What goes around comes around

Sulla rete impazza il dibattito sulle veline climatiche del Guardian, che ha caldamente consigliato i suoi redattori di andarci giù duro con l’allarme clima – crisi climatica è meglio di cambiamento climatico a quanto pare. Nel villaggio di Asterix, che di veline riconosce solo quelle di Striscia la Notizia, si preferisce sposare la tesi di un meteorologo piuttosto serio d’oltreoceano, Ryan Maue: il tema non è se sia giusto o meno estremizzare la comunicazione, quanto piuttosto che se preferite il Guardian (da noi Corriere, Stampa e Repubblica) per informarvi sul clima, vi meritate le veline.

Esempio: la siccità degli ultimi mesi del 2018 e dei primi mesi del 2019 era cambiamento climatico o crisi climatica? Facile la risposta se si fa una googolata e si restringe la ricerca al trimestre gennaio-marzo 2019: allarme, paura, crisi, fate voi. Capita però che il tempo cambi (e pure il clima!), per cui, magicamente ha ripreso a piovere, per la precisione dai primi di aprile, con culmine in questi giorni di metà maggio. Certo, sebbene non si capisca perché, qualcuno vorrebbe aver già aperto la stagione balneare, magari sovrapponendone i primi giorni a quella sciistica, per non scontentare eventuali ritardatari, ma i vecchi, che dicevano maggio vai adagio, li chiamano in tutta Europa i Santi di Ghiaccio, che però non ricorda più nessuno. E così, la discono- scienza dell’era del tempo e del clima urlati a vanvera, ha il coraggio di dire che tanto la siccità di ieri, quanto la pioggia di oggi siano da ascrivere al clima che cambia.

Bé, la novità è che in queste settimane il tempo e il clima sono cambiati in meglio. Lo scopriamo dai dati dell’IRPI CNR (Istituto per la Ricerca sulla Protezione Idrogeologica del CNR), riportati in grafica qui sotto.

Fonte: https://twitter.com/Hydrology_IRPI/status/1130014515179991041

Si tratta di dati satellitari sull’umidità del suolo, provenienti da strumenti detti scatterometri, cui è applicato un algoritmo che tiene conto della quantità di precipitazione infiltrata nel suolo, di quella riemessa con l’evapotraspirazione e di quella restituita al mare attraverso i fiumi. Situazione nettamente migliorata a quanto pare! A quando la prossima emergenza?

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Author: Guido Guidi

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10 Comments

  1. Alessandro, ho qualche problema tecnico a postare questo messaggio come risposta diretta.
    Con “episodico” intendo periodi limitati di temperature sotto la media, anche se ripetuti e che (come mostri) hanno ben condizionato la media mensile. Questo maggio 2019 invece vede la persistenza di temperature da sotto a molto sotto la media climatologica, come non si vedeva dal maggio 1991.
    In ogni caso, credo che siamo d’accordo nel dire che l’allarme climatico lanciato dai media nazionali sia totalmente fuori luogo!

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    • Sì, è fuori luogo, ma non per il dio denaro che utilizza il terrorismo ambientale per poter dirottare i consumi della massa. Dipende da quale sia lo scopo della notizia e dalla conoscenza del lettore/ascoltatore. L’ignoranza è una brutta bestia.
      P.s. I problemi sono comunque altri e molto più grandi di quelli riguardanti l’ambientalismo. Ad esempio è difficilissimo formare una famiglia oggi e ti dico con sincerità che hai avuto ragione tu a sposare una moglie russa, ti invidio..è un enorme problema sociale quello della famiglia, la quale non esiste più come guida di vita e con quelle basi morali che i nostri avi ci hanno tramandato. Purtroppo la storia e il passato non contano più nulla, sia per la formazione di una famiglia sia per descrivere la temperatura media mensile…

  2. Giusto per sottolineare un’altra assurdità, cui unire un ottimo dato meteorologico (o climatico, non lo so più nemmeno io) che GG potrà correggere se sbagliato.
    Negli ultimi 25 anni ca. il leit motiv è sempre stato quello del riscaldamento globale (sul cambiamento climatico siamo arrivati tardi, per le crisi di vario genere invece l’Italia è sempre avanti) ed in particolare del “riscaldamento del clima italiano”. Qualunque cosa voglia dire, è vero che negli ultimi decenni fa più caldo “di una volta”.
    Cosa ci combina dunque il maggio 2019? Rimane sotto la media climatica di diversi gradi! Ecco finalmente un mese “coma ai vecchi tempi”, e in tendo letteralmente: fino al maggio 1991 (il più freddo del secolo almeno nel Nord Italia), mesi di maggio simili, freschi e piovosi, erano molto più comuni; 1991 appunto, 1987, 1984, 1980, le gelate in pianura di inizio maggio 1979 (!!!), 1978, e ancora più indietro episodi di neve in pianura in Emilia-Romagna nel 1963 e 1957 (!!!) ecc. Dal maggio 1992 al maggio 2018, nulla di tutto questo, al massimo un po’ di fresco episodico.
    Quindi arriva finalmente un mese come ai bei tempi andati, un mese fresco come si vorrebbe riportare il clima (locale e globale), un maggio senza 30°C anticipati ma con tanta pioggia e i ghiacciai alpini che finalmente festeggiano. Insomma dovremmo essere tutti contenti: invece no, è piena crisi climatica! Il colmo, davvero.

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    • Filippo maggio 2004 non fu episodico:

      Immagine allegata

    • oltre a maggio 2004 anche a Maggio 2010 non fu episodico il sottomedia:

      Immagine allegata

  3. Le “direttive” su come chiamare le cose in modo diverso hanno veramente un sapore stalinista e orwelliano. Soprattutto hanno il sapore delle veline di partito, quelle che servono ad allineare tutti sulla linea politica e sugli argomenti da trattare nelle interviste. L’esistenza di queste veline, ma su scala globale, e’ evidentissima per chi legge giornali stranieri, e fa percepire chiaramente l’azione di una forza politica globalista, transnazionale, che attraverso la proprieta’ dei piu’ grandi giornali mondiali, diffonde il verbo. Verbo basato, ovviamente, sulla difesa dell’interesse della proprieta’. Che la proprieta’ abbia fiutato l’affare del Global Warming e’ evidentissimo (ne parleremo presto), e i giornali si adeguano.

    Comunque in Italia ci siamo mossi prima del Guardian, e infatti poco tempo fa avevamo gia’ evidenziato l’evoluzione lessicale in senso catastrofista, da riscaldamento a “surriscaldamento” (alla triade giornalistica della sfiga-climatica citata nell’articolo e’ imperativo aggiungere infatti il Fatto Quotidiano).

    Rideranno di noi (ma nel villaggio di Asterix abbiamo cominciato a riderne prima dei posteri, ce ne verra’ dato atto 🙂 )

    PS: l’innalzamento del livello di catastrofismo del Guardian si spiega anche coi suoi risultati economici ultra-fallimentari. Parliamo di un giornale che brucia ogni anno, da circa quindici anni a questa parte, tra 25 e 60 milioni di euro… Meno male che fra 12 anni finisce il mondo, cosi’ ameno la smetteranno di perdere soldi.

    Post a Reply
    • Ma mica perde soldi solo il Guardian:
      [img]http://www.pagina99.it/wp-content/uploads/2016/10/crisi-giornali-italiani-vendite-pubblicit%C3%A0-pagina99-1.jpg[/img]

    • @Alessandro2 non aver paura i giornali di fake news non falliranno perchè foraggiati dalle lobby ambientaliste..non hanno più bisogno di vendere copie visto i contenuti che diffondono..

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