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Arrivano i granchi rossi, chissà che ne pensano le alici

La notizia ci ha messo qualche giorno per arrivare in Italia, mentre le erano già spuntate le gambe dall’altra parte dell’oceano. Centinaia di migliaia di granchi rossi (Tuna Crabs – Pleuroncodes Planipes, Wikipedia) hanno invaso le spiagge della California, sulla costa ovest degli Stati Uniti.

Si tratta di una specie che normalmente vive al largo, molto più a ovest, che difficilmente si fa vedere vicino alla costa. Questo perché in condizioni ‘normali’ l’acqua sulla costa orientale del Pacifico intertropicale è piuttosto fredda, essendo quella zona sede di risalita di acque di profondità (upwelling) per l’incessante effetto di trascinamento esercitato dagli Alisei, che soffiano appunto da est verso ovest tra i tropici. Questi ultimi, gli Alisei, costituiscono il tracciante della componente atmosferica dell’ENSO, laddove la componente marina è costituita dalle variazioni della temperatura dell’acqua, sempre nella stessa fascia latitudinale. L’ENSO, a sua volta, è un indice che riassume tutte queste cose e descrive le condizioni della combinazione oceano-atmosfera lungo il settore equatoriale del Pacifico.

Con Alisei normali o più intensi, oltre l’upwelling sulla costa est del Pacifico, si registra un accumulo di acque molto più calde verso il settore ovest dell’oceano; queste condizioni si dicono rispettivamente di neutralità o La Niña. Con Alisei più deboli, o addirittura invertiti (vento da ovest verso est), l’acqua calda scivola verso la costa USA interrompendo l’upwelling. La prima vittima di queste variazioni verso il caldo è la pescosità di quella porzione di oceano; a seguire molti altri aspetti di natura climatica spesso molto significativi (qui un riassunto).

Bassa pescosità ma non per quel che riguarda i granchi rossi, a quanto pare. Infatti l’invasione di questi animali sulle coste della California sembra sia da ricondurre alle condizioni di El Niño. Pare, perché non sono riuscito a trovare altro che un articolo piuttosto datato che parla del fenomeno da un punto di vista osservativo. Il fenomeno comunque si ripete ogni volta che la randomica ciclicità dell’alternarsi di fasi calde, neutre o fredde sul Pacifico equatoriale vira verso il caldo.

El Niño, per la verità, è bello che arrivato, come si discute da mesi negli ambienti climatici, sebbene si stia aspettando di superare la barriera di predicibilità dei mesi primaverili, in cui notoriamente le performance dei modelli di previsione sono solitamente poco soddisfacenti. Le uscite modellistiche più recenti (qui il multimodel dell’IRI inizializzato con i dati di giugno), confermano il consolidamento dell’ENSO in territorio positivo (El Niño debole/moderato ma tendente a divenire più intenso). Si registra tuttavia una certa tendenza al ribasso rispetto alle precedenti previsioni, questo soprattutto per il modello del Centro Europeo (ECMWF, accessibile solo per iscritti), che ha limato circa 0,5°C dalla media dell’ensemble  scendendo da oltre 3°C di picco di scostamento positivo dalla media nei prossimi mesi invernali a circa 2,5°C per lo stesso periodo. Che poi è quello in cui di norma si ha appunto il massimo delle condizioni di EL Niño.

Gli effetti della barriera di primavera sembrano essere stati quindi solo quelli di una leggera sovrastima dell’evento, comunque vedremo nei prossimi mesi se ci sarà un ulteriore abbassamento aggiustamento oppure no.

Erano quindi in ritardo le Alici di cui abbiamo parlato un mesetto fa, altra specie animale che risente molto delle oscillazioni dell’ENSO e che non sembrava dar segno di reagire al cambiamento in corso delle condizioni ambientali. Secondo il loro comportamento El Niño tardava a mostrarsi, ora i Granchi Rossi dicono il contrario.

Un bel rebus, che però le osservazioni sembra siano destinate a risolvere in favore dei crostacei. A meno che Alici e Granchi Rossi non si siano consultati decidendo di confondere ulteriormente le acque! Vedremo.

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Published inAmbienteAttualità

2 Comments

  1. Luigi Mariani

    Guido, mi pare che in questo “El Nino infinito” la realtà proceda con i suoi ritmi e tempi, che a noi sono in gran parte sconosciuti ma che alici e granchi rossi conoscono perchè li deducono dall’oscillazione nell’abbondanza delle proprie fonti di cibo.
    In tale vicenda i modelli previsionali si adeguano via via, andando sostanzialmente a rimorchio della realtà. Con ciò i modelli non ci stanno facendo una bella figura!

    • Luigi,
      certamente l’istinto animale, che poggia su centinaia di migliaia di anni, la sa più lunga di sistemi di previsione che ne hanno una una ventina. Riguardo la previsione, pur ricordando che la barriera previsionistica di primavera è ancora su – storicamente perché cresca l’affidabilità dei modelli dinamici rispetto a quelli statistici bisogna aspettare il mese di luglio – sono un po’ stupito perché in genere la difficoltà sussiste nell’intercettare i cambiamenti di segno, non l’evoluzione verso una direzione già consolidata. Poi c’è il paragone con l’anno scorso, in cui in questo periodo la componente oceanica era in crescita e quella atmosferica non si è mai innescata, mentre adesso che la componente atmosferica sembra essere in accordo la componente oceanica è in declino. Per tutte queste ragioni, del resto, anche i previsori della NOAA stanno molto abbottonati. Come scrivevo nel post, per esempio, sebbene con un consolidamento della previsione di ENSO positivo, i modelli hanno abbassato il tiro e credo che lo abbasseranno ancora.
      Infine, concordo con te sul fatto che, ad oggi, ancora non si riesce a prevedere l’evoluzione dell’ENSO in modo affidabile con più di una stagione di anticipo. Se si tiene conto delle dimensioni ‘climatiche’ del fenomeno ENSO, questo la dice lunga sulla capacità attuale di replicare il sistema nel suo complesso e nella sua evoluzione.
      gg

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