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Una cattiva annata per l’Olivo e la meteorologia ha fatto la sua parte

Originario del bacino del Mediterraneo (Breton et al., 2012) l’olivo è pianta che in Italia occupa un areale vasto e che di estende dall’area rivierasca dei grandi laghi Prealpini fino all’estremo meridione.

L’olivo è specie agraria che si caratterizza per una tipica tendenza all’alternanza, nel senso che un anno (anno di carica) produce molto e l’anno dopo (anno di scarica) produce poco. Sottolineo che l’alternanza è un fenomeno strutturale nell’olivicoltura, tant’è vero che il Morettini vi dedica un intero capitolo nel suo classico (e splendido anche se ovviamente molto datato) testo di olivicoltura del 1950, segnalando che con riferimento alla serie storica produttiva italiana del periodo 1925-1947 l’anno più produttivo è stato il 1929 ed il meno produttivo il 1930, con quest’ultimo che ha dato il 42 % della produzione massima ottenuta nel 1929. Per inciso l’alta produttività del 1929 mi inquieta un poco in quanto ricordo ai lettori che il febbraio 1929 fu il febbraio più freddo del XX secolo ed in tali condizioni l’olivo (che muore se la temperatura scende sotto i -9°C) avrebbe dovuto subire in molti areali italiani danni irreversibili. A meno che l’autore non si riferisca alla produzione dell’annata 1928-29, le cui raccolte si sono chiuse nel gennaio 1929.

Il 2014 si è presentato da subito come anno di scarica nel senso che la produzione di fiori è stata modesta ed altrettanto modesto è stato il tasso di allegazione (e cioè la percentuale di fiori che hanno originato frutti). Alla scarsa allegazione potrebbe anche aver contribuito l’ondata di caldo dei primi di giugno, l’unica del 2014 e che ha coinciso con la fioritura. A ciò si è aggiunta un’estate più fresca e piovosa delle norma che ha favorito il proliferare massiccio della mosca dell’olivo (l’insetto dittero Bactrocera oleae) e della tignola dell’olivo (l’insetto lepidottero Prays oleae), parassiti che si sono particolarmente accaniti sulle poche olive presenti in pianta.

Ovviamente chi ha svolto i trattamenti antiparassitari contro la mosca dell’olivo potrà raccogliere prodotto in quantità maggiore e più sano, mentre chi, come molti olivicoltori amatoriali, non ha trattato si vedrà il più delle volte costretto a non raccogliere nulla.
Sono questi gli ingredienti di un’annata che, seppur con variabilità spaziale accentuata data la vastità dell’areale dell’olivo pare essere improntata alla scarsità della produzione.

I segnali negativi dominano fra produttori, tecnici e commentatori. Posso comunque dire per esperienza che per tirare le somme di una campagna occorre aver quantomeno la pazienza di attendere che la stessa abbia fine e che il prodotto finale sia uscito dai frantoi.

Approfitto dell’occasione per mostrare ai lettori le carte dello stadio di sviluppo fenologico raggiunto dall’olivo il 5 giugno 2014 (figura 1) ed il 6 novembre 2014 (figura 2). Tali carte, che escono settimanalmente per varie specie (olivo, vite, cipresso, robinia e sambuco nero), sono un prodotto a tal punto innovativo che l’Italia è l’unico Paese a disporne. Le carte sono emesse fin dal 2006 dal mio piccolo gruppo di ricerca che opera nel quadro del progetto IPHEN, progetto di fenologia nazionale coordinato dal Consiglio per la Ricerca in Agricoltura CRA ed a cui cooperano osservatori di tutte le regioni d’Italia. Chi fosse interessato a consultare le carte ed i bollettini del progetto può trovarli su questo sito.

