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Piccozza batte termometro…e gli fa pure male

Tra i lettori di CM, non so perché, ci sono moltissimi geologi. Gente attenta, che sa che non ci sono molte opportunità di immaginare il futuro se non si tiene conto del passato e sa anche che il passato è passato, e non ha senso cercare di cambiarlo per dar corpo al presente. Ed è dalla Società Geologica Americana, che arriva un monito piuttosto pesante per tutti quegli improvvisati geologi che hanno sposato con entusiasmo il conio di una nuova era, l’antropocene, ossia il periodo in cui su tutto, terra, acqua, fuoco e aria, avrebbe prevalso l’ultimo arrivato, l’essere umano.

The “Anthropocene” epoch: Scientific decision or political statement?

L’abstract del loro lavoro (liberamente disponibile):

La proposta di fare dell’epoca “Antropocene” una unità di misura formale alla scala temporale geologica ha avuto molta attenzione sui media pubblici e scientifici. Tuttavia, la maggior parte degli articoli sull’Antropocene sbagliano nel rappresentare la natura delle unità della Carta Internazionale Cronostratigrafica, che è prodotta dalla Commissione Internazionale sulla Stratigrafia (ICS) e fornisce le basi della scala temporale geologica. Il periodo stratigrafico dell’Antropocene è minimale, specialmente nella sua più recente accezione che lo vedrebbe iniziare nel 1945; si tratta dell’arco di vita di una persona, una definizione che relega parecchi cambiamenti antropogenici ad un “pre-Antropocene”. L’utilità dell’Antropocene richiede attenta riflessione dai suoi vari potenziali utilizzatori. Il suo concetto è fondamentalmente differente dalle unità cronostratigrafiche stabilite dall’ICS perché gli studi e la documentazione sull’impatto degli uomini sul sistema Terra sono basati più sull’osservazione diretta che su registrazioni stratigrafiche. La spinta per riconoscere ufficialmente l’Antropocene potrebbe, nei fatti, essere più politica che scientifica.

E così, dopo quello nella statistica, anche lo sconfinamento del movimento del clima che cambia nella geologia si rivela un flop. Come si dice, a ognuno il suo mestiere.

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Published inAttualità

19 Comments

  1. Jaco

    Noto con piacere che la mia proposta lanciata ai geologi “antropocenisti” ovvero di definire le basi stratigrafiche sulle quali isituire l’antropocene è caduta nel vuoto.

  2. […] dell’uomo sul clima sarebbe databile addirittura dal 1930, giusto in tempo per la nostra accesa discussione sull’esistenza di un’era climatica catalogabile come “Antropocene”. Sedici […]

  3. Fabio Vomiero

    Personalmente non trovo niente di strano nell’interessante articolo di Guidi. Trovo semplicemente si sia posta semplicemente una questione, quella di un eventuale periodo chiamato o da chiamarsi Antropocene, che come sempre accade, può avere diverse chiavi di lettura. Certo, dalla parte della scala dei tempi geologici citata da Antonio, la cosa può anche far sorridere, o fare rabbrividire un geologo, tuttavia io credo che il senso dell’eventuale chiamata in causa dell’Antropocene sia un’altra, e sia più che altro di natura antropologica e/o sociologica. Penso che solo una persona miope intellettualmente, vera o presunta, non possa accorgersi di quanto le sta accadendo intorno, e i geologi intervenuti nei commenti ci hanno fornito un sintetico quadro, al netto naturalmente di tutte le positività che non bisogna mai dimenticare. In sostanza, penso che la semantica più appropriata del termine Antropocene sia da ricercarsi in un’epoca caratterizzata da un forte impatto antropico sull’ambiente e che sta comunque preoccupando gran parte degli scienziati, principalmente biologi, ecologi, chimici e credo anche geologi. E questo, badate bene, non c’entra niente con l’ideologia e/o ambientalismo. Insomma la mia è una posizione non molto lontana da quella di Paul Crutzen:
    http://www.treccani.it/enciclopedia/antropocene_(Lessico-del-XXI-Secolo)/

