Affondiamo

Nell’autunno più “old-style” che si ricordi in Italia da lustri a questa parte, ovvero ricco di precipitazioni e di associati episodi di dissesto idro-geologico, endemici per un territorio fragile come quello italiano, era solo questione di tempo prima che il Rescue Team tirasse fuori tutto il suo armamemtario clima-catastrofista. Parliamo qui della declinazione della narrativa nella modalità “fenomeni estremi”. Categoria in cui ovviamente ricade il recente episodio di acqua alta record a Venezia.

Immediatamente si è levato infatti il grido di dolore del clima che si sfascia sotto i nostri occhi. Timidamente qualcuno ha fatto notare che rimane imbattuto l’evento del 1966 passato alla storia come “Acqua Granda”. Ma poco importa: i record si usano solo quando fanno comodo. Infatti Repubblica sentenzia:di fronte a ciò che sta accadendo, con Venezia sommersa da quasi 2 metri d’acqua, nemmeno i negazionisti più accaniti possono far finta di non vedere gli effetti dei cambiamenti climatici, o fare spallucce con la tranquillizzante vulgata secondo cui nel passsato “era già successo”. Capito l’antifona? Se è già successo in passato, chissenefrega, questa volta sappiate che è colpa del Climate Change, mentre prima no. E se non siete d’accordo, allora siete negazionisti.

Amarcord

A dispetto delle ridicole invettive di Repubblica e dei suoi fratelli, vale proprio la pena buttare un occhio a quel 1966 per assaporare il contesto in cui quell’alluvione avvenne. A questo scopo può essere interessante leggere il resoconto che ne fa il Sole 24 Ore nel quale, pur pagando il solito tributo ai cambiamenti climatici, si ricorda come in quel periodo si vedesse in eventi record come l’Acqua Granda il segno di una imminente glaciazione. Ebbene sì, perché la scienza climatica “consolidata” di allora, dava per probabile proprio l’avvento di una glaciazione a seguito di una serie di anni particolarmente rigidi (ricordiamo per l’Italia gli inverni del 1956 e del 1963). Dimentichi, evidentemente, degli eventi caldi occorsi negli anni ’30. Ché la memoria storica in fatto di clima tende ad essere estremamente breve per l’essere umano.

A proposito di memoria corta, una chiave di lettura meno scalcagnata del fenomeno ce la offriva qualche anno fa proprio Repubblica, che nel 2013 in un articolo intitolato “Venezia Affonda (…)” spiegava come la città si abbassasse per effetto della subsidenza: Venezia è stata costruita su isole create gettando sabbia e terra nel mare, e l’assestamento di questo fondo morbido è la “causa principale dell’abbassamento naturale (della città)”. Abbassamento che nell’ultimo secolo è stato di ben 25 centimetri: una enormità che falsa alla radice qualsiasi esercizio di confronto brutale tra i livelli delle acque alte registrate nella serie storica.

Subsidenza, chi era costei?

Pare proprio che dalle parti di Repubblica insieme a qualche centinaio di migliaia di lettori abbiano perso per strada anche la memoria degli articoli e delle battaglie del passato. Perché una quindicina d’anni fa il tema della subsidenza andava assai di moda nei circuiti ambientalisti: proprio nel nome della subsidenza partì infatti una campagna di opinione violentissima contro le perforazioni petrolifere in alto Adriatico, ovvero quello che è il più ricco bacino di idrocarburi gassosi in Italia. Campagna che innescò a sua volta indagini penali col gravissimo capo di imputazione di disastro ambientale, che portarono al blocco dell’attività estrattiva. Fu proprio allora che partì la gigantesca opera di demonizzazione mediatica dello sviluppo delle risorse minerarie nazionali, opera conclusasi brillantemente con la distruzione dell’intera filiera industriale dell’industria estrattiva italiana, con perdite di migliaia di posti di lavoro e di know-how associato.

