#PolarVortex e dintorni

Nonostante il più classico degli esempi di interessato disinteresse da parte dei media, vi sarà magari capitato di apprendere che l’America del Nord è alle prese con una delle più brutali ondate di gelo degli ultimi decenni. Davvero tanto freddo, mentre inoltre si prepara un blizzard sulla costa est per i prossimi giorni che aggiungerà presumibilmente anche molta, moltissima neve a quella già caduta.

Il massimo che abbiamo potuto sentire in termini di commento qui da noi sono stati i rimbrotti e i risolini di scherno riservati alla solita uscita del solito presidente Trump, che ha ironizzato sul fatto che un po’ di sano Global Warming in questi casi non sarebbe stato male (noi ne abbiamo parlato qui: Il Re è Nudo, CM 28 dicembre 2017). Naturalmente, non fosse altro che per scaldarsi un po’, dall’altra parte dell’oceano se ne sta parlando molto di più, con l’hashtag #ItsSoCold che spopola su Twitter e con i thread lanciati da esperti e non solo che si allungano a dismisura.

L’indiziato numero uno, come accade da un po’ di anni ogni volta che fa freddo in Nord America è il Vortice Polare – Polar Vortex, con annesse tutte le sue declinazioni e variazioni sul tema, come il rallentamento del Getto Polare, l’Amplificazione Artica, insomma, tutte le spiegazioni che è possibile dare in chiave clima che cambia e cambia male al fatto che, a volte, d’inverno fa freddo, anche tanto freddo.

Così, mi è capitato di intercettare un tweet di Stefan Rhamstorf, autentica colonna dell’AGW nonché fondatore del blog Real Climate, che recitava così:


Dal momento che di Vortice Polare ne parliamo spesso anche noi la faccenda mi ha incuriosito, così ho risposto chiedendo lumi circa le non meglio specificate antiche e benevole “abitudini” del Vortice Polare. Naturalmente non ho avuto alcuna risposta diretta, ma un altro partecipante al TD si è fatto subito sotto indicando un paper dal quale si evincerebbe che, sì, il fatto che l’Artico si sia scaldato è certamente causa delle ondate di freddo sugli USA.

Il Paper è questo qui:

Meridional and Downward Propagation of Atmospheric Circulation Anomalies. Part I: Northern Hemisphere Cold Season Variability

Una lettura certamente interessante anche se alquanto ostica, in cui si ipotizza e descrive il meccanismo che porta alla propagazione delle anomalie termiche da e verso il polo e, lungo l’asse verticale, tra Stratosfera e Troposfera. Un meccanismo che, si ipotizza, porta all’attenuazione del gradiente longitudinale di temperatura, all’indebolimento del Vortice Polare ed a più frequenti sue incursioni verso le medie latitudini.

Ora, a parte il fatto che l’Artico quest’anno è stato molto meno “caldo” (perdonate le virgolette ma trattasi di caldo mooolto relativo) di quanto non sia accaduto in passato, per continuare la discussione e, diciamo così, inserire un po’ di incertezza in tanta sicumera, ho risposto con il link ad un altro paper, in cui pur affrontando proprio il tema dell’eventuale collegamento tra Amplificazione Artica e eventi di freddo intenso, si sottolinea che tale collegamento è tutt’altro che chiaro e tutt’altro che lineare, fornendo tra l’altro un paio di mappe mentali che vi riporto qui sotto dopo il link al paper:

Nonlinear response of mid-latitude weather to the changing Arctic


Al di là del fatto che a quanto pare i meccanismi che porterebbero ad un rallentamento del getto sembra appartengano più alla stagione estiva che a quella invernale, e questo scagionerebbe il Vortice Polare che nell’emisfero nord d’estate non c’è, quel che mi pare più interessante è la colonna centrale della seconda figura, quella delle cosiddette limitations. Cose di cui, a ben vedere, forse si dovrebbe tener conto, anche quando si muore dalla voglia di attribuire il freddo al caldo.

