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Una proposta semplice e sensata

Un breve post per una duplice occasione.

La prima, segnalarvi un nuovo blog che si propone di affrontare i temi climatici con atteggiamento scettico. Non è in Francia, per fortuna ;-).

La seconda, segnalarvi la semplice proposta di uno degli ultimi post che hanno pubblicato.

Siamo tutti qui a discutere di come le simulazioni si stiano allontanando sempre di più dalla realtà delle osservazioni. I modelli decisamente non sono come il vino, invecchiando peggiorano. E siamo anche a chiederci come mai, con emissioni alte come non lo sono mai state, cioè con un supposto forcing antropico più incisivo che mai, la temperatura media superficiale abbia smesso di crescere da oltre tre lustri.

I modelli, si sa, prevedono il clima. Ma, in un sistema CO2centrico, quel clima è necessariamente condizionato dalle stime delle emissioni. Il tutto, come noto, si definisce scenario climatico. Sicché, perché non prendere i modelli dei primi report IPCC, diciamo fino al terzo (15 anni fa) e farli girare tali e quali erano con i valori di emissioni reali misurati sino ad oggi? Se il risultato fosse soddisfacente, ovvero se le curve stimata e osservata della temperatura dovessero essere simili, pausa compresa, avremmo la certezza che già allora era stata imboccata la strada giusta. Il seguito, nei report 4 e 5, non può che essere ancora migliore in termini di affidabilità. Ma se invece la differenza tra realtà e stime persiste (con la CO2 vera!), forse sarebbe il caso di rimettere le mani all’equazione del clima prima di buttarci dentro le risorse economiche dei prossimi decenni.

A me pare sensato, facciamo uno scenario: qualcuno ci proverà?

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Published inAttualità

14 Comments

  1. Fabio Vomiero

    Donato e Fabrizio, è sempre un piacere discutere con voi. Comprendo chiaramente la vostra posizione, e in gran parte la condivido, mi pare infatti che in fondo non ci siano grandi contrapposizioni nel nostro pensiero, ma anzi che ci siano anche interessanti domini di complementarietà, insomma una posizione non esclude l’altra. Forse le uniche differenze sostanziali riguardano la percezione che abbiamo della scienza del clima, e forse della natura epistemologica delle scienze evolutive, e dei sistemi complessi. Magari fosse tutto decifrabile e codificabile in equazioni matematiche deterministiche, certamente, ove possibile, dobbiamo sempre aspirare a questo, ma purtroppo i fenomeni naturali complessi sono spesso di natura più probabilistica che deterministica e spero che su questo conveniate con me, i casi “ecologici” dell’articolo riportato da Fabrizio ne sono un esempio. Mi ripeto, mi chiedo e vi chiedo, esistono le equazioni del cancro o delle funzioni cognitive del cervello umano? Eppure non per questo non si può riuscire comunque a studiare e a conoscere sempre più approfonditamente il sistema nel suo complesso. Del fumo di sigaretta basta sapere, con un certo grado di affidabilità, che aumenta di molto il rischio di malattie oncologiche e cardiovascolari, non interessa se c’è chi dice del 40% o chi del 60%. Una sostanza, dal punto di vista del rischio, è mutagena o cancerogena di per sé, se posso la evito, non mi sento affatto sicuro dell’indeterminabile, aleatoria e relativa “soglia di sicurezza”. Se mi ammalo di una malattia grave, si può anche fare una prognosi, ma quanti casi clinici conosciamo in cui le cose non vanno mai secondo prognosi. E via dicendo. Quindi vi chiedo, viviamo in un mondo deterministico (tolte la matematica, la fisica classica e in parte quantistica) o in un mondo probabilistico? E’ per questo che siamo e dovremmo sempre esserlo, tutti pieni di dubbi, scienziati in primis, e per fortuna aggiungo. Però bisogna anche essere abili a gestire il dubbio, l’ignoranza, l’indeterminazione, l’incertezza, partendo dal fatto, prima di tutto, di esserne consapevoli. Infine, Donato, per rispondere alla tua domanda, in un certo senso ti risponderei anche in modo affermativo, ma io non credo che la scienza del clima, così come il resto della scienza, salvo casi particolari e circoscritti, sia in malafede, corrotta, o altro; tutto l’ambaradan che ci sta dietro sì, è possibile, tolta la scienza, personalmente mi fido molto poco delle altre dinamiche sociali e della natura umana, in generale, per questo bisogna sempre fare i necessari distingui. Tendo a vedere invece soprattutto una branca della scienza, poco più che neonata, di natura multidisciplinare, che, per ovvi motivi e limiti tecnici ed epistemologici intrinseci, che conosciamo bene, si trova in grossa difficoltà a produrre proprio quel risultato che la gente si aspetterebbe: la previsione deterministica del clima che verrà. Anche se ciò non significa che non sappiamo niente del clima e che non possiamo fare proiezioni probabilistiche di una certa consistenza, anzi. Dopo tutto quello che ho detto e che ci sarebbe da dire ancora, secondo me, aspettarsi oggi, previsioni climatiche deterministiche è un nonsenso scientifico. Poi è ovvio che i modelli disponibili devono essere continuamente testati e verificati, ma questo è un altro paio di maniche.
    Saluto cordialmente

