Clima: animo che non tutto è perduto, specie la possibilità di continuare a discutere

Era atteso da mesi ma non poteva tardare il nuovo Special Report dell’IPCC. Il Summary for Policy Makers è infatti appena stato dato in pasto alla stampa dopo l’approvazione del board del panel ONU di sabato scorso. Del resto, sebbene fosse stato chiesto alla fine della Conferenza delle Parti di Parigi, doveva arrivare prima del nuovo summit climatico previsto per dicembre, come spiegato qualche giorno fa anche su CM.

Il format è sempre lo stesso, un corposo report che leggeranno in pochissimi, è un ben più breve sommario ad uso dei decisori, che comunque non lo leggeranno, se non per gli highlights che questo o quell’organo di informazione vorrà tirar fuori, lasciando il compito di documentarsi a sherpa, delegati ed attivisti di vario genere.

Ad esempio il Financial Times ha messo l’accento su quello che si sapeva già: l’obbiettivo dell’accordo di Parigi di contenere il riscaldamento del pianeta ben sotto 1,5°C oltre il livello pre-industriale sarà mancato abbondantemente:

World to miss Paris climate targets by wide margin, says UN panel

Il materiale, compreso ovviamente l’SPM è sul sito dell’IPCC e questa che segue ne è l’introduzione.

This report responds to the invitation for IPCC ‘… to provide a Special Report in 2018 on the impacts of global warming of 1.5°C above pre-industrial levels and related global greenhouse gas emission pathways’ contained in the Decision of the 21st Conference of Parties of the United Nations Framework Convention on Climate Change to adopt the Paris Agreement.

The IPCC accepted the invitation in April 2016, deciding to prepare this Special Report on the impacts of global warming of 1.5°C above pre-industrial levels and related global greenhouse gas emission pathways, in the context of strengthening the global response to the threat of climate change, sustainable development, and efforts to eradicate poverty.

This Summary for Policy Makers (SPM) presents the key findings of the Special Report, based on the assessment of the available scientific, technical and socio-economic literature2 relevant to global warming of 1.5°C and for the comparison between global warming of 1.5°C and 2°C above preindustrial levels. The level of confidence associated with each key finding is reported using the IPCC calibrated language.3 The underlying scientific basis of each key finding is indicated by references provided to chapter elements. In the SPM, knowledge gaps are identified associated with the underlying chapters of the report.

Il Report non presenta novità scientifiche di rilievo, perché non era questo lo scopo. Si tratta piuttosto di un approfondimento tarato sugli obbiettivi che si vorrebbero raggiungere in chiave diplomatica, in teoria evidenziando cosa succederebbe se questi fossero raggiunti totalmente, parzialmente o, per nulla.

Però questo vuol dire che anche questo report parte dall’assunto abbastanza azzardato che tutto il riscaldamento occorso dall’inizio dell’era industriale ad oggi sia da attribuire alla forzante antropica, escludendo quindi anche un solo parziale concorso di forzanti endogene che pure hanno sempre regolato le dinamiche del sistema. Per non meglio specificate ragioni, negli ultimi quasi due secoli il clima avrebbe dovuto essere immoto, questo nonostante l’inizio dell’era industriale coincida con la fine di un periodo di accertato raffreddamento.

Ad ogni modo, proprio perché nei prossimi giorni saranno disponibili opinioni in tutte le salse, è preferibile che ognuno si faccia la propria leggendo almeno l’SPM, che si trova qui.

PS: curiosamente, ma anche in questo c’è del chiaro tempismo, appena ieri sono stati resi disponibili i risultati di un’audit compiuta su una delle serie storiche della temperatura media superficiale su cui si basa gran parte della conoscenza attuale dell’andamento dello stato termico del pianeta. Le notizie non sono incoraggianti: sembra proprio che il controllo qualità non sia una pratica molto di moda tra chi si occupa di queste cose. Leggere per credere.

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Author: Guido Guidi

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41 Comments

  1. @gianni

    Ti ringrazio per il complemento di analisi della letteratura citata… interessante… conferma le mie supposizioni. Citazioni a caso, estrapolazioni selvaggie… poca ciccia e tanta fuffa, insomma. Arrampicate sugli specchi degne del miglior Spiderman.

    “Sono costretti a escludere gli effetti della CO2 altrimenti il teorema non torna. Per arrivare poi a concludere che bisogna assolutamente ridurre le emissioni di CO2.”

    E’ il famoso “metodo scientifico” dell’IPCC.

    “Avanti con il prossimo debunking.”

    Purtroppo saro’ via per parecchi giorni, ma di materiale ce ne sarebbe… eccome…

    Saluti.

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  2. A proposito di discussioni possibili sul rapporto IPCC e sul tema del global warming antropico… non vedo che discussione si possa fare con gente che, come il Corriere della Sera… come indicato nel banner Twitter a fianco…

    “In che modo i cambiamenti climatici influiranno sulla nostra salute”

    “Diversi studi mettono in correlazione il riscaldamento globale con aumento dell’asma, dell’ictus, del diabete e di pericolose infezioni batteriche.”

    … che sono tutti DELIRI basati su modelli, quando la realta’ dei DATI e’ questa?

    “Heat-related mortality trends under recent climate warming in Spain: A 36-year observational study”, PLoS Med 15(7): e1002617. https://doi.org/
    10.1371/journal.pmed.1002617

    https://journals.plos.org/plosmedicine/article?id=10.1371/journal.pmed.1002617

    … che mostra come, nonostante sia stato misurato un aumento medio delle temperature nelle 47 piu’ grandi citta’ spagnole, la mortalita’ in funzione della temperatura sia SCESA, non aumentata… vedasi figura allegata.

    “Despite the summer warming observed in Spain between 1980 and 2015, the decline in the vulnerability of the population has contributed to a general downward trend in overall heat-attributable mortality. ”

    I miei ricordi di storia medievale cominciano a essere scarsi… (**) qualcuno ricorda come e perche’ fini’ il dominio e il potere della Santa Inquisizione? Spero solo che non bisognera’ aspettare secoli anche per questi della IPCC… 🙁 (**)

    ————–
    (**) ATTENZIONE! E’ solo una battuta…

    Immagine allegata

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  3. @gianni
    “Confido nei collaboratori di ClimateMonitor per far emergere altre incongruenze di questo imbarazzante (nonché ufficiale) rapporto.”

    Un altro esempio, magari tu che sei del settore puoi controllare che non sto dicendo/scrivendo stupidaggini?… Grazie.
    —————————

    DEBUNKING #4 (o siamo a 5?…):

    Nel rapporto IPCC di pochi giorni fa dicono… nel paragrafo “3.4.6.1 Crop Production”… copio e incollo:

    ” J. Huang et al. (2017) found that limiting warming at +1.5 °C compared to +2°C, maize yield losses would be reduced over drylands”

    … e la referenza J Huang et al (2017) e’ questa:

    “Drylands face POTENTIAL threat under 2 ◦C global warming target”, Nature Climate Change DOI: 10.1038/NCLIMATE3275

    … il preprint si trova qui (senza bisogno di abbonamento, per far contento nontelodico… 🙂 ):
    https://www.researchgate.net/publication/316442708

    ( … la supplementary info si puo’ scaricare senza problema su Nat Cli Change…)

    … studio che e’ praticamente basato TUTTO ed esclusivamente su modelli (“potential”!), per quel che riguarda la produttivita’.
    Quindi, riassumendo… lo studio basato su modelli di Huang et al conferma i risultati di altri studi basati sugli STESSI modelli… un esempio classico di “circular reasoning”… da manuale!

