Stiamo perdendo la battaglia

“Sul clima stiamo perdendo la battaglia ….” . Con questo accorato appello il Presidente francese E. Macron ha chiuso l’One Planet Summit di Parigi che doveva rappresentare “l’esame di riparazione” per gli Stati dopo la COP23 di Bonn. Anche questo appuntamento è risultato, però, abbastanza deludente. Come ha Liberation nel suo puntuale diario dal summit, “molti annunci, ma poche novità“. Mi sembra che l’incipit del discorso di Macron ed il titolo di Liberation, siano una buona immagine dei risultati della mini-COP di Parigi. Siccome si può perdere una battaglia, ma vincere la guerra, Macron ha spronato tutti i convenuti ad impegnarsi a fondo.

Per comprendere come siano andate effettivamente le cose a Parigi, dobbiamo fare un piccolo passo indietro: tornare a Bonn agli inizi di novembre di questo anno. Intervenendo alla COP23, con sufficienza tutta francese, Macron fece capire che i giochi veri si sarebbero fatti a Parigi il 12 dicembre 2017, anniversario della chiusura della famosa COP21 e del mitico Accordo di Parigi. Io in quella circostanza ebbi a scrivere un post: COP23: si raddoppia o si cambia?  Nel post si commentava l’annuncio del summit in questione ed io scrissi: “Oggetto del summit sarà quello di trovare i 100 miliardi di dollari che i Paesi industrializzati dovrebbero trasferire ai Paesi in via di sviluppo per finanziare le iniziative di adattamento e di risarcimento dei danni arrecati loro dal prelievo selvaggio delle risorse naturali e dalle conseguenti emissioni di gas serra.”

Dopo che il summit convocato al G20 2017 e ribadito a Bonn 2017 si è concluso, mi sarei aspettato di vedere l’elenco dei Paesi che avrebbero dovuto sborsare i famosi 100 miliardi di dollari annui e le quote di ognuno di essi oltre ad una serie di clausole ben precise con chiare sanzioni per gli inadempienti. Al summit  hanno partecipato una cinquantina di Capi di Stato e di Governo che si sono limitati a ribadire impegni già presi e non ancora mantenuti, nonostante Macron avesse chiesto di intervenire solo se si avevano novità da annunciare. Di impegni vincolanti e perentori non ne ho visti: se mi fossi sbagliato, chiedo a chiunque abbia visto meglio di me, di farsi avanti.

A dire il vero, qualche piccolo passettino in avanti c’è stato. La Banca Mondiale che co-presiedeva il vertice, ha annunciato la fine del finanziamento di progetti che hanno a che fare con le fonti fossili di energia. Spulciando tra le cifre, si scopre che la montagna ha partorito il solito topolino: i finanziamenti dei progetti che hanno a che fare con le fonti fossili sono compresi tra l’uno ed il due per cento del budget della Banca destinato ad investimenti. Stiamo parlando di bruscolini in quanto, in termini assoluti, ci troviamo di fronte a meno di un miliardo di dollari annuo. Solo per avere un’idea dell’ordine di grandezza delle cifre in gioco basti pensare che i costi amministrativi della Banca Mondiale si aggirano su circa 1,5 miliardi di dollari all’anno. Le ONG sono, però,  felici per l’affermazione di un principio. Anche in questo caso c’è, però, il cavillo: la Banca si riserva di continuare ad investire nel fossile qualora dovesse esserci qualche situazione di emergenza che riguardi i Paesi in via di sviluppo. Che vorrà mai dire?

Il presidente Messicano Neto ha trionfalmente annunciato la nascita di un mercato del carbonio Nord americano. Visto che gli USA hanno risposto picche, ci si accontenta dello Stato di Washington e della California. Mi chiedo se abbia senso parlare di un mercato del carbonio Nord americano senza gli Stati Uniti. Secondo me no, ma è un mio parere. Che si tratti dell’ennesimo annuncio privo di effetto, è testimoniato dal fatto che non è stato fissato alcun prezzo per il carbonio emesso.

A proposito di prezzo del carbonio emesso, l’ineffabile lord Stern ha comunicato qualche mese fa che  con i prezzi attuali non si va da nessuna parte: bisogna aumentare questi prezzi portandoli a 40/80 dollari per tonnellata di CO2 emessa entro il 2020 ed a 50/100 dollari per tonnellata entro il 2030. Ieri il prezzo di una tonnellata di CO2 sul mercato era di circa 7 euro. Mi sa che danno i numeri.

Altro piccolo risultato (ma anche questo piuttosto vecchio in quanto se ne era parlato anche a Bonn il mese scorso) è il disimpegno di AXA (compagnia assicuratrice francese) dal settore carbonifero e delle sabbie bituminose. Niente di nuovo sotto il sole.

