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La rivincita dell’abbacchio

Fermi tutti, siamo sotto le feste e non si scherza, non ci sarà alcuna rivincita in senso stretto di ovini, bovini e pollame vario. Tanto meno si rivolteranno i suini, anzi, a ben vedere, il tipo di rivincita che li aspetta potrebbe non piacergli.

Quella che vi dirò tra poco è una notizia che arriva quando i buoi sono scappati dalla stalla (ehm, e dagli…), insomma, fuori tempo massimo, per esempio per la COP, che non è la cooperativa per la grande distribuzione alimentare che pure c’entrerebbe qualcosa, ma la kermesse climatica conclusasi dieci giorni fa.

In quella, come in tante altre occasioni in cui ci si arrovella per salvare il pianeta dai suoi occupanti, si è discusso anche di impiego delle risorse, tra cui anche l’allevamento di animali a scopo alimentare, essendo questo materia di preoccupazione in termini di produzione di gas con effetto serra come accessorio.

Ricordate la foto della mucca col serbatoio di metano sulla schiena e opportuni apparati di recupero alla fonte delle sue ‘esternazioni’? Beh, forse agli animali cui si era pensato di applicare questa procedura sarà risparmiata l’ennesima umiliazione. Serbatoio e apparati di ritenzione passeranno a lattuga, broccoli et similia, insomma, ai vegetali.

Già, perché uno studio della Carnegie Mellon University pubblicato su Environment Systems and Decisions, pare abbia dimostrato che, a parità di calorie, tra cicli produttivi, trasporti e distribuzione, la dieta vegetariana ha un impatto ben superiore di quella onnivora in termini di emissioni (lancio su Science Daily).

C’è poco da scherzare, gli stessi autori dello studio, che pure stavano investigando sull’impatto ambientale dell’obesità e naturalmente raccomandano che per viver sani e belli bisogna comunque mangiar poco, chiosano dicendo che “non sempre ciò che è buono in termini di salute lo è anche in termini ambientali”. Infatti simulando la somministrazione di cibi salutari come frutta, verdure e pesce, il consumo di energia sale del 38% e quello di acqua del 10%, mentre le emissioni di gas serra aumentano del 6%.

Emissioni? Già, proprio quelle che bisognerebbe abbattere… Sicchè, la snervante litania del “mangiare meno carne per salvare il pianeta” Michele Masneri su Il Foglio l’ha intesa così e ancora non riesco a smettere di ridere: Se smetti di mangiare la carne vivrai una settimana in più, ma in quella settimana farà un caldo della madonna.

E adesso? Beh, che domande, tutti a tavola no?

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Published inAttualità

2 Comments

  1. Splendido articolo, completa molto bene ciò che già era noto o almeno sospettato da vari studi, l’ ultimo dei quali del 2014 che io sappia…. ne scrisse il washington post l’ anno scorso in questo articolo: https://www.washingtonpost.com/lifestyle/food/vegetarian-or-omnivore-the-environmental-implications-of-diet/2014/03/10/648fdbe8-a495-11e3-a5fa-55f0c77bf39c_story.html

    Interesante anche il fatto chel’ economia ‘a km 0’, tanto pubblicizzata come eco-friendly, potrebbe non esserlo affatto: http://freakonomics.com/2011/11/14/the-inefficiency-of-local-food/

    Saluti

  2. Luigi Mariani

    Guido,
    tutti a tavola ma mangiando in modo più contenuto. A giudicare dall’abstract mi pare questo il messaggio chiave dell’articolo.
    Inoltre penso che dovremmo cercare di sfruttare meglio gli oltre 3 miliardi di ettari di pascoli disponibili, mirando ad una zootecnia idonea (ovicaprini, bovini rustici , ecc.). Per questo anche l’abbacchio non ci sta poi così male…
    Ciao.
    Luigi

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