Quando i risultati di una ricerca non consentono di ossequiare i dogmi, è necessario scusarsi?

Nell’ultimo numero del Bollettino dell’AIC ho pubblicato (assieme ad un collega) un articolo inerente la distribuzione geografica in Liguria della pericolosità per precipitazioni estreme.

Nell’ambito di tale lavoro è stata anche condotta una verifica in merito all’andamento temporale dei fenomeni, relativamente al periodo 1951-2010. Sono state considerate le serie dei massi annui per gli intervalli di 1, 3, 6, 12 e 24 ore; il cinquantennio 1961-2010 era coperto dai dati digitalizzati dall’Arpal per la redazione dell’atlante climatico, mentre per il periodo 1951-1960 i valori sono stati tratti dagli Annali.

La verifica ha riguardato le stazioni (13 su un totale censito di 60) che avevano oltre il 90% dei dati disponibili lungo l’intervallo temporale in oggetto. Considerando quindi i cinque parametri suddetti, sono stati studiati complessivamente 13×5 = 65 trend; i risultati sono i seguenti:

  • 32 trend crescenti (dei quali 2 significativi)
  • 33 trend decrescenti (dei quali 5 significativi)

È apparso perciò chiaro che non si riscontra alcuna variazione nell’entità degli eventi pluviometrici estremi della Liguria, durante il sessantennio 1951-2010.

Devo pertanto scusarmi anch’io di aver ottenuto tali risultati?

La domanda – evidentemente scherzosa ma al tempo stesso provocatoria – si ricollega a quanto scritto nel 2009 in un articolo uscito sull’International Journal of Climatology (S. Fatichi e E. Caporali, “A comprehensive analysis of changes in precipitation regime in Tuscany”) e consistente in un’ampia analisi statistica dei dati contenuti nell’archivio online del SIR (il Servizio Idrologico Regionale toscano). Dalla ricerca non è emersa alcuna modificazione apprezzabile nei caratteri delle precipitazioni in Toscana durante il XX secolo; tale risultato è perfettamente in linea con quanto il sottoscritto aveva già pubblicato pochi anni prima, sia sul Bollettino della Società Geografica, sia sotto forma di una monografia dedicata alle piogge intense.

Ebbene, Fatichi e Caporali, dopo aver riassunto quanto scaturito dalla loro ricerca, scrivono testualmente nelle conclusioni: «Gli autori presumono che la presenza di numerosi feedback potrebbe ritardare o eliminare le conseguenze del riscaldamento globale sul regime delle precipitazioni, soprattutto in un sistema climatico complesso come quello dell’Italia centrale». Tale affermazione, del tutto gratuita e completamente scollegata dal contesto del lavoro, è riportata addirittura pure nell’abstract, quindi nel frontespizio del testo, dove infatti è analogamente precisato: «La complessità del clima nell’Italia centrale, ovvero l’azione di numerosi feedback, potrebbe infatti distorcere o rimuovere le conseguenze del riscaldamento globale sul regime delle precipitazioni».

Pare allora di essere di fronte a delle vere e proprie scuse per non essere stati in grado di confermare il dogma della “tropicalizzazione” delle regioni mediterranee (In proposito il sottoscritto è ancora in attesa di leggere dei lavori, seri, che possano dimostrare una tesi tanto suggestiva, quanto assurda).

In casi simili mi sembra però opportuno soffermarsi a ragionare sul ruolo dei revisori.

A mio parere, se fossero davvero interessati solo alla qualità dei contenuti, non dovrebbero consentire di far pubblicare delle considerazioni che il lavoro non permette, in alcun modo, di fare; ho invece il forte timore che spesso siano invece sensibili a questioni che finiscono per essere prevalentemente ideologiche.

Nell’articolo in oggetto vi è un errore macroscopico: il grafico della serie dei totali annui mediati sulla regione riporta un minimo nel 1938, stimabile attorno ai 280 mm (si veda subito sotto):

Si tratta di un valore di fatto impossibile, in ragione della posizione geografica della Toscana e dei suoi aspetti orografici; l’errore deriva da un problema esistente nell’archivio online ed oggi rimosso a seguito di una mia segnalazione. Faccio presente da un lato che l’anomalia del grafico è così evidente da essere stata immediatamente notata da tutti gli studenti ai quali ho fatto leggere l’articolo, e dall’altro che un controllo sugli Annali avrebbe permesso di verificare in pochi minuti l’entità dell’errore; si noti che il dato reale del 1938  è vicino agli 800 mm.

Se già è strano che gli Autori non abbiano notato il problema, è però preoccupante che ciò non sia avvenuto neppure da parte dei revisori, i quali sembrano così essersi concentrati maggiormente sulle frasi di ossequio al dogma, piuttosto che su rilevanti questioni climatologiche.

NB: questo post è uscito in origine sul blog dell’autore.

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Author: Sergio Pinna

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19 Comments

  1. @pinna

    Temperature massime giornaliere in Francia, grafico… e articolo di nicolas boccard, univ Girona, Spagna… apparso recentemente su pubblicazione peer-rev..

    “Natural disasters over France a 35 years assessment”
    https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2212094718300495

    Trends in diminuzione… nonostante anche qui in Francia non paghi giorno che i media non richiamino l’attenzione sull’escalation di eventi estremi.
    Chiedere scusa, su-bi-to!! 🙂

    Saluti.