    E’ un perfetto esempio di pensiero irrazionale e illogico, quantitativamente farlocco tra l’altro… basta leggere quello studio, Huang et al., … dove si preoccupano della decrescita’ (presunta, ipotetica, se i modelli si riveleranno corretti) dell’1% della produttivita’ delle “drylands” del pianeta, mentre al tempo stesso, stessa figura 4a!!,… la allego qui sotto cosi’ potete verificare quanto sto scrivendo… mostrano che GLI STESSI MODELLI prevedono un aumento della produttivita’ delle zone umide e del globale (somma di tutte le zone, immagino) attorno al 3,2% e 2,8% rispettivamente.
    A casa mia +3-1=+2… quindi produzione globale di mais IN AUMENTO, non diminuzione, al passare da 1.5 a 2C di GMSW (temperatura)… ovviamente resta vero che nelle sole “drylands” citate nel titolo la produzione cala… ma…
    … evidentemente questi autori non sono a conoscenza del fatto che il mais si puo’ trasportare da una zona all’altra del pianeta… operazione che la specie umana compie da millenni, per’altro… 🙂

    La cosa irrazionale (secondo me, chiaramente) e’ poi che se si fa una ricerca con “observations” nel testo di Huang et al si trovano quasi esclusivamente “osservazioni” (cioe’ non solo modelli, ma misure) a proposito delle temperature e i vari datasets.
    La sola ref.19 parla di “observations” di produttivita’ di piante vs clima… e la ref. 19 e’ questa…

    “Assessing Global Vegetation–Climate Feedbacks from Observations” , Z Lu et al, Journal of Climate 2006, doi.org/10.1175/JCLI3658.1″
    https://journals.ametsoc.org/doi/pdf/10.1175/JCLI3658.1

    … che mostra come gli effetti di un riscaldamento siano generalemente POSITIVI, non negativi… 🙂

    “The feedback between global vegetation greenness and surface air temperature and precipitation is assessed using remote sensing observations of monthly fraction of photosynthetically active radiation (FPAR) for 1982 to 2000 with a 2.5° grid resolution.”

    This feedback analysis provides a first quantitative assessment of global vegetation feedback on climate.”

    Vabbe’ dai… a voler infierire si potrebbe concludere che quelli dell’IPCC nel citare Huang et al abbiano un’agenda ideologica da mettere davanti alla scienza, come si fa a volte col carro e i buoi…

    Alla prossima, che non manchera’…

    Immagine allegata

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    • @robertok06

      Caro robertok06, non so perché vengano pubblicati questi esercizi in cui si usano tanti modelli che dicono cose diverse nella speranza che in media dicano quel che si desidera;
      ” Although there are considerable spreads among the CMIP5 models, almost all of them show higher warming over drylands than humid lands”.
      Il tutto per arrivare a stimare una perdita di 1.1% (-0.04 t ha-1 yr-1) in caso di aumento termico di 2 °C e solo nelle zone asciutte.
      Questo strabiliante risultato permette di evocare “disastrous effects over drylands”.

      Il lavoro di Liu et al. (2006) è surrettiziamente usato per supportare la seconda parte della frase;
      “Vegetation can lower air temperature via transpiration and by converting absorbed sunlight into chemical energy via photosynthesis”. In realtà quel lavoro è molto più complesso e tratta di un aspetto mal considerato nei modelli climatici, cioè i feedback clima-vegetazione.
      Ho estratto giusto il seguente passaggio:
      “In eastern Siberia … a higher temperature drives more vegetation”. Ma gli autori correttamente mettono in evidenza tutti i limiti del loro studio, e soprattutto perché “The significant model–observation and model–model differences indicate a strong need for model improvement”.

      Se torniamo al famigerato capitolo 3 del report IPCC, merita attenzione il seguito della frase da te citata:
      “… these studies generally did find declines in breadbasket regions when the effects of CO2 fertilization were excluded”. Sono costretti a escludere gli effetti della CO2 altrimenti il teorema non torna. Per arrivare poi a concludere che bisogna assolutamente ridurre le emissioni di CO2.

      Avanti con il prossimo debunking.

  4. @Marco P

    “… sapresti che questi sono DATI UFFICIALI del UK Met. Office,”

    Neanche per idea!… sono RICOSTRUZIONI DI TEMPERATURE, a partire da dati di stazioni meteo NON distribuite uniformemente sulla superficie del pianeta. Tali dati sono stati “opportunamente” omogeneizzati e soggetti a mille altri trattamenti statistici e non (la filosofia di base e’ “cool the past and warm the present” per poter ottenere ratei di temperatura maggiori che giustifichino il mantra climatocatastrofista della CO2 assassina).

    https://www.metoffice.gov.uk/research/monitoring/climate/surface-temperature

    “How is the global average temperature calculated.

    The data are first converted into ‘anomalies’.
    Anomalies are the difference in temperature from the
    ‘normal’ level.
    For HadCRUT4 the ‘normal’ level is the long term average for each area over 1961 to 1990.”

    Quindi “anomalie”, non osservabili fisiche dirette, e per di piu’ calcolate su un periodo di tempo scelto ad hoc. Lo stato medio del pianeta terra negli ultimi 10 mila anni non e’ certo quello fra il 1961-1990.

    Domanda al sotutto di lingua madre inglese: come lo calcolano il “normal” level?
    Tramite mo….??? Tramite model…??? Dai, sputa il rospo.
    Tramite modelli… what else? (come direbbe George).

    Infatti, poco sotto, specificano cosi’:

    “The anomalies are aggregated onto a regular grid that divides the earth’s surface into ‘squares’ that are equally spaced in latitude and longitude. Global average temperature is calculated from these grid squares. ”

    Che fa ridere… dato che gli ‘squares’ vicino al polo sono molto piu’ piccoli degli analoghi ‘squares’ all’equatore. In aggiunta, sono proprio i dati vicino al polo che mancano, ancora oggi ci sono pochissime misure… sono quasi sempre “estrapolazioni” basate su modelli, su “ricostruzioni”, come le chiamano in gergo tecnico. Modelli pure queste.

    Nel mondo dei diversamente intelligenti che frequenti tu, come hanno calcolato il “normal level” di temperatura nel Pacifico meridionale nel 1860 (per esempio)?… quando in quelle zone all’epoca passavano anche pochissime navi e ci sono isolotti e atolli solo ogni tot milioni di km2 di mare aperto?
    Eppure se vuoi parlare di temperatura media GLOBALE del pianeta devi poterla misurare, la temperatura, anche li…

    —————-

    “Tu e l’ altro diffamatore seriale di Robertok06 avete il coraggio di usare nome e cognome e scrivere al UK Met. Office e accusarli apertamente di essere truffatori che falsificano i dati ? ”

    Non vedo perche’ dovrei farlo. E’ cosa gia’ nota e stranota.

    “Abbiate il coraggio di scrivere e fare queste accuse pesantissime usando nome cognome e indirizzo non solo nascosti sotto nick quali Alessandro o Robertok06.”

    Nascosto sotto un nick io? Ma se mi ho detto mille volte chi sono e cosa faccio, e non piu’ tardi di due settimane fa e’ stato pubblicato qui un articolo scritto da me, con tanto di nome, cognome… pure la foto era linkata?… vuoi il codice fiscale pure???

    Tu, piuttosto, utente “Marco P.”… chi ca…o sei?
    Facce ride.

    Have a nice rosication.

    Post a Reply
  5. @Marco P.

    @Simone
    In effetti siccome Robertok06 dice che gli scienziati e climatologi mondiali sono pseudo-scienza e i modelli farlocchi,”

    Giusto… non sempre e non tutti, ma spesso… vedi ennesimo esempio alla fine di questo mio messaggio.
    Ci sono anche quelli che fanno scienza seria, ovviamente. Sono circa il 3% del totale (questa te la spiego a parte! 🙂 )
    Nel caso dell’ultimo rapporto IPCC e’ sicuro che si tratta di pseudo-scienza, debunkabile facilmente.

    “dice che la vera scienza è solo lui e i suoi modellini che prevedono solo freddo e gelo esponenziale, questo terribile globbbal culing che ci congelerà tutti”

    Mai detto questo!… ti vedo alla frutta mark!
    Riprova con calma, per esempio rileggendo il transcript nella tua lingua madre di quello che ha detto Gavin Schmidt, NON IO!,… sui 14 ordini di grandezza mancanti in termini di capacita’ di calcolo prima di avere modelli che riproducono il clima di questo pianeta in maniera affidabile.
    Oppure ascoltati l’oretta di video di Tim Palmer, sulla necessita’ di passare all’Inexact Computing per poter sperare di migliorare… l’exact computing di adesso… 🙂

    Rispondi a loro, non a me!… don’t shoot the messenger, pal!

    A queste semplici considerazioni mie, fatte non con mie invenzioni, ma citando documenti e frasi scritti/dette da esperti del settore, non puoi rispondere, mentre qualsiasi persona normodotata lo farebbe, o cercherebbe di farlo.

    “Prepariamo le pellicce.”

    Che battutona!
    Salutami la maestra all’asilo lunedi.

    ————————–

    @Simone

    “Non vedo quale sia il problema di una così lunga discussione sui commenti: da questo blog abbiamo imparato che il riscaldamento globale non esiste, le nevicate sono sempre maggiori e i ghiacciai stanno in gran forma.”

