Il Climate Change entra nel pallone

Argomento spinoso quello di oggi, molto più delle solite diatribe in materia di clima e affini. Argomento che, almeno con riferimento a chi vive nella capitale e nei suoi dintorni, suscita facilmente reazioni di pancia. Ben lontani dai tempi del Bernini, che pure per la realizzazione della cupola di San Pietro deve aver avuto i suoi problemi, in città da mesi non si parla d’altro che dello stadio della Roma. Forse ora che pare sia stata raggiunta una parvenza di accordo, parlarne sarà un po’ meno pericoloso, ma ci credo poco.

Tuttavia, senza pretendere di possedere gli strumenti per valutare gli innumerevoli aspetti di natura economica, sociale, culturale etc etc, penso sia cosa di un certo interesse mettere a disposizione dei lettori un comunicato stampa fatto dalla SIGEA, Società Italiana di Geologia Ambientale. Un documento in cui si affronta il tema della conformazione geologica dell’area designata per l’opera, mettendo in risalto le problematiche idrogeologiche di quella che, a tutti gli effetti, è un’ansa del Tevere, ovvero un’area il cui aspetto è stato, è e sarà inevitabilmente legato a doppio filo con le dinamiche del fiume, quindi con il regime precipitativo, quindi, più in generale, con gli eventi atmosferici e le tendenze climatiche.

Il giudizio non è proprio positivo, anzi, direi decisamente negativo, sebbene siano individuate alcune necessarie caratteristiche che l’opera dovrebbe avere per essere realizzata con un certo livello di sicurezza. Non possiedo gli strumenti conoscitivi per valutare la questione, per cui lascio volentieri alla folta comunità di esperti di questo settore che ci fanno l’onore di frequentare le nostre pagine ogni genere di commento. E’ ben difficile tuttavia non pensare che intraprendere un cammino come quello prospettato rischia di veder realizzata una sagra delle varianti al progetto piuttosto che l’opera stessa, con tutto quello che questo comporta…ma questa è un’altra storia.

Prima di lasciarvi al documento, vorrei però metterne in risalto poche righe con le quali anche gli amici geologi, solitamente prudenti nell’affrontare i temi climatici, non hanno saputo resistere alla tentazione di salire sul carro del clima che cambia:

[…] Si tratta di valutare quando avverrà il cambiamento di percorso del fiume, tenendo presente i cambiamenti climatici in atto che tendono a far sì che la velocità del cambiamento è aumentata rispetto alle previsioni di alcuni decenni or sono. […]

Come al solito, si tratta di un inchino al pensiero dominante privo di riscontri oggettivi, a meno che non si disponga di informazioni scientificamente robuste che spieghino di quale cambiamento si tratti e di come la sua velocità sia aumentata. Se il riferimento è agli eventi precipitativi estremi, non risulta ci siano lavori solidi che corroborino questa affermazione. Anche su questo, magari, qualche lettore saprà darci qualche informazione in più.

Ciò detto, questo è il testo: L’ansia per uno stadio nell’ansa di un fiume: il caso di Tor di valle a Roma. La pericolosità idrogeologica deve rientrare tra le scelte strategiche di un Paese fragile.

Buona lettura

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Author: Guido Guidi

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11 Comments

  1. Gli uomini che hanno fondato la nostra civiltà (non solo l’europea) costruirono e innalzarono. Sospetto che, se nelle scorse epoche avessero avuto gli infiniti scrupoli che molti gruppi politici e associazioni e istituzioni hanno attualmente, oggi non potremmo ammirare né Piramidi né Colosseo né torre di Pisa…ve l’immaginate le urla degli attuali patiti della sicurezza dinanzi ad una torre che pende!? Probabilmente l’avrebbero prontamente fatta abbattere e chiesto l’intervento della magistratura! E’ ovvio che bisogna costruire nei posti più sicuri possibili ma da qualche anno par che sia in auge la nevrosi del “disastro prossimo venturo” per cui non si capisce più quando davvero son presenti pericoli e quando solo esagerazioni e fobie! Si riaffaccia, in Italia più che altrove famoso, il “principio di precauzione” che infine suona: non si costruisca più nulla e basta! Né stadi, né ferrovie, né metropolitane, né strade, né centrali elettriche… impariamo a vivere soltanto di Sole ed erbetta! Amen.