    Immagine allegata

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  2. @gferrari
    Premetto che sono più anziana ed insegno, a studenti più maturi, materie che sembrerebbero avere nulla a che fare con AGW e climate change, ma parlando di energia e tecnologia è facile “inciampare” nei controversi argomenti. Per ridurre frustrazioni ed incomprensioni, dalla mia lunga esperienza ho imparato ad evitare l’attualità: la propaganda vincerebbe sempre. Ho notato che gli studenti di oggi, come anche quelli di ieri, hanno bisogno prima di tutto di qualcuno che li guidi e fornisca loro strumenti metodologici per la comprensione a lungo termine ed a largo raggio. Ho capito, inoltre, che dare la giusta prospettiva storica a quelle che appaiono essere questioni “moderne” e “progressiste”, serve a mostrarle per quello che sono realmente, ossia camuffamenti di sovrastrutture politico-economiche.
    Ho imparato, infine, che non avere nulla da perdere fornisce la pazienza, la serenità ed il coraggio necessari per affrontare gli “ambienti” ostili, ma soprattutto a guadagnare la credibilità per farsi ascoltare. Gli studenti hanno risposto oltre ogni mia aspettativa a questo mio nuovo approccio didattico e se non capiscono oggi capiranno domani, quando la realtà incrocerà i loro destini personali.

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  3. Lavoro come docente da pochi anni e solo con contratti a tempo determinato. In genere sono grato ai colleghi che, come donato b., disinteressatamente, mi forniscono qualche consiglio su come interagire con gli alunni. Riscaldamento globale o no, ho verificato sulla mia pelle quando sia usurante il lavoro di docente; sia per quanto riguarda il rapporto con i colleghi, e sia per quanto riguarda il rapporto con gli alunni.
    Grazie a tutti per le vostre risposte di solidarietà.
    C’è da dire che, comunque, l’anno scorso con alcune prime, avevo fotocopiato agli alunni un articolo di Scafetta e non avevo trovato questo delirio oppositivo che ho trovato quest’anno a seguito dell’operazione di marketing Greta & family.

    Nella mia scuola consegnano tutti i giorni giornali mainstream come il Corriere della Sera; giornali che poi vengono letti dai prof. che si li portano in classe e spesso vi basano le loro lezioni.
    Per il resto, nella scuola dove insegno, il problema principale degli insegnanti di ruolo pare non sia trasmettere conoscenze agli studenti, ma conservare il proprio posto di lavoro, allontanando la paura di chiusure di plessi e accorpamenti di scuole, derivante da un continuo calo di iscritti, diretta conseguenza del calo demografico, sia per via del calo di nascite che dell’emigrazione all’estero, solo parzialmente compensato dagli alunni stranieri;
    “Lo confermano i dati Istat e la situazione incomincia a diventare preoccupante soprattutto per la scuola.
    La questione riguarda le culle sempre più vuote e il forte calo demografico delle nascite che, per il 2017 ha toccato la cifra negativa di meno 15.000 nati.
    Un trend negativo che negli anni a venire si farà pesantemente sentire ripercuotendosi sulle iscrizioni degli alunni nei diversi gradi dell’istruzione. Si tratta di un calo demografico fisiologico dettato ovviamente dal numero dei figli per donna (1,24) che causerà nella scuola un vero e proprio terremoto sulla formazione delle classi.
    In questi anni il fenomeno ha interessato i piccoli e medi centri urbani, in cui si è assistito ad un’aggregazione di istituti scolastici che ha portato alla nascita degli Istituti Comprensivi (Infanzia, Primaria e Secondaria di I grado) con un unico Dirigente Scolastico. Ora il fenomeno si sta gradualmente estendendo anche ai grandi centri urbani che devono, purtroppo, fare i conti con la formazione delle classi.
    Un andamento, quello del decremento demografico, di cui si parla poco in ambienti scolastici ma che piano piano si sta rivelando una vera emergenza per la scuola italiana.
    L’andamento negativo delle nascite viene in parte attenuato dalle presenze di alunni stranieri che nascono e dimorano in Italia, ma anche questo fattore rischia in futuro di non avere ricadute positive in termini di iscrizioni degli alunni.”

    https://www.tecnicadellascuola.it/calo-demografico-il-sistema-scolastico-italiano-rischia-di-implodere

    Che sia “fisiologico” questo calo è tutto da dimostrare. E, naturalmente, invece di ridurre gli alunni per ogni classe, al fine di mantenere l’organico, si decide di andare avanti con le classi pollaio; ma il problema del calo demografico comunque rimane, si veda anche:
    http://www.today.it/attualita/calo-demografico-italia-dati-2018.html
    https://www.ilfoglio.it/dati-e-statistiche/2018/06/14/news/il-suicidio-del-bel-paese-200348/

    “In Europa l’Italia è ultima
    In Europa, secondo l’ultima statistica Eurostat, l’Italia era ultima per nascite con 7,8 nati ogni 1000 abitanti, quasi doppiata dall’Irlanda, prima della lista, con 13,5 nati ogni mille abitanti, e seguita a ruota da Svezia, Regno Unito e Francia.”
    https://it.euronews.com/2018/11/28/italia-calo-delle-nascite-strutturale-sotto-mezzo-milione-nel-2017