    Beh,… anche se fosse vero farebbe solo da bilanciamento allo sbilanciamento nell’altra direzione… quella direzione che dice che i ghiacciai si sciolgono adesso come non si sono mai sciolti prima… che e’ un’evidente cazzata, if you pardon my french…

    “Per le Olimpiadi del 2026 si potrebbe candidare anche Roma con impianti sciistici sui Colli Albani…”

    Stesso genere di battuta di Marco P… siete sodali o magari siete la stessa persona? Hyde e Jeckyll? … o piuttosto Gianni e Pinotto?

    Ciao bello… fatti un flash con questo, sul tema…

    ” le nevicate sono sempre maggiori ”

    https://www.bas.ac.uk/media-post/new-study-reveals-increased-snowfall-in-antarctica-over-last-two-centuries/
    Tanto per restare in tema dicono che…

    ““There is an international effort to create computer simulations of future sea-level rise in a warming world.
    It is complex and challenging for scientists to fully understand and interpret changes in the ice that we see happening today.
    We know that the two major influencers affecting change – the mass gain (from snowfall) and the mass loss (from melt) – are acting differently from one another.
    Our new findings take us a step towards improving our knowledge and understanding.””

    Come mai hanno bisogno di migliorare la loro conoscenza e comprensione del fenomeno, e i modellini farlocchi… se in realta’ questi ultimi sono cosi’ precisi da permettergli (a quelli della claque IPCC) di prevedere quello che succedera’ nel 2100 and beyond?

    … oppure…

    “Testing the consistency between changes in simulated climate and Alpine glacier length over the past millennium”

    https://www.clim-past.net/14/1119/2018/

    … che tratta del confronto fra l’output dei modellini farlocchi e la variazione della lunghezza dei ghiacciai alpini (chiedi conferma al traduttore Marco P, lui e’ di madrelingua, se non mi credi).
    Le conclusioni di questo confronto quali sono?
    Vediamo:

    “Abstract.
    It is standard to compare climate model results covering the past millennium and reconstructions based on various archives in order to test the ability of models to reproduce the observed climate variability.”

    Il risultato lo puoi vedere nella figura allegata, presa dalla pubblicazione da me citata qui sopra.
    Secondo gli autori, l’accordo fra i modelli (la MEDIA dell’ensemble) e le misure sarebbe questa:

    “The observed glacier length fluctuations are generally well within the range of the simulations driven by the various climate model results, showing a general consistency with this ensemble of simulations”

    Ora, concentrati per un momento, se ne sei capace: dimentica la ridicola baruffa che stai cercando di metter su col sottoscritto… e guarda la figura che ho estratto dall’articolo. Secondo te la curva spessa in nero (le misure) sarebbe d’accordo con i modelli?… cioe’ con la miriade di linee colorate sottili?
    Nel testo dicono questo…

    “The comparison between OGGM results driven by the various climate models and observations leads to contrasting results for individual glaciers”

    … tu che probabilmente sai l’inglese, non come me che non so tradurre, ne deduci che risultati dei modelli e misure vanno d’accordo?

    “Contrasting results”… tu come lo tradurresti?
    1) “Vanno d’accordo”
    2) “I modelli sono una ciofeca”

    Come si fa a fare la media fra due modelli numerici che dovrebbero descrivere lo stesso sistema fisico (il ghiacciaio) e uno dei due ti da come risposta +1000 m e il secondo -1500 m? La misura cade fra questi due valori e quindi la conclusione e’ che i modelli sarebbero giusti???? Ma dove?
    Questa non e’ scienza, e’ pseudo-scienza… usano il metodo scientifico (dati, modelli, e calcolo della media) ma in maniera sbagliata. E’ come usare l’astrologia calcolando le effemeridi con un supercalcolatore… cazzata rimane, l’astrologia, anche in quel caso.
    Se non hai capito ti posso fare un disegnino, OK?

    In ansiosa attesa di una tua risposta magari NON tramite battute infantili come quella sulle Olimpiadi di Roma 2026… buon weekend, qui sulle pendici del Jura e’ primavera… 25 C oggi, vado a fare un giro in moto. 🙂

    Immagine allegata

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  6. @shakespeare

    “L’ inglese è la mia madre lingua quindi OVVIO che do lezioni a uno come te che non spiccica nemmeno una parola e sbaglia le traduzioni più facili.”

    Ah!… questo spiega tutto, grazie!
    Il problema e’ che non capisci la lingua italiana.
    OK.

    “In quanto ai tuoi insulti continui verso tutto e verso tutti, beh si qualificano da soli: diffami e insulti un sito professionale di scienziati tutti con dottorato e tu non hai uno straccio di laurea.”

    Scusa????
    Dici che lavoro qui senza laurea?
    Boh….

    “Sarà quello che ti rode e per cui ha sempre bisogno di insultare qualcuno ?”

    Mi rode cosa? Di non prevedere la fine del mondo utilizzando modellini farlocchi (ipse dixit Gavin Schmidt e Tim Palmer, tanto per citare due)?
    Ma dai!

    “Vedo che il ban ti ha ulteriormente aumentato l’ odio verso la scienza. Rilassati e studiati un pò di climatologia e …..un pò d’inglese.”

    L’odio verso la scienza? Ma a chi stai rispondendo, a nontelodico? A Marco P, er scechspir de noantri?

    Pascolare.

    Post a Reply
  7. @Simone
    In effetti siccome Robertok06 dice che gli scienziati e climatologi mondiali sono pseudo-scienza e i modelli farlocchi, dice che la vera scienza è solo lui e i suoi modellini che prevedono solo freddo e gelo esponenziale, questo terribile globbbal culing che ci congelerà tutti.
    Prepariamo le pellicce.

    Post a Reply
  8. Non vedo quale sia il problema di una così lunga discussione sui commenti: da questo blog abbiamo imparato che il riscaldamento globale non esiste, le nevicate sono sempre maggiori e i ghiacciai stanno in gran forma.
    Per le Olimpiadi del 2026 si potrebbe candidare anche Roma con impianti sciistici sui Colli Albani…

    Post a Reply
  9. @fabrizio giudici
    “Non mi stancherò mai di far notare quanto siano vigliacche queste insinuazioni senza prove,”

    Ti ringrazio per questo commento… vorrei solo rassicurare te e tutti gli altri lettori che ho le spalle larghe, in tutti i sensi, e attacchi personali di questo genere fanno la fine dei moscerini che attaccano il parabrezza della mia macchina quando guido.
    Occupo una bella fetta del mio tempo libero, che non è tanto, istruendomi su argomenti di clima e energia da circa il 2010… era il periodo pre-referendario (nucleare) del 2011… in questi 8 anni di troll non-habens che non sono in grado di portare avanti un ragionamento scientifico basato su logica e scienza nota ne ho visti a centinaia.
    I troll come nontelodico li conosco, li leggo come un libro aperto… non c’è problema… un colpo di tergicristallo e sparisce senza lasciare segno. 🙂

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  10. @Alessandro
    Se sapessi spiccicare mezza parola d’inglese, che non la sai, sapresti che questi sono DATI UFFICIALI del UK Met. Office, che secondo te quindi falsifica i dati e diffonde dati falsi. Molto interessante quello che dici. Tu e l’ altro diffamatore seriale di Robertok06 avete il coraggio di usare nome e cognome e scrivere al UK Met. Office e accusarli apertamente di essere truffatori che falsificano i dati ? Comodo commettere reati quali la diffamazione aggravata nascosti sotto nomignoli in un blog personale sapendo che le persone cui diffamate non vi leggono. Abbiate il coraggio di scrivere e fare queste accuse pesantissime usando nome cognome e indirizzo non solo nascosti sotto nick quali Alessandro o Robertok06.

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  11. @Robertok06
    Beh che tu non sappia spiccicare mezza parola d’inglese è più che chiaro dato che l’ hai dimostrato 1000 volte con le tue traduzioni tutte sbagliate,prendi dei testi che dicono una cosa e ne traduci tutto diverso.
    L’ inglese è la mia madre lingua quindi OVVIO che do lezioni a uno come te che non spiccica nemmeno una parola e sbaglia le traduzioni più facili.
    In quanto ai tuoi insulti continui verso tutto e verso tutti, beh si qualificano da soli: diffami e insulti un sito professionale di scienziati tutti con dottorato e tu non hai uno straccio di laurea. Sarà quello che ti rode e per cui ha sempre bisogno di insultare qualcuno ? Vedo che il ban ti ha ulteriormente aumentato l’ odio verso la scienza. Rilassati e studiati un pò di climatologia e …..un pò d’inglese.