  4. Jaco

    Mi rendo disponibile, semmai se ce ne fosse bisogno (la GSA l’ha ribadito) coi geologi che frequentano il sito ad un dibattito sui criteri e sulle modalità di definire un’era – periodo geologico. E si vedrà che l’antropocene, come direbbe il rag. Fantozzi, su basi scientifiche è una boiata pazzesca!!
    i soliti saluti a tutti

  5. Jaco

    Antropocene! Da geologo sentire questi termini mi fa accapponare la pelle. Voto 4 in geologia stratigrafica. Come sempre il Sevizio Geologico Americano avanti anni luce.
    Saluti a tutti

  6. Uberto Crescenti

    Concordo con l’articolo della Società Geologica Americana, in particolare con la conclusione che “la spinta per riconoscere ufficialmente l’Antropocene potrebbe essere , nei fatti, più politica che scientifica”. Come geologo abituato a rappresentare con la carta geologica il passato del nostro pianeta, mi sono sempre chiesto come sia possibile rappresentare l’Antropocene. La carta geologica infatti riporta le formazioni stratigrafiche (ossia corpi rocciosi rappresentanti il tempo geologico) presenti in un territorio. Come si fà a rappresentare su carta l’Antropocene? Credo pertanto che il termine Antropocene possa far parte delle descrizioni storiche dello sviluppo delle civiltà dell’uomo, non della naturale attività del nostro Pianeta che descrive la sua storia con le formazioni geologiche. Ringrazio Guido per averci portato a queste riflessioni.

  7. LucianoQ

    Caro Donato
    nevet say never…aspettiamo fiduciosi
    Un caro saluto a tutti , in primis a lei Guido Guidi per gli spunti di riflessione suggeriti dal suo blog ma anche ai tanti attenti commentatori che evidentemente lo rendono ancora piu interessante
    Complimenti!

  8. DonatoP

    Per un attimo ho temuto che si parlasse di uno degli sproloqui di Mr. Piccozza (il “socio” di Mr. Mercalli)!

