Mettetevi comodi e non fatevi prendere dal panico

Vi siete riposati in vacanza? O magari siete ancora in vacanza? Bene, mettetevi comodi, il paper di oggi vi riporterà in un batter d’occhio alla dimensione dell’emicrania pre-ferie. Ma sono anche convinto che possa essere un ghiotto boccone per alcuni di voi.

Spectra, intermittency, and extremes of weather, macroweather and climate

Per far venire l’appetito, dalla conclusione del paper:

We argued that in the atmosphere, strong intermittency and extreme black swan events are ubiquitous and that this has numerous consequences including for spectral analysis and for distinguishing “normal”, “expected” extremes from tipping points.

Si fa riferimento al cambiamento di paradigma cui sta andando incontro l’analisi della distribuzione degli eventi nel tempo e nello spazio. Non una distribuzione caratterizzata da moti quasi oscillatori all’interno di dimensioni ristrette, sia alla scala spaziale che temporale (per altro in contrasto con le ampie variazioni che la storia del clima e del tempo riportano), quanto piuttosto una serie di processi con ampie variazioni di scala cui possono sovrapporsi delle oscillazioni. Questo implica una visione diversa della distribuzione degli eventi, analisi che è appunto l’obbiettivo del paper.

Buona giornata 😉

 

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Author: Guido Guidi

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4 Comments

  1. Sono micropaleontologo e mi occupo anche di ricostruzione paleoambientali. Usiamo molto le curve di milankovitch sia per datare sedimenti, sia per riconoscere trend nei sedimenti e nel contenuto fossile. Sono molto ansioso di avere un commento a questo articolo per il quale non posseggo assolutamente i mezzi di comprensione approfondita. L’unica cosa che riesco ad apprezzare è la profondità nel tempo delle osservazioni fatte.
    Resto in fiduciosa attesa!
    grazie

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  2. Quello segnalato da G. Guidi è un articolo veramente interessante.
    Una semplice lettura non è assolutamente sufficiente a comprenderlo, in quanto spazia sull’intero campo della matematica e della fisica dei sistemi complessi, ma sembrerebbe rafforzare l’ipotesi che il sistema climatico sia un sistema dinamico non lineare a dimensione frattale.
    Chi segue CM sa che quest’ipotesi mi affascina in modo particolare e ad essa ho dedicato molto spazio nel passato: l’ultima volta un paio di anni fa.
    Non voglio arrivare, però, a conclusioni azzardate senza aver studiato l’articolo, per cui svilupperò le mie considerazioni in un apposito post.
    Ciao, Donato.

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  3. Forse io sono uno dei destinatari di questo articolo di Guido ma dopo aver letto, in campeggio e sull’Ipad, l’articolo originale devo dire di non capito quasi nulla.
    La citazione di un lavoro di Hurst del 1951 e di un lavoro di Mandelbrot mi fanno pensare ad una qualche sfaccettatura della memoria a lungo termine ma, oltre a non riconoscere il linguaggio usato, non sono riuscito a vedere alcun riferimento alla persistenza, sicuramente per le mie varie mancanze.
    Ringrazio guido per averci proposto questa nuova ricerca, ma credo che non approfondirò ulteriormente. Franco

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  4. “Per far venire l’appetito, dalla conclusione del paper:”

    … la conclusione e’ della serie “another one bites the dust”, con riferimento al mito che i black swans aumenteranno a causa del terribile globbal uormin’ causato dalla CO2 assassina.

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