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Il CMA abbandona la sede storica di via del Caravita al Collegio Romano

Leggo sulla cronaca romana del Corriere della Sera che il CREA – CMA, erede della tradizione secolare dell’Ufficio centrale di meteorologia, primo servizio meteorologico italiano, deve abbandonare dal 31 dicembre la storica sede di Via del Caravita 7/A, nel Collego Romano, per trasferirsi in altro luogo.

Con grande dispiacere prendo atto di tale evento in quanto la sede di via del Caravita con i suoi corridoi popolati di vecchi registri di stazione, con la bellissima collezione di strumenti meteorologici e geofisici d’epoca, con la splendida biblioteca, con lo scalone in trachite, con lo storico ascensore, con i soffitti a capriata, con i suoi misteriosi sotterranei, con la torre Calandrelli e la sua splendida visione su Roma, è sempre stata per il sottoscritto un porto sicuro nel caos che intasa le vie della metropoli romana intorno a via del Corso.

Qui aleggia l’illustre ricordo di personaggi come Giovanni Cantoni, Pietro Tacchini, Enrico Fermi (che qui preparò il suo esame di ammissione alla Normale di Pisa assistito dal suo docente di fisica Filippo Eredia, fondatore del Servizio meteorologico dell’Aeronautica) ed Ezio Rosini, altro ragazzo di via Panisperna che mi ha onorato della sua amicizia. Che sanno di tutto ciò coloro che hanno stabilito di cedere la storica sede? Poco o nulla, immagino.  Tutto ciò fa parte di quella diffusa ignoranza circa la storia della cultura scientifica di un Paese che ha avuto in passato l’onore di essere sede della prima rete meteorologica mondiale (la rete galileiana del Cimento, attiva per un decennio dal 1657) e poi di alcuni fra i più antichi osservatori meteorologici del mondo (Genova, Padova, Milano e per l’appunto Roma). Si tratta di una tradizione che è decisamente un unicum a livello mondiale e che qualunque altro paese europeo avrebbe, immagino, tutelato con grande rigore, valorizzandolo anche a beneficio della intera comunità scientifica mondiale.

E’ un onere legato all’età quello di perdere pian piano i vecchi amici e la sede del CMA è stato per tanti anni uno dei più fedeli. Per questo anche a nome del gruppo di Climatemonitor esprimo la mia vicinanza ai colleghi del CMA, con l’augurio che CREA si renda conto dell’errore e ritorni sui propri passi.

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[box] NB: Tanto tuonò che piovve: era il 2010 quando si ebbe notizia per la prima volta di queste manovre. E ci furono parecchie rimostranze. Ora, forse dopo aver fatto calmare le acque o forse soltanto a causa de lungaggini burocratiche, i “razionalizzatori” hanno raggiunto il loro scopo. Mentre ci facciamo belli a discettar di clima che verrà e di come difenderci da esso, gettiamo via la conoscenza del clima che è stato. Con buona pace dei padri della Meteorologia, che da quelle stanze e da quei corridoi l’hanno insegnata a tutto il mondo.
gg
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Published inAttualitàClimatologia

7 Comments

  1. Donato

    @ Teo e Franco
    Una volta si diceva che andando in piazza si incontravano gli amici. Dalle mie parti ci si incontrava (e qualche volta succede anche adesso) in piazza anche con persone con cui si erano persi i contatti da anni. CM è stato, in questo caso, una splendida piazza virtuale: sono lieto per voi.
    Ciao, Donato.

  2. teo

    Scusa l’off topic Luigi ma dopo 40 anni non sono riuscito a resistere.

  3. Uberto Crescenti

    Analoga sorte è stata riservata negli anni scorsi alla sede del Servizio Geologico Nazionale in Largo Santa Susanna. Unaa sede prestigiosa con collezioni di rocce e fossili raccolti durante decenni di campagne di rilevamento geologico in tutta Italia. Siamo ormai da tempo sopraffatti da più o meno illustri amministratori ignoranti.