Comunque, per porre fine alla questione, val la pena ricordare che le dinamiche del Vortice Polare, le sue fasi di debolezza o maggiore compattezza e, in ultima analisi la posizione e l’ampiezza delle oscillazioni (meandri) della corrente a getto che lo circonda, sono abbastanza efficacemente descritte (ahimè ex-post perché sin qui non c’è verso di prevederlo con efficacia) da un indice molto noto, l’Oscillazione Artica, il cui segno positivo indica alta velocità del getto e robustezza del vortice e le cui fasi negative indicano ondulazioni molto ampie del getto e debolezza del vortice. Qui sotto l’AO in tutto il suo splendore pluridecennale (postata da Clive Best nello stesso TD):

E’ necessario sottolineare che le dinamiche descritte e ipotizzate nei paper, così come l’attribuzione del freddo al caldo dovrebbero mostrarsi sotto la forma di un qualsivoglia trend in questa serie? Forse sì, anche se non sembra proprio che ci sia alcuna tendenza. Anzi, a guardar bene, forse nelle ultime decadi c’è stato un po’ più di blu, cosa che, eventualmente, indicherebbe l’esatto contrario di quanto ipotizzato.

Ah, naturalmente, tutto ciò aspettando che il Polar Vortex faccia visita anche a noi ;-).

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Author: Guido Guidi

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25 Comments

  1. @Simone
    Io a Ginevra ci lavoro, e situazioni come quella nella foto le ho viste almeno due volte negli ultimi 6 anni.
    Si verificano quando c’è forte vento sul lago, la chiamano “bise” in francese, che solleva spruzzi d’acqua con le onde, e la temperatura scende di molto sotto lo zero. Un effetto spettacolare.

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  2. Il lago di Ginevra si trova negli USA?, Perché si da il caso che la foto iniziale della barca ghiacciata sia di diversi anni fa ed è stata fatta al Lago di Ginevra o Lago Lemano se preferite…

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    • Ah, quindi faceva così freddo anche lì? 😉
      Sorridi Simone, si fa così Ahahahahahah
      gg

    • L’immagine non è di questi giorni, ha almeno 9 anni… 😉

    • Tocca andare a ritroso a controllare le carte di 9 anni fa per capire se a ginevra c’era o meno in azione il polar vortex! 😀

    • Toh Simone, eccoti foto (e articolo) recenti: https://goo.gl/e2nQkY
      Google is your friend 🙂

    • Sul Corriere c’è la foto di alcuni squali morti di freddo (più avanti nella galleria):

      http://www.corriere.it/foto-gallery/esteri/18_gennaio_04/stati-uniti-gelo-fa-piu-freddo-che-marte-squali-muoiono-choc-termico-60e3b548-f11f-11e7-b33d-56f05ccceb4d.shtml

      “Più freddo che su Marte” titolano certi giornali, facendo la rincorsa al ribasso con le stesse temperature per il titolo più demenziale.

      PS A vederli, peccato che non sian tonni: sarebbero già anche belli abbattuti termicamente, mangiabili a crudo.

    • Fabrizio,
      si definisce weather bomb (bomb cyclone è un po’ un neologismo ma tutto sommato vuol dire la stessa cosa) una depressione extratropicale il cui rateo di approfondimento è particolarmente accentuato (https://en.wikipedia.org/wiki/Explosive_cyclogenesis). Per le nostre latitudini, per esempio le depressioni di sottovento ci vogliono 24hPa in 24 ore. Più a nord ne bastano meno. Sono spesso weather bomb appunto le depressioni che poi originano i blizard come quelle della costa est americana, lo sono le polar low che si sviluppano sul Mare del Nord etc. In questo caso pare il rateo sia anche parecchio più accentuato, quindi la definizione ci sta tutta.
      gg

    • Non sparate sulla croce rossa !
      Almeno Simone fa un po’ di polemica che non guasta, anche se non molto tecnica, mi sembra.
      Una cosa da aggiungere (ci proverò anche io) sarebbe quella di trovare siti che pubblicano riferimenti a CM con relative critiche e idee e/o insulti
      Aiuta a capire.

    • Maxx, non mi risulta ce ne siano molti, a parte gli affanni da psicanalisi dell’oca sapiens. Ma questo non vuol dire che non potrebbero/dovrebbero essercene. Vuol dire solo che il villaggio di Asterix è, giustamente, isolato, perché così va bene 😉
      gg

    • @maxx
      “Una cosa da aggiungere (ci proverò anche io) sarebbe quella di trovare siti che pubblicano riferimenti a CM con relative critiche e idee e/o insulti
      Aiuta a capire.”

