Maltempo e danni, molto meno scontato di quel che sembra

E’ autunno e, ahimè il tempo ha deciso di rimettere le mani al martello. Notare, rimettere, perché l’autunno, qui da noi, non è solo una stagione dai colori stupendi, è anche stagione di maltempo. Le prime irruzioni di aria fredda, il mare caldo, il sole ancora abbastanza alto nel cielo e il risultato è… anche su wikipedia: la maggior parte delle alluvioni arrivano appunto in autunno, si tratti di flash floods o di esondazioni, magari condite con la grandine come un paio di notti fa a Roma.

E si contano i danni, che sono sempre più ingenti, perché il territorio non ce la fa più e perché di territorio per fiumi e torrenti non ce n’è quasi più. Ma, inevitabilmente, a tenere banco nei commenti è il clima che cambia. Sarà davvero questa la causa? Dovremo aggiornare le pagine di wikipedia? Chi può dirlo, per ora le serie storiche riferite alla frequenza ed all’intensità degli eventi intensi non sono attendibili e, quando lo sono, non confermano, lo dice anche l’IPCC, che pur lanciando i soliti moniti lo ha ripetuto anche nell’ultimo Report redatto per gli usi e consumi della prossima kermesse climatica.

Forse, volendo entrare nel merito della questione sarebbe il caso di dare provare ad analizzare i dati sulla relazione tra danni ed eventi atmosferici intensi anche da noi, ne potrebbe saltar fuori qualcosa di interessante. Già, perché dove è stato fatto è andata proprio così.

Sono analisi di cui abbiamo già parlato molte volte, ma vale la pena tornarci su. La relazione di cui sopra, se pulita e normalizzata tenendo conto dell’aumento della ricchezza potenzialmente a rischio, mostra chiaramente che l’aumento delle perdite non è ascrivibile ad un aumento della frequenza o intensità degli eventi. Non solo, è anche abbastanza chiaro che il rapporto tra le perdite e il PIL globale ha un trend negativo, indicando un aumento della capacità di resilienza, come è giusto che sia considerato che l’uomo ha imparato da sempre a coesistere con la violenza della Natura, mentre si è illuso solo da qualche decennio di poter influire in modo significativo su di essa, pretendendo di averne alterate le dinamiche prima e di volerle rimettere a posto ora.

Roger Pielke Jr, scienziato americano che si occupa da anni di questi argomenti, ha pubblicato un aggiornamento alla sua ricerca, confermando gli esiti già evidenziati in precedenza.

E’ un documento di cui consiglio la lettura, primo perché è obbiettivo, secondo perché è scritto da uno che non ha mai chiuso la porta alla possibilità che una certa quantità di contributo antropico alle dinamiche del clima ci sia e si debba lavorare per comprenderne l’ampiezza e adottare, ove possibile, delle misure correttive, pur escludendo però politiche draconiane e controproducenti ispirate alla decrescita, tipo quelle che piacciono tanto a chi pensa di possedere la ricetta del clima.

Il materiale è qui, nella forma del primo paper su questo argomento e dell’aggiornamento più recente. Sarebbe bello che lo leggesse qualcuno in più del solito, magari avremmo le stesse bombe d’acqua e qualche danno in meno.

PS: a proposito del fortunale di domenica sera su Roma e dintorni, chissà se qualcuno ha pensato che in questa stagione cadono le foglie e sarebbe meglio raccoglierle, prima di immaginare moratorie sull’uso dei combustibili fossili…

PS2 (non la Play Station): domani al Nord ci sarà il Foehn o, come lo chiamano in molti, il Favonio. SUlla cronaca si parla già di “caldo anomalo”, ove per anomalo si intende naturalmente quello che succede da sempre ma non dura nella memoria di chi ascolta quanto la notizia generica media, cioè si è no il tempo di pronunciarla.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Licenza Creative Commons
Quest'opera di www.climatemonitor.it è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.

Author: Guido Guidi

Share This Post On

22 Comments

  1. Mi stavo chiedendo se il suolo su cui vivevano gli alberi abbattuti dal vento avesse subito lo stesso processo di salinizzazione che avviene solitamente ogni inverno vicino alle strade di città grazie all’uomo o comunque se fosse in atto un naturale cambiamento del suolo associato ad un più difficile radicamento al suolo di alberi secolario più probabilmente una selezione naturale di ricambio che avviene col pasare dei secoli.
    Non dimentichiamoci dell’enfatizzazione informativa e della ormai capillare informazione che ci aggiorna quotidianamente su qualunque metro quadrato di questo mondo. Informazione e monitoraggio che un tempo non c’era e conseguentemente dovrebbe essere impossibile fare paragoni col passato visto che il ricambio naturale di una foresta avviene in tempi secolari.
    L’analisi del suolo viene fatta prima di diffondere queste notizie? non mi risulta se ne sia minimamente parlato.
    Un albero secolare sfrutta ciò che è presente sul terreno che possa aiutare a sopravvivere, ma qualunque terreno se sfruttato subisce un depauperamento.
    Sono state fatte queste considerazioni?
    E tante altre considerazioni che dovremmo fare:
    https://www.waldwissen.net/wissen/wsl_streusalz/index_IT

