L’ascensore antartico

Donato Barone, autore del recente post sul bilancio di massa del ghiaccio antartico mi perdonerà, spero. Perché sto per aggiungere qualche informazione al suo interessantissimo articolo, ma sarà difficile farlo senza farsi scappare una risata. Il livello di patos con cui alcuni esperti del settore, che invece dovrebbero essere obbiettivi e distaccati, tenta di spiegare le cose è degno della miglior commedia. Quello che poi non si riesce davvero a digerire è perché un glaciologo dovrebbe cimentarsi in consigli sulle policy energetiche, lasciando trapelare un bias ideologico da cui chi fa ricerca farebbe bene a tenersi alla larga.

Dunque, prima la notizia, tratta da un tweet di Judith Curry:

Si tratta di uno studio appena uscito su Science, che ci ha pubblicato su anche un editoriale.

Rising bedrock below West Antarctica could delay catastrophic ice sheet collapse

Observed rapid bedrock uplift in Amundsen Sea Embayment promotes ice-sheet stability

Credo che ormai l’arcano sia svelato perché i titoli sono inequivocabili. Si parla di sollevamento isostatico, ossia innalzamento della crosta terrestre per effetto della diminuzione della pressione esercitata dalla massa glaciale. Un fenomeno che si innesca al termine delle ere glaciali e che dipende da molti fattori, come efficacemente spiegato appena qualche giorno fa.

Ora, sembra che grazie ad una recente campagna di misura, il team che ha pubblicato questo paper si sia accorto che la parte occidentale dell’Antartide, la Penisola Antartica, si stia sollevando alla considerevole velocità di 40mm all’anno. Di questo passo, scrivono, quella parte del continente si sarà sollevata di ben 8 metri di qui a fine secolo, e questo contribuirà in modo significativo a rallentare la perdita di massa glaciale.

Dagli esperti a vario titolo che hanno commentato questi risultati, traspaiono, mettiamola così, una certa prudenza mista a cauto ottimismo e, soprattutto, una dichiarata vocazione alle policy energetiche.

In primi gli autori che, evidentemente preoccupati di aver scoperto qualcosa di poco tragico, si affrettano a precisare:

Wilson dice che se le emissioni di gas serra continueranno senza sosta, l’innalzamento del livello del suolo sotto l’Antartide occidentale non sarà sufficiente a fermarne lo scioglimento. Tuttavia, in uno scenario di emissioni più moderato, le cose potrebbero andar meglio, naturalmente secondo le più moderne simulazioni modellistiche.

Segue tal Richard Halley, della Penn State University:

La comunità dei flussi di ghiaccio userà questi ed altri nuovi dati per fare migliori proiezioni. Credo che mentre si conducono questi nuovi esperimenti modellistici, i risultati di questo paper si dimostreranno importanti ma non decisivi e che le decisioni riguardanti il nostro sistema energetico siano ancora quelle che avranno la maggiore influenza sul futuro livello dei mari.

A seguire Robert DeConto, glaciologo:

Sono ottimista, ma attualmente il maggior contributo dell’Antartide al livello dei mari viene esattamente dalla regione da cui questo processo dovrebbe far rallentare le cose… … Non so per quanto le nostre linee di costa potranno aspettare che il morbido nucleo interno della Terra le possa salvare, non importa quanto viscoso possa essere.

Chiude Natalya Gomez della McGill University:

Per come la vedo io, con riferimento al lavoro di modellizzazione che ho fatto, questo feedback giocherà un ruolo importante nel fermare il ritiro dei ghiacci in questa regione in uno scenario a basse emissioni, molto meno in uno ad alte emissioni – con sufficiente riscaldamento in Antartide, questa regione si ritirerà e porterà ad un significativo innalzamento del livello del mare.

Niente da fare… mai una gioia 😉

 

 

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Author: Guido Guidi

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9 Comments

    • Anche i barbari quando hanno distrutto l’impero romano erano “migranti climatici” . (circa dal 500 dc fino Carlo Magno)

  1. Dovremmo avere un pò di comprensione se un gruppo di geologi, in una loro pubblicazione, offrono anche qualche ipotesi “acrobatica” sul clima.

    Fanno benissimo e lo farei anch’io.

    Il tema da loro studiato appare di grande interesse e l’aggiunta delle tre parole magiche “clima”, “urgente” e “catastrofe” (che ognitanto implicano anche i termini “cavoli” e “merenda”) apre una corsia preferenziale per il finanziamento della corrispondente ricerca, ormai senza più intaccare la serietà del resto delle conclusioni agli occhi dei loro colleghi.

