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Tim Palmer su Nature: modelli climatici, l’unione fa la forza

Tim Palmer è un ricercatore del Centro Europeo per le Previsioni a Medio termine (ECMWF), notoriamente un centro di eccellenza, ove non il centro di eccellenza per la produzione di previsioni numeriche meteorologiche, cioè di modelli per le previsioni del tempo.

Nell’ultimo numero di Nature c’è un suo editoriale molto interessante in cui affronta il tema della necessità di superare l’empasse in cui si trovano attualmente i modelli di previsione climatica, condizionati da risoluzioni troppo ampie per poter descrivere e risolvere molti dei più importanti meccanismi di distribuzione del calore, come ad esempio la convezione, che avviene ad una scala spaziale decisamente più piccola del passo di griglia delle simulazioni. Accade così che questi importanti processi, non potendo essere risolti, in alcuni casi anche per scarso livello di comprensione scientifica della loro dinamica, vengano parametrizzati, cioè descritti in modo molto meno complesso di quanto accada nella realtà, generando così una parte consistente degli errori cui queste simulazioni vanno incontro. Da qui e, come detto, dalla necessità di comprendere meglio molti di questi meccanismi, nasce l’alto livello di incertezza delle proiezioni (ne abbiamo parlato anche qui pochi giorni fa)

Attualmente, al mondo ci sono decine di centri di calcolo con la capacità di far girare modelli climatici, ma un po’ per i limiti della capacità di calcolo, un po’ per la dispersione delle risorse, nessuno è in grado di affrontare quello che il futuro a breve termine (circa 10 anni) metterà a disposizione, e cioè una potenza di calcolo che consenta di ridurre il passo di griglia dagli attuali 100 Km circa addirittura ad un solo chilometro. Secondo Palmer, è necessario che si riduca il numero dei centri di calcolo e se ne creino di più potenti, magari anche solo uno per continente, in modo da concentrare le risorse ma mantenere comunque il livello di concorrenza necessario per stimolare la ricerca.

In pratica, si auspica che avvenga a scala globale quello che è accaduto in Europa con la costituzione del centro di ECMWF, dove l’aver convogliato in una unica struttura le risorse intellettuali e finanziarie, ha decisamente fatto la differenza.

L’editoriale è qui, ve ne consiglio vivamente la lettura, anche perché si dice esplicitamente che le informazioni attualmente disponibili in materia di proiezioni climatiche, non sono ancora utilizzabili al fine di definire delle policy. Infatti, prendiamo per valido il range di incertezza riguardante ad esempio l’aumento della temperatura media globale. Se la realtà dovesse andare nella direzione del limite superiore della proiezione sarebbero necessarie decisioni drastiche nella sola direzione della mitigazione. Qualora invece si dovesse andare verso il limite inferiore delle proiezioni (ora siamo lì, anzi addirittura più in basso), si dovrebbe preferire un mix di policy di mitigazione e di adattamento, con conseguente diversa allocazione delle risorse. Che poi, al di là della nobile causa, sono quelle che di fatto smuovono il sistema 😉

NB: nell’immagine (fonte), una simulazione della convezione in un modello climatico ad area limitata.

 

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