Addio

Il momento dell’addio, per quanto meditato da un po’ di tempo, ti coglie comunque di sorpresa, ed è un miscuglio di emozioni, stati d’animo, conflitti interiori. Ma la decisione è presa, si chiude un capitolo e si guarda avanti, con la serenità di chi pensa di aver fatto comunque qualcosa di piacevole e di giusto.

Sono stanco. Dopo un anno di collaborazione con Climatemonitor confesso che non ce la faccio più. Ho letto da qualche parte (per questo ultimo articolo mi risparmio hyperlink e referenze) che combattere contro il mainstream è come lottare con un maiale nel fango: tu ti ritroverai distrutto, infangato e puzzolente, mentre lui sarà solo contento.

È stato un anno emozionante, impegnativo, molto impegnativo. Col tempo, però, qualcosa si è incrinato, in particolare nel rapporto con l’Editore. Troppe volte mi ha rimproverato i toni troppo accesi, le divagazioni politiche, certe polemiche inutili che hanno messo il Blog nel mirino della stampa mainstream, che con la solita fretta e furore classificatorio ha bollato Climatemonitor come covo di cospirazionisti alt-right.

Tante volte ho abbozzato, ho promesso di auto-censurarmi, ma alla fine non ho resistito alla tentazione di polemizzare anche nei commenti agli articoli altrui. All’ennesimo richiamo mi sono sentito di troppo, e quindi tolgo il disturbo, anche per salvaguardare il Blog da speculazioni e attacchi vili e strumentali da parte di personaggi che hanno sempre visto con preoccupazione e sospetto la crescente popolarità di queste pagine.

Il seme del dubbio

Devo anche confessare che le continue critiche e polemiche mi hanno profondamente scosso e hanno pian piano minato le mie certezze un tempo granitiche. E se avessero ragione loro? Possibile che si sbaglino tutti? E in effetti è difficile non avere dubbi. La letteratura sull’influenza umana nel riscaldamento globale è sterminata. Eppoi la realtà quotidiana parla chiaro: non nevica più, la fioritura anticipa ogni anno, per non parlare delle crisi migratorie, l’aria irrespirabile nelle città, la nebbia che non c’è più…

Dovunque ti volti vedi i segni del clima che cambia. E quindi ti viene il dubbio di essere tu, dalla parte sbagliata, e soprattutto, ti accorgi di essere stanco di ritrovarti solo contro tutti, tanto più se hai il sospetto di essere nel torto. È una crepa che si apre improvvisamente, e che velocemente si allarga e ti blocca, ti svuota di ogni energia, ti rende impossibile scrivere. Gli ultimi articoli li ho scritti con enorme fatica, solo perché pressato dall’Editore, in modo talvolta davvero inopportuno. Scrivere controvoglia, quando non sei pagato per farlo, e si suppone che tu sia mosso solo dalla passione, è una tortura a cui non intendo più sottopormi.

Nuovi progetti

Ovviamente la vita continua, e nel ringraziare il Blog per l’ospitalità ricevuta, è anche il caso di guardare avanti e mettersi in gioco per nuove sfide, altrettanto emozionanti (ma soprattutto remunerate, finalmente). Per quanto strano possa sembrare, dovete sapere che Climatemonitor è letto attentamente da tanta informazione mainstream. Capita quindi di essere contattati in privato e ricevere critiche, ammonimenti più o meno convincenti o subdoli. Ma, per quanto incredibile, capita persino di ricevere proposte di collaborazione.

In particolare, sono stato contattato dai due maggiori gruppi editoriali italiani (non facciamo nomi di giornali per ovvi motivi) ai quali ho presentato due progetti a cui tengo molto.

Il primo si chiamaIl Clandestino”, ed è una rubrica settimanale in cui metterò in relazione la crisi climatica con l’ineluttabilità del fenomeno migratorio e proporrò delle soluzioni per massimizzare i risultati della lotta al climate change nella cornice generale dell’esaltazione del melting-pot e della cancellazione dei confini nazionali.

