L’ANS(i)A e la catastrofe prossima ventura

L’11 settembre 2020 è uscito sulla rivista Science un articolo (Westerhold et al., 2020) che, in una vasta collaborazione internazionale, ha prodotto due serie, di δ18O e di δ13C calibrate astronomicamente, usando i cicli di Milankovic (per l’eccentricità, anche il ciclo a 405 Kyr oltre a quello a 100 Kyr), ad una risoluzione mai ottenuta prima da dati eterogenei (degli autori e dalla letteratura). L’articolo, di 6 pagine, è indisponibile; in compenso le 75 pagine del materiale supplementare e la totalità dei dati sono liberamente accessibili.

Lo scopo principale del lavoro è quello di mettere in luce fluttuazioni ritmiche sovrapposte ad un andamento generale di lungo periodo (“The main contribution of the current study is to reveal the general patterns of rhythmic fluctuations as superposed on the long-term trends”) e, a mio parere, gli autori assolvono egregiamente allo scopo che si sono prefissi.

Le serie originali sono molte e combinarle insieme ha richiesto molto lavoro e attenzione ma anche filtraggi e smussamenti che in casi simili sono quasi indispensabili (anche se, in generale, io non sono molto favorevole a queste tecniche e all’uso dei dati da esse derivati). La serie finale è composta da 23632 dati da 0 a 65 milioni di anni fa (Ma), ad un passo costante di 2000 anni e mostra, in figura 1, una generale tendenza alla diminuzione della temperatura a partire da 3 milioni da anni fa.

Fig.1: Riproduzione della figura 1 di Westerhold et al., 2020.

La tendenza alla diminuzione non deve ingannare: tra 3 Ma ed oggi sono apparsi diversi periodi sia glaciali che interglaciali che, per ora, sono terminati con la glaciazione di Wurm (tra Eemiano e Olocene) e con l’attuale Olocene. L’articolo mostra anche diverse analisi spettrali wavelets che mettono in evidenza la presenza (a volte frammentaria) dei cicli di Milankovic (di periodo 21, 41, 100 e 405 Kyr) un esempio dei quali è illustrato in figura 2.

Fig.2: Spettro wavelets delle serie di figura 1, ricampionata alla risoluzione di 2.5 kyr, detrended e normalizzata. Sull’asse di destra sono riportati i periodi dei cicli di Milankovic.

Questo lavoro è davvero interessante e di sicuro valore scientifico, e va approfondito (ed eventualmente criticato) in modo accurato e senza pregiudizi. Anche il mio parere, dopo un giorno dall’uscita dell’articolo, è sicuramente parziale e deve essere integrato da una più attenta lettura e pesando i metodi usati per ottenere le serie composite ad una notevole risoluzione temporale. Ma è indiscutibile il fatto che vale la pena di studiarlo.

E vengo ora alla sua trasposizione giornalistica: come penultima figura, a pagina 50 del materiale supplementare (nell’articolo non c’è), gli autori producono la figura S34 (la successiva figura 3) in cui ampliano la scala orizzontale della parte finale di figura 1 (la scala verticale è in anomalia di temperatura) e aggiungono le serie antartiche di temperatura e, ad una scala ulteriormente ampliata, le temperature globali HadCRUT4. Ai dati osservati aggiungono poi le proiezioni future (i modelli) per gli RCP 8.5, 4.5, 2.6.

Fig.3: Confronto fra le anomalie di temperatura della serie composita, calibrata astronomicamente, alcune serie antartiche, HadCRUT4 e i modelli al 2300 CE con tre differenti RCP. Nel grafico in basso il corrispondente livello di CO2.

Nella sua parte finale (quella dei modelli) questo grafico lascia il tempo che trova: è stato abbondantemente dimostrato che i modelli producono temperature troppo elevate e che sono sintonizzati sulle brevi serie dei dati osservati (mi piacerebbe vedere come i modelli, con gli stessi parametri usati per la parte finale del grafico, riproducono i dati fino a 25 mila anni fa o fino a 5 milioni di anni fa). Quindi le loro proiezioni sono fortemente distorte dalle assunzioni iniziali e dalla palesemente falsa convinzione che, in pratica, funzionino solo i feedback positivi: dico palesemente falsa perché i 4 miliardi di anni della storia della Terra dimostrano che le retroazioni negative esistono e funzionano benissimo.

