Ghiacci artici: Massimo 2018

Come da copione i ghiacci artici hanno raggiunto la loro massima estensione annuale nel mese di Marzo. Un massimo che è quasi un minimo, visto che solo il 2017 si è fermato ad un valore inferiore a quello del 2018, con il 2016 in pareggio quasi statistico con gli altri due anni. In altre parole, gli ultimi 3 anni hanno registrato i valori più bassi per il massimo di estensione invernale. Addio all’orso bianco e via libera alle petroliere di Putin dunque?

Non necessariamente. E per diversi motivi, come vedremo nell’analisi che segue.

Antò fa caldo, Antò fa freddo

Ricordiamo bene il tam-tam mediatico sul caldo anomalo della regione artica nel mese di Febbraio. Bene. Forse in pochi sanno, invece, che il mese di Marzo è stato molto freddo. Nello specifico, dopo una serie di mesi estremamente miti (Gennaio e Febbraio si sono piazzati per il NOAA al secondo posto tra i mesi più caldi dal 1979), il mese di Marzo si colloca solo al 26° posto. In altri termini, è stato molto freddo in assoluto, con una temperatura media in linea con quella dei mitici anni ’80. Il grafico del DMI in Fig. 1 mostra chiaramente il crollo termico a fine Febbraio con la temperatura al di sopra dell’80o nord che da allora si è portata su valori prossimi alla media del periodo.

Causa ed effetto

I ghiacci hanno risposto immediatamente al crollo termico citato, sia in termini di estensione che, soprattutto, di volume. Giova ricordare che l’estensione da sola è una metrica poco rappresentativa dello stato di salute dei ghiacci, rispetto al volume totale. E a proposito di volume, sia il DMI che PIOMAS mostrano molto bene il recupero coinciso con il freddo di Marzo. Se per PIOMAS il 2018 si ritrova comunque ancora al secondo posto della serie (Fig.2), va anche sottolineato come il volume attuale si collochi nel fazzoletto di 1 milione di km3 in cui sono compresi ben 5 anni, tra cui il 2013: quello del prodigioso recupero post-minimo del 2012. Il grafico del DMI (Fig.3) mostra in modo ancora più chiaro il recupero spettacolare di Marzo, e conferma che la distanza dalla media 2004-2013 si è ridotta a solo 1 milione di km3.

La lezione

La serie dei rilevamenti satellitari dei ghiacci artici è giovanissima: ha solo 39 anni, un battito di ciglia al cospetto delle dinamiche del cambiamento climatico naturale a cui la Terra è soggetta da sempre. E quindi c’è sempre qualche lezione da imparare, quando si aggiorna la serie di dati in questione. L’andamento di questo inverno, in particolare, conferma un concetto che piace poco ai custodi dell’ortodossia del Climate Change: i ghiacci artici rispondono in modo rapidissimo ai cambiamenti di temperatura, e in ultima analisi alle dinamiche della circolazione atmosferica. Il fatto che il loro volume si sia ridotto significativamente è una delle cause principali di questo comportamento: in fin dei conti si parla pur sempre di calore latente, conducibilità termica e capacità termica del sistema in questione. Ma è altrettanto vero che per lo stesso motivo le sbandierate “spirali di morte” del ghiaccio artico non si sono per ora materializzate: basta un inverno più freddo del solito per innescare recuperi apparentemente prodigiosi, come testimonia il biennio 2012-2013.

Va da sè che il fattore determinante per il raggiungimento del minimo estivo resta proprio la circolazione atmosferica prevalente nel semestre “caldo”: al cospetto di questa, il valore assoluto del massimo invernale assume un peso sostanzialmente trascurabile.

Indovina indovinello

Con queste premesse, le previsioni sull’andamento dei ghiacci artici espongono al rischio di figuracce colossali, come del resto dimostra la sfilza di profezie di scomparsa totale smentite dai fatti, o le regate estive comicamente fallimentari di cui abbiamo reso conto più volte in passato.