    Molti docenti di ruolo hanno trovato il lavoro vicino a casa e non vogliono trasferirsi altrove; legittimo, ma quali sono i risultati?
    Per fare ciò a volte succede che, specie in plesso, ad ogni minima lamentela di studenti e genitori, si alleggeriscano i carichi di compiti, verifiche e interrogazioni, perché, poverelli, gli studenti affaticati scapperebbero in altre scuole superiori dove i docenti non sono così cattivi da mettergli due interrogazioni in un giorno; la competizione è quindi, in molte scuole, come quella in cui insegno, al ribasso; quella di essere sempre più “dolci” e gentili verso gli alunni, perché se gli alunni fanno troppa fatica scappano via e la scuola chiude; ai docenti nuovi arrivati gli si fa capire che se sgarrano, cioè se iniziano a pretendere un maggiore studio da parte degli studenti, verranno pesantemente mobbizzati.
    Sulle cause economiche del calo demografico quanti sono i docenti che si pongono dei dubbi? Ben pochi; per lo più sono spinti solo da interessi personali e immediati. Nessuna critica sociale seria arriva dalla maggior parte di quelli che conosco.

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    • Caro gferrari, solo due osservazioni:

      – “Lavoro come docente da pochi anni e solo con contratti a tempo determinato” nella tua situazione lavorativa e nelle preoccupazioni dei tuoi studenti c’e’ tutta la distanza tra i problemi veri e quelli fasulli. Si parla dei secondi per non affrontare i primi. Forse se parlassi di quello che era l’Italia 30 anni fa, e di cosa e’ diventata oggi, il tuo messaggio sarebbe recepito diversamente.

      – “Nella mia scuola consegnano tutti i giorni giornali mainstream come il Corriere della Sera” continuo a chiedermi, pur nella emorragia spaventosa di copie vendute, quante delle copie accreditate ai giornaloni siano legate a distribuzioni in bar/aeroporti/societa’/(scuole, scopro).

  4. @ gferrari
    .
    Caro collega, non conosco la tua situazione, ma a me mancano pochi anni alla pensione (sei o sette, salvo imprevisti) per cui posso dire di essere alla fine di un lungo percorso iniziato oltre trent’anni fa.
    Ti prego di non farti scoraggiare da quanto ti è accaduto e cerca di analizzarlo a freddo tentando di utilizzarlo a tuo vantaggio nel futuro: con la classe o le classi in cui è successo, credo che ci siano poche speranze di recuperare la situazione, ma, ovviamente, spero di sbagliarmi.
    .
    In questi anni ne ho viste di cotte e di crude ed ho avuto esperienze simili alla tua: ancora oggi mi trovo di fronte ragazzini del primo anno (quattordicenni o giù di lì ) che, con una faccia di corno fuori del comune, ti guardano in faccia e ti chiedono: ma la matematica a che mi serve?
    .
    Ho imparato che è del tutto inutile mettersi a discutere con loro, in quanto usano la discussione come tattica per perdere tempo e portarti su un terreno estremamente scivoloso: essi sostengono il loro punto di vista ad oltranza, impermeabili ad ogni tentativo di spiegazione logica, razionale, sensata. Il loro è l’atteggiamento tipico dei bambini capricciosi che viene esaltato dall’effetto “gruppo”: si spalleggiano a vicenda e creano un muro di gomma contro il quale vanno ad infrangersi tutti i tentativi di vincere la loro resistenza. Sono dell’avviso che non conviene continuare una polemica sterile e senza fine che non approda a nulla.
    Personalmente quando mi trovo di fronte ad un alunno che mi chiede a cosa serva la matematica, mi limito a dire che senza la matematica vivremmo ancora nelle caverne, non esiterebbero i cellulari (argomento sempre efficace 😉 ), i social e tutte le diavolerie che tanto li affascinano. Dopo di che chiudo bruscamente ogni forma di ulteriore discussione in quanto so, per esperienza, che sarebbe inutile e sterile. Successivamente, anche a distanza di giorni, spiegando un certo argomento (la fattorizzazione di un numero o di un polinomio, per esempio) ne sottolineo l’importanza pratica nella creazione di
    chiavi crittografiche, necessarie a tutelare la privacy in rete o sui social. Chioso dicendo che questo serve, soprattutto a Tizio, per fargli comprendere a cosa serva la matematica. In genere è efficace ed evita che, in futuro, simili atteggiamenti si ripetano.
    .
    Tornando al caso della fotosintesi, io al tuo posto, la spiegherei e poi li interrogherei. Di fronte ad un bel quattro sono convinto che capirebbero che conoscere cos’è la fotosintesi, serve in almeno un caso: evitare di prendere un brutto voto. 🙂
    Questo se mi trovassi in una classe normale, in cui a qualcuno importa di imparare qualcosa ed in cui si abbia un minimo di amor proprio. Esistono delle classi in cui, però, andare a scuola ed imparare sono due azioni antitetiche: in questo caso ogni strategia è inutile e bisogna tirare avanti cercando di non farsi del male.
    .
    Ho imparato in base all’esperienza, inoltre, che fare il braccio di ferro con l’insegnante su una questione di principio, esalta lo spirito di competizione degli studenti e, su quel piano, ci fregano.
    .
    Per finire una considerazione circa i colleghi “più anziani” (non d’età, ma di servizio): ho imparato che, salvo poche lodevoli eccezioni, cercano di metterti sempre in difficoltà. Il nonnismo non è esclusivo delle caserme. 🙂
    .
    Caro collega, mi sono comportato come tutti gli anziani, dispensando pareri a destra ed a manca (tra l’altro non richiesti). Se sono stato inopportuno, ti chiedo scusa anticipatamente, ma ho pensato che condividere la mia personale esperienza, potesse essere utile: la condivisione del lutto aiuta ad elaborarlo! 🙂
    Ciao, Donato.

