La carta costa…e i bit pure

Nella quotidiana rassegna stampa di Alessandro Milan in onda dalle 6.30 del mattino su Radio24, c’è una mini rubrica che si chiama “la carta costa”, dedicata all’articolo più inutile della giornata. Spero non me ne voglia il conduttore se rubo il suo titolo per adattarlo al mondo telematico, che per quanto un po’ più a buon mercato della carta stampata, ha comunque i suoi costi. Quindi, fatta salva la libertà di sostenere personalmente i propri oneri, comunque su certe cose si dovrebbe fare un po’ di economia.

Per esempio, sulla newsletter di Science Daily di qualche giorno fa, capita questo articolo:

Risky business: calculating climate change losses in major European coastal cities

Ebbene sì, quanto inciderà in termini di danno economico il climate change sulle coste europee? Da un minimo di 1,2 mld di dollari nel 2030, a un massimo di 40 mld nel 2100. Il tutto se, come ora, le emissioni continueranno a crescere seguendo il percorso di quello che l’IPCC ha identificato come lo scenario peggiore possibile. Costi elevati che, sebbene siano connessi ad eventi con scarsa probabilità di occorrenza, si suggerisce di prendere in considerazione.

L’articolo di riferimento è questo:

Climate Risk Assessment under Uncertainty: An Application to Main European Coastal Cities – Frontiers in Marine Science

Nel rispetto dell’analisi compiuta con le informazioni disponibili, questo, come innumerevoli altri studi che si possono definire spin-off del tema del clima che cambia perché ne investigano le conseguenze, è il classico caso di una proiezione che si basa su altre proiezioni incurante del fatto che queste siano del tutto sballate e inattendibili. Quello che viene definito “worst case scenario – RCP8.5” è pura fiction climatica, cioè quanto di più irrealizzabile si possa immaginare. Non solo, nonostante le emissioni stiano seguendo quel tracciato, tutti gli altri fattori che concorrono allo scenario stanno divergendo, prima tra tutti la temperatura media superficiale del pianeta, aumentata con velocità largamente inferiore a quanto previsto.

Possono quindi essere attendibili queste previsioni di impatto? E meno male che si parla di incertezza…

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Author: Guido Guidi

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1 Comment

  1. Su questo tema delle erosioni costiere è uscita una nota dei catastrofisti dell’ENEA e INGV in cui sono indicate numerose aree dei nostri litorali che saranno sommerse dal mare entro il 2100, a causa dell’innalzamento del livello del mare. Oviamente danno per scontato la validità delle previsioni dell’IPCC,. E’ tutta colpa della CO2 immessa dall’uomo in atmosfera. Peccato che non saremo presenti nel 2100 per controllare le loro verità!
    Uberto Crescenti

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