  2. Fabio Vomiero

    Ottimo Fabrizio, l’articolo non poteva essere più pertinente, riguardo a quanto abbiamo discusso, naturalmente condivido e ritengo che sostanzialmente sia più o meno questo il salto concettuale che prima o poi anche alcuni fisici dovranno per forza fare, anche in tema di clima, non me ne vogliano i fisici.
    Saluto cordialmente

    • Forse sì e forse no Fabio, nel senso che io certamente non lo so. Però, il mio punto è quello di Donato: equazioni o non equazioni, devono esserci previsioni quantitative verificabili. Tutto sommato non mi interessa come sono ottenute tecnicamente, equazioni o attrattori caotici, basta che sia un metodo riproducibile e che sia testato sulla realtà. L’autore dell’articolo, alla fine, può vantarsi dei risultati proprio perché la sua tecnica ha, per ora, predetto qualcosa meglio di altre.

  3. “il paradigma scientifico è cambiato”

    Fabio, che ci siano scienze diversamente “hard” va bene, e non pretendo che la medicina o la biologia riesca a spiegare tutto in termini di un insieme di equazioni. Ma dalle scienze che sono sempre state caratterizzate dalla presenza di modelli precisi mi aspetto che continuino a funzionare nello stesso modo. Niente modelli precisi niente previsioni, e allora stiamo discutendo di fuffa.

  4. Fabio Vomiero

    Faccio l’ultimo intervento sennò poi divento pesante. Fabrizio, secondo me la risposta alla prima domanda ha molto a che fare con la comunicazione della scienza. Fermo restando quello che ho affermato, il resto riguarda il problema (divulgativo? sociale?) di come trasferire le conoscenze, ancora incerte e non definitive alla massa poco competente, e questo non è un problema di poco conto. La seconda risposta è sicuramente sì, esiste la scienza non in grado di fare previsioni quantitative corrette. Nei miei commenti ho spesso fatto già riferimento a questo, riferendomi alle dinamiche dei sistemi complessi, clima, sistemi economici, sistemi biologici. Bisogna rendersi conto che il paradigma scientifico è cambiato, non è più la fisica classica con le sue leggi ben definite e circoscritte a farla da padrona, questa è l’era dei sistemi complessi e le scienze della vita (bioscienze). Ciò significa che, purtroppo o per fortuna, lo scienziato moderno, o meglio la comunità scientifica, deve oggi confrontarsi con caratteristiche e concetti che vanno ben oltre i limiti della prevedibilità e del determinismo. Le scienze evolutive infatti introducono concetti e proprietà storicamente rimaste ai margini della fisica classica, come l’imprevedibilità, l’irreversibilità, o l’aleatorietà, per esempio. Il mio consiglio per chi volesse avvicinarsi alla scienza del clima è sempre quello di non limitarsi mai a considerare l’argomento come una realtà isolata, ma come parte di un contesto scientifico di ben più ampio respiro. Riuscire a capire necessariamente le differenze, ma anche le molte affinità che la scienza del clima condivide con il resto della scienza moderna di cui ho appena parlato.
    OK, sto diventando pesante, di questo si potrebbe discutere per ore, ma esistono anche per fortuna molti saggi scientifici interessanti di autori interessanti che possono aiutare a riflettere.
    Saluto cordialmente