    Post a Reply
    • Io non ho capito di cosa stiate discutendo. Ma so che è OT, quindi basta così. Rientriamo nel merito, gli attacchi personali, benché di gran moda, restano fuori da CM.
      gg

  12. L’abbonamento lo paga il CERN con i soldi del cittadino. Quindi tu utilizzi gli strumenti che il CERN ti mette a disposizione x fini personali. Magari utilizzi anche gli strumenti informatici interni x i tuoi scopi.

    Non mi stancherò mai di far notare quanto siano vigliacche queste insinuazioni senza prove, giusto per cercare di screditare l’avversario: ma la cosa incredibile è che arrivano sempre da anonimi, versus chi si firma con nome e cognome. Ci fosse una volta uno con le palle: che diffama, ma almeno alla luce del sole.

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  13. @Edoardo

    Ti do’ il mio benvenuto, da “uomo della strada” alla pari di te.

    La tua domanda è una questione fondamentale. Che senso ha “impiccarci” a numeri-feticcio senza che ci sia una solida dimostrazione che indichi un danno? Per l’appunto: creare un feticcio ed un pretesto. Nell’Unione Europea hanno messo numeri-feticcio sui parametri di bilancio: anche in questo caso non si sa bene dove li abbiano tirati fuori e perché un decimo prima va bene, un decimo oltre crolla tutto. Ovviamente, come in tutte le falsità, c’è un remoto fondamento logico: se fa più caldo o più freddo cambia qualcosa e può esserci un danno; se ci si indebita troppo o troppo poco cambia qualcosa e può esserci un danno… ma è tutto da dimostrare _dove_ si ha una soglia oltre la quale il danno è evidente (perché poi, in tutti questi sistemi complessi, il cambiamento non necessariamente porta danni, ma anche benefici che andrebbero confrontati).

    Ma al potere basta essere andato al potere, avere media amici, aver consolidato la narrazione in modo da poter essere auto-referenziale, ed ecco i numeri-feticcio che se vengono raggiunti autorizzano, in nome del “bene comune”, a imporre sanzioni, tassazioni, troike, legislazioni dove poi si trova di tutto, anche quello che non c’entra una mazza con il problema, eccetera…

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  14. @gianni
    “Grazie robertok06.

    Segnalo giusto che non ho trovato il lavoro di Eisenman et al., 2011 citato nel capitolo 3 del report IPCC. ”

    Dovrebbe essere questo, lo trovi senza problemi e senza bisogno di abbonamento…

    Consistent Changes in the Sea Ice Seasonal Cycle in Response to Global Warming, I Eisenman et al – Journal of Climate 24 2011 p5325-5335
    https://journals.ametsoc.org/doi/10.1175/2011JCLI4051.1

    Ti ringrazio molto per le tue precisazioni sulle conclusioni dei TUOI lavori che sono state completamente travisate nel rapporto IPCC… chissa’ se faranno suonare una campanella nella testa dello scienziato che sa l’inglese e guarda i video, Marco P?… \
    Mmmh… ne dubito…

    Post a Reply
  15. @robertok
    1) Io non mi vanto di aver accesso alle riviste… ce l’ho e basta…
    L’abbonamento lo paga il CERN con i soldi del cittadino. Quindi tu utilizzi gli strumenti che il CERN ti mette a disposizione x fini personali. Magari utilizzi anche gli strumenti informatici interni x i tuoi scopi.

    2) Io non attacco quelli che non la pensano come me… con quelli discuto. …..
    Evidentemente abbiamo idee diverse sulla discussione! Ma qui troverai sempre proseliti anzi maestri.

    3) Attento a non rosicare troppo, che di fegato ne hai uno solo.
    Il mio fegato sta benissimo. La tua ulcera??

    Ciao.

    Post a Reply
    • @ntd
      La nostra società è sempre più ostile e individualista, l’ideale per sviluppare forme acute di solitudine, acrimonia e malsopportazione del prossimo. Sentimenti con cui deve essere davvero difficile convivere. Non tutti riescono a farcela e a condurre una vita serena. Perciò ti sono vicino e sappi che hai tutta la mia umana comprensione. Coraggio.
      gg

  16. @Marco P

    Non ho mai insultato nessuno. Ho chiamato ignoranti gli ignoranti, quello si.
    Come diceva quella targa all’interno del castello di Cadarache…

    “Ignorantibus veritatem dicere semper utile est”.

    Io la applico, tutto li.

    Sono io casomai ad essere stato offeso per primo.
    Oh!… non mi sto lamentando, sia chiaro, delle offese di certi figuri proprio non potrebbe fregarmene di meno.

    Traduzioni dall’inglese: il giorno che i miei interlocutori, tu incluso probabilmente, avranno abitato negli USA per 6 anni e avranno usato l’inglese sul lavoro e non, per 30 anni filati allora, e solo allora, accettero’ lezioni di inglese. Chiaro?

    Ah!… dimenticavo: adesso mi dai, immediatamente, un esempio di una mia traduzione “totalmente sbagliata”… senno’ questo tuo rantolo diventera’ un ennesimo caso di insulto nei miei confronti.

    Calunnie alla scienza: e’ esattamente il contrario. Difendo la scienza, dalla pseudo-scienza basata sul procurato allarme continuo, che e’ un reato, peraltro…
    Chiaro anche questo?

    Chiuso questo incipit personale passiamo al tuo video?… ahaha… ma dai!… ma e’ patetico!… i modelli uni-dimensionali di Hansen et al, a.D. 1988???
    E il lancio dei dadi? Lettura fondi di caffe’?

    I modellini farlocchi sono precisi come ha detto Lindzen recentemente…

    “It is a little like the formula for being an expert marksman: shoot first and declare whatever you hit to be the target.”

    Se vuoi un video, di uno dei guru delle simulazioni, il matematico Gavin Schmidt della NASA/GISS, non hai che da guardare questo:
    https://www.ted.com/talks/gavin_schmidt_the_emergent_patterns_of_climate_change/transcript#t-714200

    … c’e’ anche il transcript… in particolare il commento a 01:33, sulla precisione dei modellini farlocchi:

    “The stuff that we can’t resolve, the sub-scale processes, we need to approximate in some way. That is a huge challenge.
    Climate models in the 1990s took an even smaller chunk of that, only about three orders of magnitude. Climate models in the 2010s, kind of what we’re working with now, four orders of magnitude.

    We have 14 to go, and we’re increasing our capability of simulating those at about one extra order of magnitude every decade. One extra order of magnitude in space is 10,000 times more calculations.

    And we keep adding more things, more questions to these different models.”

    Chiaro? 14 ordini di grandezza mancanti… 1 ordine di grandezza/decennio… ti lascio il calcolo di quando si riuscira’ a fare quello che tu dici che si fa gia’ dagli anni 80. Ma dai! E sarei io il troll negazionista che si fa bannare?

    Quando hai finito con il video di Gavino il Modellista puoi passare a questo, di Tim Palmer, altro guru dei modelli (fiscio matematico teorico, collabora da decenni con ECMWF a Reading):

    https://www.nature.com/news/climate-forecasting-build-high-resolution-global-climate-models-1.16351

    … il video e’ questo:

    https://perimeterinstitute.ca/videos/tim-palmer-climate-change-chaos-and-inexact-computing

    … dove afferma che per uscire dall’impasse dei modelli che NON riescono a simulare i processi fisico-chimici che regolano il clima si dovrebbe passare all’ “inexact computing”!… il “calcolo inesatto”!… e non e’ una boutade, troverai decine e decine di articoli suoi e dei suoi collaboratori su come implementare tale “inexact computing”, con tanto di modifiche all’hardware per aumentare la velocita’ a scapito della precisione di calcolo.

    ” I will outline the fundamentals of climate modelling, and discuss the emerging concept of inexact supercomputing, needed – paradoxically perhaps – if we are to increase the accuracy of predictions from these models.”

    Cosi’, mentre tu ti trastulli e stappi bottiglie di champagne per festeggiare i successi dei modelli unidimensionali di Hansen degli anni 80 io mi informo sul trend state-of-the-art nel campo delle simulazioni.
    Chi e’ il troll?

    Buona visione e lettura, quando hai finito ripassa che ti do un altro paio di dritte.

    Ciao.

