Salta al contenuto

Quando il gioco si fa duro…

Per la verità i duri hanno cominciato a giocare da un pezzo con il clima che cambia. Se c’è un risultato che l’ansia da “febbre del pianeta” ha infatti raggiunto sin qui è quello di aver smosso risorse economiche davvero ingenti. Ma, comunque, non sufficienti, almeno secondo quanto leggiamo nell’ennesimo instant paper andato alle stampe giusto in tempo per la conferenza di Parigi del prossimo dicembre.

Però, pare che ora finalmente si stia muovendo anche wall street, ovvero il mondo dell’alta finanza, che finalmente avrebbe compreso quanto ci sia da guadagn…. ehm, di vantaggioso nel votarsi a pratiche finanziarie rivolte alla sostenibilità.

Wall Street Wakes Up: Sustainable Invetement and Finace Going Mainstream

L’articolo, uscito su Environment: Science and Policy for Sustainable Development, è commentato anche su Science Daily. Come la metteranno i seguaci della decrescita?

Ma, oggi è domenica, quindi forse non avrete voglia di tediarvi con questi argomenti. Il piano b, più tradizionale, potrebbe essere quel che ci vuole per prepararsi mentalmente alla battaglia di Valencia, l’ultimo atto del MotoGP che prenderà il via nel primo pomeriggio (ehm…comunque vada il 46 ha già vinto!).

Si tratta di un piano strategico che il governo americano sta studiando in materia di Space Weather, ovvero, come salvare se stessi e l’universo mondo (in quest’ordine), da quella che è giudicata una “minaccia reale e un pericolo attuale” da tale Bill Murtagh, assistant director for space weather all’ufficio di scienza e tecnologia della Casa Bianca: un’esplosione solare in stile Carrington Event del 1859 che, prima o poi, colpirà la Terra. Niente più corrente elettrica, niente più telecomunicazioni etc etc… Pare che l’ultima che avrebbe potuto fare danni seri sia stata nel 2012, ma per fortuna ce la siamo cavata con qualche vignetta sul calendario dei Maya…

Certo, negli anni abbiamo avuto notizia di piani USA per ogni genere di castroneria, compresa l’invasione degli ultracorpi, però, però…

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwitterlinkedinmail
Published inAttualità

2 Comments

  1. D’altronde… visto che i modelli climatici per la Terra, mai stati in grado di fare previsioni, sono regolarmente usati per le policies, per quale motivo i modelli “climatici” solari dovrebbero essere sottoposti a scrutinio più severo?

    PS Peraltro, forse – visto il nostro livello di dipendenza dall’elettronica – mi verrebbe da dire che un evento Carrington entro il 2025 mi preoccupa più dei 2°C aggiuntivi entro il 2100. Ancora di più, però, mi preoccupa il 2016 sotto tutti i punti di vista…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Categorie

Termini di utilizzo

Licenza Creative Commons
Climatemonitor di Guido Guidi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.
scrivi a info@climatemonitor.it
Translate »