Il punto di partenza è che l’emigrazione climatica di massa rappresenta una imperdibile occasione per organizzare un’industria ben strutturata che generi occupazione stabile e distribuisca una pioggia di risorse pubbliche ai cittadini impegnati nei progetti di accoglienza: la realizzazione in chiave misericordiosa dell’helicopter money predicata dai banchieri centrali di mezzo mondo come soluzione alla crisi deflazionistica globale. D’altra parte, il climate change fornisce anche un formidabile pretesto per rinnovare il tessuto industriale obsoleto italiano, e fare del Belpaese un hub per la produzione di energia verde che però verrà ri-denominata energia incolore, ché dare patenti di bontà sulla base del colore è odiosamente razzista e il-liberal.

Il secondo progetto propone una collaborazione esclusiva ma saltuaria sui temi scientifici e analizzerà i paper pubblicati dalle riviste più prestigiose con riferimento al famoso 97% di consensus. L’obbiettivo sarà quello di far arrivare alla gente comune il messaggio che bisogna affidarsi senza indugio agli esperti: la scienza climatica è settled, e solo chi ne sa più di noi può salvarci dal disastro. I paper dei sapienti saranno la nostra Bibbia, ci indicheranno la via per il soddisfacimento dei nostri bisogni primari. Da cui il titolo della rubrica: “Toilet Paper”.

Il mio progetto più ambizioso, però, resta una collaborazione alla stesura della prossima Enciclica, che a mio parere dovrebbe essere focalizzata unicamente sul climate change, e non disperdersi in temi inutili, settari e politicamente scorretti come Dio, la fede, il peccato, la colpa, l’inferno, e tutto quell’armamentario ideologico medioevale mandato in soffitta dal progresso e dal sincretismo positivista post-ideologico. Centrali saranno i temi ambientali ed ecologisti e la definizione dei contorni teologico-scientifici della nuova religione mondiale: il Climatismo. Scontato il titolo, che suona come una esortazione alla conversione: “Riciclica!”.

Finale

Non capita tutti i giorni che sia il 1o di Aprile, e quindi mi scuso per aver utilizzato il pretesto di una data simbolica per scrivere un articolo pieno di bischerate. Ma è stato un esperimento utile: ho scoperto, per esempio, che fare il giornalista mainstream è fantastico: non ho mai scritto un articolo in così poco tempo: zero referenze, solo luoghi comuni, genuflessioni al politicamente corretto e affermazioni sgangherate spacciate per sentenze inappellabili in onore al pensiero unico dominante.

Comodo, veloce e igienico, come un gabinetto autopulente.

Ma mi perdonerete se alla comodità del gabinetto autopulente continuo a preferire il wrestling nel fango col maiale. OK ci si sporca, ma almeno si lotta per qualcosa. E la coscienza, rimane pulita.

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Author: Massimo Lupicino

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19 Comments

  1. oh, sulle prime c’ero cascato))))

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  2. Mi dispiace, ma penso tutto sommato sia meglio;la liberta’ purtroppo si paga sempre, in particolare quella intellettuale. Sara’ comunque mia cura seguire questo sito, ovviamente, e gettare uno sguardo obbligatorio ai nuovi proposti. Comunque grazie a tutti per la pubblicazione che riscuote l’attenzione di tanti. Buon lavoro!

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    • Sono proprio un ingenuo………..meglio cosi’!

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  3. Spero anch’io che aumentino le bischerate, così sarà un blog come gli altri, mica è possibile che sia così obiettivamente professionale. Su dai uniformatevi…
    😉

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  4. Grazie a Dio che è un pesce d’aprile!
    Fino alla fine avevo brividi di freddo lungo la schiena ed una strana nausea mi attanagliava lo stomaco…

    Buon lavoro e buona Pasqua prossima!

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  5. Il tono, così serioso, mi aveva per un attimo convinta della ineluttabilità di una scelta, sofferta ma comprensibile. Leggendo avanti, fortunatamente, il gusto dello scherzo da primo di aprile mi ha sollevato: mi dicevo, se dubbi vengono anche a “veri esperti”, dovrò prima o poi ricredermi: siamo davvero così inquinanti! Ora respiro già meglio!