Vale la pena ricordare che le accuse in questione si sono rivelate una bolla di sapone, soltanto anni dopo, quando le indagini penali furono chiuse con l’unica spiegazione possibile: ovvero che la subsidenza della costa adriatica con l’attività petrolifera non c’entrava un piffero. Preponderanti erano altri fattori, in particolare quelli legati allo sfruttamento delle falde acquifere. Ma era troppo tardi, perché la valanga ambientalista aveva già ottenuto il suo scopo: lasciare in Adriatico le stesse risorse minerarie che i nostri vicini di casa potranno estrarre e venderci a loro volta, facendo profitto (loro) e scaricando addosso a noi tutti gli eventuali rischi associati. Una replica perfetta dell’altro capolavoro fatto anni prima con l’energia nucleare.

Caccia al colpevole

Se proprio si vuole cercare un colpevole per l’acqua alta di oggi, rimaniamo quindi con due possibilità: prendercela con chi ha costruito Venezia (in linea con l’attuale narrativa green che vuole questo Pianeta migliore senza la presenza umana tout court), oppure col mancato completamento del Mose: l’opera che avrebbe dovuto mettere in sicurezza la città lagunare già 5 anni fa, e che invece è rimasta inceppata per anni nell’intrico infernale di italici tormenti burocratici e giudiziari che si manifestano ogni qual volta si prova ad aprire un cantiere, e a finire il lavoro.

Resta un fatto, ovvero che l’acqua alta di Venezia ci ha offerto uno spunto per mettere assieme le tessere di un puzzle:

Un Paese fragile dal punto di vista idro-geologico che si affida alla buona stella ogni volta che il tempo volge al brutto.

Il solito intrico di burocrazia, malaffare, inchieste giudiziarie, inefficienza che rende qualsiasi progetto di sviluppo irrealizzabile se non a costo di sforzi disumani. Ma che funziona invece molto bene ogni qual volta si decide di uccidere una eccellenza industriale italiana.

Un ambientalismo cieco e autoreferenziale che annienta l’attività economica e sparge miseria a piene mani servendosi di cause scientificamente infondate.

Una cronaca giornalistica miserevole, che accusando il global warming di ogni nefandezza rende sicuramente un servizio gradito a chi intende speculare sul clima-catastrofismo, ma offre un servizio pessimo ai pochi lettori rimasti, nascondendo le vere cause di quello che accade attorno a noi, e anteponendo la propaganda a qualsiasi esercizio serio di analisi.

Non è un’istantanea tra le tante sull’acqua alta di Venezia, questa. Quanto piuttosto il puzzle di un intero Paese che affonda.

 

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Author: Massimo Lupicino

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31 Comments

  1. Buongiorno, d’accordo su molte cose, ma definire “old style” questo autunno mi sembra oltre che azzardato, assurdo! Un ottobre con caldo record su molte regioni, secco su gran parte del territorio, un novembre che sta raccogliendo le piogge al 15 del mese di 3 novembre classici (siamo a quasi 200/300 mm sul nord est contro una media mensile di poco più di 100) con 16 giorni di pioggia su 19, caldissimo sulla parte orientale del paese con anomalie fino a +3° ad oggi, molto nevoso sulle Alpi sopra i 1500 m ad est, 1000 m ad ovest come raramente successo… Di vecchio stile non ha nulla direi, calcolando che il vecchio stile sarebbe il trentennio 60/90. Qui si va avanti a colpi di anticiclone africano o di scirocco. Ormai è almeno un decennio che non abbiamo più stagioni vecchio stile, basta guardarsi i dati archiviati. Gli autunni vecchio stile avevano si numerose perturbazioni in transito, ma esse non erano sempre precedute da scirocco, si alternavano inoltre a periodi stabili con prime puntate fredde da nord o nord est, si avevano le prime ciclogenesi profonde con bora fredda che le alimentava, ormai tali configurazioni in autunno sono praticamente sparite e si va avanti a condizioni di blocco per settimane o mesi. E questo autunno 2019 ne è la riprova, purtroppo.