    Post a Reply
  2. la mareggiata di Rapallo non era da tutti i giorni

    DallANS(i)A:

    “Onde alte 10 metri hanno colpito per ore la scogliera e la loro forza ha rotto la diga per 300 metri. Dopo il crollo del 2000, per un’altra mareggiata, avevamo ricostruito la diga più alta di 1,30 metri portandola a 6,5 metri. Non è stato sufficiente con un evento eccezionale”. Lo dice la direttrice del Porto Carlo Riva di Rapallo, Marina Scarpino, durante un sopralluogo tra le rovine delle banchine del primo porto turistico costruito in Italia negli anni 60 da Riva. Ieri erano ormeggiate 390 barche, oltre la metà è stata distrutta.

    Dunque, non capita tutti i giorni una mareggiata simile, ma nel 2000 capitò e la diga non tenne. Ora, la alzarono di quasi un metro e mezzo e non è servito, ma forse la domanda da porsi non è tanto sull’altezza quanto sulla solidità, visto che non è stata scavalcata dalle onde, ma abbattuta. Qui ci vorrebbe un commento da parte di un ingegnere.

    Anche nel 2008 ci fu un’intensa mareggiata:

    http://www.themeditelegraph.com/it/green-and-tech/casualties/2018/10/30/mareggiata-storica-vento-imprevisto-CfdMuB31wcis1cQcbd2p4H/index.html

    Ora, più che questi articoli in tono colloquiale, mi interesserebbe avere un elenco di tutte le mareggiate “storiche” della Liguria, con le misure ufficiali (altezza delle onde, velocità del vento, eccetera). Perché io ho la mezza impressione che capitino di rado, ma non siano eventi secolari, e forse le infrastrutture potrebbero essere fatte un po’ meglio.

    Post a Reply
  3. Sminuire ogni volta entità di qualsivoglia evento climatico, con tali toni e solo per darla in testa ai fautori tra connessione antropica e mutamenti stà divenendo stucchevole quasi nausebondo, simile ai negazionisti di aushwhitz.. Ci saranno anche le foglie da pulire ma la mareggiata di Rapallo non era da tutti i giorni o tutti gli autunni.. Del buon senso da una parte e dall’altra sarebbe auspicabile specie se provengono da fonti con basi scientifiche..

    Post a Reply
    • Andrea,
      nessuna diminuzio, magari potresti leggere il testo segnalato. Inoltre, termini come quelli che hai usato non sono i benvenuti su queste pagine, il prossimo commento così lo cancello. Infine, vero, non abbiamo avuto maltempo da tutti i giorni o tutti gli autunni, ma il forte maltempo per noi arriva quasi sempre d’autunno. La distribuzione degli eventi atmosferici è Gaussiana, quindi, oltre alla “pancia” ha anche le code, che hanno a loro volta pieno diritto di cittadinanza…
      gg