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  17. @donato b
    Grazie mille per la risposta, ampia e completa e per il tempo che mi hai dedicato. Mi rendo conto, alla luce di quello che scrivi, di aver semplificato molto, ma come dicevo sono assolutamente un profano.
    Ho solo alcune osservazioni:
    1) ma chi ha stabilito che il periodo pre-industriale sia lo standard di riferimento della situazione ottimale?
    Non è forse vero che in altri periodi della storia la Terra è stata “calda” come o più di ora? (I famosi periodi caldi romano e medievale per esempio).
    Perchè non usare quelli come standard di rifeirmento?
    Non è forse vero, anzi, che il maggior sviluppo umano si sia avuto sempre in corrispondenza di periodi caldi e non di fasi fredde invece?
    2) se siamo perfettamente consapevoli che questi modelli matematici non sono esaustivi nè così affidabili, che senso ha “impiccarci” a questi calcoli che già sappiamo in partenza essere del tutto approssimativi?
    3) piccola nota polemica: ma tutti quei climatologi che si vantano di voler salvare il mondo, a voi risulta che alle varie COP vadano in treno? no perchè a me sentire dire che dovrei tenere l’auto in garage e muovermi con i mezzi o in bicicletta fa ridere se poi loro si spsotano in aereo per i loro affari. Per i loro convegni sono ammessi i mezzi a combustibile fossile e per i miei spostamenti di lavoro invece no? Fatemi capire…. Sarebbe ora di finirla con queste ipocrisie, o no??
    4) da “uomo della strada” faccio un’ultima considerazione: sembra che per molti sia già adesso troppo caldo per poter vivere bene. Ma la percezione che, onestamente, ho del nostro clima attuale a me non sembra affatto spiacevole. Se la direzione in cui si va è questa, davvero, non vedo di che preoccuparsi.

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  18. @ Edoardo
    .
    Premetto di non essere un esperto, ma un semplice appassionato della problematica che tu hai evidenziato. Provo a fornirti qualche risposta, ma premetto sin da ora che si tratta di risposte parziali e non esaustive.
    .
    I 2°C di cui si parla (o anche gli 1,5°C), devono intendersi riferiti alle temperature medie globali e non alle temperature locali. La temperatura media globale non è un valore misurato, ma il prodotto di un calcolo statistico molto complesso che tiene conto sia dei dati strumentali che di interpolazioni. Lo scopo dell’interpolazione è quello di determinare le temperature in punti in cui esse non sono mai state misurate.
    Secondo quanto sostengono gli esponenti della linea di pensiero principale, la temperatura globale rappresenta “l’integrale del sistema” cioè un valore che è in grado di riassumere il comportamento dell’intero sistema climatico terrestre.
    .
    Tutta la discussione attuale verte sul problema seguente. Cosa succederà al pianeta Terra quando la sua temperatura media globale aumenterà di 1,5°C o 2°C rispetto al periodo preindustriale, assunto come standard del sistema climatico terrestre?
    .
    Non avendo a disposizione un pianeta gemello sul quale condurre l’esperimento, per rispondere al quesito, i ricercatori hanno pensato di creare un modello virtuale del sistema climatico terrestre. Questo modello virtuale è genericamente definito “modello matematico”, ma è costituito da una serie di modelli matematici che tengono conto di vari aspetti climatici: modelli della circolazione oceanica, modelli di circolazione atmosferica, modelli del ghiaccio marino, modelli accoppiati oceano-atmosfera e via cantando. Questi modelli simulano il comportamento termodinamico e fluidodinamico degli oceani e dell’atmosfera terrestre, in funzione di diversi “scenari di emissione” che sono altri modelli che simulano le emissioni di gas serra (CO2, metano, ecc.) in funzione del consumo di combustibili fossili. I modelli restituiscono le temperature globali, le precipitazioni, l’estensione delle calotte glaciali terrestri e dei ghiacci marini, il livello del mare ed altri parametri climatici.
    .
    Per esigenze comunicative si dice che, in presenza di un aumento delle temperature medie di 1,5°C o 2°C, si verificheranno tutti gli eventi generati in uno con la temperatura media globale corrispondente.
    .
    Ho sintetizzato ed approssimato molto, nella speranza di riuscire a dare un’idea della complessità della problematica e deliberatamente ho omesso ogni mia personale opinione in proposito. Tengo solo a precisare che le equazioni termodinamiche e fluidodinamiche utilizzate, non sono in grado di rappresentare in modo fedele le dinamiche atmosferiche ed oceaniche in quanto ignoriamo molti meccanismi fisici e chimici all’opera. Non sappiamo modellare in modo preciso la cosiddetta “convezione umida”, non conosciamo in modo preciso i processi di formazione delle nubi e, quindi, non siamo in grado di modellare in modo efficace la copertura nuvolosa che a sua volta influenza l’equilibrio radiativo del pianeta e, quindi, le temperature di oceani e suolo. E mi fermo qui per non appesantire ulteriormente il discorso.
    .
    Come hai potuto notare i due gradi o il grado e mezzo di aumento della temperatura globale, hanno poco a che fare con le temperature locali che potrebbero variare in modo diverso da quelle globali. Di quanto? Nessuno è in grado di saperlo con certezza in quanto i modelli non sono capaci di operare a livello regionale per problemi legati alle dimensioni del calcolo da effettuare e, quindi, alle capacità di calcolo dei super computer utilizzati.
    Ciao, Donato.

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    • @Marco P c’è ancora qualcuno che crede che fessboc sia il portavoce della scienza?
      è triste per tutti, ormai le professionalità le hanno eliminate a favore dei servizi…potere ai servizi,alla stampa, ai mass media, lavaggi del cervello agratis, con i social si fa prima eh…

  19. Debunking part 3:

    Ancora dal capitolo 3:

    Altro esempio di fantasia vs realta’:

    FANTASIA…

    “For example, multiple lines of evidence indicate that the majority of warmer water coral reefs that exist today (70-90%) will largely disappear when global warming exceeds 1.5°C (very high confidence) {3.4.4, Box 3.4}.”

    … vs REALTA’:

    “The 27–year decline of coral cover on the Great Barrier Reef and its causes”, PNAS 109 no.44 2012 p17995-17999

    http://www.pnas.org/content/pnas/109/44/17995.full.pdf

    “Based on the world’s most extensive time series data on reef condition (2,258 surveys of 214 reefs over 1985–2012), we show a major decline in coral cover from 28.0% to 13.8% (0.53% y−1), a loss of 50.7% of initial coral cover.

    Tropical cyclones, coral predation by crown-of-thorns starfish (COTS), and coral bleaching accounted for 48%, 42%, and 10% of the respective estimated losses, amounting to 3.38% y−1 mortality rate.

    Importantly, the relatively pristine northern region showed no overall decline.

    In the absence of COTS, coral cover would INCREASE at 0.89% y−1, despite ongoing losses due to cyclones and bleaching.”

    Non perdete tempo a cercare “starfish” nel testo dell’IPCC… 🙂

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  20. @maurizio rovati

    Grazie dei links a vanity fair e al video… interessanti… vorrei solo far notare che la conferma che NON tutto quello che Strumia ha detto e scritto nella sua presentazione sia sbagliato viene proprio dalla presentazione della persona che ha scatenato il putiferio su Twitter, una partecipante al workshop.
    E’ lei stessa che mostrando le statistiche di iscrizione ai vari corsi dell’Imperial College di Londra conferma che le donne preferiscono letteratura inglese e psicologia (primo e secondo posto come numero di iscritti) con fisica al 17-esimo posto… mentre i maschi hanno matematica e fisica ai primi due posti… da confrontare con quanto Strumia dice sulla sua slide no.20…

    Ovviamente ha sbagliato, lo ripeto, a buttarla sul personale e fare nomi…. errore fatale.

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  21. @nontelodico_ma_trollo

    “@robertok
    che è praticamente quel che fai tu, dal momento che ti vanti di poter accedere a tutte le riviste scientifiche con l’abbonamento pagato dal CERN, e poi utilizzi quel che leggi x attaccare su queste pagine e forse anche altrove, chiunque non la pensi come te. Complimenti”

    1) Io non mi vanto di aver accesso alle riviste… ce l’ho e basta…

    2) Io non attacco quelli che non la pensano come me… con quelli discuto. Io attacco quelli che spacciano la pseudo-scienza e/o scelte basate sull’ideologia per scienza. Attacco quelli che spacciano i modellini farlocchi come affidabili per previsioni da qui al 2100 o 2200… o persino 2500 (!!) quando in realta’ non riescono neanche a simulare la variabilita’ naturale, o fare hindcasting in maniera seria.