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  2. Dott. Lupicino,
    la leggo sempre con interesse così come altri scienziati del blog… Desidero chiederle se ha mai trovato un qualunque articolo di quotidiano o settimanale “mainstream” che illustra il concetto di subsidenza che il “dinamico duo” Mercalli-Tozzi spesso (ahimè) presenti sulle colonne de La Stampa – non sono un nostalgico e quando leggo il quotidiano non mi soffermo sulle tematiche così ben approfondite su questo blog – ignora (non so se consapevolmente o meno e le dico la verità che comincio a propendere per la prima tesi…)

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    • Caro Roberto, l’articolo citato e linkato di Repubblica 2013 parla proprio di queste cose. PS non c’è bisogno di usare titoli, basta il tu 😉

  3. Esatto ! Bravo GUIDO GUIDI

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  4. che prendano lezione dagli olandesi

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  5. FRANCO ZAVATTI abito in città a Venezia precisamente a Murano..sinceramente mi sembrava un po’ di tutto quella sera..non propriamente scirocco..ma un mezzo tramontana/grecale…non a caso Chioggia è andata a fondo come venezia

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    • Il gradiente dominante era scirocco. Su alto Adriatico ha girato a grecale accentuando il forcing per confluenza. La stessa che ha generato i temporali, da cui sono poi derivate le raffiche fino 50kt, ma da libeccio. Il tutto nell’ora del picco di marea, alto già di per se per luna piena. Insomma, se qualcuno non lo avesse già fatto ci starebbe il film La tempesta perfetta….
      gg

  6. @giovanni geologo

    Sui tempi di ritorno di fenomeni rari sono d’accordo con te… parlare di 10 mila anni di tempi di ritorno con osservazioni precise che coprono un paio di secoli e’ senza senso… ma bisogna pur fare delle stime.
    Quello che e’ ridicolo e’ che la setta IPCC utilizza questi eventi “estremi” come prova della loro teoria CAGW… mentre e’ esattamente il contrario…cioe’ la frequenza inaspettata di certi eventi punta il dito contro i loro modellini farlocchi.

    Per quel che riguarda la tua chiosa finale, su geologi e ingegneri e idiosincrasie varie… posso dirti che anche fra fisici e ingegneri ci sono delle, come dire?… “incomprensioni” sul come affrontare i problemi… vedi questo esempio in allegato… 🙂 🙂

    Ciao.

    Immagine allegata

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    • sottoscrivo totalmente il tuo pensiero sull’ IPCC

      per quanto riguarda il “……ma bisogna pur fare delle stime.” Certo ma vanno fatte limitandosi alla forchetta spazio-tmporale di cui si dispone dei dati, non saltare da 1 ora e un micron a 1 milione di anni e 1 un anno luce come se fosse la stessa cosa. E mi sembra che certa scienza in paticolare quella che si autoconsidera ” vera e ufficiale” non si fa tanti problemi a rivoltare i dati a proprio uso e consumo.
      COmunque quel che conta é che l’immagine che hai postato é molto divertente anche se un po cattivella e per trasposizione mi puo’ riocrdare qualche divergenza di approccio con cui mi sono confrontato in passato in ambito lavorativo!

  7. Grazie a tutti per i commenti innanzitutto.

    Non potendo rispondere a tutti singolarmente, mi limito a sottolineare il livello molto alto dei commenti su questo forum, che confermano la mia idea ormai radicata che l’informazione non si fa piu’ attraverso i giornali (ormai organi di propaganda acquistati da pochi nostalgici quando non stampati per diffusione gratuita). La vera informazione si fa altrove, e le persone informate / desiderose di informarsi lo fanno su spazi che glielo consentono (finche’ non li chiuderanno).

