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Piaccia o no, il Sole c’è sempre stato

[…] Ciò a sua volta rafforza l’idea che le variazion indotte dall’attività solare influenzino il clima. In questa immagine, l’aumento dell’attività solare è responsabile di circa la metà del riscaldamento globale attraverso una riduzione del flusso di raggi cosmici, lasciando poco da spiegare attraverso l’attività antropica. Sempre in questa immagine, la sensibilità climatica è nell’estremo più basso (forse da 1 a 1,5°C di aumento per raddoppio della CO2, paragonata con il range da 1,5 a 4,5°C sostenuto dall’IPCC), implicando che il futuro non è così tragico come spesso profetizzato.

Il periodo qui sopra viene dalle conclusioni di un articolo di Nir Shaviv, l’astrofisico israeliano (scettico, purtroppo per lui) che forse più di ogni altro ha dedicato i suoi studi alle interazioni tra il cosmo e le variazioni climatiche sul nostro pianeta.

Nell’articolo di cui parliamo oggi, Shaviv compie un’esegesi delle fondamenta della teoria che lega i raggi cosmici provenienti dalle esplosioni di supernovae alle variazioni di temperatura attraverso le modulazioni cui questi sono sottoposti dall’attività solare, ovvero dall’interazione tra il campo magnetico del Sole e quello della Terra. Anche in questo articolo, come nel resto della letteratura in argomento, continua a mancare il collegamento diretto, la spiegazione fisico-chimica che legherebbe la ionizzazione degli strati atmosferici e degli aerosol in essi contenuti ai processi di nucleazione e formazione delle nubi, quindi, in ultima analisi, alle temperature.

Di questo lavoro mi ha però colpito un aspetto particolare. Shaviv racconta di essersi messo al lavoro sull’argomento dopo aver conosciuto un altro ricercatore, il geochimico canadese Ján Veizer, che era con i sui studi alla ricerca di una correlazione tra i dataset di temperature derivate da proxy fossili risalenti a mezzo milione di anni fa e la concentrazione della CO2. La correlazione tra CO2 e paleotemperature non era evidente, in compenso però – scrive Shaviv – i suoi dati calzavano come un guanto con le ricostruzioni dei raggi cosmici.

La traccia del legame tra i raggi cosmici e le temperature, reca infatti i segni del passaggio del sistema solare nelle zone della Galassia cui appartiene caratterizzate da una maggiore densità di raggi cosmici, ovvero i bracci delle spirali e il piano della galassia stessa. A maggiore densità di raggi cosmici corrispondono periodi più freddi, viceversa quando questi sono meno abbondanti, le temperature tendono a salire. Il sistema solare attraversa il piano della galassia ogni circa 32 milioni di anni, secondo un ciclo che ne dura 250. Le ricostruzioni paleoclimatiche di temperatura rendono perfettamente l’idea di queste oscillazioni, mettendo in luce qualcosa che non può avere origini casuali.

Inutile dire che le scale temporali a cui si sta ragionando sono lontanissime da quelle prese in considerazione dalla questione del riscaldamento globale antropico e dei cambiamenti climatici che da questo dovrebbero derivare. Ma è un fatto che l’attività solare e i raggi cosmici subiscono variazioni anche nel breve periodo, proprio come le temperature. Molta letteratura ha sovente messo in elevata correlazione questi fattori, molto più elevata che con la CO2, che negli ultimi oltre 15 anni di latitanza del riscaldamento è aumentata di svariati punti percentuali. Nel frattempo, il Sole si è dato invece una bella calmata. Difficile che si posa trattare di un caso.

L’articolo in questione è qui, sul sito web di Shaviv.

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Published inAttualitàSole

3 Comments

  1. 32 milioni…

    http://earthref.org/ERR/9341/

    Negi, J.G. and Tiwari, R.K. (1983). Matching long term periodicities of geomagnetic reversals and galactic motions of the solar system. Geophysical Research Letters 10: doi: 10.1029/GL010i008p00713. issn: 0094-8276.

    “…The similar analysis was further repeated by dividing the total record in two sub-series. These results indicate mean periods of 71, 47 and 32- m.y. These peaks are statistically significant at 90% confidence level….”

  2. Guido Botteri

    L’avevo ipotizzato, e scritto, con molta timidezza, perché non sono un astrofisico, ma l’idea che la Terra potesse attraversare zone diverse dell’universo, capaci di influire (anche poco, ma influire) sul clima terrestre mi sembrava e mi sembra plausibile.
    Perché credere che l’universo sia omogeneo, quando mi pare evidente che non lo sia ?
    Non ho idea del “quanto”, ma mi sembra che dal punto di vista qualitativo l’idea funzioni, decisamente.
    Secondo me.

  3. A latere di questo argomento, la certezza che la sensibilità alla co2 sia bassa è rafforzata dalla inabilità di 30 anni di scientivismo allarmista di innalzare il limite inferiore del range ufficialmente stimato.

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