  4. A proposito di danni e maltempo non si può fare a meno di sottolineare l’intervento del ministro Costa che ho avuto la sventura di ascoltare oggi al TGR della Campania delle 14,00.
    Alla cronista che gli chiedeva spiegazioni circa i danni ingenti provocati dal maltempo, i ministro ha replicato dicendo che è sì vero che ci sono problemi circa la manutenzione del verde e del territorio in genere, ma che i danni sono dovuti ad un evento straordinario che ha interessato tutta la Penisola. Ciò però non poteva bastare per alleviare le responsabilità di chi non si prende cura del territorio ed allora ecco la bordata finale! Il ministro al minuto 9.28 della clip dice “… ma ci stiamo accorgendo del clima change ….” e subito dopo ci informa che “91 grandi ricercatori mondiali, non italiani, …. anche italiani” (sic) dell’IPCC, 10 giorni fa (si riferiva alla conferenza di Bangkok, probabilmente, a cui però, non hanno partecipato scienziati, essendosi questi limitati a stendere il report per l’IPCC) hanno “certificato” che stiamo raggiungendo la dead line per salvare il pianeta.
    Così è tutto più semplice, ce la dobbiamo prendere con chi distrugge il pianeta e non con chi ha amministrato ed amministra (male) il Paese.
    https://www.rainews.it/tgr/campania/notiziari/video/2018/10/ContentItem-b3838e52-efa5-48f0-959f-e33259add27a.html
    .
    Fortunatamente qualche ora prima avevo ascoltato anche L. Mercalli e, una volta tanto, devo dire che sono d’accordo con lui (almeno in parte 🙂 ).
    In un’intervista al GR1 delle 13,30 ha detto testualmente che non esiste nessuno al mondo che possa stabilire quanto abbia influito il cambiamento climatico e quanto le cause naturali sulla tempesta sciroccale che ci ha colpiti. Subito dopo è passato a illustrare i pericoli del cambiamento climatico in atto, ma queste sono cose note.
    .
    Quello che a me interessa è che non siamo capaci di stabilire quanta parte della tempesta appena passata sia stata causata dal cambiamento climatico e quanta parte sia imputabile a cause naturali. Da un punto di vista scientifico significa che brancoliamo nel buio più totale ed ogni tentativo di attribuzione a cause diverse dalla variabilità naturale è privo di significato.
    Sarebbe opportuno che qualcuno lo riferisse al ministro Costa. Così come sarebbe opportuno che qualcuno gli spiegasse che gli alberi curati male sono pericolosi per la pubblica e privata incolumità, soprattutto i pini che dovrebbero trovarsi nei boschi e non lungo i viali cittadini, essendo alberi con apparato radicale molto superficiale che sotto i marciapiedi impermeabili certamente non si trova in un ambiente ad esso congeniale.
    Ciao, Donato.

    Post a Reply
  5. @Alessandro2

    Il problema, più che le trombe, sono i tromboni.

    Post a Reply
  6. Comunque, anche PrimoCanale non ce l’ha fatta a trattenersi sul sito web: ha scritto “tromba d’aria”.

    Post a Reply
  7. @Luigi

    Ancora sulla questione delle trombe d’aria e dei racconti giornalistici… Non ti parlo di Milano, ma di Genova. Stamattina c’è stato qualche lieve danno in una zona della città per una “tromba d’aria”. La diretta di Primocanale – una tv locale che è diventata un punto di riferimento durante le allerte meteo – ha lasciato spazio alle telefonate di alcuni cittadini, i quali ovviamente hanno parlato con termini informali. Poi, sempre via telefono, qualcuno dal coordinamento regionale ha commentato il fatto e ha parlato di downburst.

    Bene, quattro ore dopo il TG3 regionale ha aperto i titoli con “tromba d’aria” e ha ribadito il termine nel servizio, salvo una frasetta “… tecnicamente un downburst…”. Dunque nel frattempo non c’è stato nessun cambio di valutazione, ma il telegiornale ha fatto confusione tra i due fenomeni.

    Tecnicamente semmai si vede che esistono giornalisti più o meno professionali.

    PS Stanotte è stato registrato vento fino a 90km/h sulla costa in certe zone della città (curiosamente, a molto meno di un chilometro in linea d’aria da dove abito, ma non si è sentito niente… a dimostrare quanto sia variabile la distribuzione del vento in contesto urbano) e fino quasi a 140 km/h sui monti subito a ridosso del mare.

    Post a Reply
  8. Tra l’altro ancora i dati svizzeri non sono stati validati..ma staranno parlando di Locarno Monti che ha un impianto fotovoltaico lì a pochi metri? La stazione 06760 se non sbaglio:
    http://www.ogimet.com/cgi-bin/gsodres?lang=en&ind=067600-99999&ano=2018&mes=10&day=25&ndays=25

    Collocazione ottima su pratino verde come dal 1935, vero…era tutto uguale allora intorno alla stazione…ahahhahahahahah
    Progetto OASI ancora ambientalisti che si arrabattano per poter essere più visibili all’opinione pubblica.

    Immagine allegata

    Post a Reply
  9. @troll
    “Si certo come no, succede da sempre di avere 32 gradi al Nord e 31 in Svizzera a fine ottobre. ”

    Diamine! Battuto il record sullo 0,0081% della superficie del pianeta!… moriremo tutti…

    A-ri-trolla.

    Post a Reply
    • @robertok06
      La rilevazione (non record) del 24 ottobre 2016 a Locarno Monti è stata archiviata da questa “moderna” stazione (foto sotto nel terrazzo), ma quello che è strano che i dati vengono confrontati con i dati dal 1935 provenienti dalla vecchia stazione presente nel giardino della Specola Ticinese, riescono a fare cherry picking anche sui singoli dati, il giardino con l’erba è la stesa cosa del terrazzo tra cemento, metallo e impianto fotovoltaico a pochi metri. Fenomeni:

      Immagine allegata

  10. Si certo come no, succede da sempre di avere 32 gradi al Nord e 31 in Svizzera a fine ottobre. Peccato che non si erano MAI toccati nemmeno i 26 prima d ora in questo periodo.
    Guido Guidi colpisce ancora, ma non pubblica i commenti perchè ha vergogna di mostrare la sua ignoranza in meteorologia e che ancora una volta, come sempre nella sua carriera, ha detto una idiozia galattica.

