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La derivata dell’invito alla lettura

Stavo facendo un giro per i blog che parlano di clima e sono capitato su quello di Mike Hulme,  nome piuttosto noto nell’ambiente. Non sapevo avesse scritto un libro sulla geoingegneria o, meglio, sulla non-geoingegneria. La pratica credo sia nota ai più: con questo strano neologismo, ormai neanche tanto neo, si identificano tutti quei progetti per lo più strampalati, che suggeriscono di mettere mano agli attrezzi per ‘sistemare’ i presunti cocci del clima.

Che si tratti di schermare il sole con specchi o nubi di aerosol, di favorire la formazione di nubi spruzzando acqua in alta quota, di concimare gli oceani con alghe mangia CO2, sono tutte pratiche che neanche Archimede Pitagorico (quello di Walt Disney) avrebbe saputo inventare. Con un denominatore comune: sono più antropiche e antropizzanti di quel che si vorrebbe disantropizzare (questi sì, sono neologismi!).

E con un difetto comune, ben sottolineato dalla recensione al libro di Hulme che ho letto qui, da cui le ragioni della derivata nel titolo di questo breve post. Il difetto è quello di presentare tutti, chi più chi meno, molti più aspetti imprevisti che effetti previsti. Già poco sensati a scala globale, oltre che quasi sempre tecnicamente a dir poco utopici, gli interventi di geoingegneria sono totalmente inutili a scala regionale e locale. Anzi, sono anche pericolosi. Curioso, proprio come i modelli climatici, ossia quelle simulazioni quasi inservibili a scala globale e del tutto inutili a scala regionale. Perché anche la geoingegneria sarebbe da implementare a livello globale, altrimenti come potrebbe avere effetti (presunti) sulle temperature superficiali appunto globali? A volte penso davvero che tutto questo sia un gioco, un enorme gioco in cui ci si diverte a generare problemi e proporne la soluzione, a immaginare scenari apocalittici e predisporne le contromisure.

Poniamo infatti il caso che sia tutto vero, cioè non solo che la temperatura media del pianeta è aumentata – questo sì, è vero – ma che da questo possa derivare anche un disfacimento del clima, una alterazione del suo equilibrio (che tra l’altro non è dato sapere se esista o quale sia). Da questo disfacimento poniamo anche che arrivino eventi estremi sempre più frequenti e pericolosi. Ecco che siamo arrivati alla scala locale, al giardino di casa, al fiume che scorre in città etc etc… Sono cose serie, sono cose che colpiscono direttamente ma, se a causarle è un clima disfatto ma casuale, la situazione, come si dice è grave ma non seria ;-). Se invece a causare il temporale qui o lì, l’alluvione in una regione piuttosto che in un altra, la siccità su una nazione invece che in un’altra, fosse un clima geoingegnerizzato, dove per esempio con qualche centinaio di tonnellate di aerosol spruzzate per aria si raffredda una parte del pianeta e si alterano le dinamiche della circolazione, con chi se la dovrebbero prendere in quelle città, in quelle regioni e in quelle nazioni? Con la buona causa? Con il movimento salva-pianeta? O con i fan del principio di precauzione?

Decidete voi, io continuo a pensare che sia un gioco, solo un enorme, antropicissimo gioco.

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Published inAttualità

6 Comments

  1. donato

    Tutte preoccupazioni inutili: la geoingegneria (Max perdonami 🙂 ) non sarà più necessaria in quanto, dopo l’ennesima nemesi, sembra che la CO2, responsabile di tutti i mali del mondo, da concime/inquinante sembra si sia trasformata in RISORSA! Si, avete capito bene, la CO2 sarà una delle risorse più importanti per il futuro. Almeno stando a quanto scrive ANSA:
    http://www.ansa.it/canale_motori/notizie/eco_mobilita/2015/04/28/anidride-carbonica-e-acquacosi-si-fara-il-diesel-del-futuro_9d38500d-5403-4cb8-a94f-bce512bfb30e.html
    .
    Vorrei attirare l’attenzione di chi legge sull’incipit dell’articolo:
    “UN GIORNO MOLTO LONTANO, quando sul pianeta non ci sarà più petrolio, le auto a combustione interna potrebbero comunque avere un senso, visto che Audi ha appena prodotto i primi litri di e-diesel, un carburante sintetico che dallo scorso novembre è in fase di sviluppo nel neonato impianto di Dresda.” (l’enfasi è mia).
    Mi sbaglio o il picco del petrolio era già stato raggiunto e superato?
    Ciao, Donato.

