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Ma dove va a finire il vapore?

Due importanti serie di misura indipendenti del vapore acqueo e della profondità ottica dell’atmosfera, con quest’ultima strettamente correlata, oltre che al vapore, anche alla presenza di aerosol, cioè di particolato organico e inorganico, quindi anche di origine antropica. Sono misure di punto, quindi passibili di modifiche anche importanti delle condizioni al contorno ma, con riferimento al vapore acqueo, questo conta poco (qui).

Regola vuole che una colonna d’aria più calda possa contenere più vapore e che una superficie più calda ne ceda di più all’atmosfera. Regola quindi vorrebbe che la tendenza all’aumento delle temperature medie superficiali del pianeta innescasse una maggiore evaporazione e un aumento del totale dell’acqua precipitabile in atmosfera. Il vapore è il gas serra più potente, in termini di regolazione della temperatura del pianeta, compie circa i due terzi del lavoro, con la CO2 a farne circa un quinto e gli altri gas minori a completare l’opera.

Quindi il vapore acqueo dovrebbe essere il nostro problema. Più CO2 uguale più caldo, più caldo uguale più vapore, più vapore uguale più caldo ancora…e così via. Ma, come ci è capitato di mostrare tante altre volte, il vapore acqueo presente in atmosfera NON sta aumentando, anzi, sta diminuendo. Almeno questo è quello che mostra la serie (pur puntuale) venticinquennale mostrata qui di sotto e proveniente da questo sito web.

718_Total_Column_Water_Vapor

Analogamente, pur presentando i segnali di brevi fasi di picco della presenza di aerosol, imputabili a massive eruzioni vulcaniche come quella del Pinatubo nel 1991, lo spessore ottico degli aerosol sta diminuendo, il che implica una maggiore trasparenza dell’aria.

750_Optical_Depth

Domanda, se con riferimento allo squilibrio imposto al bilancio radiativo dall’aumento della CO2, cui però ha corrisposto negli ultimi anni una stasi delle temperature, qualcuno ipotizza che il calore sia stato assorbito dagli oceani, come mai negli ultimi 25 anni, tutti interessati dal global warming antropico (così dicono senza convincere gli studi di attribuzione di natura modellistica) il vapore invece di aumentare è diminuito?

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Published inAttualitàClimatologia

3 Comments

  1. Luca G.

    Dove è andato a finire il vapore acqueo? Non ho grafici a disposizione , ma rifacendomi ad alcune nozioni nel commento del Sig. Vomiero, ho avuto un’intuizione che condivido con voi, che avendo accesso con più facilità del sottoscritto a materiali di informazione climatica possiate porre sotto esame di attendibilità. Mi sono venute in mente le nubi basse, le quali sono conseguenza della condensazione del vapore, che perde così la caratteristica di gas serra, e che hanno un potere raffreddante nella bassa troposfera , in grado di poter spiegare il famoso iato termico del pianeta. La cosa stuzzicante è capire cosa potrebbe (se confermata e valida) aver favorito questa condensazione (qualche idea: particolati antropici?, Raggi cosmici in continuo aumento in relazione all’attività solare?)

  2. Fabio Vomiero

    Ottima domanda direi quella che si pone Guidi e che devo dire mi pongo spesso anch’io. Penso che se qualcuno volesse approfondire l’argomento sarebbe molto interessante. In effetti non si capisce bene dove sarebbe tutto questo feed-back positivo causato dal vapore acqueo se poi alcuni dati non ne testimoniano l’effettivo aumento in troposfera, ammesso che i dati possano ritenersi affidabili e su questo non ci metterei la mano sul fuoco. Inoltre: il vapore d’acqua è sì molto efficace nell’assorbimento della radiazione infrarossa, ma essendo un vapore è soggetto al cambio di fase. Una molecola di vapore acqueo infatti, entro qualche giorno al massimo torna sempre a diventare una gocciolina d’acqua condensandosi, mentre altre molecole di acqua contemporaneamente diventeranno vapore. È il ciclo dell’acqua, regolato principalmente dalla temperatura. Domanda. Siamo in grado di misurare ad esempio se siamo veramente di fronte ad un aumento di precipitazioni totali nell’intero globo?Oltretutto penso che questo ciclo sia talmente variabile e a carattere perlopiù locale, per cui penso sia quasi impossibile determinarlo in termini quantitativi. Credo che il nostro modello sia al momento soltanto teorico. Diverso forse il caso del vapore acqueo stratosferico, teoricamente più facile da misurare perché più uniforme. Quest’ultimo, secondo alcuni dati di ricercatori americani, sarebbe invece aumentato dal 1980 fino al 2000 circa, diminuendo poi di circa il 10% proprio in corrispondenza del verificarsi dello “iato” e quindi presentando una apparente correlazione con l’andamento delle temperature globali.
    Saluto cordialmente.

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