    • donato

      Fabio, certi argomenti devono essere affrontati in modo pesante, non c’è niente da fare. Il teorema di Talete è pesante, ma in oltre duemila anni nessuno è riuscito a trovarne una versione “leggera”.
      Anche il tema che stiamo trattando è così: è pesante per natura in quanto coinvolge l’epistemica della scienza. Tu citi l’approccio modellistico e quello econometrico alle problematiche dei sistemi complessi. Io potrei continuare con i modelli empirici e semi empirici. In tutti i casi è necessario, però, che gli output di tutti questi modelli mi diano dei risultati realistici.
      Anche io utilizzo modelli deterministici per prevedere il comportamento di una struttura complessa come un fabbricato soggetto al sisma. Non mi sognerei, però, di dire al mio cliente che il progetto che gli ho consegnato prevede in linea di massima il comportamento dell’edificio sotto l’azione del sisma e che le quantità di ferro e di calcestruzzo sono indicative: me lo sbatterebbe in faccia e cambierebbe immediatamente tecnico. E ciò per due ordini di motivi: non avrebbe fiducia circa il grado di sicurezza della struttura da me progettata e non gli andrebbe di spendere soldi per una struttura il cui comportamento è così aleatorio.
      .
      In campo climatico mi sembra di trovarci in una situazione simile: i modelli non sono in grado di simulare il comportamento climatico se non a grandi linee, ma sulla base dei loro output, alcuni gruppi di pressione fortemente ideologizzati ci chiedono di sborsare un sacco di soldi. Il tutto sulla base di dati approssimati al centesimo: le temperature globali, lo scioglimento dei ghiacciai continentali e marini, la variazione del livello del mare.
      Ognuna di queste grandezze è, però, caratterizzata da incertezze paurose e, come nel caso delle temperature globali soggetta a rimaneggiamenti che fanno specie (vedi Karl et al., 2015).
      Vedi Fabio, di fronte a due serie di dati che hanno due tendenze diverse (temperature troposferiche e temperature di superficie) io mi farei venire molti dubbi e sono convinto che gli scienziati questi dubbi li hanno, ma non li comunicano in quanto, se lo facessero, la gente non metterebbe mai e poi mani mano al portafogli.
      La scienza, quando non comunica l’incertezza, cessa di essere scienza e diventa fede. C’è poco da fare e da dire. Quando io vedo che le concentrazioni di gas serra aumentano secondo lo scenario peggiore e le temperature superficiali e troposferiche seguono lo scenario intermedio se non quello migliore cosa devo dedurne? La conseguenza logica non la si vuole dedurre per cui si cercano errori nelle misurazioni in quanto i dati non supportano il paradigma. Ecco, in questo io vedo il vulnus epistemologico e mi rifiuto di accettare le classifiche di anni caldi basate sul centesimo di grado. Sono decenni che gli scienziati modificano i dati del passato sulla base di algoritmi matematici di omogeneizzazione di tipo esclusivamente statistico e probabilistico tanto che questi dati possono considerarsi sintetici. Per omogeneizzare un dato in modo serio bisogna effettuare serie di misurazioni della stessa grandezza con strumenti diversi e per un certo tempo: solo dopo si può procedere all’omogeneizzazione delle due serie. Questo non si fa, però. Si procede con algoritmi statistici e, santoni del calibro di Venema, sostengono che questo è un metodo corretto di procedere: il loro ragionamento non mi convince.
      Tu hai scarsissima fiducia nelle serie proxy e forse hai ragione, ma tutto il bailamme climatico di oggi è basato sul confronto tra le serie proxy (che presentano incertezze rilevantissime) e non confrontabili con quelle strumentali. Eppure noi vogliamo mantenere la temperatura globale entro i due gradi rispetto a quella pre industriale. Chi ha mai misurato questa temperatura globale pre industriale e con quale termometro?.
      Caro Fabio non ti sembra che in tutto questo di scientifico ci sia poco (sia in senso hard che soft)?
      Ciao, Donato.

  5. Fabio Vomiero

    “Perché sono loro a prometterlo”. Filippo, a mio avviso qui non si tratta di promettere niente, non stiamo propagandando una lozione per capelli, dobbiamo semplicemente fare i dovuti distingui, la scienza del clima è perfettamente cosciente e consapevole del problema dell’impossibilità di fare previsioni quantitative corrette.
    “Esistono 3 serie termometriche a terra e 2 serie satellitari. Ridurle alla sola GISS, è quantomeno miope”. E’ certamente vero, ma la sostanza di cui ho parlato non cambia granchè considerando le tre serie di terra, che poi sono anche integrate con le SST. E’ anche vero che le serie satellitari (che comunque misurano un parametro diverso) forniscono in effetti un trend un pò differente, in questo caso praticamente piatto. Sappiamo benissimo che entrambe le serie soffrono di qualche problema, si tratterebbe di capire quali delle due possibilità possa offrire maggiori garanzie. Io, che tendo ad essere una persona molto concreta, sinceramente tendo a fidarmi di più delle serie GHCN, nonostante le difficoltà, piuttosto che fidarmi di misure termometriche di un sensore a bordo di un satellite lontano circa 800 Km. E poi, se ancora dovessero esserci dei dubbi, non ci sono soltanto le temperature a parlare, ma tutta una serie di indicatori climatici, dallo scioglimento
    dei ghiacci al contenuto del calore degli oceani, che starebbero a confermare un trend di riscaldamento, mi sembra che questo sia oramai inconfutabile. E guardi che io non sono serrista convinto a prescindere o altro, glielo garantisco, sto solo cercando di studiare, capire e seguire alcuni ragionamenti che mi sembrano logici.
    Saluto cordialmente