    3) Attento a non rosicare troppo, che di fegato ne hai uno solo.

    Ciao.

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  22. @gianni
    “Confido nei collaboratori di ClimateMonitor per far emergere altre incongruenze di questo imbarazzante (nonché ufficiale) rapporto.”

    Troppo facile!… e’ come sparare sulla croce rossa quando sta ferma… 🙂

    Sempre dal capitolo 3 del quale ho gia’ debunkato una conclusione… passiamo a…

    “There is high confidence that the probability of a sea ice-free Arctic Ocean during summer is substantially higher at 2°C when compared to 1.5°C.”

    “At 1.5°C warming, an ice-free Arctic ocean is considered unlikely whilst by 2°C warming it is considered likely and this unique ecosystem is considered unable to adapt, hence a transition from high (red) to very high (purple) risk is expected between 1.5°C and 2°C warming.”

    Tutto questo e’ basato SU MODELLI!… e per capire quanto attendibili siano i modelli basta dare un’occhiata a questo:
    https://atmos.washington.edu/~david/Eisenman_etal_2011.pdf

    … che e’ citato e ri-citato di continuo.

    Le due figure 3 A e B allegatee sono chiare e inesorabili.

    La figura A mostra come i modelli non abbiano alcuna consistenza interna… predicono tutto ed il contrario di tutto, dalla scomparsa del ghiaccio artico fra 10 anni (modello giapponese seguito da quello italiano dell’IVG)… fino a decrescite complessive di qualche percento solamente rispetto ad adesso (modello del GISS USA)…

    La figura B, poi, mostra l’accuratezza di tali modelli quando sono confrontati NON fra di loro o prendendone la media dell’ “ensemble” (secondo loro la media di tanti valori sbagliati dovrebbe dare un valore giusto o ragionevole… ??????… ma dove? …su marte?)… quando sono confrontati con le OSSERVAZIONI/MISURE.

    La differenza e’ MOSTRUOSA!… la nube di punti corrispondenti ad ogni modello e’ in un angolo del grafico, l’osservazione nell’altro, sulla diagonale… quest’ultima e’ un valore positivo, i risultati dei modelli sono TUTTI negativi!… neanche il segno ci azzeccano…

    A casa mia si dice “case closed”… a casa loro invece e’ “overwhelmingly robust evidence”… siamo a “oggi le comiche”…

    Poi se vado su un blog di climatologi e dico che i modelli sono farlocchi mi bannano… logico no? 🙂

    Saluti.
    —————–
    P.S.: grazie per l’interessante contro-analisi del lavoro sulla Francia… ci voleva… 🙂

    Immagine allegata

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    • Grazie robertok06.

      Segnalo giusto che non ho trovato il lavoro di Eisenman et al., 2011 citato nel capitolo 3 del report IPCC. Sono invece citati lavori più recenti di Eisenman e collaboratori, come Rosenblum and Eisenman, 2017 (Journal of Climate), che sostanzialmente conferma il precedente: “We find that none of the 118 CMIP5 simulations has an Arctic effective sea ice retreat as fast as the observations. Similarly, none of the 118 CMIP5 simulations has an Antarctic effective sea ice expansion as large at the observations”

      Ma andiamo avanti. Ho trovato un altro riferimento a un lavoro che ho co-autorato (Kipling et al., 2016, Agricultural Systems), in cui si dispensano certezze che nel testo dell’articolo non ci sono.

      Ecco le certezze: “Climate change is expected to directly affect yield quantity and quality (Notenbaert et al., 2017), beside indirectly impacting the livestock sector through feed quality changes and spread of pests and diseases (Kipling et al., 2016)”.

      Ed ecco cosa dicono Kipling e collaboratori, ancora una volta riferendosi a studi modellistici:
      “In this context, modeling is a vital tool for understanding how climate change will affect pathogen risk, supporting the development of effective prevention and control measures”.

      Ma attenzione perché “A bottleneck for developing models for a broader range of species is the limited availability of pathogen distribution data. Additionally, correlative models do not contain underlying dynamical processes, rapidly accruing uncertainty when projected climate change forces extrapolation”.

      E ancora “Despite recent advances in statistical methodologies, model-fitting and climate projections, progress remains limited by the paucity of active surveillance data, and empirical data on physiological responses to climate variables”.

      Quindi poco importa dei colli di bottiglia, della mancanza di dati e dei pochi progressi sulla comprensione delle risposte fisiologiche a variabili climatiche. Il messaggio è che il cambiamento climatico porterà a uno “spread of pests and diseases” nel settore zootecnico.

      Coraggio, andiamo avanti con le contro-analisi.

  23. Buongiorno,
    premetto che sono un architetto, quindi NON capisco nulla di climatologia et similia.
    Chiedo quindi un parere agli esperti, giusto per capire. Ma se davvero la temperatura globale salisse di 1,5-2 °C, sarebbe così drammatico?
    Non stiamo esagerando?
    A me sembra che si sita facendo un gran putiferio per nulla, cosa potrà succedere di così grave?
    Vorrà dire che in estate nella mia zona (Emilia) avremo 38 invece di 36 e in inverno 2 invece di 0. E quindi?
    Boh. Posso dirvi la mia impressione (e poi taccio)? Questi qui dell’IPCC & Co. stanno mungendo la vacca dei governi per avere soldi per le loro carriere accademiche, altrimenti senza speranza, cavalcando l’onda del terrorismo ambientale.
    Sinceramente, 2 gradi in più ci ammazzano?
    Grazie.

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  24. @robertok
    che è praticamente quel che fai tu, dal momento che ti vanti di poter accedere a tutte le riviste scientifiche con l’abbonamento pagato dal CERN, e poi utilizzi quel che leggi x attaccare su queste pagine e forse anche altrove, chiunque non la pensi come te. Complimenti

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  25. @robertok06
    Grazie per la precisazione, non frequentando l’ambiente mi tocca l’informazione di seconda mano ;-).

    Le slides incriminate, la 15 in particolare:
    https://drive.google.com/file/d/1c_NyUhOZ8erdqU2AGZJZtNfFeA91Kefj/view
    L’importantissima rivista scientifica Vanity Fair:
    https://www.vanityfair.it/mybusiness/news-mybusiness/2018/10/10/stem-donne-e-fisica-studio-scientifico-alessandro-strumia-nobel
    El Curierun:
    https://www.corriere.it/scuola/universita/18_ottobre_01/fisica-non-donna-gaffe-scienziato-cern-l-ira-fabiola-gianotti-68296dee-c567-11e8-994e-6382a2ca0409.shtml
    Un pazzo che lo difende:
    https://www.youtube.com/watch?v=6Fcxoz4Zvsc
    Scusate l’OT.

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  26. In aggiunta a quanto correttamente riportato da robertok06 il 9 ottobre 2018, riporto in allegato un diagramma e una tabella che mostrano il formidabile incremento delle rese globali in t/ha dal 1961 a oggi per le 5 grandi colture da cui oggi dipende poco meno del 70% del fabbisogno calorico umano (mais, frumento, riso, soia e orzo).
    La tabella è stata ottenuta ponendo pari a 100 la resa del 1961, per cui ad esempio il 293 per mais indica che le rese sono poco meno che triplicate. I dati sono di fonte USDA (https://apps.fas.usda.gov/psdonline/app/index.html#/app/advQuery).
    Enfatizzare cali di resa tanto piccoli (3.8% e 5.5% per frumento e mais fra 1980 e 2008 secondo lo studio citato da robertok06) che sarebbero dovuti agli eventi estremi a fonte di un trend positivo che indica rese triplicate è risibile, e tuttavia accade in modo sempre più diffuso anche sulla letteratura scientifica internazionale. Un volta si chiamavano “peccati di omissione” e a mio avviso servono a trasformare un grande successo produttivo frutto di innovazione tecnologia e di un clima in complesso non certo sfavorevole alle produzoni agrarie in una sorta di spada di Damocle gravante sull’umanità, il che mi pare profondamente scorretto perchè irrispettoso della realtà.
    Segnalo peraltro che dell’incremento di resa registato da l1961 a oggi una frazione non enorme ma certo significativa (grossomodo un 20-30%) si deve all’incremento dei livelli atmosferici di CO2 che migliora la nutrizione carbonica dei vegetali aumentandone anche la resistenza alla siccità.

    Immagine allegata

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  27. Ho scoperto di essere una “vittima” del rapporto dell’IPCC, che cita un lavoro del 2013 (Graux et al.) che ho co-autorato (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0168192312002092).

