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Da leggere, ma non in un giorno solo

Normalmente dedichiamo la domenica ai ‘consigli per la lettura’. Quella che vi suggerisco oggi però è un po’ più impegnativa, neanche troppo tecnica magari, ma certamente non digeribile tra un gran premio di Formula 1 o una maratona di calcio.

E’ un libro, di cui per ora ho letto solo la recensione, anche piuttosto corposa, che Judith Curry gli ha dedicato sul suo blog. Con questo titolo: “Dubbi e certezze sulla storia del clima”.

E’ roba da scettici? Beh, dal titolo si direbbe di sì, perché un esperto che si rispetti (e che ottenga rispetto) dei giorni nostri dovrebbe avere solo certezze, avendo abbandonato da tempo i dubbi sulla storia, l’attualità e, soprattutto, il futuro sulla sua materia, se non altro perché le sue opinioni trovino ospitalità nei salotti che contano.

E invece non lo è, a meno di non bollare come scetticismo l’analisi, piuttosto stringente, di quel che propone esclusivamente la letteratura scientifica. Quindi è un’indagine piuttosto che l’esternazione di opinioni, per dirla parafrasando le parole dello stesso autore nella prefazione.

E ci trovate praticamente tutto quello su cui discutiamo da anni, dubbi e certezze sullo stato di salute della scienza del clima, sulla robustezza delle serie storiche della temperature, sul bilancio radiativo, sui ghiacci artici, sul livello dei mari, sulla natura olistica del sistema climatico, sul ruolo degli oceani, sulle dinamiche climatiche a scala regionale, sul ruolo del Sole, sugli eventi estremi, sull’acidificazione degli oceani. Insomma, tutto. Con questo approccio:

  • Le serie delle temperature superficiali non sono idonee per l’individuazione del segnale della CO2 sul forcing radiativo perché sono già troppo contaminate dagli effetti della deforestazione, della variazione d’uso del suolo, dall’urbanizzazione e dal rilascio di aerosol delle attività umane;
  • Quelli che quelle serie le studiano non sono in grado di separare questo segnale da tutti gli altri a causa degli innumerevoli aggiustamenti cui i dati sono stati sottoposti nel tempo;
  • Le temperature di superficie del mare non sono paragonabili a quelle della terraferma, in quanto condizionate dalle dinamiche oceaniche, eppure sono utilizzate per ‘completare’ i dataset di temperatura e definire il ruolo della CO2 in termini di bilancio radiativo;
  • Quel che sappiamo sul bilancio globale del calore è inadeguato per la comprensione dello stato attuale del clima e per fornire esatte condizioni iniziali alla sua modellazione, quindi il sistema non è riproducibile attraverso dei modelli e l’evoluzione del clima continuerà ad essere ‘sorprendente’ per le generazioni future;
  •  Il bilancio del calore sul pianeta è scarsamente definito, essenzialmente per la nostra incapacità di comprendere i meccanismi di assorbimento e rilascio del calore da parte degli oceani, dove viene accumulata la maggior parte del calore; la quantificazione della copertura nuvolosa è così insicura che non ne possiamo descrivere la variabilità, eppure le nubi sono quelle che governano la quantità di calore che raggiunge gli oceani;
  • Le prove che gli eventi estremi aumentino sono deboli ed essenzialmente derivate dal miglioramento dei sistemi di osservazione; le serie storiche di lungo periodo non mostrano segnali evidenti di un tale aumento;

E, molto altro ancora. Con un fattore da non sottovalutare. Il libro è gratuito e lo potete scaricare da qui.

Io sto per farlo, poi magari ne riparliamo.

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Published inAttualità

2 Comments

  1. Alessandro

    Grazie mille della segnalazione, lo leggerò senz’altro.
    Alessandro

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