I Cat Bond e gli assunti sul clima che non stanno in piedi

Lo sapevate che esiste la possibilità di investire in prodotti finanziari legati alle catastrofi naturali? Io no. Si chiamano Cat Bond (Catastrophe Bond) e pare che siano in giro da più di vent’anni. E pare anche che rendano bene, perché trattandosi di fatto di scommesse sull’eventualità che ci siano catastrofi naturali, sono scollegati dal rendimento dei titoli in borsa, in quanto è improbabile che ci siano un crollo finanziario e una catastrofe naturale insieme. Ma, evidentemente, anche perché tutte queste catastrofi non ci sono…

Il Sole24Ore, appena qualche giorno fa, si è interrogato sull’eventualità che oggi, a causa dei cambiamenti climatici, queste scommesse possano diventare troppo rischiose.

Le «obbligazioni catastrofe» verranno travolte dai cambiamenti climatici?

Ha quindi senso acquistare ancora dei “cat bond” quando eventi climatici estremi sono diventati la regola e non l’eccezione? Prima di rispondere vediamo quali sono le caratteristiche di questi strumenti finanziari.

Nel testo, per argomentare questa ipotesi, poi smentita a fine articolo, ma non prima di aver ripetuto due o tre volte che i cambiamenti climatici sono qui e lottano insieme a noi, si fa riferimento al crollo dell’utile che la più grande holding del panorama assicurativo – Munich Re – ha subito nell’ultimo anno. Troppi risarcimenti evidentemente dovuti alle tante vittime dei capricci del tempo nell’anno scorso.

Un anno però che è stato a tutti gli effetti un “outlier”, giunto dopo diversi anni di quella che in termini di occorrenza degli eventi estremi si potrebbe definire una fortuna sfacciata.

Gli esperti però dicono che grazie alla diversificazione e alla struttura del prodotto finanziario in questione, sarà comunque redditizio continuare a scommetterci su. Se vi piace vivere pericolosamente, accomodatevi pure.

Al Sole24Ore, pur da quotidiano specialistico, ricorderei che il giornalismo è fatto anche di ricerca e verifica, perché la semplicità con cui vengono dati per acquisiti dei fatti del tutto privi di robustezza scientifica è disarmante. Con pochi click, infatti, avrebbero facilmente scoperto che i danni da disastri naturali di tipo meteorologico sono in discesa dal 1990, che il dataset è dominato dagli uragani in Atlantico (che non aumentano né di intensità né di frequenza) e che 6 degli ultimi 10 anni sono stati sotto la media.

Questi gli elementi salienti dell’analisi fatta da Roger Pielke Jr che si occupa di queste cose da anni e che aggiorna il dataset della somma dei danni di tipo atmosferico in relazione al PIL globale regolarmente.

Sorprendente? No, perché nessuna serie storica degli eventi estremi mostra trend in aumento, per incompletezza delle serie stesse e perché il clima cambierà pure, ma se lo fa non se ne sta accorgendo il tempo.

 

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Author: Guido Guidi

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2 Comments

  1. A proposito di catastrofi a qualunque costo, circola da mesi sulle TV digitali un documentario “scientifico” il cui titolo suona pressappocco: “Ma a che serve la Luna?”. Si tratta di questo: qualcuno negli USA, e dove se no?, ha scoperto che la Luna si allontana pian pianino dalla Terra e ha immaginato quali effetti questo fenomeno produrrà sul Pianeta quando la distanza sarà aumentata del dieci per cento (insomma una trentina di migliaia di km in più di oggi), ha usato i modelli farlocchi resi famosi dagli sciamani illustri dell’IPCC e è giunto alle conclusioni adatte a costruire questo documentario terroristico da distribuire in tutto il mondo alle Università e alle stazioni televisive, dove si compra robaccia a buon mercato per spacciarla poi a studenti e utenti TV come oro colato. In pratica nel documentario si racconta che senza la Luna che la stabilizza, la Terra non avrebbe assunto la deliziosa posizione che detiene da alcune decine di migliaia di anni, né avrebbe potuto alimentare tutte le sue forme di vita che la rendono probabilmente unica nell’Universo (Naturalmente non tutti la pensano così e spendono un sacco di soldi per cercare, e annunciare di aver trovato, mondi probabilmente abitati a milioni, o migliaia, fate un po’ voi, di anni luce di distanza da noi; inviano segnali amichevoli (se comprensibili) e restano in attesa di risposta, naturalmente per le migliaia o i milioni di anni necessari; sono gli stessi “scienziati” che si preoccupano e si scandalizzano di dover conservare sottoterra in pozzi impermeabilizzati le scorie radioattive, necessità del tutto ingiustificata, ma dal “poppolo” ritenuta inevitabile). Sia come sia, lo studio sull’allontanamento della Luna ci rivela anzitutto che cambierà la durata della giornata terrestre, dovuta a un fatale rallentamento. Fatale perché, come ogni bravo giocatore americano di basket sa, un pallone può ruotare stabilmente sulla punta di un pollice finché la velocità è alta, ma appena rallenta cade (spiegazione molto simile, per rigore scientifico, a quelle che dà quel famoso grande divulgatore della RAI a due cognomi ). L’equivalente della caduta del pallone ruotante sulla punta del pollice, per la Terra è l’inclinazione del suo asse che passerebbe dai favolosi 23° che ci assicurano le romantiche stagioni, chissà perché addirittura a 90°, con l’ormai classica fusione del ghiaccio polare, l’innalzamento delle acque, l’annegamento degli abitanti delle città costiere e tutti gli altri “inconvenienti” cari ai catastrofisti che hanno esaurito la fantasia. Non sarà forse la fine della Vita; dipende tutto dalla “resilienza”, il neologismo ambientale preso dalla meccanica, venuto alla ribalta per concedere una via di scampo a questa sfortunata Umanità, minacciata da ogni parte dalla Natura, come se non bastassero le sue scellerate tendenze suicide. Insomma, se la Luna si allontana di circa 30000 km, la Terra rallenta e si ribalta, con le conseguenze che ciascuno è libero di immaginare, purché siano catastrofiche. Questo capolavoro è arrivato anche sulla nostra RAI Scuola ed è già stato visionato e acquisito da milioni di spettatori (che non l’avevano ancora visto su Focus e canali pseudoscientifici similari); sarei curioso di sapere quanti si accorgono che almeno una volta, o forse anche due, nel lungo documentario si dice che l’allontanamento fino a 30000 km sarà raggiunto tra oltre un miliardo di anni, e quindi la RAI ci rifila l’ennesima baggianata ambientale, dove però la catastrofe, una volta tanto, non è di “origine antropica”. Insomma: ancora una volta si spaccia per “divulgazione scientifica” del volgare terrorismo ecologico, e per questo lo segnalo ai vostri lettori commentando questo articolo sul catastrofismo globale.
    Cordialmente
    Giusto Buroni

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  2. «My name is Bond… Cat Bond.»

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