      Un paio di settimane fa su climalteranti uno che ce l’aveva con me perché gli maltrattavo i modelli a colpi di articoli peer-reviewed ha detto di lasciarmi perdere perché aveva scoperto che postavo anche qui, ed ha definito CM un sito “negazionista”.

      Non c’è molto da capire, oltre al fatto che chiunque non sia d’accordo col mantra climatocatastrofista è immediatamente definito negazionista.

    • Roberto il tempo e’ poco e la vita e’ breve. Chi te la fa fare di buttarlo via argomentando con certa gente? 🙂

    • Nel frattempo vi faccio notare che l’artico ha toccato il nuovo minimo storico per inizio gennaio. Un articolo su questo che è un vero record immagino che non lo possiate fare, per un sito difatti “negazionista” come questo immagino è troppo scomodo dire di questo record vero?

      https://s10.postimg.org/fnyb8ffdl/artico.jpg

    • Simone, invece di cianciare, come ti ho già detto molte volte, perché non lo fai tu? Lo pubblico senz’altro.
      gg

    • Bè, con 25°C sotto zero di temperatura sono sicuro che si stia sciogliendo di brutto.
      gg

    • Simone visto che sei un grande esperto di ghiacci artici dovresti sapere che un record puntuale di estensione invernale conta ben poco. Il 2017 ha inanellato una cinquantina di giorni con record di estensione massima negativa tra gennaio e febbraio, per poi concludere l’anno con un minimo piu’ che dignitoso. Quello che fa la differenza, infatti, e’ il rateo di scioglimento estivo, ben piu’ di quello di accumulo invernale (caso di studio: il rimbalzo del 2013). Se vai a guardare un grafico e provi ad interpretarlo, ad esempio NSIDC, noterai che a inizio gennaio ci sono una decina d’anni in un fazzoletto di 600,000 kmq: ovvero il 5% dell’estensione attuale, a dimostrazione di quanto poco dica un minimo puntuale a questo punto della stagione. Il ghiaccio pluriennale a questo punto della stagione e’ cosa fatta: da adesso in poi in termini di estensione si mette giu’ solo ghiaccio periferico che si sciogliera’ ai primi caldi primaverili. Ha molto piu’ senso, quindi, guardare alla distribuzione del ghiaccio pluriennale, all’export attraverso lo stretto di Fram e agli spessori, alias volumi alla fine della fiera.

      Il vero punto, semmai, e’ nell’utilita’ di questo esercizio. Cosa dimostra un minimo puntuale invernale (o anche assoluto estivo) in una serie di 40 anni a fronte di milioni di anni di cui non conosciamo quasi nulla? Tocca affidarsi a studi di paleoclimatologia, alcuni dei quali mostrano un artico sostanzialmente privo di ghiacci in estate per diversi secoli durante l’olocene (https://wattsupwiththat.com/2014/03/24/new-study-shows-arctic-sea-ice-extent-6000-years-ago-was-much-less-than-today/). Le nostre serie satellitari impallidiscono di fronte alla storia del Pianeta e al numero e alla dimensione dei cambiamenti climatici che ha subito.

      PS: perche’ sei sempre cosi’ risentito, arrabbiato e offensivo nei tuoi interventi? Perche’ perdi tempo su un sito che mette in crisi le tue evidentemente fragili sicurezze? Fatti una vacanza, vai a sciare (c’e’ tanta neve, sai? Nonostante il minimo artico!), fatti una passeggiata, divertiti. La vita e’ troppo bella per passarla rendendosi ridicolo su un forum.

    • Massimo, quando l’influenza ti becca in pieno in qualche modo bisogna alleviare l’attesa, magari leggendo e cercando di capire, anche se capire certi punti di vista è come avere fede in una religione..

  3. Buon giorno.

    Molto bello l’articolo (l’ho letto 3 volte per riuscire a capire neh..). Devo comunque dire che, sempre mi sia concesso e spero rientri in qualche modo nel tema seppur lontanamente, mi sorgono spontaneamente due domande: 1- Rahmstorf cita il lavoro del suo dottorando; ma io mi chiedo, quanti dottorandi ci sono al mondo? è possibile che non tutti i dottorandi abbiano la stessa opinione? eppure studierebbero le stesse materie, le stesse informazioni.. ecc 2- qualcuno mi saprebbe dire che fine ha fatto quel tizio (non ricordo il nome, aiutatemi voi..), figlio di un altro tizio (pioniere mi pare), tanto propagandato che avrebbe dimostrato che si sarebbe potuto attraversare il mar glaciale artico con una piccola imbarcazione senza incontrare ostacolo alcuno? non se ne sente più parlare. Quindi potrebbe sembrare che abbia raggiunto il proprio obiettivo?! Io non ho più letto nulla in merito… grazie, Ale.

