A volte ritornano, il disastro ambientale della BP nel Golfo del Messico

Sono passati ormai quasi nove anni dall’incidente occorso nel Golfo del Messico alla piattaforma di perforazione Deep Water Horizon della BP. Un disastro senza precedenti per quantità, estensione e impatto ambientale. Un evento su cui si sta ancora lavorando per definirne i contorni. Mi capita tra le mani infatti un lancio di Science Daily che riprende una notizia diramata da un istituto di ricerca del New Jersey, negli Stati Uniti, dove si sta cercando di simulare, con un’enorme infrastruttura campione, dove sia andato a finire il petrolio disperso nelle profondità oceaniche.

Largest-ever simulation of the Deepwater Horizon spill

La materia non è esattamente tra quelle che trattiamo di norma su queste pagine, per ovvie ragioni di competenza, ma la notizia ci dà lo spunto per rinfrescare la memoria sui collegamenti spesso tutt’altro che solidi tra clima e ambiente e sulle ipotesi e/o previsioni che in quanto appunto fondate su informazioni poco solide finiscono per essere poco più che dei cattivi presagi, puntualmente smentiti.

La faccenda, che ha avuto ed ha tutt’ora dei risvolti ambientali molto significativi, ebbe infatti a suo tempo anche i suoi 15 minuti di notorietà climatica, perché il Golfo del Messico è la culla della Corrente del Golfo, a sua volta parte della componente atlantica della circolazione termoalina. Si temeva, ad oggi possiamo dire in modo del tutto infondato, che lo sversamento avrebbe potuto avere effetti sul sistema di correnti marine proprio del Golfo del Messico, la Loop Current, e quindi a caduta sulla CdG e sul clima europeo.

Su CM ne parlammo in diverse occasioni:

Il lavoro ripreso in questi giorni da Science Daily lo trovate invece qui, sui PNAS, e spiega quale sia il livello di complessità delle interazioni chimico-fisiche che avvengono con questi incidenti. Una interessante lettura in approccio alla fine della settimana.

News Feature: The perplexing physics of oil dispersants

Enjoy.

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Author: Guido Guidi

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2 Comments

  1. Un fenomeno simile anche se molto più in piccolo avvenne con l’incidente della petroliera Heaven al largo di Genova.
    Si arrivò a dire che il danno era stato minore del previsto perché la nave conteneva meno greggio di quanto dichiarato, circolavano voci che avesse venduto in “nero” parte del carico
    Credo invece che i modelli sull’ inquinamento da petrolio siano stati realizzati in seguito all’ incidente della Exxon Valdez. In questo caso si trattava della dispersione in ambiente freddo e in un mare praticamente chiuso e a basso fondale. E’ molto probabile che in ambienti più caldi e mari più ampi le capacità di diluizione e biodigestione del greggio siano molto più elevate

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  2. Molto interessante, grazie!

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