nel 2007
    85,085,664 Barili Giorno
    31,056,267,360 Barili anno…ogni barile sono 158.98729 litri,
    diventano
    4,937,551,785,082 Litri anno che pesano 0.733.
    3,619,225,458,465 Stesso valore in chili di Olio anno.
    3,619,225,458 Stesso valore in tonnellate anno.

    si bruciano quindi 3,619,225,458 tonnellate di idrocarburi anno.

    Di queste l’83% e’ carbonio quindi sono:

    3,003,957,131 tonnellate di carbonio che andranno a combinarsi con
    l’ossigeno ottenendo un totale di:
    11,014,509,479 di CO2 annue. (calcolate con i pesi atomici degli
    lelementi, 16 ossigeno, 12 carbonio, 44 la molecola di CO2)

    Moltiplico ora x 4 questo valore per comprendere le altre fonti di
    combustibili fossili:

    44,058,037,914 tonnellate di combustibili fossili.

    Passo ora a calcolare quanta CO2 c’e’ nella atmosfera e il cambiamento
    in Ppm di questi ultimi 57 anni come da questo grafico:

    http://climate.nasa.gov/images/normPage-2.jpg

    si passa da 280 ppm del 1950 a 390 ppm nel 2007

    Raggio terrestre 6,378 chilometri che sono 637,838,800 cm

    Calcoliamo ora la superficie della terra:

    Formula: 4* pi greco* r*r*r

    3,259,285,777,184,500,000,000,000,000 cm

    In base alla relazione 1 atmosfera per centimetro quadro questo e’
    anche in kg il peso dell’atmosfera terrestre, cioe’.

    3,259,285,777,184,500,000,000,000,000 kg=

    3,259,285,777,184,500,000,000,000 tonnellate

    Siccome le parti per milione da considerare (prima del 1950) sono 280
    ppm

    912,600,017,611,661,000,000 ton

    che e” il peso in tonnellate della CO2 presente nell’aria del
    pianeta nel 1950,
    Mentre questo il peso in tonnellate della CO2 presente nel 2007

    1,271,121,453,101,960,000,000 ton

    Facendo la differenza si trova quanta CO2 e’ stata prodotta in 57
    anni:

    358,521,435,490,295,000,000 Tonnellate

    quindi questo e’ di quanto e’ aumentata la CO2 nel pianeta in 57 anni,
    in tonnellate.

    358,521,435,490,295,000,000

    Quindi, riprendo il dato di 4 volte la CO2 annua (per includere tutte
    le altri fonti fossili di energia)
    e lo moltiplico per 57 anni:

    (erano 11,014,509,479 di tonnellate di C02 all’anno per 4 per 57 anni)

    2,511,308,161,120

    Questa e’ la quantita’ di CO2 prodotta dalla attivita’ umana (per
    eccesso) in 57 anni

    Calcolo ora la percentuale della produzione antropica rispetto
    all’incremento totale di CO2

    percentualmente, rispetto all’incremento del grafico da
    280 ppm a 380ppm e’ lo:

    0.00000000482775%

    E il resto 99.99999999517230% chi lo ha prodotto?

    PS per vedere la scala del problema anche intuitivamente metto a
    confronto l’incremento di CO2
    in 50 anni con la produzione antropica:

    Incremento CO2 nel pianeta in 50 anni 358,521,435,490,295,000,000
    produzione umana di CO2 in 50 anni
    2,511,308,161,120

    Richiedo:

    E il resto 99.99999999517230% chi lo ha prodotto?

    • riccardo

      Piccolo errore: la superficie della sfera è 4*pi greco*r*r e non 4*pi greco*r*r*r, quindi la massa totale dell’ atmosfera è pari a 5,109,267,830,400,000,000 moltiplicato per (390-280)ppm si ottengono
      562,019 GT di CO2 di aumento in 57 anni a fronte di 44GT*57=2,508GT prodotte dall’uomo pari al 0,4%

    • riccardo

      ho sbagliato anche io! la massa totale dell’ atmosfera è pari a 5,109,267,830,400,000,000 kg quindi 5,109,267,830,400,000 Tonnellate che moltiplicato per (390-280)ppm danno 562 GT (Giga Tonnellate) di CO2 di aumento in 57 anni a fronte di 44GT*57=2,508 GT prodotte (secondo questa stima esagerata) dall’uomo pari al 4 volte!

  5. Guido, a parte quel 2014-2033 che viene bellamente trattato come se fossero dati sperimentali… perché non c’è il periodo 1902-1992?

  6. Salvatore

    Salve,
    se la temperatura media aumenta significa che abbiamo maggiore energia in gioco, quindi significa che si ha una maggiore evaporazione e di conseguenza aumenta il rischio di piogge, anche di notevole intensità… forse è questo il motivo della risposta negativa alla prima domanda che è stata presentata

    • Guido Botteri

      Quello che dici è ragionevole, ma allora perché si parla di siccità, come fenomeno “globale” ?
      Premetto che da anni sono convinto dell’idea che per capire se qualcosa aumenti o diminuisca “globalmente”, bisognerebbe prima conoscere la “distribuzione”, perché credo che molti dei problemi che abbiamo non sono problemi di “totale”, ma problemi di distribuzione.
      L’intero sistema climatico terrestre, come ben sai, rimedia alla distribuzione del calore da parte del Sole, trasferendone parte del calore inviato nella zona intertropicale, verso i poli.
      Che ci sia un decisivo effetto lo si vede dal confronto delle temperature terrestri con quelle di un astro che gira mediamente alla nostra stessa distanza dal Sole, la Luna, e che ha estremi di temperatura veramente assurdi, a causa della mancanza di oceani e atmosfera che possano distribuire il calore.
      Quindi, quando si parla di ciò che succede in Artico (per esempio) bisognerebbe contemporaneamente tenere conto di ciò che succede in Antartide, ti pare ?
      Per tornare dunque alla tua maggiore energia nel sistema, ti dirò, io sono un ingegnere elettronico, ma anche tu hai una casa, no ? Quando metti una spina in una presa, l’energia disponibile all’apparecchio che connetti, chi gliela dà, il potenziale o la differenza di potenziale elettrico ?
      E’ un po’ come un pendio, se sali fai fatica soprattutto perché il pendio ha un forte “dislivello”. Non conta che questo dislivello sia al livello del mare o a mille o a duemila metri…conta la sua “pendenza”, sei d’accordo ?
      Dunque, parlavamo dell’energia, e tu mi dici che ce ne sarebbe un po’ di più (quanto di più ? Questo è tutto da misurare). Ok, è vero quel che dici, a mio parere, ma
      i sostenitori dell’AGW affermano che in un secolo circa il polo Nord sarebbe aumenatto di due gradi, quello Sud di un grado e mezzo, le nostre latitudini di un grado e la zona equatoriale di mezzo grado.
      Qual è il motore del sistema climatico ? La differenza di temperatura tra equatore e poli, no ?
      Questa differenza, dunque, dicono i sostenitori dell’AGW è DIMINUITA, NON “aumentata”.
      Quindi nel sistema c’è probabilmente un po’ più di energia (quanta?) ma c’è anche meno “spinta”, e quindi gli allarmismi sui sempre maggiori estremi sono privi di fondamento.
      Secondo me.

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