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  5. @massimo

    “A me pare che il problema principale della ricerca in questone sia proprio nella mancanza di un trend definito. E’ la mancanza di trend a creare problemi, perche’ se ci fosse stato un trend alla diminuzione delle precipitazioni la narrativa si sarebbe spostata immediatamente dalla “tropicalizzazione” alla “desertificazione” , con grande sollievo di tutti ”

    A proposito di precipitazioni e eventi siccitosi, loro estensione e severita’… c’e’ questo interessante studio recente:

    “Revisiting the recent European droughts from a long-term perspective” Scientific Reports 8 (2018) Article no.9499

    https://www.nature.com/articles/s41598-018-27464-4.pdf

    … con materiale supplementare, disponibile a tutti.
    Come si puo’ leggere e capire dalle figure, ne riporto una qui sotto… gli eventi siccitosi “unprecedented”, tipo quelli del 2003 e 2015, in realta’ su scala Europea sono poca cosa rispetto a quelli del 1858, 1921, e 1954:

    “It becomes apparent that the recent 2003 and 2015 droughts are not such extreme events from a continental perspective.
    Our fndings suggest that they exhibit considerably lower severity and areal extent with respect to the multi-year 1858–59, 1921–22 and 1953–54 droughts in all of the investigated variables.”

    Ovviamente di studi come questo non si sente MAI parlare in TV!… come mai???? 🙂

    Forse perche’ va contro il mantra climatocatastrofista?… come attribuire alla CO2 assassina la responsabilita’ di mancate precipitazioni, run-off, e siccita’ estrema nel 1858, o 1921???? Non riescono a farlo, quindi si ignora la ricerca e si va avanti guardandosi l’ombelico a casa nostra.

    E questi sarebbero scienziati??? Ma per favore…

    Immagine allegata

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  6. @giovanni geologo

    “… stavo cercando la recente pubblicazione sul consumo d’acqua per uso irriguo che mi era parso fosse stata pubblicata su climatemonitor (o su un commento? ).”

    Ti riferivi a questo?

    “Utilizzo_risorsa_idrica a fini irrigue in agricoltura – VI censimento generale – ISTAT – 2014”

    https://www.istat.it/it/files/2014/11/Utilizzo_risorsa_idrica.pdf

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  7. @gferrari

    ” i soliti luoghi comuni delle calotte polari che si sciolgono e gli orsi che muoiono, ”

    Questa e’ una leggenda metropolitana dura a morire.
    In realta’ la popolazione di orsi polari non e’ mai stata meglio di adesso, da quando hanno bandito la caccia, primi anni 50.
    Non a caso recentemente c’e’ stata una recrudescenza di casi di contatti fra umani e orsi, cioe’ orsi che andavano a cercare da mangiare presso insediamenti umani… ma questo solo perche’ ci sono troppi orsi, in certe zone, mica perche’ ce ne sono pochi!…

    https://polarbearscience.com/2017/02/23/global-polar-bear-population-larger-than-previous-thought-almost-30000/

    “The polar bear (Ursus maritimus) was the first species to be classified as threatened with extinction based on predictions of future conditions rather than current status.”

    “… summer sea ice declines have been much faster than expected: low ice levels not expected until mid-century (about 3-5 mkm2) have occurred regularly since 2007.
    Realization of predicted sea ice levels allows the ‘rapid sea ice decline = population decline’ assumption for polar bears to be treated as a testable hypothesis.
    Data collected between 2007 and 2015 reveal that polar bear numbers have not declined as predicted and no subpopulation has been extirpated.
    Several subpopulations expected to be at high risk of decline remained stable and five showed increases in population size.”

    L’orso polare, come specie, e’ vittima solo dei modellini farlocchi, che prevedono ciclicamente da decenni la scomparsa del ghiaccio artico d’estate.

    L'”ambientalismo di massa “di oggi e’ solo una collezione casuale di leggende metropolitane, miti, fake news, fake journalists, fake science, fake scientists, e’ una vera disperazione.
    E’ una moda basata sulla percezione delle cose, non sull’analisi razionale di fatti e dati, un fenomeno dettato dal numero di like su FB, o Twitter o simili social media.
    Una pena infinita, mi ricorda quando avevo 15 anni ed andavano di moda le scarpe a punta anche per gli uomini, e la sera dovevo mettere i piedi nel catino con l’acqua calda per ristabilire la circolazione. 🙂
    Anche allora c’era la “peer-pressure”, se non avevi le scarpe a punta le compagne di liceo non ti guardavano neanche… come oggi, se non sei amico/a di greta su FB…
    Come tutte le mode, passera’ anche questa… certo che per voi insegnanti deve essere dura. La tua testimonianza non fa che confermarmi la scelta che feci, piu’ di 40 anni fa, di lasciare la cattedra di ruolo di insegnante di fisica… te lo immagini oggi?… dovrei propagare il mantra della CO2 assassina e l’effetto serra malefico per la specie umana… contro tutte le evidenze????

