Salta al contenuto

Piove, guarda come piove, senti come viene giù

Lorenzo Cherubini, in arte Giovanotti, è un prodotto del ventesimo secolo. Spero non me ne voglia perché lo considero un complimento, visto che la sua carriera è stata ed è fulgida anche nel ventunesimo. Chissà se il testo della sua canzone che ho improvvidamente rubato per dare un titolo a questo post è stato ispirato dalla percezione che nella pioggia ci fosse qualcosa di strano, di anomalo. Se me ne dovesse capitare l’occasione proverò a chiederglielo. Possiamo però rispondere già da ora che, eventualmente, quella percezione sarebbe stata sbagliata. Parola di Nature.

E’ stato infatti appena pubblicato un articolo proprio sulla nota rivista scientifica in cui si afferma che, dati attuali e ricostruzioni millenarie alla mano, le precipitazioni nell’emisfero nord hanno subito oscillazioni più ampie nel corso degli ultimi 1200 anni di quanto non sia accaduto nell’ultimo secolo, ossia nei tempi recenti funestati dal riscaldamento globale.

Northern Hemisphere hydroclimate variability over the past twelve centuries

La figura sotto viene dall’articolo.

pioggia_1
At the top the trend in annual measured precipitation between 1951 and 2010 is shown from the last scientific report of the Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). Below the relative hydroclimate changes for four different centuries are shown from the new hydroclimate reconstruction covering the past twelve centuries. The stronger the green colour is the wetter it was and the stronger the brown colour is the drier it was. The anomalies are shown with regard to the long-term mean between AD 1000 and 1899. Credit: Fredrik Charpentier Ljungqvist

Su Science Daily (ma anche qui), che ha prontamente commentato l’articolo, uno degli autori si esprime così:

Lo studio mostra l’importanza di porre le recenti variazioni delle precipitazioni in una prospettiva millenaria. Le attuali misure delle precipitazioni sono troppo brevi per dire se le variazioni osservate siano fuori dal range della variabilità naturale. Le [serie delle] misure strumentali sono troppo brevi per testare la capacità dei modelli allo stato dell’arte di prevedere quale parte dell’emisfero diverrà più secca o più umida in ragione del riscaldamento globale.

Troppo scettico? Rimediamo subito con il secondo virgolettato:

I modelli climatici simulano la variabilità delle precipitazioni nel periodo pre-industriale abbastanza bene, ma simulano per il ventesimo secolo anomalie secche o umide molto più forti di quelle trovate nella ricostruzione dei dati. Questo non necessariamente significa che i meccanismi che portano alle precipitazioni nei modelli siano sbagliati. La spiegazione potrebbe essere che il global warming non è ancora abbastanza forte da causare le variazioni nei pattern delle precipitazioni che simulano i modelli.

Dunque, che i modelli climatici, perdonatemi la battuta, facciano acqua da tutte le parti è cosa nota. Che la fiducia di cui godono sia mal riposta pure. Che gran parte del mainstream scientifico faccia finta di niente è…giudicate voi.

 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwitterlinkedinmail
Published inAttualitàClimatologia

5 Comments

  1. Mario

    Piove ….. “modello” ladro !!! 🙂

  2. AleD

    Si, ma se i modelli climatici non sono realistici, perché li fanno? E’ sempre perché ci deve pur essere un lavoro per tutti, anche quando non serve?

    • Fabrizio Giudici

      Alla fine gran parte dei problemi di questo scorcio di storia si riconducono al pensiero keynesiano, neo-keynesiano o dintorni. Non solo in economia.

    • Donato

      A proposito di lavoro che non serve….
      .
      Giorni fa si discuteva (alla radio 🙂 ) di informatica, robotica, intelligenza artificiale e nuove tecnologie in senso lato. L’ospite, esperto di nuove tecnologie, faceva notare che in futuro i robot avrebbero sostituito gli esseri umani in molte funzioni; che le nuove tecnologie avrebbero ridotto fortemente il numero di occupati, ecc., ecc..
      Il conduttore fece notare, timidamente, che ciò avrebbe aumentato la disoccupazione, il reddito a disposizione per gli acquisti e via cantando. L’esperto replicò, con tono sufficiente che la società del futuro non sarebbe stata basata sul reddito da lavoro, ma sul reddito minimo garantito (non specificò da chi, ma era fin troppo chiaro).
      Rimasi perplesso: mi sembrò di aver già sentito questa storia del reddito garantito ed uguale per tutti assicurato da uno stato onnipotente ed onnipresente. Forse mi sbagliavo, però. Sai com’è, con l’avanzare dell’età il cervello fa brutti scherzi…… 🙂
      Ciao, Donato.

  3. virgilio

    Leggo in altro sito meteo che quest’anno c’è stata complessivamente nel mondo la peggiore siccità degli ultimi nove secoli. Non capisco: a causa del G.W. ci si lamenta per le “bombe d’acqua” o per la siccità? Comunque, ammesso che si possa calcolare con precisione l’andamento meteo dei secoli passati, significherebbe che prima di nove secoli fa una siccità tanto marcata è già avvenuta, quindi senza l’interferenza industriale umana. Di solito sento e leggo tali paragoni nei quali s’afferma più o meno implicitamente l’accadimento di periodi climatici antichi equivalenti a quelli odierni. Da questo si evincerebbe che non sta capitando nulla di così straordinariamente innaturale. Qualche anno su mille più caldo o più catastrofico del consueto non mi pare azzardato considerarlo parte della routine eco-terrestre: da dove tutto quest’allarme?

Rispondi a Mario Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Categorie

Termini di utilizzo

Licenza Creative Commons
Climatemonitor di Guido Guidi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.
scrivi a info@climatemonitor.it
Translate »