    Post a Reply
    • “ma io mi chiedo, quanti dottorandi ci sono al mondo? ”

      Domanda interessante, la tua.. alla quale si volentieri risposta: migliaia e migliaia… il numero esatto è impossibile da conoscere.
      Per farti un esempio, al cern ci sono più di 100 studenti di PhD, e questo per il solo cern che ha 2400 dipendenti, senza contare le centinaia che lavorano sulle decine di esperimenti, dove ci sono… a rotazione, durante un anno medio, circa 10 mila cosiddetti utenti provenienti da università e centri di ricerca dei vari paesi membri, associati, osservatori, etc…
      Direi sui 500 studenti di dottorato in un qualsiasi momento.
      Per quel che riguarda la climatologia, sarà qualcosa di simile: un professore universitario può seguire facilmente 3-5 o anche più studenti, che fanno la gran parte lavoro “sporco”. Per esempio, i pezzi grossi come Rahmstorf citato qui non credo proprio che lavorino sui codici di calcolo dei famosi modelli… per quello ci sono gli studenti di dottorato e anche dei livelli di studio precedenti… i vari master, etc…
      Uno dottorando medio può costare, ad un dipartimento d’università europeo fra 20 e 40 mila euro/anno… (valore superiore raro, da quel che vedo)… in Italia anche meno di 20… 🙁

      Alla fine, il numero di dottorandi nelle università dipende dai fondi di ricerca, che nel caso della climatologia sono, in questo momento, notevoli.
      Saluti, e buon anno a tutti.

    • “Tizio figlio di un tizio” è un po’ troppo generico per essere usato come chiave 😀 anche se ti capisco, a volte certe cose me le ricordo anch’io molto vagamente. Comunque posso risponderti lo stesso sull’esito, perché sinora tutte le spedizioni rivolte a dimostrare che si poteva navigare dove c’era il ghiaccio se ne sono tornate con le pive nel sacco. Comunque, sicuramente hanno scattato belle foto e ricevuto molte visite sui blog.

    • I dottorandi sono alla base della catena alimentare universitaria,: fanno il lavoro sporco, ono tanti e vengono predati da tutti gli altri. impossibile conoscerne il numero

    • Grazie Roberto, Fabrizio e Luca 🙂 Pongo un’ultima domanda senza che possa sembrare banale. E’ possibile che per tutti questi dottorandi possa sussistere l’eventualità che durante gli studi, gli approfondimenti, le ricerche e non ultimo quindi il lavoro sporco, ci sia un indottrinamento univoco volto a ” dimostrare la veridicità” del Global Warming antropogenico ? Ovvio poi che a studi conclusi, ogni singolo dottorando conserverà la propria teoria in merito. O peggio ancora- mi vien la pelle d’oca solo a pensarci- è possibile che il dottorando e quindi futuro dottore, in base alla propria esperienza, realizzi che davvero Il surriscaldamento globale è determinato dalle attività umane nella stessa misura in cui vien definita e divulgata da enti intergorvernativi come l’IPCC ad esempio? Buona notte e grazie ancora. Ale.

    • Alessandro, io ho fatto il dottorato vent’anni fa (sigh…), su argomenti minori e totalmente al di fuori da ogni giro politico. Nonostante ciò mi insegnavano a preparare gli articoli, specialmente nell’abstract, prendendo spunto dai trend degli articoli pubblicati: ovvero, usando le stesse parole chiave e modi di dire, eccetera… Qui siamo semplicemente a livello di marketing. Non mi obbligavano, me lo insegnavano e a me pareva del tutto naturale per massimizzare le chances di essere pubblicaato. Ora, non tutto il mondo è uguale, ma certamente il dottorando è se non l’ultima, la penultima ruota del carro.

  4. Fa più freddo perché fa più caldo. Nulla di nuovo sotto il sole (anch’esso freddino) dalle parti dei catastrofisti di professione…

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