    Quanto al pezzo in questione, e in riferimento a quanto sopra, e’ evidente che la situazione Venezia e’ molto piu’ complessa di quanto un post di 900 parole possa rendere. In questo specifico caso ho solo colto l’occasione per sottolineare la bassezza e l’ipocrisia di una “informazione” che utilizza false emergenze (subsidenza) quando le conviene (tipicalmente allo scopo di distruggere una eccellenza industriale italiana), per poi cancellare gli stessi argomenti dalla discussione quando conviene puntare il dito contro altri colpevoli (sempre gli stessi). Certa informazione ormai ha ormai il sapore di una propaganda di regime e ci riporta indietro di un secolo a tempi che credevamo dimenticati.

    La narrativa ha infatti un sapore sempre piu’ sovietico, di attacco frontale, cieco e violentissimo contro chiunque la pensi diversamente dal mainstream. Certi giornali in particolare sono entrati in una modalita’ “Pogrom anti-negazionista”. Sono tempi difficili, soprattutto per chi ha a cuore la scienza, la liberta’ di pensiero, di parola e di opinione. Ma passeranno anche questi tempi, che altro non sono la riproposizione di un film visto gia’ diverse volte nell’ultimo secolo.

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  8. Alcune considerazioni e un dubbio:
    1) Massimo, hai fatto benissimo a puntare il dito contro l’alluvione di fesserie che ci colpisce molto più dell’acqua alta a Venezia. Concordo con te su tutto quanto scrivi.

    2)Grazie a Duccio per l’articolo che cita: davvero interessante e che dal mio punto di vista ha il grande pregio di pubblicare i dati nel materiale supplementare.

    3)Non so quasi nulla di Mose. Tenderei ad essere d’accordo con Giovanni Geologo ma sono troppo ignorante per avere una mia convinzione basata su fatti (che non conosco).

    4)Robertok06, confermo l’esistenza in NAO di un massimo spettrale (fra l’altro, quello di maggiore potenza) a 7.8 anni (immagine in fondo), proprio come dicono gli autori dell’articolo che però non sono riuscito a leggere in full-text (ma ho cercato velocemente).
    Nell’immagine in fondo ho anche riportato il livello marino da mareografo (tide gauge, da PSMSL) per Venezia (p. della Salute) e Trieste. come si vede, Trieste cresce sempre mentre Venezia cresce fino al 1960 e poi si stabilizza. Allora la CO2 c’entra come i cavoli a merenda.

    5) Si parla di 1966 e 2019 (uno dei commenti cita altri casi, ma forse erano meno estremi) e si associa l’AGW (CO2). Ma se questi eventi sono stati tanto eccezionali (da richiedere particolari condizioni astronomiche e atmosferiche) come si fa a legarli alla CO2 che è cresciuta in modo continuo?

    6) E ora il dubbio: ho sentito parlare di scirocco ma non ho capito se questo termine indica una direzione o un vento caldo, scaldato in zone a sud dell’Italia che poi prende la strada da Sud Est. Il vento che ha percorso l’Adriatico in questi giorni veniva dall’Artico, via foce del Rodano, per poi “circumnavigare” l’Italia meridionale e risalire l’Adriatico. In questo caso ha senso parlare di scirocco? Certo, spinge le acque come fosse lo scirocco, ma lo è? Franco

    Immagine allegata

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    • Si Franco, è definitivamente scirocco.
      Quella che chiami circumnavigazione è la normale disposizione dei venti nelle circolazioni cicloniche.
      gg

  9. @robertok06
    > che conferma una volta di piu’ la totale INADEGUATEZZA dei modelli al calcolatore come strumento per predire il clima futuro.

    I modelli vorrebbero predire il futuro lontano (dal 2050 in poi, meglio dal 2100) ma non sono in grado di aiutare ad avvisare la popolazione veneziana che nel giro di poche ore ci sarebbe stata un’alta marea eccezionale!
    Almeno qualcuno avrebbe potuto limitare i danni.

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  10. @giovanni geologo

    Interessanti i tuoi links!… grazie.