  2. Guido Botteri

    Ormai il termine “geoingegneria” è largamente usato, nonostante ci sia chi specifichi (“non geoingegneria” o “ingegneria climatica”).
    Come chiamare il “cloud seeding”, per esempio ? Non è “geoingegneria” e nemmeno “ingegneria climatica” perché se tu insemini una nuvola, la prossima non produrrà pioggia solo perché è stata inseminata la precedente. Dovrai inseminare anche lei. Quindi NON stiamo parlando di “clima”.
    Se uno volesse fare dell’ “ingegneria climatica” dovrebbe fare qualcosa in grado di determinare una variazione “climatica”. Sono anni e anni che i “bravi” mi ripetono che il clima non è il tempo meteorologico (però, secondo i “bravi” una singola siccità in Russia, per esempio, fu un evento climatico, in quanto causato dal GW: eh sì un evento climatico deve durare almeno 30 anni se è in contrasto con le loro teorie, ma può durare anche un sol giorno se invece gli fa comodo).
    L’esistenza di brevetti, o l’esistenza di esperimenti o ditte di “weather modification” (“weather is NOT climate”) per loro è prova che la “geoingegneria” sarebbe reale e in atto (c’è chi va delirando di guerre climatiche “in atto”) e sarebbe prova che le scie prodotte dagli aerei conterrebbero bario, alluminio, stronzio, virus (che resisterebbero indenni alle centinaia di gradi della combustione), nanotecnologie e chi più ha fantasia più ne inventa.
    Ma “ingegneria meteorologica” e scie non hanno nulla a che fare.
    L’argomento però è troppo vasto per trattarlo qui e mi fermo.

  3. … e aspetta solo che qualche grosso studio di avvocati fiuti il business. Te l’immagini? Mi esonda il Bisagno e cito per danni gli allevatori di vacche della Pianura Padana (oppure dell’Illinois).

  4. max

    quanto mi dà ai nervi sentir usare il termine GEOINGENGERIA a sproposito…. non so, ma mi piacerebbe saperlo, da dove è nato questo uso improprio ;
    quando io studiavo all’università, e parliamo di 20 e passa anni fa, il termine era sinonimo di ingegneria naturalistica, cioè (cit WIKIPEDIA) “.. l’applicazione delle conoscenze relative alle scienze geologiche all’ingegneria (geologia applicata), intesa come lo studio dell’influenza che alcuni fattori geologici possono avere su un’opera di ingegneria. Si tratta di una sovrapposizione di diversi ambiti ingegneristici e geologici: geologia applicata, ingegneria geotecnica, ingegneria ambientale….”

    per tutto il resto, concordo con quanto dici: i progetti in questione (spesso degni del miglior fumetto di Paperone &Co.) avrebbero conseguenze del tutto imprevedibili…. ma tant’è, mi pare che a volte qualcuno parla tanto per parlare e per parlarsi addosso, pur di attirare l’attenzione…. 😀

    • Antonio

      Vi prego chiamatela Ingegneria Climatica se volete, ma non Geoingegneria! Io sono Geoingengere, io che ho studiato geologia, geotecnica, mineralogia e lavoro alla costruzione di Gallerie, Fondazioni, Muri di sostegno et similia!

      Grazie Max per il supporto alla categoria 🙂

  5. Fabio Vomiero

    Riflessione molto interessante e perfettamente condivisibile, Guidi. Personalmente nutro forte sospetto e scetticismo nei confronti dell’ingegneria climatica, anche se, considerato lo stato attuale di crescente deriva cognitiva generazionale, non mi stupisco più di tanto. D’altronde i motivi per cui si dovrebbe essere fortemente prudenti in merito, sono gli stessi che purtroppo non ci permettono ancora di avere un quadro esplicativo perfettamente coerente e definitivo sui meccanismi che governano i cambiamenti climatici che osserviamo. Per cui, al momento, sarebbe meglio non complicare ulteriormente le cose, a mio avviso. Saluto sempre tutti cordialmente.

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