Per salvare il Pianeta, non piantate alberi!

Il titolo di questo post è un esperimento, se volete anche rischioso. Tra un po’ capirete anche perché. Ma non è nostro, è del New York Times, uscito nella forma di editoriale più di quattro anni fa. Quindi roba vecchia? Non proprio, perché è stato ripreso in questi giorni da Nature, sempre nella forma di op-ed, naturalmente con un approccio più sobrio dal titolo “How much can forests fight climate change?”

Il tema, si capisce, è quello comune a tutti i tasselli che compongono il meraviglioso sistema pianeta ed il suo clima: il contributo che ogni componente fornisce al funzionamento della macchina in chiave climatica, al suo bilancio termico. Contributi che troppo spesso si danno per scontati – o scientificamente acquisiti – e puntualmente vengono rimessi in discussione.

Allora, la vegetazione, o, meglio, il ricorso ad una intensiva riforestazione. è una pratica fortemente sostenuta tra quelle immaginate per ridurre la concentrazione di CO2. tale pratica però potrebbe non avere gli effetti desiderati, perché, tra le voci da mettere in bilancio con riferimento al contributo della vegetazione non ci sono solo l’assorbimento della CO2 attraverso la fotosintesi o il rilascio di vapore acqueo, fattori che avrebbero un effetto raffreddante, ma ci sono le emissioni di aerosol che portano alla formazione o all’allungamento della permanenza in atmosfera di altri potenti gas serra, quali l’ozono e e il metano, e c’è anche la variazione in negativo dell’albedo, ovvero della quantità di radiazione incidente assorbita – dunque non riflessa – dalla superficie delle foglie.

Naturalmente, la questione è tutt’altro che risolta dal punto di vista scientifico, anche se, e veniamo alla pericolosità dell’esperimento, leggiamo da Nature che l’autrice dell’editoriale del NYT di qualche anno fa è stata puntualmente vittima di ostracismo, arrivando anche a subire minacce di morte, per il solo fatto di aver messo in discussione, ricerca alla mano, una delle armi più gradite ed economicamente redditizie  dell’esercito dei salvatori del pianeta.

Già, perché, se è bene specificare che più verde è comunque più bello, che le foreste sono la più grande cassaforte della biodiversità, che nessuno si sogna di negare i benefici ambientali delle superfici verdi, è anche vero che nei progetti di riforestazione ai fini climatici sono stati investiti e si progetta di investire enormi quantità di denaro. Più di qualche Paese ha già da tempo implementato meccanismi di offset delle emissioni di CO2 che passano proprio per le nuove piantagioni di alberi. La Cina, che fa sempre le cose in grande, progetta di lavarsi il capo dalla cenere prodotta dalle sue centrali a carbone piantando alberi per una superficie pari a quella della Gran Bretagna, tanto per dirne una.

Altro ambito scientifico dibattuto quindi, altre decisioni già prese a prescindere dalla comprensione del problema, altri tentativi, evidentemente riusciti se di questa storia se ne è sentito parlare davvero poco, di omettere sia la naturale incomprensione di aspetti enormemente complessi, sia le sfaccettature dei problemi che non si rivelano confacenti alla missione salvifica.

Sempre da Nature e twittato anche da un Roger Pielke Sr per nulla sorpreso:

I have heard scientists say that if we found forest loss cooled the planet, we wouldn’t publish it.

Appunto, certe cose meglio non pubblicarle.

Un editoriale di Nature tutto da leggere, vi lascio a quello, registrando anche per oggi che la scienza del clima è tutt’altro che definita.

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Author: Guido Guidi

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6 Comments

  1. @gianluca
    “Guido modello vince e modello perde, ma in realtà le conoscenze scientifiche nelle scienze forestali come in quello del clima negli ultimi tempi stanno avanzando molto lentamente…”

    Attenzione!!! Contrordine!!!

    I modelli hanno sempre ragione!

