Ghiacci cotti dal Sole

Non è dello scioglimento del ghiaccio planetario che stiamo per parlare. Si parla invece di space weather, anzi, di paleo-space weather, cioè di cose accadute ben prima che si iniziasse a disporre di sistemi in grado di misurare con accuratezza i parametri solari. Prima però, qualche passo indietro. Con il termine space weather, si fa riferimento al vento solare e agli improvvisi picchi di emissione di particelle cariche provenienti dalla nostra stella. Il campo magnetico solare e quello terrestre, offrono generalmente protezione al sistema pianeta, ma quando i flussi di particelle cariche sono troppo intensi, gli effetti possono essere comunque dirompenti. Al giorno d’oggi questi eventi si definiscono tempeste solari o, più tecnicamente SPE (Solar Proton Event). Benché ovviamente antichi come il sole, questi eventi li si potrebbe definire problemi per lo più moderni, in quanto ad essere a rischio di forte impatto in seguito ad eventuali SPE, sono soprattutto le infrastrutture tecnologiche, linee elettriche, comunicazioni etc.

Su CM ne abbiamo già parlato qualche volta, ricordando anche quella che, sin qui, si riteneva potesse essere la tempesta solare più intensa dell’epoca moderna, il Carrington Event del 1859, che causò seri problemi alle infrastrutture telegrafiche negli Stati Uniti. Oggi, con uno studio pubblicato su Nature Communications (liberamente disponibile e anche su Science Daily)), sono state trovate le tracce di due eventi molto più intensi occorsi oltre mille anni fa.

Multiradionuclide evidence for the solar origin of the cosmic-ray events of ᴀᴅ 774/5 and 993/4

In realtà, nella letteratura sull’argomento i picchi carbone radioattivo (14C) degli anni 774/775 e 993/994 erano già stati tracciati in analisi di dati di prossimità dendrologici. Sulla loro loro ampiezza e, soprattutto, origine, sussistevano ancora molte incertezze. Le cronache storiche cinesi, ad esempio, ne attribuivano l’occorrenza al passaggio ravvicinato di una cometa, altri all’impatto di un meteorite. Con l’aiuto di dati vicari invece provenienti da carotaggi nel ghiaccio, sia in Artico che in Antartide, sembra sia stato possibile attribuirne la causa a massive eruzioni solari, eventi che al giorno d’oggi, potrebbero risultare distruttive per la società tecnologica.

Le tracce sono nelle quantità di carbonio, berillio e cloro (14C, 10Be, 36Cl), tutte sostanze che scaturiscono dalla reazione a catena provocata dall’ingresso dei raggi cosmici in atmosfera. In termini quantitativi, l’intensità del flusso attribuito al meno recente dei due eventi, pari a circa 100MeV, è tre volte superiore a quella stimata per il Carrington event del 1859.

L’argomento è molto interessante, in quanto aiuta, se si vuole, a definire i contorni della vulnerabilità del nostro sistema tecnologico. Un evento di quelle proporzioni, al giorno d’oggi, metterebbe in ginocchio il mondo intero. Tuttavia, non è la ricerca dell’ennesimo spauracchio ad animare questo genere di ricerca, quanto piuttosto la volontà di definire delle scale di misura per questo tipo di eventi e immaginare le caratteristiche che dovrebbero avere le contromisure. Ultimi e non meno importanti anche gli aspetti climatici, sia, come scritto nell’articolo, per le interazioni chimiche in alta atmosfera di questi flussi così potenti, da cui potrebbe derivare un depauperamento dello strato di ozono a sua volta in relazione con le temperature e la circolazione atmosferica, sia, viene in mente, anche per la possibile relazione tra i flussi di raggi cosmici e la nuvolosità, altra parte delle dinamiche del sistema tutta da scoprire.

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Author: Guido Guidi

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4 Comments

  1. I giornali hanno parlato di un potenziale problema per domenica scorsa, a causa di un’esplosione solare “durata tre ore”. Era un evento veramente fuori norma o ci hanno ricamato sopra?

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  2. Lo studio conferma Miyake et al., 2015 di cui lo scorso 19 febbraio ci parlò F. Zavatti ( http://www.climatemonitor.it/?p=37544 ). La conferma è indipendente in quanto fa riferimento a dati di prossimità rilevati da ben tre carote (diverse da quella di Miyake et al., 2015) e di origine artica ed antartica. Gli eventi sono, pertanto, estesi a tutto il globo e ciò avvalora la loro origine solare. L’articolo citato da G. Guidi esclude, pertanto, le spiegazioni alternative e conferma in entità e natura quanto sostengono Miyake e colleghi nel loro articolo del 2015.
    Si restringe, infine, a circa 7 anni il margine di errore nella datazione dei due eventi grazie ad un miglior campionamento delle carote e ad una miglior correlazione con le dendrocronologie. Analizzando i grafici dei due eventi ho, però, l’impressione che l’evento del 774/775 AD sia molto più incerto di quello del 993/994 AD.
    La conferma della natura solare dei due eventi non deve farci dormire sonni tranquilli in quanto una loro replica provocherebbe conseguenze apocalittiche sui nostri sistemi di vita. Se essi, infatti fossero stati di natura extra solare (comete, planetoidi, e lampi di raggi gamma) avrebbero avuto tempi di ritorno di centinaia o decine di migliaia di anni e potevamo stare più tranquilli. In questo caso mi sa che la tranquillità è un’emozione che non ci si può permettere. Che ne sarebbe delle nostre reti di comunicazione e di produzione e distribuzione di energia elettrica? E di tutti i dati che abbiamo immagazzinato elettronicamente? E di tutte le centraline elettroniche che consentono a veicoli e macchine di ogni genere di funzionare? Il solo pensarci mi fa venire i sudori freddi. Altro che GW.
    Ciao, Donato.

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    • C’è solo un piccolo problema… Se le sostanze rilevate in questi carotaggi sono il risultato delle reazioni chimiche tra i Raggi Cosmici e l’alta atmosfera, mi sorge qualche dubbio sull’effettiva natura “Carrington” di tali eventi. Infatti i Raggi Cosmici aumentano al diminuire dell’attività magnetica solare. E quando tale attività diminuisce, le probabilità che si verifichino eventi di tipo Carrington diminuiscono.

      Non vorrei che ci fosse un errore di fondo… magari involontario… (devo comunque verificare) e che l’evento scatenante non è il Carrington ma qualcosa di simile a ciò che sta avvenendo ora… ovvero un crollo dell’attività magnetica… qualcosa di simile, cioè, agli eventi di Minimo Solare come Dalton, Maunder ecc… che hanno determinato le PEG. Tra l’altro sappiamo che negli ultimi decenni ci sono state almeno 2 contrazioni molto violente dell’Eliosfera… eventi che gli esperti non sono ancora riusciti a spiegare… ed è a seguito di tali eventi che si ha un aumento dei Raggi Cosmici!

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