    Immagine allegata

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  8. Durante il weekend “che cambio’ il mondo”, quella di Greta e i suoi piccoli amici gretini, ho ascoltato diversi climatologi wannabe, la Boldrini, Fazio, i vari “giornalisti” RAI che presentano i telegiornali… di questo ne ho gia’ parlato in alcuni commenti… ma l’altra sera c’era un vero climatologo in TV, intervistato a supporto delle proteste dei giovani salvapianeta.

    Non avevo mai sentito parlare di lui, quindi l’ho ascoltato con attenzione, mi sono scritto il nome, e alla fine del servizio/intervista l’ho googlato.
    Trovato subito, facilmente, tutte le sue pubblicazioni su google scholar.
    Durante il suo intervento aveva parlato (vado a memoria adesso perche’ sono in viaggio e non ho tempo di cercare il video su RAIPlay) di intensificazione di eventi estremi, in particolare ha citato recenti uragani che avrebbero colpito zone del pianeta che prima (prima della CO2 assassina, cioe’) non erano colpiti MAI.
    Mentre cercavo sue pubblicazioni su tali casi, mi sono imbattuto su uno studio recentissimo che parla di casa nostra, della nostra Italia… e vado qui a commentarlo.

    Lo studio e’:

    “On the key role of droughts in the dynamics of summer fires in Mediterranean Europe”, A Provenzale et al – Sci Rep7 81 2017

    L’argomento e’ attualissimo, vista la (purtroppo) lunga stagione di incendi che hanno colpito l’Italia nel 2018.

    Cosa dice lo studio? (che invito tutti a leggere, e’ interessantissimo!):

    “However, significant uncertainties exist and the direct effect of climate change in regulating fuel moisture (e.g. warmer conditions increasing fuel dryness) could be counterbalanced by the indirect effects on fuel structure (e.g. warmer conditions limiting fuel amount), affecting the transition between climate-driven and fuel-limited fire regimes as temperatures increase.”

    Ci sono incertezze significative… OK… quindi 2 anni fa il tono era diverso da quello di oggi (e’ sicuramente colpa del cambiamento climatico)… in particolare dice questo, verso la fine delle conclusioni… con molto distacco… come fosse un piccolo dettaglio “ah!… dimenticavo!…”… lo marco on “–> … In the past few decades, the MEASURED trend of BA in Mediterranean Europe has generally been negative, while drought conditions have generally been increasing. ”

    Ah!… dimenticavo!… il trend MISURATO di BA (burned area) e’ IN DIMINUZIONE?????? Ma come????

    “These opposite trends suggest that management actions have so far counterbalanced the climatic trend. <–"

    Ah!… certo… management actions (non specificate per nulla nel testo, solo links a altri studi) HANNO (con certezza) bilanciato il trend climatico (TREND che e' il risultato di MODELLI, mentre le misure dicono che il trend e' in diminuzione).

    Una volta di piu' se Madre Natura dice una cosa che non va d'accordo con i modelli sono i modelli ad aver ragione e Madre Natura sbaglia.

    Le referenze 53 e 54 sono quelle che secondo gli autori indicano un trend di BA in diminuzione:

    La 53 e' questa:

    "Brief communication Decreasing fires in a Mediterranean region (1970–2010, NE Spain).", Natural Hazards and Earth System Science 13, 649–652 (2013)

    … brief communication???? Ti immagini se avessero misurato un trend in AUMENTO???? Sarebbe sicuramente stata una grossa communication, con servizio RAI sui 3 TG principali in prime time.
    Tra l'altro… uno degli autori di questo secondo studio e' quello che ho sentito parlare in TV…

    La "comunicazione breve" si trova facilmente, qui:

    https://www.nat-hazards-earth-syst-sci.net/13/649/2013/nhess-13-649-2013.pdf

    Le prime righe dell'abstract, senza andare a riportare tutto il testo, la dicono tutta:

    "Abstract. We analyse the recent evolution of fires in Catalonia (north-eastern Iberian Peninsula), a typical Mediterranean region. We examine a homogeneous series of forest fires in the period 1970–2010.
    During this period, more than 9000 fire events greater than 0.5 ha were recorded, and the total burned area was more than 400 kha.
    Our analysis shows that both the burned area and number of fire series display a decreasing trend."

    La referenza 54 invece e':

    Turco, M. et al. ,"Decreasing Fires in Mediterranean Europe", PLoS one 11, e0150663 (2016)

    https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0150663

    Anche qui diminuzione sia di numero che di area bruciata…

    Domanda: qualcuno ha mai sentito parlare, negli anni scorsi, di questi studi e dei loro risultati"?
    Io mai… e i TG li guardo ogni giorno, piu' di uno!