  9. Antonio

    Rimango più stupito ed affascinato dall’inutilità dei suoi articoli. Fin quando sono argomenti che riguardano la climatologia (sempre ristretta alle competenze aeronautiche, da previsioni, e non da ricercatore o dottore in tale ambito) non mi sbilancio, mi limito a leggere e basta.
    Ma sull’inutilità di questo articolo, precisando una cosa a mio parere ovvia, solo per dire due chiacchiere, non posso che rispondere.
    Tutti i Geologi sanno che con la scala dei tempi geologici, basata su cronostratigrafia, biostratigrafia e datazioni radiometriche, non ci si può sbilanciare più di tanto.
    L’antropocene non esiste perché non copre manco un periodo di 100 anni e partendo dal presupposto che una ‘Età’ geologica, il più piccolo arco temporale sulla scala, è fatta da migliaia di anni, risulta inevitabile quanto sia scontata la sua inesistenza. In parole povere CI BASTA L’OLOCENE.
    La questione è un’altra, e non riguarda se esista o meno tale età, epoca o periodo. La questione è che l’uomo in questo misero lasso temporale è riuscito ad apportare dei cambiamenti irreversibili che geologicamente parlando rimarranno tangibili nella storia planetaria. Come se le dessi uno schiaffo così forte che oltre al sanguinamento della gengiva anche la sensibilità del suo orecchio rimarrebbe intaccata per anni. E possiamo parlare di attività edilizia (tanta cementificazione, ferro e acciaio qua e la, che tra milioni di anni un alieno potrebbe descrivere rocce mai viste prima) a quella mineraria (grandi buchi chilometrici nel terreno e gallerie profonde che non penso siano così naturali o “spontanee”), costruzioni che modificano sistemi geomorfologici, come quello costiero e fluviale, impedendo sedimentazione, creazione di ambienti lacustri e via dicendo.
    Possiamo anche parlare sul consumo di combustibili fossili (attenzione che qui scatta il negazionismo a un po’ di gente) e immissione di tonnellate e tonnellate di CO2 in atmosfera (oltre ad altri gas serra), così tanta che il Sistema Terra non riesce ad assorbire in modo naturale.
    Ma lei come molti nega o è scettico, o minimizza (per non dire paracula) questa posizione di pensiero. Dicendo addirittura che ci sarà più verde! Grazie per questa sua illuminante affermazione. OVVIO che può esserci più vegetazione, gli alberi usano la CO2 e l’H2O per creare gli zuccheri di cui si alimentano, il guaio è che noi della CO2 non ce ne facciamo nulla.
    Ma senza andare fuori tema, sa come fa il Sistema Terra a smaltire la troppa CO2 nell’aria? Nel corso di milioni di anni ovviamente… Attraverso gli oceani, sia per precipitazione chimica (grazie agli anioni carbonato e bicarbonato, che con un eccesso di CO2 in atmosfera la quantità di questi anioni aumenta acidificando i mari) che per l’azione di microrganismi biocostruttori o planctonici. Vede, molti dei calcari che lei osserva in giro non sono altro che tonnellate e tonnellate di CO2 un tempo presenti nell’aria. Poi c’è la vegetazione ed altri organismi (personificazione viventi del CARBONIO, diciamo così) che morendo e venendo sepolti, sempre nel corso di milioni di anni, hanno creato quei “stupendi” bacini sedimentari contenenti idrocarburi.
    Quindi noi oltre a sballare l’equilibrio chimico e termico dei mari, sfavorendo la prolificazione di plancton, inibendo la formazione di nuovi coralli, gettiamo nei mari un sacco di composti azotati e fosfati che di certo non aiutano, in più immettiamo in atmosfera tonnellate di CO2. Passare da circa 300 ppm a 400 ppm in soli 50 anni non è roba da poco, né sarebbe una questione naturale e se lo fosse stata, come è accaduto più volte negli ultimi 400 milioni di anni, non si sarebbe verificata a questa velocità, quasi impazzita.
    Ma chiusa questa parentesi e ritornando al discorso principale. A ognuno il suo mestiere si, ma un geologo sa che il passato, in geologia, è utile! Non è come in sociologia che l’atteggiamento umano si evolve nel tempo con sfaccettature differenti in base alle civilizzazioni cui va incontro. I processi geologici sono sempre gli stessi da miliardi di anni e si ripeteranno con pochissime variazioni, dovute all’invecchiamento stesso del pianeta, e se noi portiamo più cambiamenti di quanto il Sistema Terra sia in grado di smaltire o creare, allora dovremmo farci due domande. Non su che età sia questa, il problema del clima sulla geologia risiede negli effetti! Non nel nome!
    E per quanto riguarda la piccozza, mi sa che lei ha proprio perso il termometro.
    Buone previsioni tenente.

    • Beh, Antonio, così inutile non è questo post, se ha suscitato cotanta reazione. E sì che non voleva neanche essere una provocazione, quanto piuttosto una constatazione che, mentre viene prodotta molta letteratura non geologica (soprattutto sociologica ma anche climatologica) che parla di antropocene, chi di geologia ne sa ne confuta l’opportunità e la fondatezza scientifica. Tant’è che l’abstract si conclude proprio assegnando alla scelta di usare questa classificazione e quindi definire un periodo così breve alla stregua di quanto fatto nel tempo per altri e e ben più lunghi periodi, un carattere politico più che scientifico.
      Circa l’ovvio o il “tutti sanno”, non sarei così sicuro che chi si imbatte in queste cose magari su riviste di divulgazione o sulla stampa generalista, le consideri ovvie o le sappia. Magari saranno chiacchiere come dici, ma hanno anche suscitato l’interessante approfondimento che proponi. Magari un po’ OT, magari un po’ ad ampio spettro e con poca attenzione alle molte sfaccettature non così catastrofiche del problema, ma pur sempre interessante. Per esempio, se è ovvio che con più CO2 le piante stanno meglio e usano meglio l’acqua, perché non se ne parla mai? E poi, sei proprio sicuro che non ce ne facciamo nulla? Non è che magari riducendo la CO2 del 30%, cioè tornando a 300ppmv, si ridurrebbe anche la resa dei raccolti e la produzione di materie prime alimentari? Certo, avendo fatto tutti i danni che elenchi, sarebbe bene che gli uomini si dessero una sfoltita, ma temo che questi argomenti in passato abbiano già dimostrato di essere un po’, come dire, selettivi…
      Comunque, ben venga la tua critica Antonio, la considero il sale di questa iniziativa di comunicazione, anche perché, ripeto, mi sa che questo post così inutile non è
      gg

