L’Osservatorio Meteorologico “Valerio” di Pesaro? Patrimonio dell’umanità!

Meteorologia, 150 anni di osservazioni in un convegno: dai padri fondatori alla modernità

di Mauro Ciccarelli e Luigi Iafrate

L’Italia doveva essere ancora fatta, ma era già piena di scienziati e visionari! La meteorologia? L’abbiamo inventata noi. Le previsioni? Si chiamavano “presagi” e al Regio Ufficio Centrale di Meteorologia c’era un’apposita sezione.

Anche allora, e certamente più di oggi, c’erano le irruzioni artiche di maggio e Luigi Guidi, all’inizio della seconda metà dell’Ottocento, azzardò la teoria dello scioglimento delle nevi invernali su vasta scala.

Grazie all’Osservatorio Valerio, fondato nel 1861 (prende nome da Lorenzo Valerio, commissario straordinario delle Marche dopo l’Unità d’Italia), Pesaro vanta ben 150 anni di osservazioni meteorologiche. Il che ne fa, insieme al “Serpieri” di Urbino, uno dei sei osservatori storici nazionali riconosciuti come “stazioni centenarie” dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale. Istituzioni minacciate come specie rare, ma considerate patrimonio dell’umanità e, quindi, tutelate dall’organizzazione intergovernativa anzidetta.

Il “Valerio”, che, come altri conspecifici, non se la passa tanto bene (oltretutto il responsabile Alberto Nobili è prossimo alla pensione), ha vissuto nei giorni scorsi la sua giornata di celebrazioni, grazie al convegno di Villa Caprile, ospitato dall’Istituto d’Istruzione Superiore “A. Cecchi”. Preghiamo che abbia lunga vita, perché è grazie a queste istituzioni “che possiamo mettere in relazione gli eventi di oggi con quelli del passato e quando una vecchia stazione viene a chiudere”, parole di Maria Carmen Beltrano del Comitato Consultivo per il riconoscimento delle stazioni centenarie dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (Fig_6 a sinistra), “perdiamo un pezzo insostituibile del puzzle del clima”.

L’evento, moderato dal presidente dell’Accademia Agraria Franca Gambini (Fig_6 a destra), ha avuto i saluti di benvenuto di Chiara Fiorucci (Fig_5), vice dirigente scolastico dell’I.S.S. “A: Cecchi”, e di Peer Hechler (Fig_7 via skype), uno dei capi dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale.

Dentro quelle stanze, lassù agli Orti Giulii, idealmente (e non solo) riaperte da Nobili, c’è una mole impressionante di dati di valore scientifico, ambienti e oggetti rimasti tali e quali a più di un secolo fa. Perché i grandi padri del Valerio (dal naturalista Luigi Guidi, che, con “Regio Decreto”, ottenne uno stanziamento di 20.000 lire, a Pio Calvori, che gli succedette, da Tito Alippi, che fece acquistare il microsismografo Vicentini, ad Alessandro Procacci, che salvò il patrimonio dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale) avevano anche la virtù di spendersi personalmente! Grazie anche a loro, la meteorologia “cessa di essere un umile ramo delle discipline naturali”.

Dopo la presentazione di Alberto Nobile (Fig_4), che ha, per sommi capi, ripercorso la storia dell’Osservatorio, è stata la volta di Davide Bianchini (Fig_3), di Sentinelle dell’Energia (Gruppo Selene), che ha proposto un intervento dal titolo “Fridays for future climate strike”.

Luigi Iafrate del CREA (Fig_2 – Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria), ha focalizzato il suo intervento sul recupero di parte del lungo carteggio intercorso fra Luigi Guidi e il gesuita astronomo Angelo Secchi, direttore dell’Osservatorio del Collegio romano e fondatore del primo Servizio governativo moderno per la previsione e il preavviso delle tempeste, nel territorio dell’allora Stato Pontificio.

