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1984, se il clima non è solo fisica

1984, quante volte abbiamo evocato il celebre Romanzo di George Orwell nelle nostre discussioni. Beh, come molti sanno c’era molta capacità profetica in quel romanzo. Quel che probabilmente il suo autore non poteva sapere, a meno di non essere stato ad insaputa di tutti un viaggiatore nel tempo, era che l’anno in cui aveva ambientato il suo libro fantastico, sarebbe stato un anno cruciale per il clima, o, meglio, per il climatismo, la religione dei nostri tempi.

Ne parla Umberto Minopoli su Il Foglio, in un articolo davvero interessante e tanto ragionevole da essere probabilmente indigesto a chi sul clima non ne vuol sapere di ragionare. Ci sono la sinistra inglese (e per molti versi la sinistra globale), Donald Trump e la fisica del Sole nell’articolo, in un mix apparentemente più caotico del sistema climatico, ma nel suo disegno complessivo estremamente lineare.

Chi Controlla il Clima (occorre registrarsi per leggerlo interamente, ma ne vale la pena)

Il 1984, per quanti non avessero fatto ancora l’associazione di idee con la politica d’oltremanica, fu l’anno in cui il governo inglese dichiarò guerra ai sindacati dell’industria carbonifera, allora colonna portante e molto scricchiolante dell’economia del Paese. Una guerra vinta poi nei primi mesi del 1985, ovvero in quello che fu a memoria storica uno dei più rigidi inverni che si ricordino. C’è anche un certo Piers Corbyn in questa storia, allora giovane fisico e meteorologo, sulle cui previsioni di rigidità dell’inverno avevano puntato i rivoltosi, condizioni che pure rivelandosi reali finirono però per fiaccare a tal punto la protesta da determinarne la sconfitta. Piers è il fratello di Jeremy, oggi leader dell’opposizione all’attuale guida politica inglese e, allora come oggi, acceso sostenitore dell’influenza del Sole sul clima. A regola di dibattito scientifico moderno, un eretico, un pazzo, un negazionista.

Minopoli parte da questo aneddoto per affrontare il tema della pericolosa decisione che il mondo della scienza del clima che cambia ha preso da allora, rafforzandone via via sempre di più i contorni dogmatici ed ideologici, quella cioè di non considerare, né quindi studiare o approfondire, il ruolo del Sole nelle dinamiche del clima. Gli effetti del Sole sono invarianti, quindi la causa delle mutazioni, quali esse siano, deve essere altrove. Anzi, sappiamo dov’è, è nelle attività antropiche. Quindi, sotto con le politiche necessarie a porre rimedio. Potrebbe non essere così, lo sappiamo, ma non ci si deve pensare. Non si deve dire né fare niente che possa rendere il percorso verso la liberazione del pianeta dalla CO2 (il suo cibo ed elemento fondamentale!) più ruvido o meno gioioso e colorato. E poco importa che il Sole abbia sempre accompagnato il cammino del clima, determinando con le sue fasi le modalità fredde o calde in cui si dispongono oceani ed atmosfera. Poco importa se ora il Sole prepara un esame, andando spedito verso una fase di bassa attività che potrebbe far virare al freddo quelle modalità. Ora c’è un problema e quel problema siamo noi.

Ma, non voglio né posso ripetere per intero il discorso di Minopoli, per cui mi fermo qui. Aggiungerei alla sua pur attenta analisi storico-politica iniziale una chiave di lettura che deve essergli sfuggita, e che è invece il vero anello di congiunzione tra gli obbiettivi politici di allora e il climatismo di oggi. Il “problema clima” nacque insieme alla sua soluzione, propagandati dalla Tatcher in ogni summit politico (qui su CM e qui ancora con tutta la storia dell’AGW) circoscritto scientificamente con la creazione dell’Hadley Center, la componente climatica dello UK Met Office, da subito e ancora oggi sede operativa del Working Group 1 (che procura le basi scientifiche) dell’IPCC, il Panel ONU che non a caso non studia il clima, ma i cambiamenti climatici e per essi suggerisce le soluzioni anche in campo sociale, energetico, economico. L’Hadley Center, guidato a lungo da una figura molto vicina alla Tatcher allora, Sir John Hugton, poi anche co-presidente proprio dell’IPCC.

Vi chiederete cosa c’entri Trump in tutto questo. Molto semplice, probabilmente inconsapevolmente, a casaccio e senza capirci un accidente, le sue scomposte azioni e affermazioni scardinano tutto questo. Fossi un climatista ne sarei davvero preoccupato.

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Published inAttualità

9 Comments

  1. Alessandro

    Certo è che anche agli inizi degli anni’80 sarebbe stato facile per chiunque prevedere l’aumento di CO2 , perchè è stato un aumento costante fino ad oggi:

    Immagine allegata

  2. donato b.

