Unisci i puntini…Più o meno verde?

Headline di ieri: Una foresta grande come l’Inghilterra sparita nel 2018. Da uno spin off di Ansa.it. Secondo il TGCom invece a diventare grigia dal verde vegetale sarebbe stata invece un’area come la Grecia. Sottomultiplo della scoperta, sarebbero stati deforestati, secondo il Global Forest Watch, 30 campi di calcio al minuto.

Mentre di lanci più o meno uguali a questo se ne trovano a decine, il report originale di cui si parla non sono riuscito a trovarlo (sicuramente colpa mia). Però ho trovato un post sul loro blog dove si parla di sparizione di un’area forestale grande come il Belgio, cioè circa 30.000 Km2 e non 130.000 e passa, quanto è grande l’Inghilterra.

Comunque sono numeri importanti, dove a farla da padrone pare sia il Brasile, che di foreste tropicali se ne intende, anzi, intendeva parecchio. Già perché è abbastanza noto che la maggior parte del suolo rubato finisce per essere coltivato a biocarburanti, per soddisfare le strane voglie di privarsi dell’uso dei combustibili fossili anche dei paesi europei, i cui scienziati però chiedono contestualmente alle Nazioni Unite di intervenire proprio con il Brasile per ridurre la deforestazione. Vai a capire.

Appena pochi mesi fa Nature Sustainability ci aveva fatto sapere che, in un quadro generale di inverdimento del pianeta (non necessariamente coincidente con l’estensione delle foreste, badate bene), a tenere la lead sarebbero udite udite Cina e India, anche grazie alla gestione dell’uso del suolo, che ben si giova delle abbondanti dosi di CO2 presenti in atmosfera.

China and India lead in greening of the world through land-use management

Non mi risultano headline su questo argomento, guarda un po’.

E neanche su questo:

Earth system models underestimate carbon fixation by plants in the high latitudes

Pare che le simulazioni del funzionamento del sistema pianeta – quindi clima, bio, crio, lito e le altre varie “sfere” che lo compongono – sottostimino parecchio la capacità della vegetazione, specialmente alle alte latitudini, di assorbire anidride carbonica. Tale sottostima implica una cattiva gestione del problema, da cui derivano proiezioni non affidabili. Tra molte informazioni interessanti, lo studio si conclude così:

This, together with another recent study, suggests that most models are underestimating photosynthetic carbon fixation by plants and thus possibly overestimating atmospheric CO2 and ensuing climatic changes.

Che dite, tutto chiaro?

 

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Author: Guido Guidi

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10 Comments

  1. @max pagano
    “mi sembra che i report pubblicati siano decisamente imparziali, ”

    Mah… dici? Parlano di dati che esisterebbero solo dal 2001… da cui il quarto posto di quest’anno… Eppure in 3′ ho trovato dati dell’agenzia spaziale brasiliana che arrivano ai primi anni 90… anni in cui il solo Brasile deforestava di più.

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  2. “misurata” e non “stimata”

    Ormai non fa più alcuna differenza.

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  3. dal blog del globalforestwatch.org si legge:

    “…The tropics lost 12 million hectares of tree cover in 2018, the fourth-highest annual loss since record-keeping began in 2001. Of greatest concern is the disappearance of 3.6 million hectares of primary rainforest, an area the size of Belgium…”

    quindi entrambe le dimensioni mensionate nel comunicato dell’Ansa sono corrette;

    12 milioni di ettari (più o meno come l’Inghilterra) in totale, di cui circa 3,6 (più o meno come il Belgio) di foreste primarie…

    per il resto, non mi sembra una delle tante associazioni “verdi” di fanatici, mi sembra che i report pubblicati siano decisamente imparziali, riportano dati sia di perdita che di guadagno delle coperture ed estensioni forestali, evidenziandone dove possibile le varie cause, spesso circostanziate a cause locali e ben definite, piuttosto che invocare il “fantasma” global warming sempre e comunque;

    è curioso, sorprendente ma comprensibile, per certi versi, leggere che in Colombia in questi ultimi due anni l’alto tasso di deforestazione in incremento è dovuto alla pace tra governo e i gruppi armati FARC, per cui aree di foresta prima rifugio dei miliziani armati, oggi sono aperte allo sviluppo urbanistico e agricolo…

    Immagine allegata

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  4. “possibly overestimating atmospheric CO2” ??

    Pensare che io, da incompetente, ho sempre creduto che la percentuale di CO2 (alla quale la cara Gretina da tanta importanza) fosse “misurata” e non “stimata”.
    🙂

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  5. @maurizio

    “Ho anche un piccolo dubbio sui biocarburanti, non so se l’EROEI (Energy Return On Energy Invested) per produrli sia effettivamente conveniente (>> 1).”

    Domanda retorica la tua?… comunque, no, è bassissimo l’EROI. I biocarburanti sono la cosa peggiore che esista per l’ambiente.

