Clima e Vulcani, non è solo un tema di latitudine

Per spiegarci quali e quante sofferenze climatiche dovremo sopportare nel solito futuro prossimo ma che ancora non si vede, il Sole24Ore ha recentemente portato ad esempio l’ultima firma della litosfera sul clima globale di cui si ha memoria. In effetti si parlava di freddo e non di caldo ma, tant’è, l’esplosione del Vulcano Pinatubo nelle Filippine del giugno 1991, ha lasciato il segno nelle serie storiche della temperatura.

Altri eventi di portata storica, come ad esempio quello di cui fu protagonista il Vulcano Tambora, in Indonesia, nel 1815, la firma l’hanno lasciata anche nei libri di storia, perché l’anno che seguì lo conosciamo come “anno senza estate”, con annessi seri problemi di approvvigionamento di materie prime alimentari.

Tutti episodi accaduti tra più e meno 30° di latitudine. Come sin qui sostenuto dalla maggior parte della letteratura disponibile, sarebbe proprio la collocazione alle basse latitudini, insieme ovviamente alla potenza, la chiave di lettura dell’impronta delle eruzioni vulcaniche sul clima. Ora però è stato appena pubblicato un paper su Nature Geoscience, le cui conclusioni dicono qualcosa di diverso:

Disproportionately strong climate forcing from extratropical explosive volcanic eruptions

Ne ha parlato anche Science Daily, in questo articolo: Extratropical volcanoes influence climate more than assumed

In sostanza gli autori di questo articilo hanno rivisto al rialzo gli effetti che possono avere le eruzioni vulcaniche extratropicali sull’accumulo di aerosol in atmosfera e, di conseguenza, sulla profondità ottica della stessa, da cui deriva la quantità di radiazione che non riesce a raggiungere la superficie.

Nelle loro simulazioni, hanno provato a ricostruire l’evento eruttivo e il conseguente raffreddamento del VI secolo, quando nell’anno 536 apparve anche nel Mediterraneo una nube che oscurò il sole “che irradiava la sua luce senza luminosità”, come descritto da Procopio che ne fu testimone. Sembra che quello sia stato il più intenso evento di temporaneo raffreddamento che il pianeta ha sperimentato per causa di un’eruzione negli ultimi 2500 anni. Anche in quel caso, il freddo fece parecchi più danni del caldo ;-).

Ai link per approfondire. Enjoy.

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Author: Guido Guidi

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2 Comments

  1. Ogni volta che passo di qua, scopro o imparo qualcosa di nuovo – grazie!

    Alvaro

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  2. “…The model results are consistent with the temperature reconstructions, and elucidate how the radiative forcing produced by extratropical eruptions is strongly dependent on the eruption season and sulfur injection height within the stratosphere….”

    mi sembrano conclusioni molto comprensibili;
    aggiungo solo, a proposito di eruzioni extratropicali e clima, le cronache dell’eruzione del vulcano Laki in Islanda nel 1783, durata quasi 9 mesi, in contemporanea a quella minore del suo cuginetto Grímsvötn (che durò fino al 1785 inoltrato); gli sconvolgimenti che causò per mille motivi diversi, oltre alle influenze su meteo e clima degli anni successivi, e all’avvelenamento indiretto da nubi di aerosol acidi che si sparsero su gran parte del continente, sembrerebbero a pieno titolo concause delle carestie e povertà diffuse, all’origine della, di lì a poco imminente, rivoluzione francese 🙂

    🙂

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