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A caccia di aerosol in un clima poco sensibile

Di aerosol ci è capitato di parlare più di una volta, sono, o meglio, è, quella gran quantità di particelle solide sospese in atmosfera, siano esse di origine organica o inorganica, antropica o naturale. Le fonti sono innumerevoli, tutte molto difficilmente quantificabili, alcune inserite nella ciclicità delle dinamiche del sistema, altre, non per questo con mino diritto di cittadinanza, dal comportamento molto più casuale sebbene spesso decisivo, come ad esempio le eruzioni vulcaniche.

Gli aerosol sono importantissimi nel processo di nucleazione, cioè nella nascita delle goccioline delle nubi, dalla cui quantità dipende anche la quantità di radiazione solare che viene respinta verso lo spazio (albedo – ne abbiamo parlato qui); ma lo sono anche perché essi stessi, essendo sospesi in atmosfera, contribuiscono a schermare la radiazione solare. Nel bilancio radiativo, quindi, gli aerosol hanno un potere raffreddante, cioè limitano in qualche modo la quantità di energia assorbita e poi riemessa sotto forma di radiazione infrarossa.

Nel cercare di definire quale possa essere la risposta del sistema clima all’aumento della concentrazione di anidride carbonica, si deve quindi tener conto anche del ruolo svolto dagli aerosol. Già, perché la relazione gas serra (CO2)  – temperatura non è affatto diretta, ma è regolata da una serie innumerevole di meccanismi (feedback) e forzanti che hanno alcuni un ruolo amplificante altri mitigante, cioè alcuni segno positivo altri negativo nell’equazione che si dovrebbe costruire per giungere a definirla. Il segno degli aerosol è negativo, come appena accennato, ma quanto? Una misura difficile e un potere raffreddante spesso avocati per alleviare le pene delle simulazioni climatiche, soprattutto quelle con sensibilità climatica più elevata, cioè che prevedono un riscaldamento più importante all’aumentare della concentrazione di CO2.

Lecito quindi che molti abbiamo provato a rispondere a questa domanda, fatto questo che ci porta alla pubblicazione che vi segnalo oggi. Si tratta di un paper in cui si arriva a definire un limite inferiore per il forcing da aerosol di -1 W/m2, con un valore più probabile di -0,5 W/m2, e un limite superiore (derivato da altra ricerca) di -0,3 W/m2. Questi numeri, essendo consistentemente più bassi di quanto stimato finora, se impiegati nell’equazione della sensibilità climatica contribuiscono ad abbassarne il valore, specie con riferimento alla letteratura più recente sull’argomento. Questo accade perché se si riduce il potere raffreddante di una delle componenti del sistema quello riscaldante delle altre deve necessariamente essere meno significativo.

Ne risulta che più si va avanti cercando di impiegare le osservazioni del mondo reale per ‘imbrigliare’ i modelli di simulazione, più il mondo che ci potrebbe aspettare in termini di impatto dell’aumento della concentrazione di anidride carbonica sulla temperatura del pianeta è meno tragico e spaventevole.

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Published inAttualità

Un commento

  1. agrimensore g

    Mi pare che questo articolo e qullo del giorno precedente mettano in rilievo quello che è il vero punto critico dell’AGW, ovvero la stima della sensibilità. Il problema, secondo me, è che in un sistema così complesso con così numerosi e articolati feedback è difficile essere ragionevolmente certi di aver censito tutti quelli più significativi. In fondo è considerazione banale, benchè a qualcuno possa sembrare quasi provocatoria.

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