Sole, se minimo sarà, non sarà come quello di Maunder

E’ opinione ormai abbastanza diffusa, confortata da osservazioni che stanno via via diventando più solide, che il Sole stia andando verso una fase di quiete, dopo lunghe decadi di attività decisamente intensa. Tuttavia, per quel che si legge su di un paper appena pubblicato su Scientific Reports di Nature, sebbene in termini di macchie solari e di attività magnetica di medio periodo il minimo atteso per i prossimi 20-30 anni potrà essere paragonabile a quello di Maunder, dei tempi della Piccola Età Glaciale, come effetti complessivi sullo stato termico del pianeta la questione potrebbe essere diversa.

L’amico che mi ha segnalato su Twitter questa pubblicazione e a cui queste pagine devono tantissimo, ha commentato così:

Un commento che, per molti aspetti e sebbene con grandissima prudenza, mi sentirei di condividere. Il tema è quello dell’influenza dell’attività solare nel suo complesso sul bilancio radiativo della Terra. Nel paper gli autori parlano di un ciclo solare di lungo periodo, in fase ascendente da circa 200 anni, dalla fine della PEG, da cui deriverebbe un aumento della TSI tale da portare un guadagno di 1,5W/m-2.

Una cosa enorme, specie se si pensa che nel modello descrittivo del forcing radiativo dei gas serra, in cui il sole è praticamente ignorato, si stima la forzante antropica in un +2,43W/m-2. Praticamente, se il discorso fatto in questo paper dovesse trovare conferma, ben oltre la metà del riscaldamento osservato dall’inizio dell’era industriale (anche fine della PEG), sarebbe attribuibile al sole. Altro che forcing antropico esclusivo e mondo CO2-centrico!

Ma allora, se stiamo andando verso un minimo paragonabile a quello di Maunder, perché si dovrebbe assistere a qualcosa di diverso? La risposta, secondo il paper, sarebbe nella persistenza di questo ciclo di lungo periodo, dovuto alle dinamiche interne del sole e sovraimposto a quello che ne sta abbattendo l’attività, che continuerebbe comunque ad esercitare un forcing positivo, almeno per altri 4-500 anni.

Ergo, CO2 o no, nel breve medio periodo il pianeta dovrebbe raffreddarsi un po’, ma nel lungo periodo è assicurato un riscaldamento. Sarà forse il caso di farsene una ragione, almeno fino alla prossima glaciazione!

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Author: Guido Guidi

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9 Comments

  1. @franco
    “Franco
    PS: fra 10-11 anni avrò (dovrei avere) 82-83 anni: fatemi sapere cosa succederà. Grazie ”

    Eddai!… che a 82-83 anni ci arrivano in molti, sempre di più, grazie ai tanto vituperati combustibili fossili, le terribili lobby farmaceutiche, etc…
    Dovresti preoccuparti se vivessimo ancora” in equilibrio con la natura “… 🙂

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  2. Tutto si basa su un modello “magnetoidrodinamico” a “doppia dinamo” dal momento che per trentanni ho fatto modelli numerici credetemi non si tratta di una modellistica semplice.

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  3. Per quello che posso capire, Guido… Dimmi se la seguente frase è campata per aria o può essere vera. Le statistiche sull’insolazione e la ventosità di un certo luogo potrebbero cambiare sensibilmente e in modo imprevedibile? Dal punto di vista pratico: può essere che posti molto soleggiati, oggi adatti a centrali solari, e posti regolarmente ventosi, oggi adatti a campi eolici, possano non essere più tali?

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    • Fabrizio,
      il concetto di imprevedibilità è proprio del lungo periodo, ma entrare nello specifico della tua domanda è impossibile. Cioè, c’è chi lo fa, vedi scenari IPCC, ma conosciamo anche i risultati

  4. Il professor scafetta nel libro “clima basta catastrofismi ” parla di un gran minimo attorno al 2030 e un gran massimo attorno al 2060, secondo lei Colonnello guidi, il minimo a chi andiamo incontro potrebbe essere ciclicamente una ripetizione millenaria come accaduto proprio con il minimo di oort ( 1010/1040 ) ?? In seguito adesso il sole entro nel massimo medievale con il clima terrestre che a seguire conpleto’ la sua fase di optimum

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    • Non ne so molto di queste cose, lascio a chi le studia le ipotesi. Ad ognuno il suo.
      gg

    • Le estrapolazioni lasciano il tempo che trovano, ma su
      http://www.climatemonitor.it/?p=34096
      la seconda figura (il cui ingrandimento si trova a
      http://www.climatemonitor.it/wp-content/uploads/2013/10/fig21.png )
      dice proprio che un minimo si avrà nel 2030 e un massimo nel 2060. L’estrapolazione è un seno di periodo 60 anni che rappresenta bene i dati osservati fino a quel momento (2013). Franco
      PS: fra 10-11 anni avrò (dovrei avere) 82-83 anni: fatemi sapere cosa succederà. Grazie 🙂

  5. Attendevo con impazienza un tuo commento… Comunque, il raffreddamento nel breve-medio periodo, se ho capito bene, potrebbe essere non trascurabile come effetti e trovare impreparati quelli che pensano solo al riscaldamento… o sbaglio? Sto pensando alle varie politiche energetiche.

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    • Fabrizio,
      sarà ben difficile leggere il raffreddamento nelle serie di temperatura, quella di cui si parla ė più che altro una modalità di circolazione, indotta dalla distribuzione della massa atmosferica. L’incipit c’è già stato, probabilmente l’anno scorso. Le policy, energetiche o agroalimentari che siano, sono già sbilanciate dalla parte sbagliata.
      gg

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