    Un'ultima considerazione, legata a quanto sopra… la siccita'nel sud italia:

    "Rainfall and drought in southern italy (1821-2001)", M Polemio D Casarano, Unesco Synmposium – Rome – 2003

    https://pdfs.semanticscholar.org/7318/07fc364b987c9907d645a77e1071c05746e4.pdf

    Ho messo assieme due delle curve del suddetto studio, presentato come vedete ad un congresso dell'Unesco a Roma nel 2003… e lo includo qui sotto.
    Domanda: qualcuno vede una correlazione con la curva di salita della concentrazione di CO2 che, ricordiamolo, ha un'impennata dopo il 1950???

    A me sembra che il trend di diminuzione delle precipitazioni abbia avuto inizio gia' nel XIX secolo, no?

    Immagine allegata

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  9. @giovanni geologo

    Il rapporto che cerchi l’ho postato io, qualche giorno fa. Lo cerco e te lo ri-linko qui domani, in questo momento sono in viaggio, ho un altro computer.

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  10. Buon giorno

    Sono un docente supplente di scienze della terra e biologia delle scuole superiori e vi riporto quello che ho riscontrato in questi giorni quando ho provato a parlare agli alunni del cosiddetto effetto serra.
    Ho semplicemente provato a dire agli alunni che quello che viene riportato dai media mainstream, come le principali TV e i principali giornali, non è detto che sia la verità rivelata; che sul cambiamento climatico, dopo aver letto parecchio, ho le idee diverse, che certe ricerche cosiddette scientifiche si sono rivelate false, ecc.
    Ho detto loro che ci sono ricerche scientifiche serie e documentate che correlano l’aumento di temperatura con la variabilità solare, ecc.
    Ecco le principali risposte che ho avuto:

    “Ma se la Tv dice che c’è il 97% degli scienziati che afferma che il riscaldamento globale esiste ed è colpa dell’uomo allora è vero, che interesse avrebbero a dire cose false?….anche il prof alle medie mi aveva detto che il 97% degli scienziati ha ragione, e il mio prof si è laureato, ha studiato….”
    “…ma la CO2 è quella che c’è su Venere e crea l’effetto serra potentissimo”
    (peccato che su Venere la CO2 sia circa il 96% della composizione dell’atmosfera e sulla Terra un “pochino” meno…)
    “ma anche ricerche che ci presenta lei prof. possono derivare da fonti non attendibili, noi non ci fidiamo delle sue ricerche di Nature e altre riviste come lei non si fida di quello che dicono in TV gli scienziati”
    “ma scusi prof. ma secondo lei non è vero che le calotte polari si stanno sciogliendo? Ma dai, ma non le ha viste le immagini in TV? non ha visto che gli orsi polari si stanno estinguendo?”

    Infatti, beninteso, non è che loro giovani “rivoluzionari” mettano in discussione quello che dice la TV, perché se la TV, o Greta, dicono che il riscaldamento globale antropico è reale allora è vero, non serve documentarsi; basta fare il tifo per salvare il Pianeta; ma se un docente, come me, gli porta un articolo di Nature in cui si dice che gli alberi e la copertura vegetale stanno aumentando anziché diminuire, allora molto probabilmente questa ricerca di Nature sarà stata finanziata dalla lobby del petrolio che vuole distruggere il pianeta. Gli dici che per ribattere bisogna avere delle basi di scienze e non dare risposte qualunquiste riportando senza riflettere quello che hanno sentito in TV o sui social. Quando gli chiedi qual è la reazione della fotosintesi loro non ti sanno rispondere; cioè, alunni delle superiori, nonostante mi sforzi di farglielo capire, non arrivano a capire cosa sia la fotosintesi, cioè non sanno che le piante consumano CO2 e H2O per produrre glucosio e ossigeno; e se non sanno questo come faranno poi a comprendere tutte quelle ricerche che correlano l’aumento di CO2 antropica con l’inverdimento del pianeta?
    Ma a loro non interessa sforzarsi, studiare e pensare; infatti, risposte che mi arrivano sono queste: “si, non conosciamo la fotosintesi, ma non è importante, perché le ricerche che ci presenta lei possono essere manipolate lo stesso, e io non faccio la fatica di leggerle” e di seguito però dicono “Ma prof. la scienza ha fatto passi avanti, ma se un meteorologo va in TV a dire che il 97% degli scienziati ha ragione a sostenere che il riscaldamento globale da CO2 è reale, le sembra che quello che dice sia falso? Adesso abbiamo un sacco di strumenti tecnologici per fare ricerche dettagliate; che interesse avrebbe questo meteorologo a dire cose false? Io in TV ho sentito che c’è la deforestazione del pianeta e che il 97% degli scienziati lo sostiene, se lei prof. dice che questi scienziati hanno manipolato le ricerche e dicono cose false, allora anche io dico che il suo articolo di Nature può essere manipolato, e non lo leggerò di sicuro.”..”Ma prof. io e il mio prof. delle medie crediamo che la CO2 stia inquinando il pianeta, e non siamo finanziati da nessuno…”
    “Ma prof. non ha letto che Trump ha nascosto tutte le ricerche che indicano che l’uomo sta distruggendo il pianeta con la CO2?”…e non trovano che ci sia contraddizione con quello che hanno detto un attimo prima, cioè che “la TV ha detto che il 97% degli scienziati ha provato che la CO2 antropica sta causando la catastrofe globale.”
    L’importante non è acquisire basi scientifiche, avere un’opinione documentata, per i giovani che incontro io a scuola è questione solamente di tifo da stadio per salvare il Pianeta, perché gliel’ha detto Greta che in sostanza non ha fatto altro che rappresentare l’opinione “rivoluzionaria” del 97% degli scienziati divulgati dalla TV.
    Gli dico che adeguarsi alla maggioranza senza riflettere è sintomo di passività e conformismo, mi ribattono che anche l’opinione della minoranza potrebbe essere falsa e portata avanti per spirito di ribellione, ma CACCHIO, CHI DICE IL CONTRARIO, UN CONTO PERÒ È UN ADAGIARSI PASSIVAMENTE SU UNA OPINIONE SENZA RIFLETTERE, SENZA PENSARE, SENZA DARE IMPORTANZA NEMMENO AD ACQUISIRE DELLE BASI ELEMENTARI DI BIOLOGIA, COME LA REAZIONE DELLA FOTOSINTESI, O DI SCIENZE DELLA TERRA, E UN ALTRO È STUDIARSI CENTINAIA DI LIBRI E RICERCHE INTERNAZIONALI CON DELLE BASI SOLIDE DI SCIENZE ALLE SPALLE! Le loro risposte sono dei risolini di commiserazione verso di me…che prof. strambo, pensano, si sono ritrovati…