    • “è perfettamente cosciente e consapevole del problema dell’impossibilità di fare previsioni quantitative corrette.”

      Eh? Ma se ci stanno dicendo che se facciamo questo e quest’altro riusciremo a contenere il riscaldamento entro una soglia ben definita… non è una previsione quantitativa questa? Comunque, se una cosa non fa previsioni quantitative corrette come fa ad essere scienza?.

    • Filippo Turturici

      Scusami Fabio, ma qui non ci capiamo.
      “Non stiamo propagandando una lozione per capelli, dobbiamo semplicemente fare i dovuti distingui, la scienza del clima è perfettamente cosciente e consapevole del problema dell’impossibilità di fare previsioni quantitative corrette”: peccato che lo facciano da ca. 30 anni. Quello che si diceva e si dice continuamente da decenni, è una propaganda martellante su scenari “what if” scientificamente improbabili (remotamente possibili), ma dal punto di vista del marketing venduti come certezze da qui al 2300 (nuova data degli ultimi scenari che dovremmo vedere a Parigi, il 2100 non basta più). Purtroppo anche molti scienziati, spesso attivisti, si sono prestati ad un gioco che sanno essere fondamentalmente (scientificamente) scorretto, vedi Hansen (che è un climatologo comunque spanne sopra gente come Mann o Pachauri).
      Sulle serie termometriche, mi spiace ma sbagli. Parliamo di misure, non di sensazioni personali: con le quali, mie, tue, di chiunque altra/o, non ci facciamo assolutamente nulla. Sappiamo quali siano i “problemi” delle stazioni a terra: controllo qualità ed incertezza di misura, per dirne solo due, sono due problemi che andavano affrontati già molti anni fa, ma non si è mai fatto abbastanza (in certi casi, proprio nulla). E l’anomalia media che ci viene presentata, non viene direttamente dalle misure, ma da pesanti filtri matematici per correggere errori stimati (cosa piuttosto delicata e non sempre possibile) o per coprire aree dove non abbiamo misure per molte migliaia di kmq (cosa piuttosto controversa). I dati satellitari sono semmai più attendibili perché sono uniformi, l’intera superficie, l’intera colonna d’aria, le stesse condizioni di misurazione (piccolissime differenze in seguito al variare delle orbite, comunque molto più contenute di quelle incontrate da molti sensori a terra), copertura temporale continua. Comunque misuriamo lo stesso parametro: la temperatura. Ma soprattutto, il GW si esplicherà su tutta la colonna d’aria troposferica, mica solo al suolo, no? E allora perché scartare chi misura tutta la colonna d’aria, e tenere solo chi misura punti (mal distribuiti) sulla superficie?
      Per finire: sì il GW c’è, e c’è stato, e nessuno lo mette in dubbio. Tra 0% e 100% esistono un’infinità di valori, e pensare di stare solo agli estremi è quanto di più sbagliato possa esistere in entrambi i casi. Ma, ultimo concetto estremamente semplice eppure dimenticato: anche nella “pausa” i ghiacciai si sciolgono (anche se non tutti o almeno non sempre, es. nelle Dolomiti dal 2009 al 2014 il bilancio di massa e superficie è stato lievemente positivo) perché comunque siamo in “pausa” e non in “raffreddamento”. Se hai un pezzo di ghiaccio, e porti la temperatura da -1°C a +2°C, comincerà a sciogliersi; se mantieni la temperatura intorno a +2°C, continuerà a sciogliersi. La “pausa” è dunque perfettamente compatibile con tutti quei fenomeni legati ad un clima più caldo in molte zone del pianeta.

      P.S. Il contenuto di calore negli oceani, quanto è relativamente? In valore assoluto sembra abnorme, ma se dividerai per il volume degli oceani (anche solo entro 1km di profondità), vedrai che l’aumento di temperatura è molto più piccolo di quanto si pensi.

