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La lettura del Sabato

Se provate a googolare “radiative budget” e a selezionare le immagini, vi troverete davanti una miriade di diverse rappresentazioni che dicono, ovviamente, tutte la stessa cosa (qui sotto un esempio). Il bilancio radiativo è la risultante dell’energia entrante e di quella uscente dal sistema pianeta, al netto di tutti i meccanismi di assorbimento, trattenimento e trasformazione che si conoscono.

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E’ una quantità la cui conoscenza, compresa quella relativa alle dinamiche interne, è assolutamente sostanziale per la comprensione dei temi climatici, specie se espressi attraverso il concetto di global warming antropico, dal momento che questo non è altro che un aumento della quantità di energia ritenuta dal sistema in funzione di una forzante, nella fattispecie le attività umane.

E’ dunque necessario conoscere la differenza tra forzante radiativa e feedback, con questi ultimi che non sono altro che le modifiche che la forzante genera sulle dinamiche del sistema che poi a loro volta intervengono a modificare ciò che li ha generati.

Bene, sul bilancio radiativo, sono ormai disponibili 16 anni di dati satellitari grazie alle osservazioni delle sonde CERES (qui le pagine NASA sulla missione). Il Dr Roy Spencer, ha pubblicato un post molto interessante – ma per sua stessa ammissione ovviamente non risolutivo – sul modo in cui questi dati possono contribuire alla comprensione di un altro meccanismo sostanziale nel dibattito climatico, ossia la sensibilità climatica, che altro non è che l’aumento delle temperature atteso in ragione dell’aumento della concentrazione di gas serra.

Leggendolo, si scopre che, come sempre, quello che i dati possono dire dipende sempre da come li si guarda. Non è una novità ovviamente, ma il suo punto di vista nella fattispecie mi sembra molto più plausibile di quello che sentiamo dire di solito.

Trovate tutto qui. Buona lettura.

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Published inAttualità

4 Comments

  1. Luigi Mariani

    Guido, ti ringrazio per l’interessante segnalazione.
    In particolare mi colpisce il fatto che se nel lavoro di Spencer guardiamo le figure da 1 a 3 si osserva che il dato di flusso radiativo netto è assai meglio correlato con la temperatura da satellite che con la temperatura al suolo (gli R2 sono molto più alti) il che pone dubbi circa la rappresentatività delle temperature al suolo (che sono misurate all’interno del boundary layer planetario il quale è influenzato da innumerevoli fattori a microscala) rispetto ad un fenomeno a macroscala come il GW.
    Possibile che, come denuncia Spencer, le stime dell’entità del feedback siano oggi fatte correlando i dati CERES con la temperatura al suolo e utilizzando dunque una retta interpolante che presenta un misero 3% di R2 (figura 1) anziché correlarli con le temperature da satellite (R2= 28% che sale al 46% se al posto dei dati assoluti si usano gli scostamenti) ?
    Spencer conclude di non essere sicuro del fatto che la correlazione fra flusso radiativo netto da CERES e dati di temperatura da satellite MSU LT siano veramente espressione del feedback ma in ogni caso il sensibile incremento di correlazione che si registra passando dalle temperature al suolo a quelle da satellite mi pare un fatto molto curioso.
    Buon fine settimana.
    Luigi

  2. Fabrizio Giudici

    Scusate, non ho capito il 109% in figura…

    • Luigi Mariani

      Fabrizio, è 109% in quanto:
      – dal sole arrivano 340 W m-2 (il 100% riportato in figure)
      – la superficie terrestre ha temperatura media = +14°C per cui la sua emissione calcolata con Stefan Boltzmann è pari a 384 W m-2 -> 384/342=112% che supergiù equivale al 109 della figura.
      In sostanza la nostra atmosfera si comporta come una trappola per fotoni.

    • Fabrizio Giudici

      Grazie.

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