 

Fig_1_Mariani Olivo
Figura 1 – Carta che illustra lo stato dello sviluppo fenologico dell’olivo al 5 giugno 2014. Le zone in giallo sono quelle interessate da piena fioritura (fonte: progetto Iphen).
Fig_2_Mariani Olivo
Figura 2 – Carta che illustra lo stato dello sviluppo fenologico dell’olivo al 6 novembre 2014. Le zone in rosso sono quelle nelle quali si è ormai raggiunta la maturazione di raccolta (fonte: progetto Iphen).

 

Bibliografia

  • Breton et al., 2012. Origin and History of the Olive (http://cdn.intechopen.com/pdfs-wm/41365.pdf)
  • Morettini A., 1950. Olivicoltura, REDA, 595 pp

Nota: Nell’immagine in testa al post, frutti d’olivo fotografati all’INRA nei pressi di Montpellier (fonte. Breton et al., 2012).

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Published inAttualità

7 Comments

  1. Per esperienza diretta posso dire che, almeno in Umbria e Toscana, le somme sono state tirate da tempo poiché la maggior parte dei piccoli produttori non hanno neppure raccolto, I pochi che lo hanno fatto hanno avuto un prodotto di qualitá pessima. Solo coloro che hanno fatto almeno 2-3 trattamenti durante la stagione, hanno ottenuto olive decenti, ma olio di qualuitá cmq scarsa e dubito che I trattamenti contribuiscano a migliorare la qualitá … La resa delle olive é stata notevolmente inferiore agli anni precedenti poiché la polpa era pressoché assente. La maggior parte dei frantoi sono stati aperti solo per qualche giorno durante la stagione ed hanno prodotto circa il 15-20% di ció che producevano negli anni passati. La produzione di fiori e la allegazione in realtá, almeno in queste zone, era stata ottima e la quantitá di olive era simile agli anni passati. Direi che qui (Umbria e Toscana) il meteo ha influito solo per la proliferazione della mosca.

  2. donato

    Discussione molto interessante cui voglio apportare il mio modestissimo contributo (olivicoltore mooolto amatoriale di circa 20 piante 🙂 ) .
    A parte la differenza di scala, devo lamentare una situazione del tutto analoga a quella citata da Franco e dagli altri intervenuti. Colline del Sannio Beneventano, circa 470 m slm, una produzione schifosissima caratterizzata da frutti rovinati dalla mosca, mollicci, in alcuni casi rinsecchiti, in altri ridotti a brandelli da gallerie prodotte da infestanti di vario tipo. La situazione non è stata molto diversa per tutti gli uliveti della zona tanto che un giornale locale ha titolato “L’anno nero delle olive nel Sannio”.
    Dal punto di vista meteorologico concordo con le analisi fin qui effettuate: una primavera caldo-umida che ha prodotto una crescita strepitosa del fieno (passando attraverso un campo di sulla, in aprile/maggio, ho potuto verificare di persona che le piante raggiungevano circa 1,80 (unovirgolaottanta) metri di altezza), ma una fienagione rovinata da continue piogge che si sono verificate con cadenza quasi quotidiana fino al mese di luglio inoltrato. Si può dire che, quest’anno, dalle mie parti l’erba non ha mai smesso di crescere per tutta l’estate e anche ora non possiamo registrare l’arresto vegetativo autunnale (sabato ho tosato il prato per l’ennesima volta 🙂 ).
    Tornando alle olive ho notato, lo scorso inverno, un fenomeno strano che non ricordavo di aver mai visto: durante l’inverno le piante hanno perso moltissime foglie tanto che numerosi ramoscelli sono rimasti del tutto nudi. All’inizio avevo temuto che le piante fossero morte, ma rompendo qualche rametto, ho visto che erano ancora vive. In primavera le foglie sono rispuntate, ma la fioritura è stata piuttosto scarsa. In questo periodo ho l’impressione che le piante siano in piena vegetazione e, onestamente, non mi sembra una cosa normale: in autunno le piante accrescono uno strato di legno nuovo, ma lo stato delle olive fa pensare quasi alla primavera piuttosto che all’autunno. Anche lo scorso anno notai la stessa cosa. Probabilmente la nuova annata non sarà tanto diversa da quella passata.
    Ciao, Donato.