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  2. Ma anche la Lazio ora vuole il suo stadio.

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  3. La relazione della SIGEA è corretta e ben documentata. L’area di Tor di Valle risulta così appartenere ad una unità geomorfologica instabile ed in evoluzione. Pertanto condivido le preoccupazioni dei relatori. Non condivico però il riferimento al clima che cambia velocemente.
    Uberto Crescenti

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    • Secondo lo stesso sviluppo di pensiero, nel Nord Italia dovremmo abitare solo in collina (a Genova sarebbe in effetti una buona idea) e la stessa Roma non avrebbe mai dovuto abbandonare i sette, fatali colli. L’ingegneria idraulica e l’ingegneria civile esistono almeno dal tempo degli antichi cinesi, sumeri ed egizi, ed in molte culture l’irrigimentazione dei fiumi è iniziata secoli prima della civiltà vera e propria. Insomma, a qualcosa serviranno ingegneri, tecnici ed operai!
      Non è un caso se il centro storico di una città come Padova giace da oltre 2500 anni proprio nel mezzo di un’ansa fluviale, la quale è pressoché la stessa dal tempo degli antichi romani ad oggi. Addirittura, è cambiato il fiume (dal Medoacus, oggi Brenta, al Bacchiglione) ma il nuovo si è semplicemente inserito nel corso del vecchio! A titolo di curiosità, sono oltre 110 anni che la città non finisce sott’acqua, grazie alle opere idrauliche “accumulate” nei secoli.

    • “a Genova sarebbe in effetti una buona idea”

      Dipende. Forse, se stai in cima alla collina. Se stai in costa, a ridosso del muraglione di sostegno del palazzo che sovrasta il tuo, e che potrebbe crollare, come ne sono crollati decine negli ultimi anni, ti passa la voglia… Esplicitando il tuo discorso, senza manutenzione ogni luogo è pericoloso.

    • Il posto più sicuro dove abitare per un Genovese è Milano.
      Parola di Genovese

    • Ovviamente concordo con entrambi, e ovviamente per i genovesi, si scherza! Io lavoro a Genova attualmente…

    • Filippo, magari si scherzasse… 🙂 Un muraglione che incombe io ce l’ho veramente, anche se non dovrei preoccuparmi perché è stato ispezionato a suo tempo. La realtà è che questa città ha veramente un sacco di posti pericolosi, perché mal gestiti.

    • Lo so, avevo già fatto 3 anni a Genova precedentemente: ho visto le alluvioni di 2010 e 2011… Ricordo ancora la lapide nella chiesa di San Teodoro, per il crollo di un palazzo in seguito ad una frana, negli anni ’60. E nel 1970, la grande alluvione di tutta Genova, ed il record italiano di precipitazioni in 24h a Bolzaneto. Tempi di AGW…ah no, i tempi “idilliaci” della media 1961-’90 e degli eventi meteo moderati con piogge ben distribuite e la natura in armonia!
      In anni più recenti, il piovosissimo 2014 fu un disastro qui, no? Lo ricordo dalle cronache dei giornali, vivevo altrove. E in effetti, i muraglioni non incombono solo nel 2014, ma anche ora con molta meno acqua dal cielo, perenne monumento alla follia edilizia che dominò la città tra gli anni ’50 e ’80. Così come il rischio di alluvione dai torrenti tombinati o costretti in alvei troppo stretti per le piene storiche, benché secchi o quasi anche per mesi durante l’anno, monumento all’impazienza ed alla scarsa memoria umana…

  4. È risaputo da tempo che i geologi e i climatologi sono per la stragrande maggioranza di fede laziale!

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