    L’ultimo, in particolare, dice… verso la fine…

    “La perfetta coincidenza di tutti i fattori porta quindi a stimare in oltre 3 metri il valore teorico di massima marea possibile a Venezia”

    3 metri! 🙁

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    • @robertok06
      Innanzitutto approfitto per rigraziarti dei commenti e dei link che hai messo e metti a disposizione per approfondire i vari argomenti trattati su questo sito.

      per la PRECISIONE L’EVENTO DI MAREA A 3 METRI é STIMATO CON UN TEMPO DI RITORNO a circa 10’000 anni, quindi visto che le prime rilevazioni quantitative ( misure in metri) sono del 1848 e le notizie storiche piu antiche risalgono a circa 1500 anni fa risulta chiara l’inconsistenza dei dati che possediamo sulle maree dell’alto adriatico e in generali di gran parte dei fenomeni naturali per i quali si fanno grandi previsioni catastrofiche in stile oracolo. COn i dati attuali possiamo giusto stimare maree fino a circa 2 metri che hanno apparentemente tempi di ritorno compresi tra 50-150 anni. Quindi di eventuali maree comprese tra 2-3-metri, con tempi di ritorno stimabili a 200-10000 anni nulla sappiamo. Va da se che il tempo di ritorno é un numero statistico e nulla imedisce che due maree di 3 metri possano presentarsi per due anni consecutivi e poi assentarsi per 20000 anni. COmunque questo é un altro discorso. Per generalizzare un po al questione dei dati sulle maree dell’alto adriatico e cercare di esprimere un concetto “gobale” direi che quello che manca totalmente a livello cognitivo alla quasi totalità degli esseri umani che popolano questo pianeta, compresi ( o meglio a cominciare da) gli “scienziati”. sono 2 elementi fondamentali: 1) la corretta percezione della scala spazio temporale dei diversi fenomeni naturali. 2) La consapevolezza che tutti i sistemi naturati sono in un costante equilibrio dinamico evolutivo e quindi niente rimane fisso ed immobile, ma tutto cambia ed evolve e mai si ripresenzta identico a se stesso. Senza questi 2 capisaldi fondamentali le derive a cui si assiste a livello scientifico sono tali da trasformare la scienza in religione, da assumere dei modelli (sabagliati e farlocchi) alla stregua di oracoli divinatori piu’ veri della realtà reale e con capacità di previsione del futuro.
      Detto questo approfitto anche per dare la mia opinione sul MOSE, al di la degli scandali delle tangenti dei ritardi delle ruberie che fanno parte della piccolezza del genere umano. Dal mio punto di vista prospettico che é quello della natura evolutiva e del fenomeno naturale basato sui capisaldi sopra indicati il MOSE é sbagliato dal punto di vista concettuale e di approccio. Per semplificare l’approccio del MOSE é il tipico approccio ingegnesristico della soluzione di un problema, che per sua natura tecnica é un approccio antropocentrico che puo ben funzionare quando si tratta di opere e manufatti umani ma che diventa vieppiu’ fallace e inconsistente all’aumentare dell’interazione tra il manufatto stesso e il sistema naturale in cui lo stesso é inserito. QUindi se per un ponte, un grattacielo uns strada in certe condizioni morfoambientali l’interazione é minima e quindi il lato ingeneristico diventa importante e predominante per opere come dighe, tunnel profondi, paratie marine, o al limite opere di contenimento come paravalaghe o argini il lato naturale diventa predominante e immensamente piu importante di quello ingegneristico. E i fatti in genere dimostrano che queste ultime opere citate funzionano e resistono quando assecondano il fenomeno naturale e cercano di dargli una direzione senza opporsi ad esso. Quando le opere invece cercano di opporsi al fenomeno naturale la loro inutilità e breve vita diventa un fatto acclarato.

