Il verde? Bello solo se non c’è!

Direttamente dal dipartimento #maiunagioia, ecco che il planet greening che stiamo vivendo viene definito una “lama e doppio taglio”. L’aumento della superficie foliare è infatti origine di variazione dell’albedo, con conseguente effetto di accentuazione del caldo, specialmente per le foreste boreali. Anche di questo, scrivono gli autori del paper che vi segnalo oggi e che è stato ripreso anche da Science Daily, si dovrà tener conto nella definizione dei feedback che regolano il bilancio radiativo.

Questo l’inizio dell’articolo con cui Science Daily commenta il paper che vi segnalo oggi:

A substantial portion of the planet is greening in response to increasing atmospheric carbon dioxide, nitrogen deposition, global warming and land use change. The increase in leafy green coverage, or leaf area index (LAI), will hold important implications for climate change feedback loops, yet quantifying these impacts on a global scale can be challenging.

Una sostanziale porzione del pianeta sta diventando più verde. Niente male per una generazione come la mia, cresciuta con l’incubo della desertificazione… E niente male per un clima che si starebbe disfacendo sotto i colpi dell’effetto antropico…

Comunque, ecco i link:

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Author: Guido Guidi

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15 Comments

  1. Comunque, aggiornamento: come la mettiamo con le aree verdi nelle zone aride e semi-aride, appena “scoperte” dai satelliti? Grandi in totale come una seconda Amazzonia, dicono i giornali italici. Non sarà che anche queste, come lo studio citato da GB, moderano l’eventuale riscaldamento?

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    • Filippo…
      ..chettelodicoafare! 🙂

  2. Mi pare che un articolo recente di Nature Climate Change invii un messaggio diverso: https://www.nature.com/nclimate/journal/vaop/ncurrent/full/nclimate3299.html

    “We find that the global greening has slowed down the rise in global land-surface air temperature by 0.09 ± 0.02 °C since 1982. This net cooling effect is the sum of cooling from increased evapotranspiration (70%), changed atmospheric circulation (44%), decreased shortwave transmissivity (21%), and warming from increased longwave air emissivity (−29%) and decreased albedo (−6%) … Overall, the sum of biophysical feedbacks related to the greening of the Earth mitigated 12% of global land-surface warming for the past 30 years”.

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    • Gianni,
      grazie per la segnalazione molto pertinente: gli effetti del global greening  indicati nell’articolo da te segnalato mi paiono del tutto ragionevoli, almeno in termini qualitativi. Il dubbio filosofico rispetto all’approccio a tale tematica effettuato con GCM si lega al fatto che tali modelli hanno una considerevole difficoltà a descrivere quanto accade all’interno dei boundary layer, sia per ragioni di pixel sia per i limiti insiti nella nostra attuale capacità di modellare un tale ambiente.
      Per inciso ricordo che c’è moltissima letteratura scientifica sugli effetti del cambiamento di uso del suolo legati ad esempio alla messa in atto di grandi progetti irrigui in zone aride sulle variabili atmosferiche in superficie. Ricordo ad esempio lavori di Roger Pielke Sr. (che per decenni si è occupato di micrometeorologia applicata a temi molto concreti tipo questi), di autori francesi (svolti in ambito sub-sahariano) o cinesi (la Cina ha un enorme cuore arido in cui anche di recente sono avvenute enormi trasformazioni dell’uso del suolo per scopi agricoli).

  3. Tranquilli: le nuove centrali a biomassa, eco-compatibili ed eco-friendly, risolveranno il problema delle foreste in eccesso. Faremo un bel po’ di legna, specie nelle foreste boreali, per alimentarle, prendendo così due piccioni con una fava. Avremo energia a minor prezzo ma “green”, e faremo ri-diventare delle desolate lande ghiacciate quelle terre che avevano assunto questo insano colorito verdastro. Che evidentemente non è il verde=green che piace ai nostri amici, che forse preferiscono altri famosi biglietti verdi che frusciano, alle comuni e banali foglie: nulla di male, non fosse che dicono di essere l’esatto contrario (ma non lo sono).

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    • Hey Filippo a proposito hai…hai…hai mica un paio di lattughe? Ho delle questioni…delle questioni da sistemare….a parte gli scherzi concordo in toto Filippo. 🙂

  4. Non si potrebbero modificare geneticamente piante ed erba in modo che facessero foglie e steli bianchi ?
    🙂

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    • Mi sfugge come le piante possano aumentare l’albedo visto che convertono l’energia solare in energia chimica mentre il terreno nudo assorbe e riflette nell’ infrarosso

    • Penso sia perché il rendimento energetico della trasformazione è molto basso intorno all’1%, ecco perché l’albedo è molto più importante, ed ecco perché il biofuel è una bio-follia.

    • L’albedo è la quota di energia solare globale (visibile + infrarosso vicino) riflessa verso lo spazio. Una copertura vegetale continua ha albedo del 25-35% mentre un terreno nudo ha mediamente un albedo più elevato (anche se la variabilità da un suolo all’altro è molto alta in funzione dei fattori che ne influenzano il colore).

