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Anche Nerone e i suoi antenati avevano il SUV

Beh, forse non proprio, ma pare che comunque la sua simpatica idea di dare fuoco all’Urbe lo classifichi come degno rappresentante dell’Antropocene, l’epoca storica che alcuni identificano con i tempi moderni ma pare vada sempre più indietro nel tempo.

E’ infatti uscito un altro lavoro sull’Antropocene, o, meglio, sulla ricerca di eventuale influenza delle attività umane sulle dinamiche del clima nei tempi antichi. Siamo arrivati a un ‘epoca tra 3500 e 2.500 anni fa, almeno secondo le tracce di residuati di combustione trovate in una lunga carota di ghiaccio estratta dall’entroterra della Groenlandia.

Incendi di vaste proporzioni provocati per procurarsi terra da coltivare dei quali si sarebbe resa colpevole quella parte della popolazione mondiale che già coltivava, quindi neanche tutti i 25-35 milioni di abitanti che si stima avesse allora il pianeta.

Il Paper è questo qui sotto, pubblicato sul GRL:

Europe on fire three thousand years ago: Arson or climate?

Qui, invece il comunicato stampa del CNR.

Sembra che il picco di redisui da combustione di biomasse non trovi spiegazione nelle simulazioni impiegate a riscontro della misurazione, a meno che non si introducano specifici parametri riguardanti la densità demografica e la terra coltivabile pro-capite, ergo, a bruciare tutta quella biomassa è stato l’uomo.

Vabbè, ci vorrebbe la macchina del tempo…peccato che abbiamo solo i modelli climatici 😉

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Published inAttualità

6 Comments

  1. Fabio Vomiero

    Concordo con la perplessità di Luca, però nel lavoro mi sembra che non siano stati giustamente espressi termini quantitativi precisi di relazione causa-effetto sul clima.

    “Che difficile impresa riuscire a separare la questione inquinamento ambientale da quella climatica”.
    Secondo me invece è proprio relativamente anche a questo punto, che l’enciclica del Papa offre una corretta chiave di lettura della realtà. E’ vero che inquinamento ambientale ed eventuale modificazione antropica del clima sono due cose diverse, però nell’economia di un grande sistema complesso i due aspetti, come moltissimi altri che riguardano l’uomo o l’ambiente, sono necessariamente connessi. E’ questo il concetto chiave, a mio avviso corretto, che emerge da quest’enciclica, infatti è stato espresso almeno una decina di volte nel testo. E questo non è altro che il principio base dell’ecologia, indipendentemente dal fatto che noi siamo laici o cattolici, pro AGW o scettici, ambientalisti o a favore di un modello di sviluppo occidentale insostenibile, che sta preoccupando la maggior parte degli scienziati e della comunità scientifica, a parte gli isolati Battaglia, Ridley e qualcun’altro. Sappiate che chi non ha mai un dubbio, non sta ragionando in modo scientifico. Saluto sempre cordialmente.

  2. Disinformazione pura al 100%.
    Ormai qualunque espediente è buono, e viene usato, solo per dimostrare che il Cambiamento Climatico è solo ed esclusivamente di origine antropica.
    Personalmente ritengo queste battaglie identiche a quelle contro le streghe!

    Nulla di concreto. Nulla di reale. Ma chi ha la “forza”, ovvero il POTERE, detta legge. E gli altri devono sottomettersi.

    NWO anche in ambito scientifico e culturare, purtroppo!

    Decisamente sono sempre più convinto che l’impatto di un asteroide di 20 km al fine di provocare la totale estinzione del genere umano sia quanto meno doveroso! Non meritiamo più di vivere in questo modo!

  3. Al paragrafo 3.0 gli autori scrivono:
    “The regional charcoal syntheses demonstrate that the 3–2 ka fire peak
    is evident in both North America and Europe, where the fire peak is generally
    ascribed to climatic and anthropogenic influences, respectively (supporting
    information).”

    E al paragrafo 3.1:
    “Fire regimes, in terms of frequency, size, and intensity of fire, are the
    result of changes in climate, vegetation, and anthropogenic burning, as well
    as combinations of these factors”

    e anche:

    “Temperature, insolation, and atmospheric CO2 levels influence vegetation
    productivity and thus fuel availability with warmer conditions generally
    correspond with increased fire activity”

    Intanto, 3-2 ky BP corrispondono al 1000 aC e all’inizio della nostra era
    (periodo imperiale romano), epoche molto diverse, in cui il ricavare terreno
    agricolo bruciando foreste ha avuto importanza molto diversa.
    Attorno al 1150 aC (invasioni dei popoli del mare) termina l’età del bronzo
    e inizia l’età del ferro i cui centri di produzione si distribuiscono
    velocemente (nel giro di qualche secolo) in Europa. I forni di fusione del
    ferro hanno bisogno di legna in quantità e quindi di sfruttare le foreste,
    non di bruciarle.