    • Roberto

      di certo la soluzione di un problema ha come primo passo l’accettare che il problema esista. invece tra la gente (ed anche tra molti commenti su questo blog) noto la filosofia del “più siamo meglio è”.

      il sovrappopolamento viene ritenuta una cosa del tutto positiva, motivo per cui con questo atteggiamento nessuna soluzione sarà mai possibile.
      se pensiamo che cerchiamo anche di allungare sempre più la vita dell’uomo allora non ne si esce più e dovremmo a questo punto solo augurare alle popolazioni del futuro (anche la nostra) una morte migliore possibile.

      tra l’altro la selettività ai tempi d’oggi vige ancora, magari in maniera leggermente più sottile (ma neanche tanto) e di certo in un mondo sovrappopolato non potrebbe non venirne accentuata.

    • Maurizio Rovati

      Roberto, il mondo non è sovrappopolato, casomai lo sono le aree urbane. E non è una cosa positiva trasformare tutto il pianeta in area urbana.
      Si è accorto che, escludendo i migranti, la popolazione nel mondo occidentale è in calo? Soprattutto in Italia, pare.

    • Guido

      Roberto,mi sento chiamato in causa da frasi come questa
      // invece tra la gente (ed anche tra molti commenti su questo blog) noto la filosofia del “più siamo meglio è”. //
      e credo che questa sua posizione nasca da un sostanziale frainteso di quello che io e altri abbiamo scritto e scriviamo. Dunque trovo necessario spiegare il senso di quello che scriviamo, visto che non siamo stati chiari.
      Io parto dal “fatto” che la popolazione sia aumentata, e dovrebbe ancora aumentare.
      Sto parlando di un “dato di fatto”, senza voler dare un giudizio se sia un bene o un male.
      Quindi il suo “più siamo meglio è” non ha senso.
      E’ mia convinzione che questo numero dovrebbe stabilizzarsi (lo fanno pensare il decremento dei tassi di crescita), e quindi non esista il paventato pericolo di una crescita senza limiti. Potrei sbagliare, lo so, ma questa è la mia convinzione.
      Credo che la crescita della popolazione sia legata a fattori non facilmente calcolabili, ma che non sia influenzata sul lungo termine da guerre o epidemie, che sono fatti gravissimi ma temporanei, e che quindi la popolazione dipenda da altri fattori, che hanno conseguenze invece sul lungo termine.
      Credo che lo studio sulla popolazione dovrebbe concentrarsi dunque sui veri fattori che la determinano, mentre ogni altra manovra sia un palliativo, come credo che siano destinate all’insuccesso le forzature che qualcuno vorrebbe.
      Sbaglierò, ma mi sembra di notare in Lei un certo disprezzo verso la moltitudine che La circonda. Forse Lei non ammette l’attaccamento alla vita di coloro che non possono comprarsi un Suv o due. Posso capirLa, ma non sono d’accordo, perché io credo nel diritto di ognuno, per umile che sia, a vivere.
      Questo non vuol dire, come Lei vuole intendere, che a me piaccia che la popolazione aumenti senza limiti.
      Primo, non credo che lo farà, per solide ragioni scientifiche (e del resto può documentarsi sulla evoluzione demografica di Nazioni e città, e vedrà che NON sono rari i casi di diminuzioni di popolazione, come attualmente sta succedendo nell’Est europeo).
      Secondo, credo che i sistemi per diminuire la popolazione abbiano un nome: genocidio
      e mi scuserà se non sono d’accordo.
      Non sono d’accordo con chi pretende di stabilire chi possa vivere e chi no.
      E del resto mi fanno ridere gli Italiani che approvano queste idee, senza rendersi conto che nella concezione maltusiana c’è poco posto per gli Italiani.
      Seguo le strampalate idee dei maltusiani da molti anni, e come tutte le ideologie campate in aria, oltre ad essere disumana (secondo me), noto una gran confusione. A quale livello dovrebbe fermarsi la popolazione, secondo Lei? Ai due miliardi di Pannella (Rientro Dolce) o ad uno, a mezzo, a 300 milioni, o addirittura a zero, come vorrebbero coloro che sono per l’estinzione del genere umano (evidentemente non si considerano umani).