    • Franco

      Speriamo proprio di no, personalmente confido in un inverno più normale che rimetta le cose a posto almeno parzialmente. L’dea di comprare olio nei supermercati mi deprime!. Saluti Franco

  3. Alessio

    In che misura ha, invece, contribuito il tepore dello scorso inverno? A sensazione verrebbe da dire che è stato determinante, sia portando gli ulivi a vegetare continuamente anche in pieno inverno, sia facendo proliferare i parassiti…è plausibile? Grazie

  4. francesco marangi

    Approfitto anch’io per dare forse un po’ sfogo alla delusione di coltivatore amatoriale di circa 150 olivi.
    Prima, grazie al dott. Mariani.
    Poi, posso riferire, grazie a rilievi molto domestici (pluviometro con bicchiere a tronco di cono capovolto graduato) ed a osservazioni “sensoriali” e non strumentali, che nella mia zona (Martina Franca, Collina della Murgia, circa 450 slm) da fine aprile a fine maggio (periodo della fioritura e allegagione) è piovuto spesso e ci sono state molte giornate nebbiose, con venti prevalentemente da sud, dunque umidi, anzichè il consueto maestrale o tramontana (non vi dico che fienagione di schifo abbiamo fatto, peraltro).
    Anche giugno è stato umido con qualche giorno di pioggia ed a luglio si sono aggiunte due grandinate che hanno colpito i frutticini, con immediati segni di danni meccanici che sono stati sempre più evidenti durante la crescita con loro variazione in zone necrotiche, dure come una crosticina fino a settembre, morbide-marcie a ottobre (forse lebbra).
    Così grandissima parte degli oliveti della zona.
    A proposito di grandinate ricordo quella impressionante di ottobre, ad appena 20 Km da Martina Franca, a Fasano nel cuore dell’ampia fascia adriatica pugliese a vocazione olivicola ( http://www.youreporter.it/foto_FASANO_Auto_bloccate_dalla_grandine ).
    Insomma, fenomeni o sfavorevoli (la grandine lo è sempre!) o in momenti sbagliati: nulla di nuovo sotto il cielo degli agricoltori.
    Un’ultima annotazione: la circostanza che le mie produzioni sono abbastanza costanti, nonchè l’osservazione diretta delle piante, mi inducono a pensare che l’alternanza sia un fenomeno individuale di ciascuna pianta, piuttosto che dell’intera piantagione.
    Così, anche su scala più ampia, il calo di quest’anno mi sembra imputabile più alle vicende meteo che non all’alternanza.

  5. Franco

    Ottimo dott. Mariani, articolo sintetico ed esaustivo. In un precedente post, in cui si parlava di altro, ho chiesto comunque un Suo parere relativo all’argomento in oggetto, e La ringrazio per questo. Posseggo un piccolo appezzamento di terreno con olivi nel territorio del comune di Castel Ritaldi (PG) e mi creda da quelle parti è un vero disastro. Coloro che hanno raccolto, pochi, lo hanno fatto solo dopo aver dato 4/5 trattamenti antiparassitari nel corso dell’estate e con la beffa di avere ricavato, poi, un prodotto di qualità scadente. Diversi conoscenti che si trovano in questa situazione hanno deciso di non utilizzare l’olio così ottenuto. Molto interessante il sito indicato. Le sarei grato di una ulteriore delucidazione relativo al periodo in virgolettato”…Ovviamente chi ha svolto i trattamenti antiparassitari contro la mosca dell’olivo potrà raccogliere prodotto in quantità maggiore e più sano, mentre chi, come molti olivicoltori amatoriali, non ha trattato si vedrà il più delle volte costretto a non raccogliere nulla…” in quanto non mi è chiaro se la pianta di olivo trattata da’ comunque un prodotto di qualità o viceversa. Da queste parti si fa un gran parlare dell’argomento e personalmente non so a chi dare ragione. Grazie dell’attenzione. Saluti da Franco olivicoltore amatoriale.

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