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A bocce (quasi) ferme

Sono passati ormai quattro mesi dall’evento di Sudden Warming Stratosferico che ha pesantemente condizionato l’evoluzione dell’ultima parte dell’inverno europeo, comprendendo con questo anche quanto accaduto nel Mediterraneo. Tuttavia gli effetti in termini di redistribuzione della massa e conseguenti pattern della circolaizone atmosferica non possono dirsi del tutto assorbiti.

Dopo l’evoluzione dell’SSW, che non avrebbe potuto rispettare meglio le attese, visto che le cose sono andate più o meno esattamente come recita la letteratura sull’argomento, il carattere della circolazione sulle medie e alte latitudini euro-asiatiche ha continuato a subirne il condizionamento, riconoscibile nella persistenza di un’anomalia positiva del campo di massa alle alte latitudini atlantiche ed europee. Per molti aspetti, è a questo che dobbiamo la natura instabile del tempo delle ultime settimane, sia per quel che attiene alle brevi ma improvvise incursioni di aria proveniente dalle basse latitudini, sia per la persistenza di un campo di massa molto debole sull’area del mediterraneo, che favorisce il passaggio di transienti deboli ma che combinati con la grande quantità di energia disponibile in questo periodo stagionale producono frequenti ed intensi eventi di maltempo.

Questo genere di analisi però si fanno appunto a bocce ferme, o quasi, come hanno fatto con un articolo davvero interessante sull’ENSO Blog gli esperti della NOAA. Ve ne raccomando la lettura, perché, oltre ad una disamina breve ma compiuta degli eventi dello scorso inverno, se ne discutono anche i tratti caratteristici successivi con l’aiuto dei traccianti della circolazione atmosferica di cui siamo soliti parlare anche noi, quali il segno dell’Oscillazione Artica (AO), della North Atlantic Oscillation (NAO – la modalità da cui dipende la latitudine alla quale scorrono le perturbazioni atlantiche) e molto altro ancora.

Molto interessante, inoltre, l’accenno all’aumento dell’affidabilità dei modelli previsionali a medio-lungo termine, tipicamente quelli mensili, non giornalieri o stagionali, avvenuto anche in questo caso come da letteratura quando l’evento di SSW era nella sua fase iniziale, laddove soltanto pochi giorni prima, in assenza di segnali evidenti dell’imminenza dell’evento, gli stessi modelli continuavano a dare indicazioni ben diverse per il mese a seguire.

L’articolo è questo:

February and March madness: How winds miles above the Arctic may have brought wintry weather to mid-latitudes

Se credete poi torniamo qui a commentarlo.

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Published inAttualitàMeteorologia

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