      Si renda conto, non esistono “rientri dolci”, e la popolazione aumenta di suo per ben altri motivi, a meno che qualcuno non riesca a creare un tale inferno poliziesco che il regime nazista al confronto debba sembrare un paradiso.

      Io non giudico la popolazione, ne prendo atto.
      Non dico “più siamo meglio è”; prendo atto di quanti siamo, e non ho voglia di fare massacri.
      Quali sono le cause degli aumenti di popolazione ? Servirebbe, come per la CO2, studiarli senza pregiudizi.
      Studiare per sapere.
      Studiare per capire, senza sentirsi tifoso di una squadra, senza attaccarsi a nessuna idea pregiudiziale.
      Questo dovrebbe fare la scienza, studiare per capire.

      Per questo il Suo “più siamo meglio è” mi suona male.
      Mi scuso per l’asprezza del commento, non è mia intenzione offenderLa, e spero che voglia cogliere le argomentazioni, al di là della forma.
      Cordiali saluti.

    • Roberto

      >Quindi il suo “più siamo meglio è” non ha senso.

      non ha senso per lei. magari per altri che hanno commentato in quel modo sì. non lo sappiamo.

      >E’ mia convinzione che questo numero dovrebbe stabilizzarsi (lo fanno pensare il decremento dei tassi di crescita), e quindi non esista il paventato pericolo di una crescita senza limiti.

      Parliamo sempre di rischi mai di certezze.

      >Sbaglierò, ma mi sembra di notare in Lei un certo disprezzo verso la moltitudine che La circonda.

      Sbaglia. La moltitudine è l’unica possibile. Ma il mio ruolo è parlare in quel modo per provocare e scuotere un po’ le coscienze. Se non ci riesco fa nulla. Ma andava fatto comunque.

      >Forse Lei non ammette l’attaccamento alla vita di coloro che non possono comprarsi un Suv o due.

      Fatti loro. Una vita sprecata per loro, non per me.

      > io credo nel diritto di ognuno, per umile che sia, a vivere.

      Mai detto il contrario.
      Ha più volte scritto punti che non riguardano il mio pensiero.

      > credo che i sistemi per diminuire la popolazione abbiano un nome: genocidio.

      Mai parlato di questo né mai mi azzarderei. Tutti hanno diritto alla vita. Tranne coloro che non sono nati come molti pazzamente credono (ma lì entriamo in altri campi di pazzia). Ma è anche vero che non possiamo forzare ancora la cosa tentando di allungare ulteriormente la vita media. Anche chi resterebbe non avrebbe vita facile anche in fatto di sistema pensionistico.

      > A quale livello dovrebbe fermarsi la popolazione, secondo Lei?

      Io parlavo di un problema non di una soluzione. Il primo passo appunto per creare una soluzione è proprio quello di rendersente conto. Ma per molti questo problema non esiste, anzi…

      >Io non giudico la popolazione, ne prendo atto. Non dico “più siamo meglio è”; prendo atto di quanti siamo, e non ho voglia di fare massacri.

      Bene. Non capisco allora perché si è sentito chiamato in causa.

      >Mi scuso per l’asprezza del commento, non è mia intenzione offenderLa.

      Nessuna offesa. Saluti.

    • Roberto

      chiedo venia. avevo letto male questa parte, mi era sfuggito il “non” prima di possono comprarsi:
      >Forse Lei non ammette l’attaccamento alla vita di coloro che non possono comprarsi un Suv o due.