Però l’agenzia ANSA pubblica questo articolo e “spara” il titolo: Dai gas serra temperature mai viste negli ultimi 50 milioni anni, in pratica buttando alle ortiche il grande lavoro presentato nell’articolo e concentrandosi su un aspetto marginale (anche per gli autori) di nessun significato se non per chi vuole in ogni modo alimentare l’ansia (appunto …) e la paura, in modo del tutto gratuito e senza basi oggettive.

Bibliografia

 

 

 

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Author: Franco Zavatti

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7 Comments

  1. All’ansa hanno bisogno di attirare click, qualsiasi sia l’argomento trattato. Fine della spiegazione

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  2. appare ovvio che 50 milioni di anni fa la concentrazione di CO2 era di …. (diceva Arrenius che un raddoppio della CO2 poteva portare a temperature in aumento tra 1,5 e 5 gradi,.
    Al suo tempo era 280ppm circa, oggi siamo a 413 ed è aumentata di 1,2° quindi per avere 14 gradi in più… 5 e 4 =9 riporto 2 elevo al quadrato sottraggo la mediana che aggiungo al modello AGW, faccio girare l’algoritmo….) 2000ppm come minimo.
    Eppure 50 milioni di anni fa la vita prosperava!
    Dove sarebbe questa catastrofe se non raggiungiamo gli obbiettivi del fasullo accordo di Parigi?
    Una domanda per gli esperti in catastrofi ed affini.

    Post a Reply
    • “Una domanda per gli esperti in catastrofi ed affini.”
      … per fortuna che in fatto di catastrofi sono un ignorante totale e che quindi posso evitare di rispondere :-). Franco

  3. Caro Franco,
    mi hai bruciato sul tempo! 🙂 🙂
    Domenica sera, partendo dalla nota dell’ANSA a cui fai riferimento, ho trovato l’articolo (abstract) ed alcuni commenti qualificati, per cui iniziai a scrivere qualcosa. Poi sono riuscito a leggere l’articolo, per cui a breve (spero 🙂 ), pubblicherò qualcosa anch’io.
    Concordo completamente con quanto hai scritto: si tratta di un ottimo lavoro che va a colmare una lacuna, ovvero la mancanza di un registro di dati di temperatura continuo. Concordo anche riguardo alle criticità che hai evidenziato, ma ne parlerò più diffusamente nel post in corso di stesura e, per l’occasione, farò riferimento anche al tuo articolo e mi “approprierò” di qualche tuo grafico.
    Ciao, Donato.

    Post a Reply
    • Caro Donato,
      mi dispiace di averti bruciato: in genere io tratto argomenti più sedimentati e non commento articoli senza aver rifatto i conti, tutti o solo quelli che mi interessano.
      In questo caso l’uso distorto di un buon lavoro
      per portare acqua al mulino del catastrofismo mi ha fatto un po’ arrabbiare e ho scritto di getto. Credo che in questi casi ANSA prenda a scatola chiusa le agenzie internazionali e che possa essere accusata solo di poca
      professionalità e di diffusione di fake-news, ma tant’è: il pezzo lo ha firmato lei e lei se ne assume la responsabilità.
      Il risultato dell’arrabbiatura è stato un “instant post” che ho spedito a Guido nel giro di un giorno dall’uscita dell’articolo.
      Per questo sono solo contento se anche tu commenterai il lavoro, con una maggior calma e con una visione più ampia della mia; resto in attesa di leggerti.
      Ciao. Franco

  4. Una volta l’ANSA costituiva la pagina preferita del mio browser. Da quando ha cominciato a scrivere i titoli in rosso sulla “catastrofe nucleare di Fukushima” fino ai giorni odierni con le “sparate” sul clima, l’ho cancellata dai preferiti. Per quanto mi riguarda andrebbero cancellati dalla terra, assieme al TG1 e molti altri siti di news. Sono gli “scafisti dell’allarmismo”.

    Post a Reply
    • Sono d’accordo sia sul tono (deluso/arrabbiato) che sul contenuto del commento. Io ho conservato il link ad ANSA, anche se accedo MOLTO raramente. In questa occasione l’ho fatto dopo mesi di … astinenza.
      L’espressione “scafisti dell’allarmismo” mi piace, rende bene l’idea e penso che la userò. Grazie. Franco

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