    Due studentesse si sono offese quando ho detto loro che questa Greta è un’operazione di marketing…sono andate a parlare di nascosto a due colleghe di ruolo sostenitrici della catastrofe climatica da CO2 antropica; le ho sorprese per caso, stavano dicendo alle colleghe “….e poi il nostro prof dice che è tutta una montatura questa Greta…”; quando ho interrotto il loro sparlare dietro le spalle e gli ho chiesto di avere un confronto, le alunne, davanti alle colleghe, mi hanno assalito con i soliti luoghi comuni delle calotte polari che si sciolgono e gli orsi che muoiono, ecc. In precedenza avevo dato loro il link al vostro sito climatemonitor, mi hanno risposto, davanti alle colleghe, che il vostro sito è un sito del cavolo in stile Il Lercio; una di loro mi ha anche detto di aver letto che voi sostenete che lo scioglimento delle calotte polari non sia una cosa importante e per questo lei dice che siete degli assassini e il vostro sito è da cestinare; mi hanno citato le solite ricerche che affermano che le calotte polari si scioglieranno del tutto o quasi del tutto tra 20 o 30 anni, che il livello dei mari aumenterà di 10 metri e via dicendo. Sinceramente, dopo quello che ho vissuto sulla mia pelle, provo molto sconforto. Scusate lo sfogo. Grazie per la vostra divulgazione. Siete un faro nel buio più totale.

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    • Caro Professore, grazie della testimonianza, obbiettivamente impressionante. Con rispetto parlando nei confronti di tutti gli amici del Blog, mi piace dire che un professore su queste pagine vale molto di piu’, come quelle figurine Panini che non si trovavano da nessuna parte. Perche’ i professori hanno un ruolo chiave. Non tanto come persone che insegnano delle cose, quanto come persone che insegnano ad usare il cervello. Capisco l’avvilimento e lo scoramento, ma andare controcorrente stanca, e prova, e consuma. Molto piu’ facile farsi trascinare dalla corrente senza nemmeno provare a nuotare. E’ una sensazione che chi scrive su questo Blog conosce molto bene.

      Caro Professore, penso che una delle lezioni piu’ importanti da insegnare ai suoi ragazzi e’ che conoscere costa fatica. Informarsi, capire cio’ di cui si parla, e’ estremamente faticoso. Credere ad una bugia raccontata mille volte e’ piu’ facile che non crederci. Perche’ per non crederci bisogna prima studiare, informarsi, e pensare.

      Dall’altra parte non si puo’ chiedere troppo a questi ragazzi. Siamo tutti stati giovani. L’adolescenza e’ l’eta’ del conformismo per antonomasia: essere gregge rassicura, conforta e fa sentire parte di una comunita’. Che importa, che il gregge vada nella direzione giusta? Hanno una vita intera per pensare, e oggi non hanno gli strumenti per farlo. Molti di loro, per una mera questione statistica, quegli strumenti non ce li avranno mai. E’ triste, ma e’ cosi’. Ma se anche uno solo di loro la ascoltera’, beh, anche quel solo potrebbe fare la differenza in futuro. Quel solo giustifichera’ il suo tentativo. Ed e’ per questo che non si deve arrendere.

      Da che mondo e’ mondo si e’ sempre attinto ai giovani quando c’e’ stato bisogno di carne da cannone. Entustiasti per definizione, appassionati, pronti a battersi, hanno solo bisogno che gli venga data una causa. Qualsiasi causa, e loro si sacrificheranno per questo. E’ la loro forza, e la loro debolezza. Cresceranno, si faranno uomini e donne, e capiranno che i problemi nella loro vita saranno altri, e che altri li hanno usati, quando erano giovani studenti pieni di speranze e fiduciosi di cambiare il mondo. Si sentiranno stupidi, e saranno solo piu’ arrabbiati, e delusi. Sono loro le prime vittime di questo bombardamento. Come e’ sempre stato, del resto.

