Il futuro è nei satelliti, tranne che per la temperatura

Qualche giorno fa ho preso parte ad un evento in cui si discuteva di clima. Ne parlo solo ora perché, come da tradizione, cerco di evitare l’auto-promozione. Per fortuna c’è chi ci pensa, sebbene starnazzando, e la serata è stata interessante. Verso la fine, nel classico Q&A, mi è stato chiesto se i dati provenienti dalle zone satellitari sono inclusi nei dataset della temperatura media superficiale globale.

Inevitabilmente, ho dovuto rispondere di no, perché si tratta di un sistema di misura diverso difficilmente accordabile con quello standard, perché le serie coprono comunque un periodo climaticamente ancora breve, perché la temperatura della bassa troposfera non è la stessa cosa della temperatura superficiale e, infine, perché il loro trend è largamente inferiore e meno preoccupante dei dati di superficie.

Nonostante ciò, il salto prima o poi si dovrà fare, perché i benefici in termini di omogeneità e copertura spaziale dei dati da satellite sono irrinunciabili, a meno che non si voglia continuare a mettere toppe artificiali alla sempre meno affidabile e sempre più addomesticata rete di stazioni a terra. Per ora comunque non se ne parla, anzi, quando tiri fuori i dati da satellite quelli bravi ti tirano le pietre…a meno che, i dati da satellite non risultino utili alla causa del clima che cambia e cambia male.

Qui, su Science Daily l’approfondimento e le coordinate di questo paper uscito su Nature.

Ecco allora che, per misurare là sensibilità degli ambienti ecosistemici ai cambiamenti climatici, il dato satellitare fa alla bisogna. Un gruppo di ricercatori ha messo a punto un indice, il Vegetation Sensitivity Index, con il quale misurare la resilienza degli ecosistemi alle oscillazioni climatiche di breve periodo (breve perché ci sono pochi dati…). Un mese molto più caldo o molto più freddo della norma, un deficit di precipitazioni particolarmente significativo etc etc.

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La tundra artica, le foreste boreali, quelle pluviali tropicali, le regioni alpine e così via, tutte zone di cui si è potuto valutare il rischio (crescente nei toni del rosso nell’immagine qui sopra) grazie alle informazioni provenienti dalle sonde satellitari. Ma, se poi su quelle stesse zone e sull’intero pianeta vuoi sapere che fa la temperatura, i dati da satellite non ci piacciono più.

Valla a capire la scienza del clima….

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Author: Guido Guidi

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8 Comments

  1. Guido, come ha sottolineato Christy nella sua recente testimonianza al Congresso usa, i satelliti dovrebbero servire anzitutto per ricalibrare i GCM, che come sappiamo non sono oggi in grado ad esempio di descrivere in modo accurato i trend termici della media troposferia.
    Resta poi la necessità di raccordare i dati da satellite con quelli da reti al suolo, come da te indicato. Più nello specifico penso che i satelliti (sia i dati MSU per la bassa troposfera sia i dati di temperatura di superficie di Landsat e Modis) dovrebbero:
    1. entrare in un sistema evoluto di controllo di qualità dei dati delle stazioni al suolo, in modo da escludere dalla stima delle temperature globali le stazioni affette da UHI o che comunque manifestino errori di varia natura.
    2. servire direttamente per stimare i dati per le immense zone non coperte da reti osservative al suolo.
    Luigi

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  2. Quelli bravi mi hanno scritto che la distorsione (o scostamento alias bias)della rilevazione della temperatura al suolo dei dati satellitari è maggiore di quella della rete di osservazioni di terra. Il salto secondo me difficilmente si farà finchè esisteranno i termometri al suolo. Possibile che l’attuale tecnologia satellitare non riesca a determinare la temperatura a 2 m dal suolo? Nutrivo un pò più di fiducia nell’innovazione nel 2016.

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    • Certo che possono. Con un margine di errore, ovviamente: ma non esiste misura senza incertezza, ed è una definizione tecnica. Quindi anche le misure a terra (in mare) hanno un’incertezza. Così come misurano un punto, e poi integrando i vari punti una superficie: in alcuni casi siamo fortunati, diversi strumenti ogni poche centinaia di km^2; in altri meno, con pochi strumenti per centinaia di migliaia di km^2. Il che aggiungerebbe ulteriore incertezza: ma per molti non è bello ricordarlo.

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      • Sì Filippo, in particolare mi riferivo a valori di dati satellitari o di terra corrispondenti a meno di uno/due decimi di grado. Possibile che una rete del genere esista già?

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  3. Complimenti per il blog che seguo da qualche tempo, ricco di contenuti scientifici di alto livello e soprattutto promotore di riflessioni e di spunti mai banali.
    Vorrei fare una domanda relativa alla misurazione satellitare, non sono un esperto ma immagino che ci siano delle sonde multispettrali per rilevare la temperatura atmosferica, tuttavia si riesce anche a misurare direttamente la temperatura al suolo o questa misura è frutto di interpolazione?

    Un cordiale saluto

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    • Gentile Giovanni Baldi,
      provo a risponderle io.
      La misura di temperatura di strati atmosferici con sensori MSU è fatta valutando l’emissione dell’ossigeno molecolare, la quale è funzione delle temperatura dello strato (http://www.remss.com/missions/amsu). Si ottengono cosi temperature per la bassa troposfera (primi 1500 m circa) e temperature delle media troposfera (strato centrato intorno ai 5000 m di quota).

      Tale misura non può riguardare tuttavia lo strato più vicino al suolo e al quale si riferisce la cosiddetta “temperatura dell’aria in superficie” misurata dalle stazioni meteorologiche e relativa a 1.50-2.00 m dal suolo. Ciò perché l’elevata presenza di vapore acqueo impedisce i satelliti di misurare nelle bande di emissione dell’ossigeno degli strati più prossimi al suolo.

      Invece si può facilmente misurare l’emissione del suolo con radiometri appositi installqti su satellite 8es. Landsat o Modis), ottenendo al cosiddetta temperatura di radianza della superficie.

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  4. I soliti giochetti del dogma più osannato dai media

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  1. Il futuro è nei satelliti, tranne che per la temperatura : Attività Solare ( Solar Activity ) - […] Autore: Guido GuidiData di pubblicazione: 20 Febbraio 2016Fonte originale: http://www.climatemonitor.it/?p=40598 […]

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