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    • Caro Massimo,
      come esperienza personale posso dirti che mi ritrovo con il maistream scientifico quando scrivo di tecnologia in agricoltura e di Ogm ma la cosa non è comunque del tutto appagante perché debbo remare contro gran parte dei media, del mondo politico e del popolo bue.
      Pertanto penso che per quanto uno possa essere nel mainstream non riesce mai ad accontentare tutti e dunque tanto vale il maiale, il fango e tutto il resto, il che poi a ben vedere è vicino all’ideale cristiano o se vuoi all’ideale romantico dell’eroe “bello di fama e di sventura”.
      E poi, in fondo in fondo, come facciamo a lasciar solo Philippe Verdier?
      Resta con noi, dunque.
      Luigi

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  6. Scherzo simpatico e riuscito Massimo.
    Quei dubbi che hai scritto io li ho condivisi qualche tempo fa. Continuo ad avere i miei dubbi di scettico ma ho aggiunto anche quelli di preoccupato, perché questo mestieraccio della scienza non ti dà tregua, ti rincorre la notte. Io non saprei più come definirmi, se mai ce ne fosse bisogno. Spero di aver svolto un buon lavoro per la conoscenza, ma sono nella condizione del tuo pesce d’aprile, con l’aggravante che sono pure credente sapendo che cinquanta per cento è superstizione e mantenimento di un potere. Ma hai fatto bene a scherzare perché l’unica cosa che funzionerà sarà una risata che seppellirà i disonesti

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  7. Grazie a tutti dei commenti e per il riscontro che conferma che il pesce d’aprile e’ riuscito oltre ogni previsione.
    Persino alcuni amici hanno creduto che avessi gettato la spugna, il che mi ha lasciato abbastanza perplesso… Sara’ che il pesce d’Aprle me l’hanno fatto loro fingendo di credermi?!
    PS: l’Editore conferma le mie perplessita’ sul nostro rapporto, dandomi del “bastardo” sulla pubblica piazza ihihihih 😀
    Buon pesce d’aprile a tutti e ricambio volentieri anche gli auguri anticipati di buona Pasqua 😉

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  8. Ci sono cascato anch’io, e mentre lottavo con la delusione che cresceva dentro, non potevo fare a meno di darti ragione, non sui dubbi su quale sia il lato giusto, ma sul fatto che se devi portare il pane a casa può capitare che ti devi turare il naso. Per la prima volta son contento di essere davanti ad un pesce d’aprile

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  9. Grazie. Leggendo mi ero convinto che si fosse davvero guastato il rapporto con l’editore ed il resto fosse auto ironia. Comunque tutto è bene… etc 🙂

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  10. Caro Massimo, su una cosa penso non scherzassi: sul dubbio: una persona intelligente come te non può non averne. Io per lo meno (sebbene con competenze assai inferiori di wuelli che scrivono su questo blog) alla luce almeno della realtà quotidiana, quella della casalinga di Voghera, mi chiedo se loro un minimo di ragione non ce l’abbiano. E mi autocategorizzo come uno che il mainstream chiamerebbe “negazionista”. Ma se il dubbio ci aiuta a guardare oltre il pensiero unico, ben venga: non può che renderci persone migliori. Buona Pasqua, dato che qui lo posso augurare senza paura che qualcuno troppo suscettibile si offenda

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  11. Bello scherzo, Massimo.
    Non mi ero ancora sollevato dagli effetti del pesce d’aprile di Italia Oggi dove si presentava per assolutamente vero e verificabile un programma di governo insolitamente condivisibile. Salvo poco dopo spiegare che, appunto, di pesce d’aprile trattavasi.
    E poi mi sono beccato il tuo finto abbandono, giustificato per di piu’ da (in effetti strani) dissapori con Guido Guidi…
    Un uno-due mica male…. per fortuna che questo tuo pesce e’ stato meno crudele di quello di Italia Oggi… almeno qui c’e’ il lieto fine.
    Pero’ la prossima volta, please, dimostraci come fatto assodato che i fulmini globulari in realta’ vengono generati dai fucili laser degli alieni di Aldebaran che gia’ ci stanno avvelenando con le scie chimiche… 😉
    p.s. buona Pasqua a tutti, anche dal sottoscritto.

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  12. Peccato Massimo, speravo proprio che te ne andassi fuori dai maroni. Sei veramente PESANTE.
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    Beh, anche se in ritardo non posso farlo anch’io un pescetto?

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