Ed infine entra in campo il presidente della Commissione Europea Junker che annuncia un piano di finanziamenti per i progetti di mitigazione ed adattamento nei Paesi in via di sviluppo di circa 44 miliardi di euro entro il 2020 (poco più di 14 miliardi all’anno) ed ulteriori 3 miliardi all’anno per città sostenibili, energie pulite ed agricoltura sostenibile. Facendo un poco di conti arriviamo a circa 17 miliardi di euro all’anno, cui bisogna sommare gli investimenti dei privati (la Fondazione di Bill Gates, per esempio, ha deciso di investire circa 300 milioni di dollari da destinare all’agricoltura sostenibile nei Paesi in via di sviluppo).

Siamo ancora molto lontani dall’obiettivo dei 100 miliardi di dollari e ciò spiega il malcontento che serpeggia tra le ONG. La rappresentante di Greenpeace S. Fayolle non ha usato eufemismi: ha chiesto alla Francia (a Macron) di smetterla di fare del cinema sulla questione climatica. Non meno dura è stata la reazione di Oxfam France che ha invitato Macron a smetterla con gli annunci ed a passare ai fatti. Altrettanto forte il commento di Reseau Action Cclimat che ha utilizzato parole di fuoco contro il Presidente Macron che predica bene, ma razzola male, in quanto sprona gli altri a fare di più, ma nel suo piccolo pone la Francia su una traiettoria che non consentirà di raggiungere i già modesti obiettivi di Parigi 2015.

E per concludere due piccole note di colore. A Parigi non si sono visti né la Merkel, né Gentiloni e la cosa ha fatto storcere il naso a molti commentatori: forse i due si sono resi conto del fatto che più che attori sarebbero stati figuranti ed hanno mandato le seconde linee. La seconda nota di colore riguarda il re del Marocco. Per un paio di giorni di soggiorno a Parigi, si è fatto precedere da ben quattro C130 “Hercules” che hanno portato a Parigi “gli effetti personali di sua maestà e del principe ereditario”. Quanta CO2 hanno emesso questi aerei?

E poiché il logorroico Macron sembra aver preso gusto alla cosa, ha proposto di continuare a riunirsi anche nei prossimi anni a Parigi, incurante delle accuse di voler oscurare le adunanze planetarie meglio note come COP. Bah!

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Author: Donato Barone

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7 Comments

  1. @ AleD
    Un sacco di euro! E’ molto difficile sapere quanto costano questi appuntamenti, ma qualche notizia c’è. La COP21 di Parigi è costata poco meno di 200 milioni di euro. La COP22 circa la metà. Per la COP23 non ho molte notizie. Da un intervento del Presidente della COP23 mi è parso di capire che la Germania aveva investito nella COP qualcosa come 150 milioni di dollari, ma potrei sbagliarmi. Ad ogni buon conto l’ordine di grandezza è questo, in ogni caso non meno di cento milioni di euro
    Ciao, Donato.

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  2. Bene… a dispetto dell’ennesima foto dell’orso polare deperito che ormai ha fatto il giro del web e anche di alcune prime pagine dei giornali , come ulteriore monito del riscaldamento globale che ci friggerà tutti, fatevi un giro su un po di webcam in zona Chamonix Monte-BIanco, gran San Bernardo, Sempione ecc., giusto per vedere i bianchi effetti del riscaldamento globale che ben presto ci seppellirà sotto una montagna di neve. Trovandomi obbigato a valicare le Alpi sovente non sapete quante X@#¢ mando ad ogni viaggio a tutti gli amici caldocatastrofisti.
    P.S: per chi non fosse al corrente, é risaputo che gli orsi polari sono animali immortali e periscono solo a causa dello scioglimento dei ghiacci.

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  3. “…La seconda nota di colore riguarda il re del Marocco. Per un paio di giorni di soggiorno a Parigi, si è fatto precedere da ben quattro C130 “Hercules” che hanno portato a Parigi “gli effetti personali di sua maestà e del principe ereditario”. Quanta CO2 hanno emesso questi aerei?”

    In effetti, se si guardasse a quanto “costano” le varie COP (in termini economici, di spreco di tempo e risorse, e di inquinamento prodotto con trasporti, energia consumata, cibo, ecc), forse il problema sarebbe già azzerato.
    Meno chiacchiere inutili e godiamoci qualche grado in più che non credo faccia poi così male….

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    • Come siete insensibili.
      “Loro” lo fanno per il nostro bene, si sacrificano “per noi” anche in postacci tipo Fiji o altre località di villeggiatura, in alberghi di lusso – ma tutto e solo PER NOI.
      Non capite il sagrifizio, la tensione di bere champagne (povere stelle, non sono abituate…) e nutrirsi in alberghi a 5 stelle plus-ultra-super.
      Che martiri!!!!

    • Ma a proposito, una COP cosa costa in euro?

    • …sarà che qualche grado(?)non faccia male,ma io preferirei gradi in meno!

    • Anche io li preferivo David, ma poi sono invecchiato e adesso mi piace il caldo e sogno una pensione ai tropici. Ammesso di arrivarci alla pensione, che con questi chiari di luna… 🙂

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