    In effetti la lettura storica di quel periodo che emerge dal post sembra piuttosto coerente e condivisibile.
    Ho letto l’abstract di uno dei report Exxon-Mobil citati dal lettore Roberto (non tutto il report per questioni di tempo) del 1982 e in esso già si delineavano alcune delle tematiche di cui stiamo dibattendo.
    Da quel che ho potuto capire, agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso le problematiche connesse all’impatto delle emissioni di CO2, erano già ben note negli ambienti che contavano e la Exxon era ben addentrata in quegli ambienti. Per inciso nel report si citano alcuni studi scientifici che ipotizzavano un effetto delle emissioni di CO2 sul clima, tale da determinare un aumento delle temperature terrestri nel 2090, compreso tra 1,3°C e 3,1°C circa.
    .
    La Tatcher certamente era al corrente di tutto ciò che bolliva in pentola e saltò a piè pari sul carro del “cambioclimatismo” nascente. A posteriori bisogna darle atto che vide giusto e fu lungimirante: vinse, difatti, la sua battaglia contro i minatori e chiuse le miniere di carbone.
    A questa sua vittoria non fu estraneo, secondo me, il sempre maggior sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi del Mare del Nord che consentirono di modificare fortemente il mix energetico britannico: poco o nulla carbone, molto petrolio, gas e nucleare.
    .
    Sempre nel rapporto della Exxon citato da Roberto, si legge come petrolio e gas producano emissioni di gas serra inferiori a quelle del carbone. Sarebbe consigliabile, tuttavia, ridurre, a scopo precauzionale, anche l’uso di questo tipo di combustibili.
    Detto in altre parole possiamo far risalire agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso la nascita del movimento “salvamondista”. E la Tatcher può essere considerata l’ostetrica che ne agevolò il parto.
    .
    E per finire una nota di colore. La Exxon è considerata una delle principali fonti di “finanziamento” del mondo scettico: rientra a pieno titolo nella categoria del “big-oil” . Leggendo il report non sembrerebbe proprio. Dobbiamo cercarci un’altra fonte di finanziamento! 🙂
    Ciao, Donato.

    • A posteriori bisogna darle atto che vide giusto e fu lungimirante: vinse, difatti, la sua battaglia contro i minatori e chiuse le miniere di carbone.

      Io ne traggo una “morale” diversa. Concordo che era giusto chiudere quelle miniere e rompere con lo strapotere dei sindacati che pretendevano di sostenere, a spese del contribuente, un’attività improduttiva. Ma la storia dimostra che, se usi uno strumento sbagliato per un fine giusto, prima o poi la paghi…

    • donato b

      E difatti lo stiamo pagando ….. 🙂
      Ciao, Donato.

    • roberto

      E’ la scoperta del petrolio nel mare del Nord che hapermesso al governo inglese di mettere in ginocchio i minatori ed i sindacati. L’altro punto riguarda l’uscita dello stato dal controllo dei proventi del petrolio cosa che la Norvegia si è ben guardata da fare costruendo un fondo sovrano che ha garantito il futuro al paese ed ai suoi cittadini.

    • Luca Rocca

      leggi il rapporto Meadows (I limiti dello sviluppo) del 1972 e troverai le fonti. Poi vai a vedere chi finanziava il club di Roma

    • donato b.

      La mia battuta sulle fonti “finanziarie” degli scettici e big-oil era ed è una semplice battuta ironica e niente di più. Ammesso e non concesso che la Exxon abbia finanziato o finanzi il Club di Roma è per me poco interessante in quanto tutte le maggiori società del mondo finanziano qualcosa: i fratelli Koch che vengono additati come i maggiori finanziatori di istituzioni scettiche, hanno finanziato anche R. Muller ed il suo gruppo di ricerca Berkeley Earth. Per me non c’è nulla di strano altrimenti ricerca non se ne fa più: ben venga chi è disposto a finanziare la ricerca anche perché molti lo fanno senza pretendere ritorni, ma per puro mecenatismo o, molto più prosaicamente, per ragioni fiscali.
      Ciao, Donato.

  3. Luca Maggiolini

    Detto in soldoni. 1984.
    La Tatcher vuole chiudere le miniere di carbone, che generano debiti, che il governo non vuole più coprire.
    La Tatcher non vuole chiudere le miniere con la motivazione “chè perdono soldi (di pantalone, aggiungo io)”, perchè pare brutto assai, e allora cerca di trovare un motivo più “alto e nobile”.
    La Tatcher crea – o cavalca a fior di soldoni (ma sempre meno di quelli perduti dalle miniere) l’ambaradan scientifico e il supporto mediatico che le serve per creare il nobil motivo.
    La Tatcher chiude le miniere perchè mettono in pericolo il futuro del pianeta!!!!

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