    Post a Reply
    • Ok, ora ti sei sfogato anche con questo nick. Va meglio? Su che poi passa 😉

  11. Ah, interessante succede da sempre. Allora come mai i record mensili sono crollati se 32 gradi a fine ottobre al Nord e 31 in Svizzera succedono “da sempre” ?
    Non si erano mai toccati i 30 in Svizzera in ottobre nemmeno nei primi giorni del mese e nella terza decade non si erano mai avvicinati i 26 gradi. Oggi 5 gradi netti sopra il record nazionale precedente. Ma secondo il grande esperto Guidi succede da sempre….

    Post a Reply
    • Interessante nick, peccato sporcarlo così però. Comunque dai, se ti fa sentire meglio ci sta.

    • È a corto di fantasia di Nick oltre che di argomenti… 🙂

  12. Luigi,

    non posso darti una testimonianza diretta dai luoghi investiti dal fenomeno. Però posso dirti che domenica sera sono venuto a Milano partendo da Genova. Quello che ho notato, da un certo punto in poi lungo l’autostrada – diciamo Casei Gerola – era un forte vento laterale. Molto forte, forse mai sperimentato da quelle parti. Arrivato a Milano verso le 20:00, le fronde degli alberi venivano ancora scosse in modo notevole. Vista la durata del fenomeno (in autostrada sono stato in coda per lunghi tratti), a me è sembrato semplicemente un vento molto forte, ma senza un momento di picco.

    Post a Reply
  13. Purtroppo ormai i mass media trasmettono solo notizie allarmanti riguardo il meteo. Il problema è che c’è molta ignoranza per quanto riguarda la meteorologia e quindi fenomeni del tutto normali in certi periodi,vengono descritti come eventi straordinari…..i problemi sono altri e lo sappiamo bene….non si può dare la colpa ad un fenomeno meteorologico un po più forte se avvengono certe cose poco piacevoli.
    Buona giornata

    Post a Reply
  14. Fra il 21 e il 22 ottobre scorsi, i media (TG3, Sky tv e altro) hanno parlato di tromba d’aria che si sarebbe abbattuta su Milano Domenica 21 ottobre sera fra le 18 e le 20 (https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/18_ottobre_22/maltempo-vento-forte-raffiche-tromba-d-aria-alberi-caduti-danni-tetti-pavia-lodi-melegnano-san-donato-96de42ae-d5bb-11e8-8d40-82f2988440be.shtml?refresh_ce-cp).

    Peraltro nel tg3 Lombardia delle 19.30 di domenica 21 ho assistito a un bizzarro tentativo di cronaca in diretta che si proponeva di documentare la tromba d’aria che si muoveva sulla città e sull’interland.

    Qualche lettore ha per caso visto la tromba d’aria o un filmato che la documenti o che ne documenti gli effetti al suolo (es: torsione di oggetti investiti)?

    Lo chiedo perché dal tracciato barometrico direi che il vento forte sia stato causato da un minimo chiuso in transito, senza che vi siano stati temporali e cumulonembi cui le trombe d’aria sono generalmente associate.

    Peraltro penso che la mia domanda sia tutt’altro che oziosa in quanto dare il giusto nome alle cose (e qui come scordare le “bombe d’acqua ” di cui molti giornalisti si riempiono la bocca) è il fondamento di un approccio razionale a qualunque problema.

    Post a Reply
    • Per dare il giusto nome alle cose in tutti i campi bisognerebbe far riferimento alla storia e purtroppo il significato delle parole del passato è stravolto oggi da una libertà dell’uso di queste dovuto ad un lassismo ormai imperante nella società di oggi…la soluzione a questa realtà che viviamo purtroppo dovrebbe essere socialmente drastica, non vedo una soluzione più blanda Luigi..te cosa pensi?

    • Ricordo, nei primi anni di questo secolo, una tempesta di vento sull’Appennino Parmense dovuta ad un minimo depressionario sul Piemonte. Non fu una tromba d’aria ovviamente, ma produsse danni simili.

Trackbacks/Pingbacks

  1. Maltempo e danni, molto meno scontato di quel che sembra – Articoli - […] Fonte: Maltempo e danni, molto meno scontato di quel che sembra […]

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »