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E sarebbero tutte rose e fiori…

…e stormir di fronde, cinguettio di simpatici uccellini, prati erbosi, placido scorrere dei fiumi, spiagge sconfinate lambite da onde benevole… Questo sarebbe e, a quanto raccontano è stato, il mondo prima del global warming. Prima di estati roventi e inverni ora miti ora gelidi, di primavere anticipate e di bombe d’acqua autunnali.

A raccontarcelo, non senza generare della sana commozione, uno studio appena accettato sul GRL:

Emergence of heat extremes attributable to anthropogenic

L’influenza dell’uomo sul clima sarebbe databile addirittura dal 1930, giusto in tempo per la nostra accesa discussione sull’esistenza di un’era climatica catalogabile come “Antropocene”. Sedici degli anni più caldi giunti da allora, sarebbero attribuibili in larga misura al contributo antropico. Un gruppetto nella prima fase di ascesa delle temperature globali nel secolo scorso, tra le due guerre mondiali, e un altro, ben più folto nelle ultime tre decadi. Tutti episodi, spiegano di proprio pugno gli autori del paper anche su Science Daily, che senza AGW non sarebbero mai arrivati.

E in mezzo? Cioè, dal secondo dopoguerra alla fine degli anni ’70, dov’era la perfida mano dell’uomo? Sempre a far danni, sempre più perfida, perché, con le sue emissioni di aerosol, che notoriamente raffreddano il pianeta, avrebbe temporaneamente mascherato il riscaldamento, ripreso a spron battuto quando si è deciso di dare una pulita all’atmosfera.

Questo più o meno ovunque, sempre che si parli di zone sviluppate (nel resto del mondo le fronde continuano a stormire e gli uccellini a cinguettare, ovviamente), tranne una, che poi così densamente popolata non è: l’Australia, patria di questi ricercatori e oggetto delle attenzioni di questa ricerca, definita “il canarino nella miniera del global warming” perché essendo in mezzo all’oceano è lontana dalle fonti di aerosol, non ne ha subito i perfidi effetti, ma è rimasto stecchito dal caldo forsennato che il global warming ha generato.

Questa la chiusura dell’abstract:

Without human-induced climate change recent hot summers and years would be very unlikely to have occurred.

…ed era uno stormir di fronde, cinguettio di simpatici uccellini, prati erbosi, placido scorrere dei fiumi e spiagge sconfinate lambite da onde benevole…

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Published inAttualitàClimatologia

6 Comments

  1. giovanni geologo

    In realtà l’influenza dell’uomo sul clima data di molto prima del 1930. Vi é la famosa pubblicazione di alcuni anni fa (su Nature?) di ricercatori mi pare messicani che attribuiscono l’ultima era glaciale all’estinzione per opera della caccia sfrenata dell’uomo primitivo di numerosi ruminanti le cui flatulenze avevano permesso di avere fino ad allora un clima caldo e temperato sull’intero globo. Inoltre poco tempo fa mi sono imbattuta su una specie di documentario dal titolo wild canada o roba del genere trasmesso su un canale stile La5 o rai5. Bene dopo i soliti paesaggi glaciali e le solite foreste di conifere ecco che il narratore se ne esce con questa chicca. Sembra dimostrato da studi scientifici che l’aspetto cosi desolato della “steppa” o “tundra” canadese, quasi priva di vegezazione e di fauna ( intanto scorrono le immagini) sia stata causata ancora una volta dall’uomo primitivo che con la sua caccia indiscriminata avrebbe ucciso tutti i mammuth nella zona che fino ad allora avevano garantito, brucando, camminando e defecando, un ambiente rigoglioso….. Come dice Zichichi-Crozza, questa é sciiienzza? no é fantascienza.

  2. Guido Botteri

    gli uomini vivevano in pace, e i leoni erano vegetariani, come gli squali; sì, come no
     
    (questo mi è piaciuto, quando lo danno il prossimo cartone animato?)

    • david

      …i politici erano onesti,non c’erano ladri,nevicava in inverno pioveva in autunno e primavera ed udite udite faceva caldo(moderato in estate)….ma per favore!

    • Mario

      E la vita media degli umani era di 50, 60 anni…. Oh che bei tempi

    • Maurizio Rovati

      Ancora meglio quando era di 40… Quando c’era ancora la mezza stagione… 🙂

  3. Maurizio Rovati

    E’ vero! Il global warming è una miniera (d’oro…)

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