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Realclimatic

C’era una volta un movimento di volenterosi che voleva salvare il pianeta dai cattivi emettitori di CO2. Per meglio attrezzarsi al salvataggio, si erano riuniti nella capitale delle rivoluzioni cul-turali, in una cornice di grande impegno e determinazione.

Tutti insieme, dopo aver riflettuto e discusso per qualche giorno se fosse meglio salvare prima l’uovo o la gallina, avevano deciso che per salvare il pianeta la sua temperatura media non avrebbe dovuto aumentare di più di 2°C (meglio 1,5°C) rispetto a quando i più tecnologici andavano in giro in carrozza e quelli meno al passo coi tempi in giro non ci andavano proprio.

Per far passare la febbre al pianeta, però, c’era una sola soluzione: smettere di emettere anidride carbonica in atmosfera. Siccome praticamente ogni cosa che si fa ha un costo in termini di emissioni, per tenere queste ultime sotto controllo il miglior sistema, decisero, era quello di farle pagare.

Non che l’idea fosse nuova in realtà. La faccenda del pagare per inquin… ehm, respirare, esisteva già da un po’, solo che il meccanismo si ostinava a non funzionare. Dopo Parigi, si diceva, finalmente la grande macchina da guerra al clima che cambia comincerà a funzionare come si deve.

Ma, onde evitare di dover dar conto ai propri cittadini delle loro azioni, i grandi decisori decisero, tutti insieme, che, sì, un prezzo alla CO2 lo si sarebbe dovuto dare per legge, ma meglio farlo, che so, nel giro di qualche anno, non da subito, per quello può pensarci il mercato.

E così, fregandosene degli accordi e facendo ricorso al realismo che, ahinoi, lo contraddistingue, il mercato, a poco più di un mese dallo storico accordo per salvare il pianeta, ha deciso che la CO2 non vale un accidente, e che il permesso di emetterla vale ancora meno.

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Published inAttualità

6 Comments

  1. Donato

    Fermi tutti: i decisori vigilano su tutto, anche sull’ETS.
    I mercati non seguono le indicazioni dei decisori? Non fa niente ci pensano loro: parola del ministro L. Fabius, già Presidente della COP21.
    .
    Di fronte all’Europarlamento ha detto, infatti, che l’Europa deve negoziare molto e, tra gli argomenti più spinosi ed urgenti, ha citato la riforma dell’ETS e gli interventi nel campo dei trasporti e nell’edilizia (che fino ad ora non erano stati presi in considerazione).
    Ovviamente non è finita qui, ma oltre all’Europa ne ha avuto per tutti.
    E’ urgente, infatti, che sin dal prossimo 22 aprile si raggiunga subito il traguardo per rendere valido l’accordo di Parigi: 55 Stati firmatari che rappresentino il 55% delle emissioni globali.
    Ha dettato, inoltre, l’agenda “climatica” per il 2016: gruppo di lavoro a Bonn per fissare i termini degli impegni finanziari di principio presi a Parigi, fissare le modalità per la revisione quinquennale degli impegni volontari ed i criteri per garantire la trasparenza nelle verifiche del raggiungimento di tali impegni.
    Bisogna, inoltre, precisare meglio gli obiettivi dell’Alleanza Solare proposta dall’India e gli impegni finanziari per le rinnovabili in Africa. Il tutto in vista della COP22 di Marrakesh.
    .
    Chi si illudeva che dopo Parigi saremmo stati più tranquilli, è servito: i decisori non dormono mai, non mangiano mai, lavorano per noi a tempo pieno. 🙂
    http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/clima/2016/01/20/clima-fabius-leader-firmino-accordo-perche-entri-in-vigore_063627dc-20c6-4005-b51a-d64180298dab.html
    Ciao, Donato.

  2. Simone

    Dai miei ricordi storici, nella Londra post rivoluzione industriale, il mezzo a motore venne salutato con benevolenza in quanto permetteva di eliminare le problematiche ambientali causate dalla locomozione animale (deiezioni e flatulenze, con l’aggiunta della malsanità delle strade per via dei ratti che conseguentemente scorrazzavano abbondanti)… non ricordo la fonte ma era piuttosto atendibile, ed a ben pensarci tutto ciò è più che logico in quanto è evidente cosa avviene nelle strade durante una qualsiasi manifestazione/sagra dopo il passaggio anche solo di una manciata di animali… mica tutti i cavalli vanno in giro come quelli delle botticelle Romane

  3. Luigi Mariani

    Anche la mobilità a trazione animale (che ogni tanto a tutti noi capita di vagheggiare a livello di boutade) aveva dei costi: milioni di ettari destinati a produrre il foraggio per alimentare i quadrupedi (per lo più cavalli) e inquinamento da sterco equino delle aree urbane con puzza ed emissioni di metano e ammoniaca. Oggi con 7 miliardi di abitanti di cui il 50% stipato in megalopoli sarebbe totalmente insostenibile.

  4. Fabio Spina

    IL 30 nov 2015 il costo della CO2 era a 8.21€ ed oggi è sceso a 6,82€, una discesa post COP 21 del 17%….almeno i mercati non credono all’Accordo storico di Hollande
    (per i dati costo CO2 http://www.sendeco2.com/es/precios-co2 )

  5. Donato

    A volte mi chiedo come funziona il cervello dei nostri decisori politici e invariabilmente la risposta è: al contrario di quello delle persone normali.
    Nella fattispecie ci troviamo di fronte ad un mondo che non si sviluppa come dovrebbe, a milioni di persone in cerca di lavoro, ad un’economia che arranca e loro, intelligentemente, rinunciano ad introdurre una tassa che deprimerebbe il tutto in misura ancora maggiore e la pospongono al 2020 (forse).
    Una persona normale, in questa situazione, decide subito di fare baldoria fino a che può. Loro pensano, invece, che le persone normali siano disposte ad autolimitarsi ed a rinunciare alla baldoria: le emissioni dovranno essere ridotte altrimenti il mondo bollirà!
    Nel mondo utopico dei decisori politici le cose funzionano, in quello reale no e il mercato (le persone normali) decide di testa sua fregandosene di quello che pensano i decisori. Nel frattempo i decisori possono annunciare che a Parigi hanno salvato il mondo dallo sfacelo e, colmo dei colmi, c’è pure qualcuno che ci crede. Roba da matti!
    Il problema è che le cose funzionano così in quasi tutti i settori per cui dilaga la disaffezione verso i decisori ed i loro intrallazzi: la gente si è scocciata e diserta le urne o si rifugia nei populismi in quanto capisce (mica è ignorante come presumono i decisori) quando i decisori hanno preso un granchio.
    .
    In questo caso la gente non è solo quella comune, ma sono anche le grandi industrie automobilistiche (Wolkswagen e Renault in testa), le grandi industrie che emettono CO2, le grandi banche che devono metterci i soldi ed i produttori di petrolio, gas e carbone: tutti cercano l’escamotage per aggirare le decisioni dei decisori.
    Con i nuovi prezzi del petrolio ai minimi storici mi sa che le emissioni non faranno altro che aumentare, in barba a quanto hanno deciso in quel di Parigi: tra il dire ed il fare ….. 🙂
    Nel frattempo ho scoperto che in Italia le aziende con più di 300 dipendenti dovranno assumere un manager della mobilità che deve studiare i modi in cui i dipendenti devono recarsi al lavoro per avere una “mobilità sostenibile” e che i comuni con oltre 100000 abitanti riceveranno 35 milioni di euro per incentivare la mobilità sostenibile: fra poco per andare al lavoro a piedi (chi potrà) si verrà pagati. 🙂
    Ciao, Donato.

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