  5. Fin da ragazzino odo previsioni catastrofiche sull’estirpazione delle foreste, sulla ferale diminuzione di aree coltivabili, su una terra resa spoglia, brulla, grigia a causa del “dissennato comportamento umano”. Ma (ammesso e non concesso) se le emissioni antropogeniche rendono questo pianeta più fertile ciò dovrebbe sfatare i suddetti nefasti presagi.
    Eppure spunta fuori che persino il tanto agognato verde ha il suo lato oscuro. Ovvio, è la semplice ragionevolezza a suggerirci che nella realtà quasi nulla presenta aspetti desiderabili che non ne implichino altri di senso opposto: l’altra faccia della medaglia. Per questo su questioni complesse con tante variabili non si può quasi mai asserire con certezza quel che dopo prevarrà: se l’utile o una drammatica perdita. Nemmeno si può esistere non accettando un tot rischio dell’azione, o preventivando a lungo raggio e troppo speciosamente il genere e la direzione del futuro da intraprendere. Finché ci si preoccupa di evitare il martellamento della Terra con ordigni nucleari è una cosa…ma se si pretende di pianificare a lungo o a lunghissimo raggio l’economia e usi e costumi della società globale… è tutt’altro.
    Infine, l’Uomo è essere naturale come gli altri, la sua attività è dunque pur essa attività rientrante nelle dinamiche naturali. Se per timore di potenziali rischi, se per eccesso del “principio di cautela” rinunciamo a essere quel che siamo e a far ciò che siamo in grado di fare, col supporto d’una coscienza la più razionale e intelligente e la meno malvagia possibile, se si rinuncia a questo per pavidità e pessimismo allora sì credo che non sfuggiremo alla bocca del baratro.

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  6. Caro Guido,
    la concimazione carbonica e la maggior mitezza alle latitudini medio-alte stanno rinverdendo il pianeta e questo comporta una serie di modifiche a livello non solo di albedo ma anche dei rapporti fra flussi di calore sensibile (H) e latente (LE) in genere a favore di quest’ultimo.
    Circa l’albedo ci sono poi alcune finezze in più, per cui ad esempio se ad aumentare sono le conifere la riduzione dell’albedo è più rilevante che se ad aumentare sono le latifoglie.
    A seguito della lettura dell’articolo posso solo dire che il suo merito maggiore mi pare quello di spingerci a riflettere sui rapporti di causa-effetto nel sistema climatico terrestre, rapporti che sono spesso di una complessità disarmante.
    In ogni caso vi sono alcune cose che mi sfuggono ed in particolare.
    1. (come si dice nell’abstract) il LAI riduce le temperature alle basse latitudini ma guardando i diagrammi latitudinali presenti nell’articolo si nota che l’incremento del LAI più rilevante a livello planetario si registra all’equatore mentre la diminuzione più sensibile della temperatura di superficie Ts si ha fra -20 e -40°S.
    2. se aumenta il LAI aumenta anche l’evapotraspirazione (termine LE) e dunque il contenuto in Vapore Acqueo (VA) dell’atmosfera. Essendo VA il principale gas serra, sicuramente agisce sulla temperatura ed immagino che tale effetto dovrebe cogliersi soprattutto nelle aree ove VA è attualmente più carente (zone caldo aride, ad es. areali peri-desertici). In tal aree dunque mi sentirei di dire che l’effetto netto sia una diminuzione delle temperature di giorno (allorchè l’effetto dominante è la crescita di LE a spese del calore sensibile H, a sua volta direttamente proporzionale alla temperatura) e un aumento di notte (allorchè l’effetto dominante è dato dall’interferenza di VA rispetto all’emissone a onda lunga verso lo spazio). Invece mi pare che nel lavoro il ruolo di VA come gas serra non sia dichiarato, anche se a mio avviso il suo potente effetto cova in tutti gli elaborati presentati (diagrammi e cartografie globali).
    In ogni caso ho trovato il lavoro nel suo complesso davvero molto interessante.

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  7. Mai che ci fosse un feedback negativo!
    Forse un modo per salvare il pianeta ed eliminare il CAGV,in alternativa alle misure decise dal COP21, potrebbe essere quello di ridurre drasticamente le risorse destinate ai modelli climatici.
    Saluti,
    Carlo

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  8. L’aumento della superficie foliare è infatti origine di variazione dell’albedo, con conseguente effetto di accentuazione del caldo, specialmente per le foreste boreali.

    Be’, che problema c’è? Basterà tagliarne un po’. Risolvano le “challenge” e calcolino quanti ettari vanno tagliati in modo ottimale. Sono in grado di prevedere cosa fare per contenere l’aumento della temperatura globale ento tot gradi, figuriamoci se non possono fare qualche calcolo più semplice.

    Prima però si mettano d’accordo con il WWF che lamenta la continua sparizione di foreste.

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  9. Questi signori hanno capito che nel bilancio termico globale in superficie conta di più l’andamento termico degli oceani? Lo sanno che gli oceani coprono il 71% del globo? boh a me qualche volta mi sorpende la demenzialità di certi titoli…

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