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    • Molto retorica. 😉

  6. basta un aggettivo a far la differenza.
    l’energia è sempre energia, ma basta aggiungere “verde” e tutto cambia.
    Così anche per il resto.
    L’olio di palma è cancerogeno se lo mangi (dicono), ma è ottimo da miscelare con il diesel, è “naturale”, altro aggettivo sostenibile. Poco importa se si disboscano le foreste tropicali dell’Indonesia, lo si fa per l’ambiente, quindi è cosa buona e giusta.
    Le biomasse sono “alternative”, “sostenibili” e “rinnovabili”, altri aggettivi che riempiono la bocca di buone intenzioni, poco importa se il bilancio totale è negativo per quanto riguarda la CO2, quella dipende solo dagli idrocarburi.
    Quando viene prodotta dai carboidrati va bene, i carboidrati sono “naturali”, ma pure il petrolio dovrebbe essere “naturale” essendo il prodotto della degradazione anaerobica dei carboidrati.
    Alla fine, c’è la CO2 “verde” quella che fa bene, prodotta dagli aggettivi “ecologico”, “biologico”, “sostenibile”, “naturale”, “alternativo”, “rinnovabile”…
    Eppure a scula mi insegnarono che gli atomi sono indistinguibili l’uno dall’altro.
    Oggi, però, ci sono atomi ed atomi, quelli “verdi” e quelli “neri”; la CO2 da carboidrati è giusta, quella da idrocarburi è sbagliata, un errore di natura.
    Un amico del mio amico barista ha una stufetta a pellet, quindi “ecologica”, poi ha messo in cantina (senza una finestra di aereazione) un’altra stufa, ma senza il tubo di sfiato dei gas combusti.
    “Non c’è bisogno” mi ha detto “usa un combustibile “naturale” derivato dagli scarti della barbabietola”.
    Contento lui. Io nella sua cantina non ci andrò mai; naturale o non naturale, qualsiasi combustione consuma ossigeno e produce CO2 e qualche volta anche CO, ma per un ambientalista sarà CO “verde”, quindi innocua.

    Post a Reply
  7. Ah, dalle stesse fonti di (dis)informazione, pare che la deforestazione brasiliana sia dovuta al cambio di presidenza e governo da sx a dx, per cui oltre al rifugiato C.Battisti malamente estradato in italia, il nuovo presidente sta portando avanti lo sfruttamento dell’amazzonia devastando l’ambiente e scacciando i nativi indios dalle foreste. Da qui la necessità di fare dimostrazioni per far tornare la sx al potere in brasile. Solo allora i biocarburanti saranno ancora prodotti nel rispetto dell’ambiente.

    Ho anche un piccolo dubbio sui biocarburanti, non so se l’EROEI (Energy Return On Energy Invested) per produrli sia effettivamente conveniente (>> 1).

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  8. @guido

    L’ANSA ha veranente parlato di un’area grande come l’Inghilterra??? penoso…

    Comunque, questa notizia sta facendo il giro del mondo “verde”, non c’e’ blog che non ne parli…. pardon… ho dimentato una lettera “s”… che non ne Sparli… 🙂

    Hanno ripreso la notizia dal sito del WRI…

    https://www.wri.org/blog/2019/04/world-lost-belgium-sized-area-primary-rainforests-last-year

    … dove mostrano un interessante grafico opportunamente “elaborato” per far sembrare la situazione peggiore di quanto non sia.
    Infatti, si tratta di meno dell’1% di deforestazione in Brasile, rispetto alla foresta primaria che hanno.

    Ho anche letto, su un blog di repubblica (cianciullo) uno che reitera la leggenda metropolitana che l’amazzonia avrebbe una conformazione geologica particolare per la quale una volta persa la foresta questa non ricresce piu’… o fa molta fatica… mentre in realta’ questo studio del 2016 (pubblicato su Nature)…

    http://theconversation.com/good-news-on-rain-forests-they-bounce-back-strong-storing-more-carbon-than-thought-49189

    … l’articolo di Nature e’:

    “Biomass resilience of Neotropical secondary forests”, Nature volume 530, pages 211–214 (11 February 2016)

    https://www.nature.com/articles/nature16512

    … e dice…

    “The studied secondary forests are highly productive and resilient.
    Aboveground biomass recovery after 20 years was on average 122 megagrams per hectare (Mg ha-1), corresponding to a net carbon uptake of 3.05 Mg C ha-1 yr-1, 11 times the uptake rate of old-growth forests.”

    … 11 times the uptake of old-growth forests… !!

    … cioe’ smonta clamorosamente l’ennesima leggenda metropolitana farlocca.
    Evidentemente credono che ripetendo una bugia all’infinito i lettori finiranno per crederci…

    Mi pare chiaro che l’unica specie veramente in via di estinzione (pochissimi esemplari ancora in giro) sia quella dell’ambientalista/climatologo ONESTO.

    Buon weekend a todos.

    P.S.: l’articolo di Nature completo lo posso mettere a disposizione io, se interessa….

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