    Il riferimento al Nord America si adatta male all’influenza
    umana: lì l’agricoltura era poco (pochissimo?) sviluppata e l’attività
    principale era quella di cacciatori-raccoglitori. Allora, ammesso che i
    segni di incendi visti nelle serie di Levoglusan, siano foreste che bruciano
    e la “firma” di incendi nord americani, perché le correnti aeree avrebbero
    trasportato in Groenlandia più facilmente i fumi di questi incendi, questi
    sarebbero stati naturali e non provocati dall’uomo.

    Gli autori giustamente sottolineano la relazione tra CO2, disponibilità di
    biomassa e temperatura (accensione dei fuochi) ma la fig.1 (quadri E,I)
    mostra che la CO2 diminuisce mentre la temperatura aumenta (o resta
    costante) e che, quindi, la disponibilità di biomassa sarebbe stata minore.

    Si fanno alcuni riferimenti alla tarda Età glaciale – inizio Olocene
    (3.1.Influences During the Late Glacial and Holocene), quando
    probabilmente la necessità di bruciare foreste per ricavare terreno agricolo
    era davvero forte: ma dove sono i picchi di Levoglusan, tra 6 e 14 mila anni,
    che avrebbero dovuto marcare questa influenza antropica? Perché le foreste
    bruciano tra il 500 e il 1000-1500 aC (secondo la fig.1) e non prima? E
    gli eventi naturali che ruolo hanno giocato? Il diluvio (il cui ricordo è
    cristallizzato nella Bibbia e in tante storie-leggende di tanti popoli) e i
    grandi incendi seguiti a sconvolgimenti geologici (che, ancora, le leggende
    ci ricordano in vari modi), tutti avvenuti attorno al 1000-1200 aC, quanto
    hanno pesato sulla curva del Levoglusan?
    L’attribuzione all’influenza dell’uomo di tutto ciò che accade / è accaduto credo andrebbe provata in modo meno vago.

  4. Luca G.

    Il CNR rappresenta in Italia il settore della ricerca scientifica…Dopo letture di questo tipo, con tutto il rispetto, ne rimango rattristato. Detto questo, posso ancora capire ad oggi, che si avanzino teorie (ancora non provate ad hoc) dell’influenza umana sul clima, data l’imponente attuale azione dell’uomo sul pianeta. Quello che non riesco proprio a digerire, è avere la convinzione che poche comunità semi-primitive di quelle epoche avessero già un’importante influenza sul clima e sottolineo importante! Tutto sulla base di modelli di simulazione, con dati immessi a “senso unico” escludendo ogni possibile variabile naturale a priori e con una spiegazione che trovo anche piuttosto vaga e scarna di evidenze scientifiche, un po’ come tutti i documentari riguardanti l’AGW. Sottoporrei questo studio anche all’attenzione del papa, perchè possa capire le pretenziose teorie della schiera scientifica pro AGW. Di questo passo si arriverà a dire che persino Dio fu il primo a contribuire artificialmente all’influenza umana sul clima, dal momento che disse al primo uomo Adamo di soggiogare il pianeta! Scusate la forzatura, ma anche da cattolico dico.. SVEGLIA! Che difficile impresa riuscire a separare la questione inquinamento ambientale da quella climatica.

  5. Luigi Mariani

    Guido, volevo ricordare che secondo recenti reperti sudafricani l’uomo (ovviamente non Homo sapiens ma il suo antenato Homo abilis) domina il fuoco da oltre 1 milione di anni (http://archaeology.about.com/od/ancientdailylife/qt/fire_control.htm).
    Inoltre la coltivazione intenzionale di piante (rivoluzione neolotica), databile a circa 10.500 anni orsono, fu preceduta da una lunga fase in cui l’uomo faceva uso del fuoco (incendio controllato della foresta e della boscaglia) che da un lato favoriva l’affermarsi di piante eduli (ad esempio i cereali vernini sono pirofite e cioè il loro affermarsi è favorito dal fuoco) e dall’altro stimolava la rigenerazione di giovane vegetazione pascoliva, in grado di richiamare selvaggina che poteva così essere cacciata.
    Questa fase, che lo storico dell’agricoltura prof. Gaetano Forni definisce di ignicoltura, è databile quantomeno ad alcune decine di migliaia di anni orsono.
    Si consideri poi che l’Europa si presentò ai primi agricoltori coperta di immense foreste, il che obbligò i primi agricoltori ad utilizzare il fuoco per far spazio ai primi campi coltivati. Da ciò derivano ad esempio il nome greco dei cereali (pyros = (piante) del fuoco), il nome celtico della birra (brasa, da cui il francese brasserie, birreria) ed i nomi geografici, coniati nell’età del ferro, di Svyz (Svizzera) e Sweden (Svezia), che stanno ad indicare radure aperte con il fuoco.
    In sostanza dunque il fuoco è stato uno dei più antichi e fedeli alleati dell’uomo e di questo rende conto ad esempio il mito di Prometeo. Ciò non toglie che oggi l’incendio delle stoppie (che capita ancora di veder praticato nel nostro meridione, come reminiscenza di comportamenti ancestrali che pure avevano una loro razionalità), sia da considerare come un evento negativo e dunque da evitare.

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