Road to Copenhagen

Il grande incontro di Copenhagen si avvicina a passi rapidi, la tensione sale (si legga qui), ogni giorno vengono messi sempre nuovi argomenti sul tavolo dei pre-negoziati. In questo momento, mutuando un termine dall’ambito calcistico, stiamo assistendo alla pre-tattica delle parti in gioco.

Da oggi CM seguirà con estrema attenzione tutte le notizie relative al prossimo summit di Copenhagen e cercheremo di analizzarle per comprendere le forze e gli interessi che stanno per scontrarsi.

E’ stato ipotizzato da molti, tuttavia non è semplicemente una possibilità, è una certezza: a questo tavolo di trattative, l’Africa vuole avere e forse avrà un ruolo estremamente importante. Da mesi ormai il consiglio africano preposto alla gestione dei negoziati di Copenhagen sta avanzando richieste sempre più esose. Cerchiamo di capire se si tratti di una strategia che punta a moltissimo, per ottenere qualcosa, o di una strategia davvero esigente e intransigente.

A capo del gabinetto per i negoziati climatici c’è il Primo Ministro etiope Meles Zenawi, il quale senza mezzi termini esordisce così1 :

(…) If need be we are prepared to walk out of any negotiations that threaten to be another rape of our continent (…)

Ovvero, l’Africa minaccia di uscire dai negoziati nel caso in cui questi si configurino come l’ennesimo scippo nei propri confronti. Tuttavia, proprio sulle pagine di CM, avevamo riportato le esose richieste africane per poter garantire una loro partecipazione attiva al summit: 300 miliardi di $ per affrontare i costi della mitigazione, e un minimo pari allo 0.5% del PIL delle nazioni occidentali. Ora, si tratta di capire o di provare a prevedere quali siano le probabilità che le richieste del premier etiope vengano accolte. Non stiamo discutendo sulla legittimità o meno di queste richieste, anche se in realtà il continente africano ha subito talmente tanti torti in passato, che forse questa volta meriterebbe di essere ascoltato.

Riteniamo che le probabilità di successo per la delegazione africana siano piuttosto basse. Il perchè è presto detto: il premier Zenawi, infatti, parla non tanto di compensare il GW, bensì di mitigare gli effetti. Se leggiamo bene tra le righe, ciò significa che l’Unione Africana non accetterà un sistema di Emission Trading (quindi le emissioni occidentali verranno compensate con quelle africane, notoriamente bassissime), bensì chiederà denaro contante e infrastrutture per far fronte alla crisi causata dai cambiamenti climatici.

Ovviamente la nostra è una ipotesi, basata sull’interpretazione dei segnali politici inviati dall’Unione Africana. Questo ci fa capire, tra l’altro, che l’incontro di Copenhagen sarà semplicemente un tavolo negoziale politico e nulla o ben poco avrà a che fare con il clima.

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  1. Fonte: http://www.nation.co.ke/News/africa/-/1066/652268/-/136yiq1z/-/ []
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Author: Claudio Gravina

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2 Comments

  1. Il termine usato è molto più duro di scippo; “rape” significa “stupro”.
    Considerato che comunque parliamo di “ambienti istituzionali” direi che la durezza di simili espressioni è quantomeno insolita.

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