      P.S: non me ne vogliano gli ingegneri che frequentano il sito ;-).
      Purtroppo rispetto alle mie esperienze professionali ho notato che spesso geologo e ingegnere civile sono un po come cane e gatto.

  11. Vivo a Venezia e dico che il Mose se da un lato avrà i suoi effetti di salvezza dalle alte maree eccezionali dall’altro ha aumentato la velocità del mare in entrata e uscita porto perché avendo costruito le nuove tre isole artificiali in imboccatura delle tre bocche di porto della laguna..lido, malamocco e pellestrina Chioggia fanno da ostacolo a l’acqua entrante uscente e di conseguenza hanno modificato la morfologia lagunare e il livello di erosione dei fondali

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  12. Qui uno studio ISPRA su subsidenza e eustatismo nella laguna veneta.

    http://www.isprambiente.gov.it/files2017/pubblicazioni/quaderni/quaderno_10_17.pdf

    E qui dati del comune di Venezia

    https://www.comune.venezia.it/it/content/la-subsidenza-e-leustatismo

    qui ina presentazione di dati storici dell’Ispra

    https://www.collegioingegnerivenezia.it/images/eventi_2/2018/2018_05_07_LAGUNA/Ferla_7_maggio_2018.pdf

    e qui un articolo di Canestrelli sulla cronaca storica dalla fonazione di Venezia a oggi delle “acque alte”

    https://www.insula.it/images/pdf/resource/quadernipdf/Q04-09.pdf

    buona lettura a tutti

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  13. In questo articolo non si fa cenno all’escavazione del Canale dei Petroli a metà degli anni 60.
    Fu aperta un’enorme porta per far entrare le petroliere e le acque dell’Adriatico.

    Indovinate con quali effetti.

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  14. @Duccio

    Grazie del link all’articolo su Scientific Reports… interessante.
    L’abstract si conclude con…

    ” Based on the general trend observed during the second half of the 20th century, climate models are predicting a weakening of Mediterranean storminess.
    By contrast, our new data suggest that a decrease in solar activity will increase and intensify the risk of frequent flooding in coastal areas.”

    … che conferma una volta di piu’ la totale INADEGUATEZZA dei modelli al calcolatore come strumento per predire il clima futuro.

    Ovviamente la setta cultista IPCC, e “scienziati” parificati, continuera’ a difendere i modelli rispetto ai dati… su quello non c’e’ dubbio, ovviamente. 🙁

    Ciao.

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  15. Salve a tutti:

    la situazione informativa in italia e’ penosa a dir poco.
    Come siano andate, vadano, e andranno le cose nella laguna di Venezia e’ spiegato molto bene qui…

    “Global change and relative sea level rise at Venice: what impact in term of flooding”
    Clim Dyn (2010) 35:1039–1047
    DOI 10.1007/s00382-009-0617-5

    L’ho trovato senza bisogno di abbonamento su Academia. nel caso qualcuno lo volesse leggere.

    Come ben indicato nello studio, e nel piccolo “collage” che metto in allegato, il livello dell’Adriatico sale in maniera piu’ o meno costante da secoli. Ci sono, sovrapposte al trend lineare costante, delle oscillazioni che gli autori chiamano “pseudo cicliche”, con periodi di 7-8 anni, la cui origine non e’ chiara ma puntano a fenomeni naturali di origine Atlantica (NAO).
    Si vede bene, nella fig.5, che la differenza fra la tide gauge di Trieste e quella di Venezia salta all’occhio nel periodo 1930-1970. In quei 40 anni la falda freatica e’ stata saccheggiata da attivita’ industriali (petrolchimico di Marghera, immagino) e altro. Non appena l’hanno interrotta, il rateo di discesa (subsidenza) dei terreni ha rallentato, diventando addirittura di segno opposto (il suolo si e’ alzato, seppur di poco, mitigando la risalita del livello marino).
    Il rateo di salita e’ di poco piu’ di 1 mm/anno, sia a Trieste che a Venezia, da saecula saeculorum. Punto.
    Il global warming/crisi climatica provocata dalla CO2 assassina non c’entra una beneamata fava di nulla. Punto.
    Le cose stanno cosi’ dalla fine dell’ultima glaciazione, e’ perfettamente normale.