Ma l’Osservatorio Valerio è anche modernità, grazie alle nuove strumentazioni. Così Carolina Vagnoli, dell’IBIMET – CNR (Fig_8 a destra), ci ha raccontato che Pesaro ha picchi di emissione giornaliera di CO2 in corrispondenza degli orari di punta del traffico (mattina e sera) ed un picco estivo in concomitanza con il massimo di presenza turistica.

E, infine, Luca Barbadoro (Fig_8 a sinistra), esperto di progettazione europea presso il comune di Pesaro, ci ha fornito qualche dato sul progressivo riscaldamento, che si avverte soprattutto a partire dal 1995: oggi, rispetto alla metà del secolo scorso, Pesaro registra mediamente quaranta giorni annui in più con temperature superiori ai 25 °C e quindici giorni di gelo in meno all’anno.

Poi capita anche un maggio frescolino, come questo, e un altro fine settimana rovinato dal maltempo. Chissà che non ci tocchi rispolverare la vecchia teoria di Guidi?!

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3 Comments

  1. L’iniziativa è senz’altro lodevole e va appoggiata in tutti i modi. E quindi un plauso a chi tiene in vita l’osservatorio Valerio di Pesaro.

    Mi chiedo se i dati sono disponibili in qualche modo (anche in forma cartacea, non solo elettronica) e come si possa accedervi. Ho cercato sul database SCIA e per Pesaro ho trovato solo i dati dati di ASSAM Marche che, per le temperature, iniziano tra il 2002 e il 2003.
    Gli autori possono fornire indicazioni su dove i dati potrebbero essere reperibili?
    Grazie. Franco

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    • Innanzitutto grazie per le belle parole sull’iniziativa.
      I report dei dati sono pubblicati mensilmente dal 2002, in pdf scaricabili, sul sito del Comune di Pesaro alla pagina:
      http://www.comune.pesaro.pu.it/ambiente/report-meteorologici/
      I dati relativi alle precipitazioni sono stati oggetto di pubblicazione alcuni anni fa:
      E. Borchi, R. Macii, A. Nobili, “Le precipitazioni a Pesaro (1871 – 2007)”, Pagnini Editore, Firenze.
      Alcune copie potrebbero ancora essere disponibili presso l’editore.
      Altri dati possono essere richiesti, dandone motivazione, al Comune di Pesaro
      Grazie per l’interessamento
      Alberto

  2. Splendida iniziativa! Mi auguro che questi preziosi reliquati del passato (ma ancora in splendida forma, a quanto pare), vengano salvati dall’oblio e dall’abbandono che determinerebbe la loro misera fine. E sarebbe una perdita di dimensioni abissali.
    .
    Sono responsabile del laboratorio di fisica della scuola in cui insegno ed ho avuto modo di scoprire negli scaffali polverosi del deposito, delle autentiche gemme: strumenti antichi ancora perfettamente funzionanti e capaci di prestazioni del tutto paragonabili (se non superiori) a quelle dei moderni strumenti destinati ai laboratori scolastici (autentiche porcherie prodotte in qualche sperduto paese orientale e vendute a carissimo prezzo).
    Rocchetti di Ruhmkorff risalenti ai primi anni del 1900, un apparato per telegrafia senza fili della prima metà del 1900 identico a quello descritto da G. Marconi nel 1899, un oscillatore di Righi a costanti distribuite, una serie di tubi a vuoto perfettamente funzionanti (ma non utilizzabili per motivi di sicurezza), una stupenda pompa a paletta della prima metà del 1900 perfettamente funzionante e capace di funzionare in aspirazione e compressione, ecc. ecc.. Autentiche opere d’arte oltre che preziosi strumenti scientifici.
    Se per puro caso non fossi stato assegnato alla scuola (le cui origini risalgono a prima dell’unità d’Italia, quando era un liceo gesuitico), tutti questi gioielli avrebbero fatto una pessima fine: destinati alla discarica in quanto inutili, come mi confidò il tecnico di laboratorio. Invece oggi il vecchio e glorioso Gabinetto Scientifico del liceo è ancora vivo e vegeto.
    Ciao, Donato.

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