    “Similar studies confirmed decrease in forage quality both for natural grassland in France (Graux et al., 2013) and sown pastures in Australia (Perring et al., 2010)” (IPCC, 2018, Chapter 3)

    Non so per l’Australia ma per la Francia la frase contiene una patente inesattezza perché il lavoro di Graux et al. (2013) non tratta “natural grassland” ma “managed grasslands”, come risulta dal titolo: “Ensemble modelling of climate change risks and opportunities for managed grasslands in France”. Lo studio, interamente modellistico, considera quattro categorie di grasslands (due tipologie e due gestioni): “rainfed and irrigated sown monocultures”, “extensive and intensive permanent semi-natural grasslands” (e.g. tabella 3).

    Il rapporto carbonio:azoto (C:N) della biomassa è stato utilizzato come proxy della qualità del foraggio;
    “The plant C:N ratio is used as the main factor determining the forage quality of a plant, with a low C:N ratio indicating relatively good plant digestibility and a high C:N ratio indicating relatively poor forage quality (Kunz et al., 1995). Nitrogen concentration is considered to mirror the forage protein concentration (van der Wal et al., 2000)”.
    Si tratta di un possibile punto d’attacco, ma non senza ambiguità. Il rapporto C:N che sale indica uno switch verso i carboidrati, cioè verso un aumento del valore energetico del foraggio e della sua attitudine all’insilamento. In linea di massima, un aumento del contenuto di zuccheri solubili favorisce i sistemi intensivi (basati su foraggio ad alto contenuto proteico), mentre una riduzione del contenuto proteico è problematico per i sistemi estensivi (basati su foraggio a basso contenuto proteico). Attendo che Luigi Mariani sviluppi il discorso intorno alla qualità foraggera.

    Ma a parte questo, cosa dice effettivamente il nostro lavoro? “Plant C:N of rainfed systems (with the exception of extensive permanent grasslands) is projected to significantly increase … However, extensive permanent grasslands are not projected to be affected by such changes in forage quality”.
    Quindi sono proprio i sistemi più vicini a quelli naturali (“extensive permanent grasslands”) che non sembrano essere influenzati dai presunti cambiamenti climatici associati ad elevate concentrazioni di CO2 nell’atmosfera. Ma anche per gli altri sistemi non mancano le misure di adattamento: “the persistence of quality forage production may require additional N input, either from an adjustment of harvest time, or from increased biological N fixation or N fertilization”.
    Qualche problema di qualità foraggera è stato segnalato per le “sown irrigated grasslands” (le più distanti dai sistemi naturali evocati nel rapporto IPCC), ma a fronte di incrementi produttivi: “although enhancing and ensuring grassland production (even under drier conditions)”.

    Il lavoro si conclude con un messaggio incoraggiante: “annual forage provisioning is positively affected, with opportunities of high spring and late fall forage production”.

    Quindi i cambiamenti climatici (presunti) non mancano di offrire opportunità per i prati-pascoli in Francia, ma questo non sembra interessare i redattori del rapporto ONU. Vi risparmio la sezione in cui Graux et al. segnalano i numerosi (e, come per Lobell et al. 2011, “evidentissimi”) limiti dell’approccio modellistico adottato, che potete leggere se lo desiderate.

    Anche in questo caso, la frase originale del report andrebbe modificata, per esempio
    “Similar modelling studies did not confirm decrease in forage quality for managed grasslands in France (Graux et al., 2013) …”.

    Resto lo sconcerto sull’approssimazione e la sufficienza con cui viene trattato il lavoro dei ricercatori, a cui si fanno dire cose diverse da quelle effettivamente pubblicate per arrivare là dove si è già deciso di arrivare.
    Che tristezza e che amarezza.

    Confido nei collaboratori di ClimateMonitor per far emergere altre incongruenze di questo imbarazzante (nonché ufficiale) rapporto.

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  28. @maurizio Rovato

    Piccola precisazione: strumia non è stato “sospeso” dal CERN. Non è dipendente CERN, gli è stato semplicemente ritirato il diritto di accesso sul sito, dato che ha infranto il codice di condotta del laboratorio, che impedisce di utilizzare le risorse informatiche mese a disposizione dei suoi utenti per attaccare persone o enti terzi.

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  29. In questi ultimi giorni si sta assistendo ad un parossistico succedersi di eventi e di notizie, incentrati sul clima che cambia e cambia male per colpa dell’uomo, ovviamente. Per chi si interessa di questioni climatiche, il fatto è evidente e si spiega solo in previsione della prossima COP di Katowice. Il problema clima, ammesso che lo sia, esiste per tutto l’anno, ma è solo verso settembre-ottobre, che inizia l’offensiva mediatica. Si spegnerà appena dopo la COP e le armi taceranno per tutto l’anno successivo. Il copione è ormai collaudato.
    .
    All’inizio la cosa mi sorprendeva, oggi la considero poco più che normale. Non dovrebbe essere normale, però, perché non è normale creare questo clima di allarme e di preoccupazione “ad orologeria”. Del cambiamento climatico e dei problemi ad esso relativi, infatti, si parla generalmente tra gli addetti ai lavori ed il dibattito viene ripreso da chi, come capita su queste pagine, si interessa all’argomento. La maggior parte dell’opinione pubblica si interessa tanto poco, quanto niente alle questioni climatiche: altri sono i temi che l’appassionano.
    L’unico modo per suscitare un poco di interesse, è spacciare il cambiamento climatico per danno all’ambiente: le emissioni di CO2 sono diventate, infatti, inquinamento. ll diossido di carbonio non è un inquinante, ma cosa vuoi che interessi al giornalista ed al lettore medio?
    .
    Tornando agli argomenti specifici del post di G. Guidi, non posso fare a meno di sottolineare lo spettacolo surreale a cui stiamo assistendo. Premesso che le misure da prendere, per raggiungere l’obiettivo del contenimento dell’aumento di temperatura entro i 2°C rispetto all’epoca preindustriale, è basato su elaborazioni modellistiche e scenari di emissioni che hanno notevoli margini di incertezza, è ormai chiaro che esso è irraggiungibile con le politiche attuali. Per il semplice fatto che coprire il fabbisogno energetico mondiale con le sole energie rinnovabili, è una pia illusione: sono costose, discontinue, poco efficienti. Aumentare l’efficienza energetica sta diventando sempre più difficile a causa dei costi che questo comporta, per cui anche questa strada sembra poco praticabile.
    La riduzione delle emissioni fatta registrare negli anni scorsi è stata solo un’illusione, legata alla congiuntura economica internazionale: nel 2017 e anche nel 2018 le emissioni sono tornate ad aumentare.
    https://www.theguardian.com/environment/2018/oct/08/energy-sector-carbon-emissions-grow-second-year-climate-change-coal
    .
    Ci troviamo, quindi, di fronte ad un bivio. Se crediamo veramente che le emissioni di gas serra possano distruggere la vita sulla Terra nella forma che conosciamo, dobbiamo intervenire in modo rapido e senza indugi. Serve una fonte energetica a buon mercato, costante e che non emetta gas serra. Questa esiste e si chiama energia nucleare. Lo ha capito da una vita J. Hansen, ma non è una proposta politicamente corretta e non la si può portare avanti. Un’altra soluzione potrebbe essere la riduzione drastica del consumo energetico globale mediante un ferreo regime di contingentamento dei consumi che riporterebbe il mondo indietro di circa mezzo secolo. E’ un’idea folle che nessun politico avrebbe la forza e l’opportunità di attuare e, quindi, impraticabile.
    L’alternativa è quella di continuare così come stiamo facendo e vedere cosa succederà tra venti o trent’anni. Verificare, cioè la bontà degli scenari delineati dai modelli, mandando al diavolo il principio di precauzione. Neanche questo è politicamente corretto, ma è ciò che sta accadendo, piaccia o non piaccia. E’ un fatto, come dimostrano i dati sulle emissioni.
    .
    La mia non vuole essere affatto una posizione disfattista: si limita a fotografare i fatti ed i fatti sono questi. Continuiamo, cioè, ad emettere CO2 anche se nelle COP e nei consessi internazionali, ci impegniamo a non farlo. Predichiamo bene e razzoliamo male: facciamo, cioè, come coloro che nel confessionale si impegnano a non peccare, ma appena fuori peccano come e peggio di prima. Ipocriti fino al midollo.
    Ciao, Donato.