      Mi permetta una nota umoristica: caro Professore, non e’ cambiato niente rispetto a quando eravamo studenti noi. Regaliamoci questa scena di Nanni Moretti – Ecce Bombo – sull’esame di maturita’ 🙂

    • Il suo racconto è lo specchio dei tempi. Benvenuto nel villaggio di Asterix.
      gg

  11. Sono convinto che il numero degli eventi in Liguria non sia particolarmente cambiato negli ultimi 30 anni. quello che è significativamente peggiorato sono la gestione dei corsi d’acqua e dei boschi.Storicamente la Liguria è coltivata ad ulivi sul versante sud e castagni da taglio e frutto sul versante nord. Questi boschi sono abbandonati da anni col risultato che ci sono alberi dal diametro di non più di 40 cm ed altezze da 12 a 16 metri . Crescendo su un substrato roccioso hanno una radicazione superficiale e con le piene vengono sradicati e trasportati a valle col risultato di formare dighe che alla rottura provocano delle onde di piena distruttive. Questo ha praticamente distrutto Vernazza nell’ alluvione di dieci anni fa
    Non si tagliano più gli alberi intorno ai fiumi perché “rallentano ” le piene. Per la stessa vulgata non si rimuovono ghiaia e sassi dai torrenti. Se qualche sindaco decide di farlo deve trattarla come rifiuto e portarla in discarica, vietatissimo buttarla in mare, se ci va con le alluvioni però è ammesso.
    Ci si lamenta dell’ urbanizzazione selvaggia degli anni 50 che ha permesso di costruire case negli alvei dei fiumi ma nel 2000 si autorizza la costruzione di un centro commerciale in località Fiumara che letteralmente significa ” un corso d’acqua quasi sempre asciutto ma in primavera soggetto a piene impetuose”. Non serve una perizia idrogeologica ma un dizionario per sapere che si tratta di un luogo a rischio.

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  12. CHiedo un aiuto… stavo cercando la recente pubblicazione sul consumo d’acqua per uso irriguo che mi era parso fosse stata pubblicata su climatemonitor (o su un commento? ).
    Qualcuno puo’ dirmi gentilmente dove si trova?. non riesco piu a ritrovarla…. IN questo ultimo periodo sono un po tanto nelle curve…..
    Grazie

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  13. Sarebbe stato utile costruire, a suo tempo, qualche invaso artificiale sul Po – come p.es. i francesi fecero sugli affluenti della Senna – sia per contenere le piene, sia per avere più margine in caso di siccità, visto che sui laghi naturali come il Maggiore e Como si può intervenire in modo modesto. Ma… sarebbe stato antiecologico, ovviamente.

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  14. «Gli autori presumono che la presenza di numerosi feedback potrebbe ritardare o eliminare le conseguenze del riscaldamento globale sul regime delle precipitazioni, soprattutto in un sistema climatico complesso come quello dell’Italia centrale»

    Praticamente: l’AGW c’è, ma non si vede. Il che mi ricorda qualcosa…


    Antonio Caponi: Le bùfere.
    Peppino Caponi: Ci sono? Le bùfere?
    Mezzacapa: Eccome.
    Peppino Caponi: Per la strada?
    Antonio Caponi: Per la strada.
    Mezzacapa: Per la strada, dappertutto.
    Antonio Caponi: Capirai, entrano nei palazzi, salgono le scale… eh che ne so!
    Mezzacapa: Acqua, vento… e nebbia! Eh… nebbia, nebbia!
    Antonio Caponi: Ah, questo m’impressiona! Tutto, ma la nebbia…
    Mezzacapa: A Milano, quando c’è la nebbia non si vede.
    Antonio Caponi: Perbacco… e chi la vede?
    Mezzacapa: Cosa?
    Antonio Caponi: Questa nebbia, dico?
    Mezzacapa: Nessuno.
    Antonio Caponi: Ma, dico, se i milanesi, a Milano, quando c’è la nebbia, non vedono, come si fa a vedere che c’è la nebbia a Milano?
    Mezzacapa: No, ma per carità, ma quella non è una cosa che si può toccare.
    Peppino Caponi: Ah, ecco.
    Antonio Caponi: Non si tocca… non si tocca.

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  15. A me pare che il problema principale della ricerca in questone sia proprio nella mancanza di un trend definito. E’ la mancanza di trend a creare problemi, perche’ se ci fosse stato un trend alla diminuzione delle precipitazioni la narrativa si sarebbe spostata immediatamente dalla “tropicalizzazione” alla “desertificazione” , con grande sollievo di tutti 🙂

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  16. Complimenti al Prof.PINNA,persona molto competente e equilibrata,che porta sempre dei DATI da fonti attendibili e serie,quando parla di climatologia e questo è fondamentale!
    Consiglio vivamente la lettura dei libri del Professore,in particolare “LA FALSA TEORIA DEL CLIMA IMPAZZITO” un volume,che,a mio parere,dovrebbe essere studiato nelle scuole!

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