Palme, Banani e il Clima di Milano

Nessuno di noi può sfuggire in questi giorni  al tormentone dei media su palme e banani piantumati in Piazza Duomo a Milano. In questa sede mi asterrò da ogni commento sull’opportunità in termini estetici di una tale scelta e chiederei ai lettori la cortesia di fare altrettanto, alla luce del fatto che “de gustibus non est disputandum”.

Vedrò invece di analizzare in modo molto sintetico il tema della “compatibilità” di banani e palme con il clima di Milano, che un clima Cfa di Koeppen.

Anzitutto il banano (Musa spp.), pur senza quasi mai fruttificare, sopravvive senza grandi problemi nella città di Milano in quanto, anche se i suoi fusti venissero uccisi dal gelo, si salverebbe comunque il rizoma, il quale essendo interrato è protetto dal gelo e produrrà nuovi germogli la primavera successiva.

Venendo poi alla palma piantata in Piazza del Duomo, non si tratta di una palma tropicale ma una palma delle medie latitudini e cioè della palma giapponese o se preferite cinese (Trachycarpus fortunei (Hook.) H.Wendl) che ha un’ottima resistenza al gelo come dimostra il fatto che fa bella mostra di sé nel Nord Italia e nella stessa Milano da oltre un secolo (fu infatti uno dei cavalli di battaglia del liberty a inizio novecento). Per inciso ricordo che un filare di queste palme si trova da decenni in via Ponzio nel lato posteriore del Politecnico di Milano  e non mi pare che tali piante abbiano mai avuto problemi di sopravvivenza neppure nel terribile gennaio 1985. Altra cosa sarebbe piantare palme tropicali come la palma da datteri (Phoenix dactylifera L.) che è del tutto incompatibile con il clima milanese perché sensibilissima al gelo.

Si tenga peraltro conto che le specie succitate beneficiano in ogni caso dell’isola di calore che in pieno centro e in condizioni di cielo sereno con tempo stabile aumenta mediamente di 3-4°C le temperature minime rispetto a quelle delle zone rurali circostanti la città, riducendo così sensibilmente la probabilità di gelate.

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Author: Luigi Mariani

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3 Comments

  1. Questo commento è OT. Lo pubblichiamo solo perché di norma non togliamo mai la parola a nessuno. Ma non ne accetteremo altri con tono simile.
    gg
    ———-

    La questione signor guidi è più sottile e profonda ..dopo un non inverno come quello al nord lo sbandierare un albero simbolo dei tropici issato su una città simbolo del freddo nord a un ora dalle montagne più spettacolari del globo come citava un certo mesner. .beh!!! Chiunque abbia Buona capacità di intendere e volere capisce che la trovata sembra fatta a posta dalla regia del ipcc ..una buffonata in tipico stile climate change…paragonabile solamente al assalto a Venezia vent’anni fa da parte dei seguaci del doge col tank. ..I serristi vedendo le palme signor guidi saranno al vertice dei media …..come par condicio voglio vedere le stelle alpine in piazza plebiscito a Napoli

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  2. Rispetto la richiesta di non fare commenti sull’estetica della piazza dopo la messa a dimora delle palme. Ma non rinuncio a contestarvi il degustibus. In questioni di architettura e di urbanistica i gusti sono proprio quelli che si disputano, su quelli si giocano poste simboliche e di potere. Sono una parte costitutiva dell’identità di una comunità, di una civiltà. I gusti estetici sono una parte dei giudizi che noi possiamo formulare e per tanto apparatengono a pieno titolo alle facoltà della ragione, sono razionali. Ricordo le tre critiche kantiane: ragion pura, critica della ragion pratica e critica del giudizio. Possiamo acclimatare qualsiasi cosa, anche la palma liberty, che meglio si dovrebbe chiamare palma dell’avventura coloniale, o esotismo sulla pelle degli altri. Ma rispetto il divieto e pur condividendo tutta l’impostazione del blog e la sua filosofia di fondo, ecco sulle guerre simboliche che si combattono occorre essere cauti nel liquidarle. Anche perché negli anni la piazza ha subito interventi e discussioni infinite per essere completata perché quel verde è il residuo di un’incompletezza originaria che data dalla sua creazione a opera del Mengoni. Ma questa è storia, la cui disputa è infinitamente dolorosa e anch’essa, credo, bandita dal blog. Buon lavoro e complimenti per l’ottimo lavoro di critica dell’ideologia imperante. Riccardo De Benedetti

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