  4. Non essendo un meteorologo, non ho avuto modo di apprezzare la storia e le conoscenze racchiuse nella sigla CMA, ma la vicenda mi ricorda quando abbiamo dovuto finire le osservazioni meteo sulla torre della Specola a Bologna e quando è stata interrotta la pubblicazione della rivista Coelum. Purtroppo sono pezzi di vita che se vanno… e siamo d’accordo, è l’età.
    Ma ora che fine fanno i brogliacci delle osservazioni, gli strumenti e i modi di costruirli? Andranno in qualche cantina dimenticata?
    E l’occupazione dei locali da parte del Ministero dei Beni Culturali è una razionalizzazione? Ci credo senza alcun dubbio!
    Grazie Mariani, per averci fatto conoscere questa triste vicenda che si ripete anche troppo spesso in questi tempi di crisi per qualcuno e non per altri.
    Franco

    • teo

      Guido mi perdonera’ la nota personale. Da un poco di tempo mi andavo chiedendo se Franco Zavatti che compare talvolta e’ lo stesso Franco Zavatti che con Bonoli e Vettolani, io ed il buon Merighi, allora giovin studenti, si guardava ammirati passare per i corridoi dell’Augusto Sig. Righi (anche se per un periodo porto’ i baffi rose che lo rendevano meno Augusto)? Fu con grande orgoglio che incaricati dalla Triade si ando’ a prendere lastre all’infrarosso in quel di Brera: viaggio allora quanto mai avventuroso e per l’incontro con gli indigeni quando chiedemmo la strada per l’Osservatorio, quasi come per le foci del Nilo, tel’ghi le’ quater kilometer sura (dialetto brianzolo credo o bantu’). Poi, l’incontro con il Direttore, una scena tratta da apocalipse now che pero’ allora non era ancora stato girato, prof. Kranic, palesemente lui ispiro’ il regista del film per il personaggio del generale Kurtz. Quindi Zavatti sono andato sulla tua pagina personale e si’! Accidenti sei proprio tu! Perche’ il Bonoli ed il Vettolani talvolta li incontro ma non avevo piu’ visto te. E’ stato un piacere reincontrarti su queste pagine.
      Caro Guido, confesso ormai scoperto. La mia prima passione fu l’astronomia, la ricordo ancora, Betty si chiamava, dolcissima e folle. Venni quindi la fisica dei neutroni che mi rapi’, bionda e altissima, ma le cose non funzionarono con lei. Solo dopo la fisica dell’atmosfera, che rimane nel mio cuore nonostante abbia gia’ due ragazzi grandi. La pianificazione territoriale e’ cosa del presente, perche’ alla mia eta’ bisogna mettere la testa a posto, ma anche lei e’ bellissima.
      Franco un abbraccio fortissimo, e mi scuso con gli altri lettori.

    • Luigi Mariani

      Teo, nel lasciare la parola a Franco ti ringrazio per il contributo, fuori tema ma molto simpatico. Ciao. Luigi

    • Si Teo, sono proprio io. Però avevo perso la memoria del viaggio a Brera. Ricordo vagamente un solo viaggio a Brera -era quello delel lastre?
      Di Kranjic ho ricordi di studente, quando lui, ordinario a L’Aquila, tornava a Bologna in motocicletta e passava dal suo ex studio, che era occupato da noi due (Fabrizio Bonoli ed io), ci raccontava una barzelletta in inglese e se ne andava. Poi l’ho frequentato dopo che era andato in pensione e tornato a Bologna definitivamente: sono andato a casa sua a sistemargli il computer. e abbiamo parlato di varie cose.
      Senza ricordare i tuoi trascorsi astronomici, ho chiesto di te a Giordano Cevolani: telefonami (sono sull’elenco) così ci troviamo
      un sabato anche con Giordano.
      Un abbraccio forte anche a te.
      Franco
      E con questo, Guido, termino l’occupazione abusiva di spazio pubblico e mi scuso con te e con i lettori.

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