    Post a Reply
  2. L’antartide non e’ imporante, Guido!… dato che secondo la fisica nota ci vorrebbero comunque migliaia di anni per far sciogliere la calotta continentale.
    La fine del mondo cominciera’ fra 5 anni esatti, lo dice il Prof. Anderson… qui…

    https://gritpost.com/humans-extinct-climate-change/78/

    “Top Climate Scientist: Humans Will Go Extinct if We Don’t Fix Climate Change by 2023”

    Prepariamoci tutti! 🙂

    R.

    Post a Reply
    • Beh, almeno questo entro 5 anni sarà sbugiardato…

  3. si stia sollevando alla considerevole velocità di 40mm all’anno. Di questo passo, scrivono, quella parte del continente si sarà sollevata di ben 8 metri di qui a fine secolo, e questo contribuirà in modo significativo a rallentare la perdita di massa glaciale.

    Comunque la si voglia mettere: la scienza è settled, tutte le variabili in gioco sono pienamente conosciute e comprese!

    Post a Reply
    • Guido, scusami, non riesco a trattenere la battuta stupida: ma come diavolo faranno i poveri pinguini a risalire a terra dopo una sessione di pesca, se quella gli si alza di otto metri? Com’è che nessun etologo si preoccupa? Come dici? Ah, perché sanno che si adatteranno? Per questo fenomeno sì, e per tutti gli altri cambiamenti no?

  4. La notizia ha, a mio avviso, due risvolti: uno positivo e l’altro negativo.
    Di fronte a questo tipo di alternative preferisco, per mio costume, partire da quella negativa. 🙂
    .
    Se il terreno recupera più velocemente rispetto alle previsioni, significa che GIA è maggiore e,per quanto esposto nel mio post sul bilancio di massa della calotta glaciale antartica, la stima della perdita di massa glaciale si sposta verso la parte alta della forchetta: la calotta glaciale antartica occidentale perde più ghiaccio di quanto hanno calcolato i ricercatori dell’IMBIE. Peggio di quanto pensassimo! 🙂
    .
    Veniamo, invece, all’aspetto positivo.
    Per comprendere questo aspetto è necessario fare qualche piccolo passo indietro. Il rischio di scioglimento della calotta glaciale antartica occidentale non è legato alla temperatura dell’aria che è enormemente bassa anche in estate, ma alla temperatura dell’acqua oceanica. La calotta antartica occidentale è stabilizzata dalle piattaforme glaciali che sono costituite da ghiacci galleggianti. Esse non influiscono sull’aumento del livello del mare, ma fanno da tappo ai “fiumi di ghiaccio” che drenano i bacini interni. La loro frantumazione (già verificatasi per una parte della piattaforma Larsen) fa aumentare il tasso di deflusso verso l’oceano dei ghiacciai terrestri e, quindi, aumenta il tasso di crescita del livello del mare. L’aumento del livello del mare porta acqua calda (relativamente calda) a contatto con il ghiaccio più all’interno del continente, fa arretrare la linea di costa, in altri termini. La cosa è doppiamente pericolosa. L’aumento del livello del mare in primo luogo riduce l’attrito che ostacola il moto del ghiaccio, in quanto riduce il contrasto delle creste rocciose sottomarine alle forze gravitazionali che fanno spostare il ghiaccio dalla terraferma al mare. In secondo luogo esso tende a far “tracimare” l’acqua “calda” oceanica nella depressione che, a mo’ di serbatoio, contiene il ghiaccio antartico.
    .
    L’innalzamento “rapido” del terreno contrasta entrambi questi meccanismi e, quindi, salvaguarda il ghiaccio terrestre dell’antartico occidentale.
    .
    Piccola nota di colore per concludere il discorso. Stupisce l’enorme differenza tra il rateo di innalzamento della crosta terrestre e quello del livello del mare. Supposto che il GIA sia stato costante negli ultimi 25 anni, in tale periodo dovremmo aver registrato un innalzamento della crosta terrestre di circa un metro (40 mm x 25 anni = 1000 mm). Nello stesso periodo il livello del mare è aumentato di circa 6 mm: una differenza enorme, due ordini di grandezza!
    Nonostante ciò abbiamo perso migliaia di miliardi di tonnellate di massa glaciale. C’è qualcosa che non mi torna. 🙁
    Bisogna approfondire di più la questione.
    Ciao, Donato.

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