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  30. E fare un giretto in un Ospedale magari in un reparto ONOLOGICO ? NO!

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  31. Leggo in uno dei documenti allegati, il capitolo 3…

    “Chapter 3: Impacts of 1.5ºC global warming on natural and human systems”

    http://report.ipcc.ch/sr15/pdf/sr15_chapter3.pdf

    … la frase seguente:

    “Temperature and precipitation trends have reduced crop production and yields, with the most negative impacts on wheat and maize (Lobell et al., 2011)”

    Vado quindi a leggere la referenza portata a prova della riduzione della produzione e redditivita’ di grano e mais…

    “Climate Trends and Global Crop Production Since 1980”

    http://science.sciencemag.org/content/sci/333/6042/616.full.pdf (**)

    … che dice le cose seguenti nell’abstract:

    “Efforts to anticipate how climate change will affect future food availability can benefit from understanding the impacts of changes to date.
    We found that in the cropping regions and growing seasons of most countries, with the important exception of the United States, temperature trends from 1980 to 2008 exceeded one standard deviation of historic year-to-year variability.
    Models that link yields of the four largest commodity crops to weather indicate that global maize and wheat production declined by 3.8 and 5.5%, respectively, relative to a counterfactual without climate trends.
    For soybeans and rice, winners and losers largely balanced out.
    Climate trends were large enough in some countries to offset a significant portion of the increases in average yields that arose from technology, carbon dioxide fertilization, and other factors.”

    Quindi: dati di produzione confrontati con i soliti modelli.
    E come sono questi modelli, quanto attendibili sono?… basta leggere l’articolo, nelle conclusioni:

    “Any model has its limitations, and we recognize a few caveats that are common to statistical models.
    Our approach may be overly pessimistic because it does not fully incorporate long-term adaptations that may occur once farmers adjust their expectations of future climate.
    Examples of this would include expansion of crop area into cooler regions, switches to new varieties (17), or shifts toward earlier planting dates, although there is little evidence that the latter is happening beyond what is expected from historical responses to warm years(18).
    Moreover, the incentives to innovate have been limited in most of our sample period because prices have been low”

    Direi che, alla luce di questa precisazione sugli (evidentissimi) limiti di questi modelli, la frase originale nel report di ieri…

    “Temperature and precipitation trends have reduced crop production and yields,”

    … debba essere modificata in…

    “Temperature and precipitation trends may have reduced crop production and yields, according to numerical models which lack the ability to capture all of the details of the system…”

    Ma una frase cosi’ darebbe molta meno drammaticita’ al rapporto, no?… quindi… meglio lasciare la frase originale, che comunica ai decisori politici (che, di certo, non andranno a vericare come ho fatto io le referenze citate) la drammaticita’ del momento.

    Notare che questo e’ solo UNO DEI TANTI ESEMPI possibili di esagerazione di questo rapporto… non certo l’unico! … la lista e’ lunga, ed ho solo cominciato a leggerlo… per il debunking completo ci vorrebbero settimane.

    Giusto per dare un’idea di cosa voglia dire la frase gia’ citata…

    “… increases in average yields that arose from technology, carbon dioxide fertilization, and other factors”

    … allego una schermata di un articolo che tratta proprio della produttivita’ del mais in Francia (paese che per molti anni e’ stato il primo produttore in Europa, battuto nel 2017 dalla Romania).

    Come potete vedere la produttivita’ e’ aumentata, in 50 anni circa, di un fattore 4 o giu’ di li’… il tutto mentre la terribile CO2 assassina aumentava, e le temperature medie globbbbbali pure… come mai???

    Ad ogni modo: a sentire questi bisognerebbe cambiare il mondo, l’ordine del mondo, in poco piu’ di 10 anni… quando neanche a casa nostra si riesce a mettersi d’accordo su nulla e a finire progetti di infrastrutture nazionali… figurarsi salvare continenti interi… da quanti DECENNI e’ in “costruzione” il MOSE di Venezia??? … ero bambino io che ne parlavano gia’.

    Saluti.

    P.S.: la referenza dell’articolo da cui ho preso la schermata e’ la seguente:
    https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3599478/pdf/gcb0019-0937.pdf

    ————–
    (**) Nel caso l’articolo su science fosse a pagamento (non ho tempo di controllare adesso) posso renderlo disponibile via e-mail, non c’e’ problema.

    Immagine allegata

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  32. In altri ambiti la possibilità di discutere sta arrivando allo stalinismo.
    Ieri sono venuto a conoscenza di un orribile episodio di bullismo ai danni di un noto scienziato italiano, Alessandro Strumia, il quale avendo scritto e detto come stanno le cose in realtà, è stato immediatamente accusato di “sessismo” e sospeso dal CERN per aver infranto il codice etico, ovviamente secondo il giudizio insindacabile della “commissione” e dei compagni di merenda.

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  33. Mi pare, all’atto pratico, l’ennesimo documento frutto di “wishful thinking” e con ben poche considerazioni pratiche. Oltre che ovviamente qualcosa di impossibile da rispettare, e che quindi porterà alla solita girandola sia di fondi pubblici e tasse, sia di azioni politiche, entrambe cose ben diverse dalle politiche energetiche.

    Faccio un paio di domande, sempre le solite. Se il cambiamento climatico o riscaldamento che dir si voglia, è così pericoloso e disastroso, tanto da costituire la prima minaccia per l’umanità, allora logica vorrebbe che altre considerazioni passassero in secondo piano. Soprattutto alcune fobie (alimentate ad arte) anti-scientifiche, a favore di soluzioni efficaci e sostenibili: vedo invece l’onnipresente quanto impossibile ricorso ad un soverchiante uso di “rinnovabili” da qui a 30 anni. Perché assieme alla carbon capture (ma funziona davvero?) non viene rivisto l’uso del carbone, non più vietato ma associato a questa tecnologia come già proposto da tempo? Ma soprattutto perché non si parla di un massiccio programma nucleare civile, unica energia sostenibile (ritorno economico – che è ben diverso dal fantomatico e inutile “costo zero” – minimo impatto ambientale, minime/nulle emissioni di CO2)?
    So già la risposta, purtroppo, ma spero che queste domande vengano poste da sempre più stakeholders e sempre più spesso.

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  34. L’Australia si è già sfilata: il report non prevede alcun vincolo per la nazione australiana. A breve seguiranno altre prese di posizione.
    Come si può vedere quando si passa dalle buone intenzioni alle intenzioni reali, il discorso cambia in modo profondo.
    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/10/09/clima-australia-respinge-rapporto-onu_01fb92f0-fc68-4196-9812-7c3526edcb42.html
    L’UE sembra, invece, abbracciare in pieno le conclusioni del report e si spingerà verso l’implementazione di tutte le raccomandazioni in esso contenute.
    http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/clima/2018/10/08/onu-quattro-percorsi-per-tenere-riscaldamento-entro-15-c_8cb9bf7e-1e8f-425c-b77a-ab709854f10e.html
    Ciao, Donato.

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    • “L’UE sembra, invece, abbracciare in pieno le conclusioni del report e si spingerà verso l’implementazione di tutte le raccomandazioni in esso contenute.”

      Yaaawnnn!… roba da far sbadigliare per 1/2 ora di fila… aspettiamo ancora l’implementazione di decisioni precedenti, al piu’ semplice livello nazionale… come la “mitica” Energiewende in Germania, quella cosa che costa ai cittadini tedeschi decine di miliardi di Euro/anno per non avere praticamente nulla in cambio… le emissioni di CO2 (pardon… la TERRIBILE CO2 ASSASSINA) sono stazionarie da anni e anni e anni…
      Qui, in questo “rapporto”, e nella bibliografia indicata, vorrebbero installare piu’ di 1000 GWp di inutile e farlocco fottovoltaico,… per salvare il pianeta???…

      In Germania quasi 45 GWp di FV generano, in questi giorni, a stento una ventina di GW per un’ora o due… e siamo appena ai primi di ottobre… ripassare da novembre a febbraio, 4 mesi interi, per vedere veramente quanto farlocca questa soluzione sia…. fattore di capacita’ medio del 5 (CINQUE!) percento…

      https://www.sma.de/en/company/pv-electricity-produced-in-germany.html

      Nel frattempo i tedeschi (e il resto del continente) continuano a predicare bene (“chiudiamo il pe-ri-co-lo-sis-si-mo nucleare subito!”) e agire male (vetture sempre piu’ grosse e potenti sulle strade)…

      Addaveni’ er globbbal uormin’! 🙂

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