      La risposta quindi cambia in:

      perché mai dovrei ragionare in un tal bruta maniera? O.o

    • Giovanni geologo

      In effetti l’articolo é inutile tanto quanto inutile é il voler cercare di introdurre una nuova era geologica antropocentrica. Non ci sono bastati secoli di oscurantismo con la Terra piatta, poi al centro dell’universo, creata da Dio a misura d’uomo e per l’uomo. Ora nel 2016 questo egohomocentrismo continua a dilagare imperante travestito come sempre accaduto nel passato da scienza. Geologicamente parlando l’uomo non lascerà pressoché traccia nella storia dei sedimenti e della geomorfologia, figuriamoci in quella della geologia in generale. La piccolezza dell’uomo si misura ogni qualvolta un evento naturale spazza ogni segno di antropizzazione come se niente fosse, ma tant’é non basta nemmeno l’evidenza dei fatti. Quello che é vero é che l’uomo e soprattutto l’attuale società stanno distruggendo territori naturali, inquinando suoli e acque nonché creando stili di vita sempre piu rigidi ed inadatti ai cambienti e al respiro del nostro pianeta. Il punto pero’ é che tutte queste devastazioni in fondo si ripercuotono sugli stessi esseri umani, sulla loro qualità di vita, sulla sua durata e sulle malattie. Personalmente sono d’accordo che si debba intervenire la dove vi sono situazioni critiche, insensate e pericolose ma si deve intervenire in maniera mirata ed oggettiva, non cercando di trasformare tutto in mera ideologia facendo sempre di tutta l’erba un fascio e sparando a caso. Molte delle cose che lei scrive hanno un fondamento di realtà ed esattezza, purtroppo sono completamente errate le conclusioni (ideologiche?) che lei trae e di conseguenza sono anche errati gli obbiettivi che si pone ( 1 su tutti quanto scrive sulla CO2). Esiste a quanto pare un certo strabismo scientifico e ideologico dilagante, per cui per combattere ad esempio le immissioni inquinanti legate al riscadamento , ai veicoli e alle centrali a combustibili fossili ci si pone come obbiettivo la riduzione di CO2 che fra tutti i gas emessi da questi elementi é praticamente l’unico non inquinante. La nostra amata Ilva di Taranto é un altro bell’esempio lampante di questo strabismo che ha mietuto e continua a mietere morti tra civili e anche bambini., senza che nessuno faccia concretamente nulla, solo grandi proclami per grnadi battaglie contro neici immaginari quando di quelli reali in realtà forse frega poco niente a nessuno. Per il resto le consiglio innanzitutto di imparare a capire i tempi e le scale geologiche nonché il modo in cui si devono leggere i dati geologici riferiti a queste scale onde evitare di cercare pindariche correlazioni tra dati puntuali, diretti e a scala umana e dati geologici indiretti e di insieme ( perché poi alla fine si crede che durante un era glaciale o un optimum climatico non vi potessere essere periodi estremamente caldi nel primo o freddi nel secondo). UNa volta capito il sistama metrico-temporale geologico se analizzerà u n po di storia gerologica del nostro pianeta, un po di tettonica delle placche ( collegate al vulcanismo e alla sismica), di geomorfologia (fenomeni gravitativi in genere, inondazioni, eventi alluvionali, rimodellamento superficiale in genere), di variazioni paleoclimatiche e paleoambientali, di evoluzione ed estinzione delle specie( paleontologia) e si renderà conto della grandiosità e della potenza di questi ed altri elementi del nostro pianeta, incommensurabili con le pochezze umane che altro non servono ad autocelebrarci a farci credere onnipotenti e ad autodistruggerci in maniera inconsapevole, mentre crediamo di salvare il pianeta.

    • Paolo

      Al netto del suo pedante suo tono (anti)religioso si metta d’accordo con l’altro geologo, mi sembra diciate cose molto differenti.

    • giovanni geologo

      A me non risulta

    • Jaco

      Da geologo, l’antropocene esiste solo a patto di cancellare oltre trecento anni di stratigrafia del sedimentario, e di cambiare i criteri e le modalità di identificazione delle ere/periodi geologici e i più recenti criteri UBSU con cui si suddividono le unità del Quaternario. In pratica L’antropocene non c’entra nulla, ma proprio nulla con la geologia stratigrafica. Saluti a tutti

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