    Che i fenomeni di acqua alta eccezionale (sopra al limite di allarme di 110 cm sopra la norma) siano in aumento e’ un effetto del tutto normale, ed e’ spiegato in maniera semplice ed efficace dalla figura 7.
    La sorte di Venezia e’ nella mani dei politici che dovrebbero, finalmente, darsi da fare per la collettivita’ e non per il solo tornaconto personale e di partito (o di ideologia). Il MOSE e’ in costruzione da 20 anni (o quel che e’), che lo finiscano e che lo utilizzino quando serve… perche’ e’ chiaro che servira’ sempre piu’ spesso, indipendentemente dalla politica energetica ed ambientale che sceglieremo di fare, noi italiani, europei ed il pianeta in generale.
    Il tempo e’ poco, darsi da fare, ragazzi!… basta proclami e parole al vento. 🙁

    Buona lettura.

    Immagine allegata

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  16. Concordo con l’articolo ma su Repubblica di oggi si metteva l’accento non tanto sul record del 1966, ma su quello che è successo tra allora e oggi, anzi dagli anni ’20. Si proponeva un grafico in cui si vedeva che dall’inizio del secolo ad oggi la frequenza delle acque alte è andata aumentando vertiginosamente, in parallelo quindi con il presunto riscaldamento globale. Da quale fonte sia stato costruito il grafico non so.

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    • Caro Fabrizio il punto è proprio questo : dal 1920 ad oggi Venezia è sprofondata di 25 cm, un’enormità. È assolutamente ovvio che le frequenze di episodi di acqua alta siano aumentati in proporzione. È una statistica che non ha senso perché la baseline è mobile nel tempo. È spazzatura inservibile. Ma buona per alimentare il falò della catastrofe climatica.

  17. Il Mose è la soluzione sbagliata (e da 30 anni si persiste su tale soluzione…) di un problema poco compreso (e da 30 anni i fenomeni poco compresi continuano ad essere poco o per nulla studiati…). Sbagliata perchè la soluzione ingegneristica (dimensionamento e valutazione del comportamento delle paratoie) non è p-r-o-g-e-t-t-a-b-i-l-e (ne teoricamente ne con modelli in scala) e poco compreso perchè il Mose non tiene conto dei sovralzi differenziali fra laguna e mare. Relativamente alla prima considerazione potremo vedere nei prossimi lustri come si comporteranno le paratoiette “simultaneamente” in azione (e ci sarà da ridere…); quanto alla seconda considerazione avremo modo di vedere cosà accadrà al verificarsi di un transitorio nel quale il livello della laguna arriverà ad essere maggiore del livello del mare (in un intervallo temporale sufficientemente ridotto da non permettere al sistema di ridurre l’angolo di azione delle stesse paratoie…). Nel 1966 l’acqua “alta” perdurò per circa 3 giorni (non 1,5 giorni come di recente…); ipotizzando il Mose in azione il 4/11/1966 e tenendo conto dell’acqua che continua entrare dalle fessure delle paratoie (circa 100 mc/s), dell’acqua di pioggia in arrivo dal cielo (circa 10-15 cm) e dell’acqua in arrivo dai fiumi scolanti in Laguna, già fin d’ora si può dimostrare che San Marco non si “salverebbe” comunque, e con essa buona parte della città. Insomma… 6 x10^9 euro buttati… la più grande opera civile costruita in Italia fallimento dell’ingegneria italiana (ma soprattutto del “sistema” Italia ovvero Stato+magistratura+mondo delle imprese costruttrici).