Ciò non toglie che qualche osservazione valga comunque la pena farla:

  • Al cospetto di estensioni e superfici bassine, la distribuzione del ghiaccio attuale è molto interessante: a soffrire particolarmente è quello periferico (specie nell’area di Bering), destinato comunque a sciogliersi rapidamente ai primi tepori primaverili. In ottima salute, invece, appare il ghiaccio pluriennale situato all’interno del bacino artico: ovvero quello che d’estate è più restio a sciogliersi. In particolare, si fa notare l’anomalia positiva di spessore sul comparto siberiano, come mostra molto bene la mappa di PIOMAS in Fig.4.
  • È nevicato tanto, questo inverno, sull’emisfero Nord. Il volume di precipitazione nevosa al momento è superiore di circa il 70% rispetto alla media 1998-2011 (ccin.ca, Fig.5): una enormità.

Alla luce di quanto sopra, nel breve termine è prevedibile un appiattimento della curva di decrescita dell’estensione  rispetto alla media: c’è poco ghiaccio periferico da sciogliere, e il bacino artico è ancora intatto come da copione. Possibile, quindi, che il recupero relativo di estensioni e volumi continui ancora per un po’. Anche la presenza abbondante di neve sulla terraferma attorno al bacino artico è un fattore predittivo di resilienza allo scioglimento estivo, per quanto non determinante in assoluto.

Resta il fatto che i livelli di partenza in termini di estensione e volume sono bassi, e quindi una estate particolarmente calda potrebbe comunque regalare nuovi record di estensione negativa. Se devo buttare una monetina (che di questo si tratta), sarei molto sorpreso di vedere nuovi record negativi aggiornati, con questa situazione di partenza. Il ghiaccio sul Mare Siberiano Orientale è davvero spesso, e ghiaccio pluriennale abbonda anche tra l’arcipelago canadese e il Mare di Beaufort. Servirebbero condizioni di mitezza estrema, soleggiamento intenso con prevalenza di circolazioni anticicloniche e formazione precoce di melting ponds per infliggere il danno necessario.

Il prossimo appuntamento è per il minimo annuale del mese di Settembre: fino ad allora siamo tutti autorizzati a dare libero sfogo ai nostri confirmation bias vedendo in variazioni settimanali di estensione e volume dei ghiacci artici i segnali del clima che verrà. Che è un po’ come prevedere il tempo fra una settimana affacciandoci alla finestra e guardando il cielo per 10 secondi. Sbaglieremo di sicuro, ma almeno ci saremo divertiti.

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Author: Massimo Lupicino

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9 Comments

  1. Attendo con trepidazione il momento in cui i ghiacci oceanici artici diverranno un fenomeno stagionale.
    Perché nelle epoche geologiche in cui avveniva un periodo interglaciale caldo, si riducevano di pari passo i deserti.

    Post a Reply
  2. Eppure il sig. Luca Mercalli, questa volta senza papillon, alle ore 9.00 di lunedì 30 aprile da RAINEWS24 con aria schifata ha annunciato nuovamente al popolo che il “permafrost sta decisamente sciogliendosi scaricando nell’ambiente tonnellate di metano, ma la gente non se ne cura e continua a vivere nell’incoscienza”. Io, che sono “la gente”, vorrei curarmene (non saprei come: evitando la plastica, per esempio?), ma desidererei tanto sapere se ha ragione lo “scienziato” Luca Mercalli o il negazionista Massimo Lupicino, sulle cui posizioni in generale concordo, ma non sono abbastanza informato, ringraziando chi mi farà risparmiare tempo occupandomi di queste cose. Grazie,
    Giusto Buroni

    Post a Reply
    • Dico solo che certi personaggi ci sono ovunque, nello sport, nella politica, nell’infomazione generale, nell’economia. Magari le famose cinguettanti #fakenews sono più strane che false.. ma tanto nessuno di loro sa qual’è la verità, hanno perso molti punti di riferimento..
      Screditare questa innegabile verità e renderla ridicola, una bufala… Due verità in mezzo ad otto panzane. Un’altro lavoro.. la frittata con cipolle, uova, prezzemolo, carne e chi più ne ha più ne metta. Se non si sta attenti a ciò a che mettiamo nella frittata, mangiamo una schifezza. Tanto per intenderci.

      Saluti

    • Si suppone che durante l’ultima glaciazione le temperature all’equatore fossero più alte di quelle attuali. Questo per intendere le temperature in gioco…
      La Terra sta attraversando un’era glaciale, seconda cosa da non dire. Questa fase è un interglaciale.

      Riguardo il metano intrappolato nel permafrost siberiano, dobbiamo pensare che la Siberia subisce cicli climatici estremi. In poco tempo raffredda e relativamente in ancora meno tempo suppongo si riscalda. Quindi è da molto tempo, presumo, che avviene ciclicamente un rilascio di metano dal permafrost presente nelle aree sub-artiche.

      Se c’è stato durante il xx secolo il ritiro dei ghiacciai montani e soprattutto un collasso della massa glaciale artica, questo in alcune aree dell’emisfero boreale. In primis dobbiamo osservare ciò che è accaduto anche in Antartide. Vediamo che se è diminuita l’estensione dei ghiacci artici, inversamente è aumentata la concentrazione dei ghiacci antartici. In certi casi l’estensione della calotta glaciale antartica. Quest’ultima al momento subisce variazioni sulle aree dove si è estesa e laddove ne è aumentata la concentrazione, sempre e durante il corso del xx secolo.

      Tutto questo spolvera un’attimo la situazione credo, senza entrare nei dettagli, per questi servirebbero pagine e pagine.. Al momento la situazione su scala emisferica boreale può essere riassunta qui.

      Immagine allegata

  3. La serie satellitare è di soli 39 anni, però ci vogliono far credere che questi dati criosferici siano effetti climatici.
    Già per questo le continue profezie di sventura dovrebbero risultare comiche a qualunque lettore o ascoltatore. Se non è così probabilmente in pochi conoscono il significato delle parola clima.

    Post a Reply
    • Caro Ale, tutto viene usato in funzione di auspicio climatico, anche quando non c’entra niente. Con lo stesso spirito con cui i romani ascoltavano i corvi prima di andare in guerra, ma con il bias di sapere gia’ in anticipo cosa ti dira’ il corvo. Il livello e’ quello che e’. Eppure gli argomenti sono affascinanti in se’: c’e’ talmente tanto da sapere e da scoprire che solo questo giustificherebbe l’attenzione a temi come quelli relativi ai ghiacci artici. Invece no: spirali di morte, orsi moribondi, permafrost che sublima, petroliere a spasso nel mar glaciale artico, solo scemenze clima-catastrofiste buone per una lettura estiva sotto l’ombrellone o sul water di casa propria.

  4. Ma già da più di un anno la meteostar con papillon, data per scontata la definitiva scomparsa dei ghiacci artici con orso bianco, scommetteva sulla scomparsa del permafrost (che fra l’altro, sciogliendosi, in Siberia farebbe crollare le case che usano il permafrost come affidabili e stabilissime fondamenta). Si hanno notizie aggiornate sulla situazione (miglioramento o peggioramento) di questa risorsa che interessa anche le più alte catene montuose?
    Grazie
    Giusto Buroni

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    • Caro Giusto quello del metano intrappolato nel permafrost e’ stato per anni un cavallo di battaglia dei catastrofisti. Sarebbe stato il colpo di grazia che avrebbe fatto andare il global-warming in run-away e avrebbe innescato la “spirale della morte” dei ghiacci. Ovviamente niente di tutto questo e’ accaduto, e il cavallo in questione si e’ rivelato un ronzino buono solo per il macello. Ma ogni tanto riaffiora, da qualche google-search. Eppure basterebbe il buon senso. Parliamo di zone soggette per 6 mesi all’anno ad un clima glaciale, brutale, in assenza o quasi di irraggiamento solare, innevato per molti mesi all’anno. Bisogna avere fantasia per elaborare evoluzioni del genere, cosa che alla narrativa catastrofista del resto non manca di certo.

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