Lo Iato ritorna, ma solo per aumentare gli uragani

Questa di oggi è solo una segnalazione, corredata poi da un paio di grafici.

Dunque, lo iato (parola orribile, lo so) è in tema di clima la pausa che il riscaldamento globale si è preso nei primi 10-15 anni di questo secolo. Pausa che pur avendo ricevuto ormai una sessantina di diverse e spesso controverse spiegazioni, in realtà molti vorrebbero che non ci fosse mai stata, al punto da non riuscirà proprio a vederla. Peccato, perché dopo l’evento di El Niño molto intenso del 2015-2016, ora pare si stia affacciando di nuovo, e sarà davvero interessante seguirne l’evoluzione.

Nel frattempo, com’è giusto che sia, si cerca di mettere in relazione gli eventi di quegli anni con l’andamento del global warming, giacché pare che ormai le dinamiche del clima possano essere analizzate solo se indossano le lenti giuste, appunte quelle dell’AGW.

Nella fattispecie, in un paper uscito su Scientific Reports, è messa in relazione l’attività dei cicloni tropicali nell’area del Pacifico proprio durante lo Iato, rilevando (ipotizzando) che questa sia aumentata in quegli anni a causa delle dinamiche delle temperature di superficie dell’oceano e della connessa distribuzione della massa atmosferica, da cui poi deriva l’intensità e la persistenza degli alisei e della variazione del vento lungo l’asse verticale, fattori questi importanti nello sviluppo dei cicloni tropicali.

Global warming hiatus contributed to the increased occurrence of intense tropical cyclones in the coastal regions along East Asia

Ora, posto che in premessa nel paper ci si pone il problema della prevista diminuzione dell’attività dei cicloni tropicali nel Pacifico nelle proiezioni lungo temrine e questa in realtà non c’è stata, ecco che la pausa che prima non c’è, poi c’è, spiega perché di cicloni ce ne sono stati di più delle attese.

Ma è davvero stato così?

In realtà, a guardare le serie storiche dell’indice ONI (uno dei marker dell’ENSO) e quelli dell’ACE (Accumulated Cyclone Energy) quella che si nota è una spiccata variabilità, una scarsa correlazione (eyeballing) e, soprattutto, nessun trend.

Fonte: https://www.nature.com/articles/ncomms14365/figures/1

Fonte: http://wx.graphics/tropical/

Se vi interessa approfondire ne ha parlato anche Science Daily in questo articolo:

La Niña-like ocean cooling patterns intensify northwestern Pacific tropical cyclones

Enjoy.

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Author: Guido Guidi

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1 Comment

  1. Molte volte dicono: alisei forti il clima terrestre raffredda, contrariamente c’è un riscaldamento.
    Detto in questo modo localmente ci può stare, apre la strada a tante ed indefinite variazioni climatiche.

    La domanda che mi pongo è perché gli alisei atlantici rinforzano durante un periodo dell’anno piuttosto che un’altro. Mancando di una periodicità.

    Alcuni alisei che spirano attraverso il Sahara, perciò direzionati da NE sul quadrante nord-occidentale africano, causano elevate (torride) temperature lungo e sotto il tropico. Nelle aree interessate sono cariche di sabbia e di calore. In questa situazione diversamente, vediamo il clima eurasiatico raffreddarsi.

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