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Un oceano con le macchie

Disclaimer: questo non è, come si potrebbe forse desumere dal titolo, un post a sfondo ambientale; si parla invece di oceani, questo si capisce, e di macchie solari.

Discalimer #2: una correlazione non è necessariamente un rapporto di causalità, ma quando tende a invecchiare bene forse vale la pena capire se possa esserlo.

E’ un lavoro (open) di alcuni ricercatori dell’NCAR quello di cui parliamo oggi:

Termination of Solar Cycles and Correlated Tropospheric Variability

In sostanza, analizzando le serie storiche delle macchie solari, che battono il ritmo di uno dei più noti cicli cui è soggetta la nostra stella, quello delle inversioni di polarità che avvengono circa ogni 22 anni, hanno trovato una correlazione molto robusta con le transizioni da caldo a freddo di un altro cielo del nostro sistema molto importante, quello dell’ENSO, ossia, quello che coinvolge tutto l’Oceano pacifico intertropicale. In particolare, nelle ultime cinque fasi di inversione della polarità – definite appunto terminator – sono sempre arrivati dei passaggi da condizioni di El Niño al La Niña. Una coincidenza – tale finché non consolidata e anche fisicamente spiegata – che si è ripetuta anche ai giorni nostri, dal momento che stiamo vivendo la transizione del cielo solare da diversi mesi ed è appunto arrivato anche l’innesco di condizioni di la Niña.

Vale decisamente la pena investigare, soprattutto perché l’ENSO è uno dei pattern climatici più importanti del sistema, quello che con le sue oscillazioni ha impatto diretto sul clima del medio periodo per almeno tre continenti, America meridionale, Australia e continente marittimo, e indiretto per tutti gli altri, fino ad arrivare alla scala temporale del tempo atmosferico per esempio per le due sponde dell’Atlantico settentrionale.

Questa correlazione, ripeto, se solida e reale, può avere quindi un impatto importante anche sulla predicibilità del clima di medio periodo, quello tipicamente stagionale, su cui malgrado gli sforzi si brancola praticamente ancora nel buio.

Al link indicato c’è tutta la storia. Vi lascio con una ultima e se volete banale considerazione: ma non sarà mica il caso di investigare un po’ più a fondo sul ruolo del sole sulle dinamiche del clima? Così, chiedo per dire 🙂

Enjoy.

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Published inAttualitàClimatologia

4 Comments

  1. Concordo con Donato: non si vedono (ad esempio http://www.climatemonitor.it/?p=42356 del 2016) picchi a 22 anni e neanche vicini. Si osserva un massimo a 12 anni, ma quelli che contano si trovano tra 2 e 10 anni. Questo per quanto riguarda l’influenza solare. Invece, come ho già pubblicato diverse volte, c’è tutta una scuola (l’ultimo articolo che ho è
    Serykh and Sonechkin, 2020 I.V. Serykh and D.M. Sonechkin:
    El Niño forecasting based on the global atmospheric oscillation
    , International Journal of Climatology, , ,2020.
    https://doi.org/10.1002/joc.6488

    con i link ai precedenti) che attribuisce una relazione tra El Nino e il ciclo dei nodi lunari (18.6 anni) SOLO tramite le sub- e super- armoniche di questo ciclo, senza che si veda mai il ciclo principale. Personalmente non ci credo (anche per l’uso “smodato” di cicli con 2,3,4 cifre decimali). Però potrebbero anche avere ragione e in questo caso si porà parlare di influenze astronomiche ma non di quelle solari. Franco

    Immagine allegata

  2. ale69

    “ Vi lascio con una ultima e se volete banale considerazione: ma non sarà mica il caso di investigare un po’ più a fondo sul ruolo del sole sulle dinamiche del clima? Così, chiedo per dire ”… ma infatti!!!!!!! ci metto pure le mani nel fuoco che sará così, anzi, nel sole .

  3. donato b.

    Ho qualche perplessità circa la correlazione di cui parla G. Guidi nel suo post. Questo mio scetticismo deriva in massima parte dallo studio dei lavori di analisi e rianalisi fatti dall’amico F. Zavatti nel corso degli anni. Non mi è sembrato di aver mai visto un periodo di 22 anni nei grafici che ha elaborato Franco. Ho visto altri periodi: quello tra 2 e 3 anni, che è il più potente ed è quello dominante, altri periodi di potenza molto più bassa (meno della metà), ma periodi di 22 anni non mi sembra di averne visti. A meno che non vogliamo prendere il considerazione un periodo di circa 93 anni che è relativamente potente e che si avvicina al periodo solare di 88 anni. In questo caso potremmo trovarci di fronte ad un’armonica superiore (22×4), ma ho l’impressione che sia una correlazione tirata piuttosto per i capelli.
    Non ho letto l’articolo, cosa che mi riservo di fare, ma così, a naso, resto dell’idea che ENSO ha poco a che fare con i cicli solari ed astronomici in genere.
    Ciao, Donato.

  4. Guido Botteri

    che rapporto c’è tra le inversioni di polarità nel Sole (ciclo di Schwabe), le macchie solari, e alcuni indici importanti per i nostri oceani, per esempio l’importantissimo ENSO ?
    Sappiamo come El Niño, per quanto non rispetti la regola dei trent’anni, sia considerato, non a torto, un fenomeno che abbia rilevanti conseguenze climatiche.
    Se si dimostrasse, oltre la coincidenza che è stata rilevata, una reale causalità ed una spiegazione scientifica di questo fenomeno, si potrebbe fare un grosso passo avanti nella comprensione del clima, ridando al Sole un suo ruolo più dignitoso ed autorevole.

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