    La CO2 assassina, che sta da decenni rinverdendo il pianeta e facendo aumentare i raccolti “sicuramente” farà diminuire i raccolti stessi… ma dopo il 2050!!!…
    Lo garantiscono, manco a dirlo, I pre-ci-sis-si-mi modellini farlocchi:

    “Large influence of soil moisture on long-term terrestrial carbon uptake”

    https://www.nature.com/articles/s41586-018-0848-x

    “Our results emphasize that the capacity of continents to act as a future carbon sink critically depends on the nonlinear response of carbon fluxes to soil moisture and on land–atmosphere interactions.
    This suggests that the increasing trend in carbon uptake rate may not be sustained past the middle of the century and could result in accelerated atmospheric CO2 growth.”

    Quindi… il “MAY not be sustained” dell’articolo scientifico diventa subito, sul sito delle cheerleaders “verdi” del NY Times, per il grande pubblico… “As climate warms, plants WILL absorb less CO2, study finds”.

    https://www.nytimes.com/2019/01/23/climate/plants-co2-climate-change.html

    Ma non è la stampa negazionista che travisa le cose???

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  2. Guido modello vince e modello perde, ma in realtà le conoscenze scientifiche nelle scienze forestali come in quello del clima negli ultimi tempi stanno avanzando molto lentamente 😉 e in una comunità piena di “specialisti” poichi hanno quella cultura scientifica per comprendere i fenomeni naturali !

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  3. Gli scienziati sono uomini come gli altri e quindi molti di loro facilmente soggetti a pregiudizi, mode culturali e influenze sociali, ma a differenza degli altri sanno appiccicare a tali pregiudizi argomentazioni che, pur se pretestuose, sono complicate e tecnicistiche così da far acquisire alle rispettive convinzioni una parvenza d’infallibilità: . Il fatto è che la tendenza che non di rado si nasconde in quest’argomentare è: “se la teoria non concorda con i fatti allora cambia i fatti”…

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  4. basterebbe evitare l’uso di una delle cosidette fonti alternative, sostenibili, compatibili, verdi (e balle varie): le biomasse.
    Come riporta il Sole 24 ore https://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2016-06-14/smog-lombardia-stufe-pellet-prima-causa-pm10-120910.shtml?uuid=ADVdBnb la causa primaria delle PM10, sono proprio le stufe a pellet (oltre a produrre CO2 come qualsiasi altra forma di combustione).
    Non solo, ma ci hanno anche “vietato” il consumo di olio di palma (sostituito con un peggiore olio di girasole) per poi ritrovarcelo nel biodiesel e con deforestazione del sud est asiatico.
    Che l’ambientalismo e la conseguente lotta ai cambiamenti climatici siano delle truffe belle e buone, ormai non ci sono più dubbi, ma che la scienza tratti e ritratti in funzione dei finanziamenti che riceve dalle istituzioni pubbliche è a dir poco vergognoso.
    Bisogna esser chiari: E’ IMPOSSIBILE PREVEDERE IL RISULTATO DI QUALSIASI AZIONE, del futur non vi è certezza!!!
    E. Lorenz lo ha spiegato molto chiaramente: nei sistemi dinamici complessi, non potendo conoscere i valori iniziali, è impossibile fare previsioni.
    Tutto questo can can sul clima e sull’ambiente ha come unico scopo l’economia, quindi nessuna salvezza, tutela, conservazione (e balle varie) della natura.
    L’uso incontrollato del parere degli scienziati sta creando più danni di quanti ne vorrebbe risolvere, perchè questo “tumore planetario” che porta il nome di ambientalismo ha addirittura ideologicizzato il metodo scientifico per cui chi dubita di una certa teoria (le cui previsioni non sono conformi alla realtà), ma che è accettata dalla stragrande massa di politici viene tacciato di eresia.
    La tribalizzazione della scienza, questo è il risultato finale dell’ideologia ambientalista.

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