  6. Fabio Vomiero

    Se devo essere sincero, secondo me invece, la strada della dimostrazione della fallibilità dei modelli climatici risulta essere poco utile dal punto di vista scientifico, in quando si tratta sostanzialmente di cercare di dimostrare l’ovvio. Il motivo principale, lo esprimerei semplicemente con il seguente sillogismo:
    -l’equazione del clima non la conosciamo e forse nemmeno esiste
    -i modelli climatici sono necessariamente e dichiaratamente approssimati ed incompleti
    -le previsioni di conseguenza non possono essere esatte
    A parte poi che quindici anni, in termini di avanzamento di ricerca sono un’eternità e che, per inciso, gli stessi limiti predittivi, sono prerogativa anche dello studio di altri sistemi complessi, quali sistemi economici o sistemi biologici, ad esempio non posso prevedere con certezza l’evolvere clinico di una qualsiasi malattia, se non a grandi linee. Perché allora con per i GCM dovremmo invece essere così esigenti da pretendere l’impossibile? A parte che recentemente si sono affiancati anche i modelli a reti neurali e altri approcci come il metodo di causalità di Granger, i quali sostanzialmente guardando il sistema climatico da punti di vista diversi, stanno fornendo più o meno le stesse informazioni di base. Essi comunque, per loro stessa natura, non potranno mai riuscire a cogliere l’impredicibile variabilità climatica interannuale o di microperiodo. Sulla sostanza invece, non mi sembra che finora abbiano toppato più di tanto. Prendete ad esempio i dati GISS e aggiungeteci anche il 2015, che oramai quasi sicuramente sarà il nuovo anno più caldo, qualcuno riesce ancora a vedere uno iato di oltre quindici anni o una inversione di tendenza delle temperature? A me francamente non sembra.
    I miei naturalmente, come sempre, vogliono essere soltanto ulteriori spunti di riflessione.
    Saluto cordialmente

    • Filippo Turturici

      “Perché allora con per i GCM dovremmo invece essere così esigenti da pretendere l’impossibile?”
      Perché sono loro a prometterlo. E non da 15 anni, ma da più di 25 almeno (es. la famosa previsione di Hansen di fronte al Congresso americano). Si valuta ciò che viene promesso, e se si fanno promesse impossibili da mantenere, la colpa non è certamente nostra.

      “Prendete ad esempio i dati GISS e aggiungeteci anche il 2015, che oramai quasi sicuramente sarà il nuovo anno più caldo, qualcuno riesce ancora a vedere uno iato di oltre quindici anni o una inversione di tendenza delle temperature? A me francamente non sembra.”
      Esistono 3 serie termometriche a terra – anzi 4, ma la giapponese è comparsa recentemente e non mi sembra che aggiunga alcun ché – e 2 serie satellitari. Ridurle alla sola GISS, è quantomeno miope. Comunque sia, le serie a terra sono state recentemente corrette, in maniera un po’ troppo sospetta stavolta, ma vedono un trend di riscaldamento intorno a 0.1°C/decennio, cioè la media di quello minore tra i previsti, mentre le emissioni sono business as usual, cioè lo scenario maggiore tra i previsti. Un problema questo, minimo riscaldamento con massime emissioni, molto importante e sul quale non si può glissare. Le serie satellitari, a mio avviso molto più appropriate nel misurare il GW in quanto “vedono” tutta la troposfera e non solo il suolo, presentano invece un trend nullo (intorno a 0.0°C/decennio) dal 1997 al 2015, che quasi sicuramente per loro non sarà l’anno più caldo. Se ci sono dubbi a livello globale e non si raggiunge alcuna intesa sulle emissioni, non è perché il buon GG ha un bel blog, ma perché questi problemi (e altri ancora) sono ben conosciuti, anche se qualcuno finge che non esistano e vorrebbe soluzioni draconiane.
      In ogni caso, continue correzioni e ricorrezioni anche di 0.1-0.2°C l’anno e su anni sia recenti sia del “lontano” passato, non sono certamente il massimo per chi pretendeva di avere un margine di errore anche inferiore a 0.1°C e di aver ormai definito le anomalie termiche terrestri almeno dal 1880 in poi (1850 per HadCRU, mi pare), a proposito di promesse non mantenute.

  7. Grazie per la pubblicità. Sono uno dei fondatori del blog “climate scepticism”. Sono britannico ma habito in Francia. C’è un buon blog scettico in Francia, http://www.skyfall.fr/

  8. Rinaldo Sorgenti

    Mi sembra un’altra eccellente proposta e speriamo di leggere qualcosa a breve, quantomeno per fornire un’ispirazione alle prossime profezie di Parigi !

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