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  18. Il fenomeno è stato chiaramente causato da un casuale innestarsi nelle stesso momento di un minimo di pressione il Alto Adriatico con fortissimo richiamo di venti da scirocco proprio nel momento di massimo picco astronomico di marea, con aggiunta di forti venti di scirocco anche in Medio e Basso Adriatico. Ma la grancassa mediatica è partita subito con il riscaldamento globale ovviamente. Tra l’altro la temperatura non era sicuramente alta perchè nevicava abbondantemente a 1000 m sulle Alpi. Ma evidentemente anche la neve sulle Alpi a Novembre, cosa molto rara anche negli anni 80, ricordo bene perchè aspettavo con ansia l’apertura degli impianti che quasi mai avveniva, con neve naturale quella volta, prima di fine novembre. Subito sono venute fuori statistiche di fortissimo aumento delle acque alte negli ultimi 20 anni? Quando maggiori maree sono state nel 66, 79 e 18 e 19. Ovviamente un possibile inverno freddo e nevoso se dovesse avvenire sarà sicuramente dovuto al riscaldamento globale (Ma la neve non doveva sparire dall’Europa Centro meridionale secondo gli scienziati catastrofisti?)

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  19. Massimo
    È ovvio che la colpa è dei veneziani. Infatti, Venezia fu fondata (o comunque si espanse come città lagunare) a seguito dell’invasione dei longobardi nel Nord. Invece di costruire ponti, si rifugiarono in una laguna inospitale.
    Scherzi a parte, pare che in quegli anni del VI Secolo il clima subì un cambiamento diventando così umido da scatenare grosse alluvioni, le quali permisero la sommersione, anche nei periodi di bassa marea, degli isolotti della laguna (https://venicewiki.org/wiki/I_Longobardi). A meno che la storiografia dell’Alto Medioevo non ci abbia taciuto qualcosa, e i cavalieri di Alboino in realtà avanzavano nella pianura padana a bordo di inquinantissime (e genaritrici di CO2) macchine diesel, i fenomeni alluvionali sulla città ci son sempre stati e non erano di origine antropica. Con buona pace di Repubblica…

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  20. …a repubblica(minuscolo)piace vincere facile come recitava una fortunata pubblicità:la ggente “comune”ci crede,anche se a dir la verità fa spallucce e continua la propria grama vita(…si stava meglio quando si stava peggio!).Per fotuna siti come questo danno speranza per il futuro!

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  21. devo far notare (e lo sto notando da qualche tempo), che dal cosidetto mainstreem si levano piccole e sporadiche voci contro la follia religiosa del momento, che vede negli ipotetici cambiamenti climati indotti dall’uomo la causa di ogni male.
    Questa volta è ANSA (contrariamente al suo stile catastrofista) a pubblicare un articolo che non attribuisce la causa ai cambiamenti climatici, ma ad una rara combinazione di fenomeni atmo-astronomici http://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/biotech/2019/11/13/venezia-acqua-alta-causata-dal-mix-di-scirocco-e-marea-_15daeecb-626b-4654-ae2a-4c0b7f1a5ecf.html
    Però l’immagine di Venezia sott’acqua fa la sua bella figura nella narrazione catastrofista.
    Dovrebbe anche far riflettere sull’inutilità di investire in progetti che dovrebbero avere l’intenzione di fermare le forze della natura.
    Il Mose è ridicolo in confronto all’illusione del protocollo di Parigi.
    L’essere umano pecca di arroganza nel pensare di poter dominare completamente la natura, al massimo si può dedicare alla creazione di chimere biologiche, ma di certo non può dominare il clima.

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  22. La notizia di Venezia colpisce anche perché sembra la metafora dell’Italia intera…
    In tema di Venezia e di Mose, mi piacerebbe sapere quale sia la verità: c’è chi dice che sia stato progettato per proteggere da maree fino a 3 metri, altri dicono che sia oggi, sia nel 1966, con maree di 1,9 metri, non sarebbe stato sufficiente, e che quindi l’opera nasca già vecchia e sostanzialmente inutile. Chi ha ragione?

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